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Annalisa Macchia, Interporto est, Il lento spegnersi di un mondo. Annalisa Macchia, Interporto est, con una Postfazione di Luigi Fontanella, Bergamo, Moretti & Vitali, 2014

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di Giuseppe Panella

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Interporto est è la narrazione dolorosa e partecipata di un evento personale dell’autrice che, attraverso la mediazione della scrittura poetica, giunge a cogliere una possibile dimensione di condivisa commozione universale. Scrive Luigi Fontanella nella sua Postfazione al testo della Macchia, rilevando la funzione fondamentale del personaggio della madre, figura centrale e, contemporaneamente, muta nella costruzione di quel “filo rosso” che costituisce la sostanza del narrato e lo conduce verso una sorta di bilancio della situazione del presente :

«In fondo, questo poemetto, di notevole compattezza lirica ed elegiaca, potrebbe anche (a tratti perfino fellinianamente) inquadrarsi in una sorta di rassegna di luoghi e personaggi familiari, divenuti, col tempo, spiriti benevoli, un po’ come lo erano i Lari domestici : le antiche divinità romane, protettrici di case e di crocicchi, in certi momenti quasi delle parusìe ormai incastonate per sempre in un tempo-luogo autre. Ma ecco che basta un tocco di campana a squarciare l’incanto, non importa se il suo suono oggi è prodotto meccanicamente1. In tutto il poemetto, intensamente evocativo, c’è un personaggio, la madre dell’autrice, che fa da tramite al dialogo ininterrotto con questo luogo ; è lei, personaggio silente (ma eloquente per le immagini che richiama), a tenere il capo di quel filo. Indicativo, in tal senso, il “tu” frequentemente a lei diretto – ma ambiguamente rivolto anche a lei stessa-rievocante ; un “colloquio” muto e struggente che serve a interrogare tramite lei il passato, sia, nel confronto, a meglio comprendere se stessa scrivente, ora che la sua interlocutrice è scomparsa per sempre, sebbene solo fisicamente»2.

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Giorgio Bassani, Il giardino dei Finzi-ContiniGiorgio Bassani, Il giardino dei Finzi-Contini, Mondadori, 1991, pp.241.

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di Francesco Sasso

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Giorgio Bassani, nato a Bologna nel 1916 da famiglia ebrea ma vissuto fino al 1943 a Ferrara, intraprende gli studi classici, poi conclusasi con la laurea in Lettere all’Ateneo bolognese. Subì, come molti altri intellettuali di origine ebraica, a persecuzione del Regime.

Poeta e romanziere, una delle sue opere più bella è Il giardino dei Finzi-Contini (1962), che qui ricordiamo a oltre cinquant’anni dalla pubblicazione. In questo libro il prevalere della componente intimistica non esclude l’impegno etico-civile, che, precisandosi nella condanna della violenza razzistica, fa qui da sottofondo al racconto della vicenda ambientata in una comunità israelitica al tempo della dittatura fascista. Per questo motivo, Ermanno e Olga Finzi-Contini, ebrei ricchi e da tempo estraniatesi dalla vita comunitaria ebrea di Ferrara, decidono di aprire il proprio parco, con annesso il campo da tennis, ad alcuni giovani scacciati da un circolo tennistico dopo le leggi razziali. Fra questi giovani c’è l’io narrante e i figli del padrone di casa, Alberto e Micòl.

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Carmelo Consoli, La solitudine dei metròLa folla solitaria. Carmelo Consoli, La solitudine dei metrò, prefazione di Paolo Ruffilli, Castelfranco Veneto (Treviso), Biblioteca dei Leoni – LCE Edizioni, 2014

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di Giuseppe Panella

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Una Terra Desolata di dimensioni certo meno epocali balena frequentemente nei versi sconsolanti ma classicamente proposti e torniti da Carmelo Consoli. La solitudine della vita in città che un tempo costituivano un ideale di convivenza civile e umana è il tema fondamentale di questa raccolta ricomposta e definita come un ideale poemetto in cui esperienza personale e sentimentale e vocazione della scrittura si riuniscono in un tentativo riuscito di loro sintesi.

Consoli soffre della sua visione della “folla solitaria”1 di cui pure è costretto a fare parte e in cui si immerge sia pure a fatica, con un intimo moto di ripulsa.

La cifra che ne risulta è un’angoscia diffusa, una forma assoluta di ripiegamento su se stesso che solo nella scrittura poetica potrà trovare qualche forma di risarcimento adeguato. Scrive a questo proposito anche Paolo Ruffilli nella sua Prefazione al volumetto :

«Dominante, in questa poesia che si può definire “civile”, è la componente angosciosa: quella, appunto, che deriva da una lucida analisi della realtà, dalla conoscenza e dalla consapevolezza del suo degrado, di una progressiva alienazione che si è impadronita dell’uomo. E c’è tuttavia l’innescarsi, in questo quadro negativo, di una speranza, di una possibilità di salvezza, legata all’ottimismo della volontà contro il pessimismo della ragione. Al centro di questo libro si pone la mitologia del quotidiano, colta nel suo paesaggio privilegiato, quello urbano, con i suoi esterni ed interni, case, strade, dove mostruoso rilievo acquistano i resti di quella civiltà meccanica che, accompagnandoci ormai costantemente senza mollarci attraverso computer e cellulari, mentre ci offre nuove e più larghe opportunità, ci assedia e ci svuota di ogni personalità, condannandoci alla solitudine e all’insoddisfazione»2.

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redazioneRETROGUARDIA vuole essere una rivista capace di costruire un luogo virtuale in cui sia possibile mettere in contatto il maggior numero di giovani studiosi di discipline letterarie  desiderosi di promuovere e sostenere un aperto dibattito storiografico e un confronto plurale su temi e metodologie della ricerca letteraria.

Per questo motivo, chiunque intendesse inviare materiale (saggi e recensioni) e/o collaborare, può farlo tramite l’indirizzo di posta elettronica (vedi sotto).  Gli autori che intendono collaborare con RETROGUARDIA 2.0 devono tenere conto delle seguenti brevi norme editoriali: leggi [QUI]. E’ preferibile inviare file in formato RTF o DOC.

Contattaci: retroguardia@libero.it

Carlangelo Mauro, Liberi di direIl Giardino e i passi - Carlangelo Mauro Dediche e sogni di una vita migliore. Carlangelo Mauro, Il giardino e i passi, prefazione di Maurizio Cucchi, Milano, Archinto, 2012; Liberi di dire. Saggi su poeti contemporanei, Avellino, Edizioni di “Sinestesie”, 2013; Rifare un mondo. Sui “Colloqui” di Quasimodo, Avellino, Edizioni di “Sinestesie”, 2013

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di Giuseppe Panella

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La cifra più autenticamente rilevante dell’opera poetica di Carlangelo Mauro poeta è sicuramente la sua “passione del presente”, fatta di memorie e increspata di ricordi anche minuti ma tali da conferire senso alle vicende di un oggi che sembra non volerne tenere più. E’ il parere (certo autorevole) anche di Maurizio Cucchi :

«Gli aspetti che subito emergono anche a una prima lettura di questo libro di Carlangelo Mauro sono a mio avviso due : la sottigliezza e l’acutezza della scrittura e l’insistere di una memoria che è anche, o soprattutto, memoria familiare e storica, e che risale, dunque, anche decisamente indietro nel tempo, come se l’autore se ne sentisse in qualche modo, ma certo senza opporsi, risucchiato. […] Il suo è un verso breve, asciutto, eppure denso, che deve la sua ristretta misura a una attenta economia della parola, a un rispetto che non viene mai meno per la parola stessa, insieme a una felice vocazione antiretorica, quella che gli consente di esprimere il sentimento – che pure si avverte pulsare vivamente – senza sottolineature di alcun genere, e dunque con singolare autenticità, con piena verità personale. Una questione di stile e di gusto, s’intende ; ma anche e soprattutto, direi, una questione di moralissimo decoro»1.

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IL TKC TEATRO DELLA GIOVENTU’ DI GENOVA DISTRUTTO DALL’ALLUVIONE

 

Comunicato Stampa con preghiera di diffusione e pubblicazione.

 

Genova, 11 ottobre 2014

 

Quella del Tkc Teatro della Gioventù di Genova è un’avventura iniziata nel gennaio 2012. Il Tkc Teatro della Gioventù è diventato la casa della The Kitchen Company. Un Teatro di sola produzione, una Compagnia teatrale composta da giovani attori, organizzatori, tecnici, collaboratori di ogni genere, tutti under 30, condotti dall’esperienza di Massimo Chiesa ed Eleonora d’Urso. Uno degli obiettivi principali di questo progetto è quello di ricreare e creare un pubblico teatrale per la prosa, il più vasto possibile.

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calvino-Il sentiero dei nidi di ragnoItalo Calvino, Il sentiero dei nidi di ragno

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di Francesco Sasso

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Nella prima opera – Il sentiero dei nidi di ragno – Calvino si ispirò alla materia della lotta partigiana; ma affidò il ruolo di protagonista non ad un eroe positivo, bensì ad un bizzarro e scanzonato ragazzo, Pin; il quale, venuto in possesso di una pistola (l’ha sottratta ad un tedesco che sua sorella, una prostituta, stava intrattenendo) decide, per puro gusto d’avventura, di unirsi ad una brigata di partigiani sbandati, mossi da istinti primitivi e da pulsioni elementari, e vive con essi una serie di vicende picaresche, nel corso delle quali scopre non le ragioni etico-politiche della Resistenza, ma i messaggi favolosi della natura. La scelta di un siffatto protagonista e l’assunzione della sua ottica di fanciullo consentirono a Calvino di evitare le retoriche solennità di certa agiografia resistenziale e di liberare una sua autentica vena favolistica. Tuttavia, non tutto il libro respira nella dimensione del favoloso: alle pagine aeree che dicono gli stupori di Pin lungo i “sentieri” delle sue scoperte, si accompagnano pagine appesantite da materia non risolta di ipoteca neorealista.

f.s.

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[Leggi tutti gli articoli di Francesco Sasso pubblicati su RETROGUARDIA 2.0]

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Perché si scrivono libri inutili ? Un paio di interrogativi ad uso critico (e non solo)

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di Giuseppe Panella

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La stroncatura non è un genere letterario che probabilmente non mi si conviene molto e questo spiegherebbe perché finora non ne ho mai scritte di alcun tipo.

Inoltre, fedele all’imperativo di Ludwig Wittgenstein per cui “su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere”, mi sono sempre astenuto dal criticare severamente alcuno o alcunché.

Anche stavolta non sarà tanto una recensione volutamente impietosa che scriverò quanto una serie di riflessioni su un fenomeno che mi inquieta e mi diverte insieme.

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Paolo Codazzi, La farfalla asimmetrica«Oh, richiama indietro il giorno che fu ieri, /

Comanda al tempo di tornare sui suoi passi»

(William Shakespeare, Riccardo II, atto terzo, scena seconda)

Lo specchio armeno. Paolo Codazzi, La farfalla asimmetrica, Napoli, Pironti, 2014

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di Giuseppe Panella

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Che cos’è una “farfalla asimmetrica” ? E’ la prima delle spiegazioni che Paolo Codazzi concede ai suoi lettori prima di addentrarsi in quella relativa allo “specchio armeno” (intorno al quale ruoterà tutta la fantasmagorica visione in cui consiste il suo romanzo).

La “farfalla asimmetrica”, spiega correttamente Codazzi,

«trae definizione dalla diversità cromatica di un’ala rispetto all’altra pur non essendo biologicamente presente in natura oppure estinta. Questa farfalla compie forse la migrazione più lunga rispetto ad altri esemplari della stessa specie quando, sfuggendo ai rigori del freddo canadese, e da poco formatasi uscendo dalla pupa, inizia la migrazione verso Sud che non sarebbe in grado di compiere con le proprie forze se non fosse accompagnata dai venti che soffiano nella stessa direzione. Spesso però la forza di questi venti è tale che nei vortici di essi talvolta le ali delle farfalle si staccano perdendosi nell’aria, ma si dice anche che alcune di queste ali, sempre per la forza dei venti, si riconnettano ad altre mutile di un’ala generando così esemplari con ali diverse»1.

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Ugo Cornia, Il ProfessionaleIl palio dei buffi. Ugo Cornia, Il Professionale, Milano, Feltrinelli, 2012

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di Giuseppe Panella

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Cornia non si smentisce: anche Il Professionale (che reca come sottotitolo Avventure scolastiche) è un “palio dei buffi” (per riprendere il titolo di una celebre raccolta di racconti di Aldo Palazzeschi).

Il protagonista (che scrive in prima persona e che potrebbe essere – anche se poi non lo è – lo stesso autore) nel 2001 si licenzia dalla scuola dove insegna perché non ce la fa più ad alzarsi presto, percorrere chilometri su chilometri in automobile per andare a insegnare ancora semiaddormentato e stanco dopo aver fatto tardi la sera e, inoltre, non ha tanto bisogno di guadagnarsi da vivere avendo a disposizione un po’ di milioni delle vecchie lire guadagnati con i diritti d’autore e con tre premi letterari. I mesi successivi al suo licenziamento volontario saranno di grande incertezza: nonostante sia scappato dalla scuola che gli sembrava una gigantesca trappola in cui era caduto quando si era iscritto e aveva iniziato a frequentare la Facoltà di Filosofia con lo scopo precipuo di insegnare (e lo aveva anche dichiarato a chi glielo aveva chiesto), della libertà che ne aveva ricavato, alla fin fine, non sembrava importargli moltissimo, tanto più che, mentre tornava a casa dopo essersi dimesso, aveva investito un cane anche se non aveva avuto colpa nell’incidente:

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La collana delle Pubblicazioni della Facoltà di Lettere e Filosofia è stata inaugurata nel 1934 con l’opera di di Adelchi Baratono, Il mondo sensibile. Introduzione all’estetica, pubblicato presso la Casa Editrice Principato. I quasi duecento titoli che sono seguiti, alcuni di docenti famosi, altri di giovani e brillanti laureati, testimoniano efficacemente, anche se in modo discontinuo, la storia culturale della Facoltà.

Per limitarsi alla fase più antica, accanto agli scritti di Enzo Paci, Giulio Preti, Leo Lugarini, Antonio Banfi, Dino Formaggio, Mario Dal Pra, Andrea Vasa, espressione del vivace dibattito filosofico dagli anni Trenta fino agli anni Cinquanta, troviamo alcune curiosità, come il Thomas Carlyle di Laura Fermi (1939) o Il prodigio di La Fontaine di Vittorio Lugli (1939); mentre agli studi di germanistica di Vincenzo Errante (1935 e 1940) si affiancano gli Orientamenti della critica d’arte nel Rinascimento cinquecentesco di Maria Luisa Gengaro (1941), le celebri Pagine di religione mediterranea di Uberto Pestalozza (1942 e 1945) e uno dei primissimi lavori di Maria Corti (Studi sulla latinità merovingia in testi agiografici minori, 1936) Read More »

Luisa Brancaccio, Stanno tutti bene tranne meTipologie del disagio umano. Luisa Brancaccio, Stanno tutti bene tranne me, Torino, Einaudi, 2013

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di Giuseppe Panella

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Un blocco di appartamenti in una zona residenziale di una città di cui non viene mai fatto il nome e che può essere qualsiasi grande insediamento urbano italiano è il teatro delle vicende di una serie di esistenze umane che si incrociano e si ritrovano all’interno della descrizione di una serie di tipologie (peraltro assai diffuse) del disagio esistenziale, di quello che una volta, con termine preso a prestito dalla filosofia hegelo-marxista, veniva definita “alienazione”.

Nel primo capitolo di questo romanzo di esordio di Luisa Brancaccio (classe 1970 ed ex-appartenente a quella che, per una breve stagione letteraria, è stata definita “gioventù cannibale”), sono due fratelli a esibire le loro angosce e le loro passioni: lui, studente di medicina che ha appena fallito il fondamentale esame di anatomia senza avere il coraggio di dirlo ai suoi genitori, riceve in regalo dalla sorella una bustina di eroina e ammette la sua dipendenza dalle droghe pesanti (non ritornerà più nella narrazione).

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A 25 anni esatti dalla pubblicazione del primo Millelire di Stampa Alternativa, Marcello Baraghini ha messo in piedi la piattaforma internet che prevede la messa in rete, a scaglioni, dei volumi Millelire da leggere e scaricare gratuitamente.
QUI i primi volumi in pdf

i promessi sposiAlessandro Manzoni, I promessi sposi

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di Francesco Sasso

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Alessandro Manzoni (1785-1873) nasce a Milano dal conte Pietro e da Giulia Beccarla, figlia di Cesare. Della vita del Manzoni sappiamo molto e tante sono le biografie a riguardo. Eppure egli è forse uno degli scrittori italiani in cui è più difficile ricostruire la vita interiore.

Tra il 1821 e il 1823 il Manzoni attese alla stesura del suo romanzo storico I promessi sposi, che, unendo fantasia e storia, rispondeva ai canoni dell’arte romantica e, sempre nel ’23, scrisse la Lettera sul romanticismo per rispondere al marchese Cesare d’Azeglio, che si stupiva del fatto che un grande poeta come lui aderisse alla scuola romantica; nel 1827 pubblicò il suo capolavoro, che però rivide accuratamente negli anni successivi per dargli la miglior forma linguistica e che ripubblicò in forma definitiva a Milano, in dispense, dal 1840 al 1842.

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uomo-scimmiaPensieri di un malpensante. Gli aforismi maledetti di Enzo Raffaele

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di Giuseppe Panella

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Enzo Raffaele è un malpensante. Non si fida di nessuno, ha opinioni iconoclaste e si concede giudizi che, a dir poco, non hanno nulla del politically correct oggi imperante.

In realtà, a Raffaele importa poco di essere popolare: dice fondamentalmente solo e soltanto quel che gli sembra opportuno, che reputa buono, giusto e suo dovere annunciare al mondo.

Che non sia troppo popolare lo dimostra il fatto che i libri se li pubblica da sé: i nomi delle improbabili case editrici che essi recano sulla copertina (Ri(n)surrezione, Parusìa) sono troppo belli per essere veri e per poter essere attribuibili ad un “autentico” editore.

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Francesco Casali, Niente da nascondereFrancesco Casali, Quello che resta

Francesco Casali, Niente da nascondere, pref. Gustavo Pietropolli Charmet, Koi Press, 2012, pp. 297, €13. Francesco Casali, Quello che resta, pref. Mihai Mircea Butcovan, fotografie di Elisa Ielli Colombo, Koi Press, 2013, pp. 305, €12

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di Francesco Sasso

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Francesco Casali è un educatore professionale, lavora con soggetti a rischio di emarginazione e con problematiche psichiatriche e di tossicodipendenza. Ma Casali è anche autore di due libri interessanti in cui la forma del saggio s’intreccia con quella narrativa, l’autobiografia con la fantasia. I titoli: Niente da nascondere (2012) e Quello che resta (2013).

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Franca Rizzi Martini, Il mantello della zebraL’inesplicabile relativo ed altre evenienze della vita. Franca Rizzi Martini, Il mantello della zebra, Napoli, Pironti, 2012

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di Giuseppe Panella

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Che cosa ha di così emblematico il mantello di un animale (certo intelligente e capace di sopravvivere alla dura legge della savana in paesi ancora selvaggi e inospitali come l’Africa Equatoriale) da essere utilizzato come titolo per un romanzo che si svolge sì certamente in Kenya per buona parte della narrazione ma poi si distende in un carteggio primi anni del Novecento tra Marostica e Monaco di Baviera ?

Il fatto – ben descritto nel corso del romanzo in una lettera di guido Colpi, uno dei protagonisti “occulti” della vicenda – che le zebre (come le vacche nella notte del pensiero cui allude il giovane Hegel) sembrano avere tutte un mantello uguale a quello di tutte le altre ma, in realtà, ne portano addosso uno differente per ogni esemplare della specie.

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Biblioteca provinciale Santa Teresa dei Maschi-De Gemmis – Bari

La collezione comprende circa 975 opere di 13 biblioteche del Polo SBN Terra di Bari, digitalizzate dalla Biblioteca Provinciale di Bari all’interno del progetto finanziato dalla Regione Puglia nell’ambito del P.O. FESR 2007-2013. Esse coprono diverse tipologie di materiale: testi antichi (tra cui 21 incunaboli), opere moderne, circa 70 manoscritti, 26 carte geografiche della Biblioteca Provinciale di Bari, datate tra il 1500 e il 1800 raffiguranti la Puglia e il Regno di Napoli e delle Due Sicilie, più numerose carte geografiche raccolte da Onofrio Bonghi e conservate a Palo del Colle. Tra i manoscritti si ricordano quelli del Fondo De Gemmis (di cui 41 digitalizzati), quello di Dionisio Ricchetti (1748) posseduto dall’omonima biblioteca, le Memorie storiche di Putignano scritte da Giovanni Casulli e presenti nella Biblioteca Comunale di Putignano, 3 trattati di teologia di Felice Leoni conservati dalla Biblioteca dei Cappuccini di Puglia e altri volumi provenienti dalle biblioteche dei vari conventi della Provincia religiosa cappuccina, protocolli notarili e platee relative a Palo del Colle e digitalizzati dalla Biblioteca Comunale “Giuliani”, i 18 mss musicali del fondo Festa conservati dall’A.B.M.C. di Altamura. Le opere antiche appartenenti alle biblioteche comunali di Barletta (di cui 10 cinquecentine e 1 incunabolo), Terlizzi (24 cinquecentine), Gioia del Colle, Putignano (2 cinquecentine), Ruvo di Puglia, dei Cappuccini di Puglia (1 incunabolo), i 17 incunaboli dell’A.B.M.C. di Altamura, dimostrano la ricchezza del patrimonio delle biblioteche pugliesi. Le opere moderne di fine’800-inizio’900 invece sono prevalentemente di storia locale, come ad esempio quelle edite dalla Tipografia dei Comuni Meridionali (poi Cressati) a Noci, e le circa 500 allegazioni giuridiche della Biblioteca Provinciale di Bari.
Di notevole interesse per la storia locale sono l’opera Memorabilia minoritica Prouinciae S. Nicolai Ordinis minorum regularis obseruantiae. Per a.r.p. f. Bonauenturam a Fasano, volume stampato a Bari dai tipografi Zanetti e Valeri nel 1656, importante per lo studio del francescanesimo pugliese; e la terza edizione napoletana di Historia della vita miracoli, traslatione, e gloria dell’illustrissimo confessor di Christo S. Nicolo il Magno arciuescouo di Mira, patrono, e protettore della citta di Bari. Composta dal padre Antonio Beatillo da Bari, del 1645 sulla vita di San Nicola e la traslazione delle reliquie del Santo da Myra a Bari, testimonianza del profondo legame che unisce la Città di Bari al culto di San Nicola.

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FONTE: http://www.internetculturale.it/opencms/opencms/it/collezioni/collezione_0106.html

 

 

Emiliano Gucci, Nel vento  Emiliano Gucci, Più del tuo mancarmiTante vite in un solo attimo. Emiliano Gucci, Nel vento, Milano, Feltrinelli, 2013 ; Emiliano Gucci, Più del tuo mancarmi, Firenze, Annozze / Noripios, 2014

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di Giuseppe Panella

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Nel vento è un libro terribile, feroce. E’ scritto in uno stile volutamente piano, pacato, senza accensioni funamboliche o torsioni linguistiche barocche, ma resta egualmente una narrazione piena di pathos che si tinge di orrore e di dolore dalla prima all’ultima pagina.

La storia che il protagonista si racconta e che rimugina continuamente nella sua testa mentre attende il colpo di pistola dello starter che darà inizio alla corsa veloce più importante della sua vita è allucinata e produce effetti forti di distorsione della realtà in chi la affronta senza le adeguate protezioni psicologiche e senza avere idea di dove la vicenda potrebbe condurlo.

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conte+ilse2 copia 2La parresia ne I Giganti della Montagna. Il coraggio di dire-la-verità.

Saggio e video dello spettacolo teatrale

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di Antonino Contiliano

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Il 30 e il 31 luglio 2014, l’attore e regista Massimo Pastore (aiuto regia: Simona Linares) ha messo in scena il capolavoro incompiuto di Luigi Pirandello, «I Giganti della Montagna». Per inciso, il finale (L’enigma) dell’opera, e sotto forma di monologo (affidato al personaggio di Mara-Mara, interpretato da Giorgia Amato), veniva scritto dallo scrivente.

Il 17 luglio 2014, nei locali del “Carmine” di Marsala, il regista Pastore, in anticipo, oltre a manifestare pubblicamente l’intento e il senso del suo lavoro di regista e di questa sua realizzazione artistica (autofinanziata), annunciava che la rappresentazione teatrale sarebbe avvenuta – il 30 (prima) e il 31 (replica) luglio 2014; ingresso libero e gratuito – presso il Parco delle Cave di S. Padre Perriere (Marsala).

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Tomaso Kémeny, Poemetto gastronomico e altri nutrimentiMitologia mitomodernistica e altre menestrellerie. Tomaso Kémeny, Poemetto gastronomico e altri nutrimenti, Milano, Jaca Book, 2012

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di Giuseppe Panella

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Il “nutrimento” proposto da Tomaso Kémeny, un poeta sovente di altissimo profilo stilistico e di ingegnose soluzioni di carattere sperimentale[1], è costituito da un’apocalisse gastronomica in cui al cibo prelibato e gustosamente cucinato e preparato si accoppiano i migliori vini d’Italia e il conforto delle Muse. In un passaggio di notevole nitore formale, si può leggere, infatti, in apertura di poema e con intento di invocazione alle Muse (com’era tradizione una volta):

 

«Enouverture. ”Non fumiamo più, siamo tutti sani”, / sospira la giovane salutista / dal corpo incontrollabile, ma nell’ora / della signoria della rosa mitomodernista / percorro la mulattiera / che collega Delfi al Parnaso / oltre la frontiera del tempo storico. / Mi guida il richiamo del cucùlo, / fuoco fatuo vagante dal ceraso / verso l’annerito antro di Dioniso / dal mondo attuale evaso. // Brandisco, indegno, il suo tirso / e conduco gli astri in danza / a respirare il fuoco, anima del vino, / e con le Menadi insaziabile infurio / e celebro in abbondanza il vitigno / che da Troia in Italia il pio Enea, / l’Agliànico, dalla cui clonazione / nacquero il Nero d’Avola / (che bevo a garganella tra le ginestre), / il Nebbiolo, il diletto Sangiovese, / rendendo il bel paese / luogo d’elezione della gioia terrestre»[2].

 

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Noi Rebeldía su RETROGUARDIA 2.0:


Noi Rebeldìa 2014.0.1. CITTADINANZA APOLIDE, testo collettivo anonimo. [qui]

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Noi Rebeldìa 2014.02: “Foemina Tunisina 2013″, testo collettivo anonimo [qui]

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Noi Rebeldìa 2014.03: “ROSSO BLU″, testo collettivo anonimo [qui]

 

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Alberto Laiseca, Avventure di un romanziere atonaleAlberto Laiseca, Avventure di un romanziere atonale, traduzione e cura di Loris Tassi, Salerno, Edizioni Arcoiris, 2013, pp. 116, euro 10,00

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di Primo De Vecchis

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Le Avventure di un romanziere atonale di Alberto Laiseca (nato a Rosario, Argentina, classe 1951) non è un libro facile da leggere. Consta di due racconti lunghi: il primo dà il titolo all’opera, mentre il secondo prende il nome di L’epopea del Re Teobaldo. Per ragioni che risulteranno chiare in seguito, mi limiterò a parlare del primo racconto. La trama (se esiste) è apparentemente semplice. C’era una volta un romanziere fallito che trascorre la miglior parte della sua esistenza insulsa in una topaia a vergare il suo romanzo sperimentale, ovvero atonale, che ha raggiunto ormai quota oltre duemila pagine dopo almeno dieci anni di lavoro.

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 Fabio Stassi, L’ultimo ballo di Charlot Fabio Stassi, Come un respiro interrotto

La narrazione come forma privilegiata della vita. Fabio Stassi, L’ultimo ballo di Charlot, Palermo, Sellerio, 2012; Come un respiro interrotto, Palermo, Sellerio, 2014

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di Giuseppe Panella

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E’ strapotente nella scrittura di Fabio Stassi la tentazione della nostalgia, la sua volontà di fare del passato la chiave di volta su cui si può costruire la prospettiva del presente, il desiderio di rendere mediante un’affabulazione forte e rigorosa le atmosfere, i sogni, i desideri e le disillusioni di una generazione ancora non del tutto perduta.

Il suo esordio narrativo (che gli fruttò il Premio Vittorini Opera Prima[1]) è stata una “storia di formazione” ambientata nella Sicilia degli Anni Cinquanta ancora provata, nel suo sforzo di rinascita e di crescita morale e civile, dalle conseguenze della strage di Portella delle Ginestre avvenuta nel primissimo dopoguerra.

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 Noi Rebeldìa 2014.03: “ROSSO BLU″, testo collettivo anonimo

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di disastri questo secolo è voce redshift

e onda delle diseguaglianze veloce il grido

le sequenze squarcia di gola plis rosso blues

fu persino tardi che tu ora odi e castri ardi

e incompiuto passi rêveries incastri danze

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Gaetano Cappelli, Romanzo irresistibile della mia vita vera raccontata fin quasi negli ultimi e più straordinari sviluppiIl Grande Gatsby o dei giovani meridionali. Gaetano Cappelli, Romanzo irresistibile della mia vita vera raccontata fin quasi negli ultimi e più straordinari sviluppi, Venezia, Marsilio, 2012

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di Giuseppe Panella

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Il Grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald è il libro di più di una generazione tra scrittori e cuorinfranti adolescenziali ma finora non era stato mai virato con il filtro di un’educazione sentimentale meridionale (tra le Puglie e Ravello, sulla costiera salernitana). E’ quello che succede a Giulio Guasso, aspirante nuovo Arturo Benedetti Michelangeli, poi pianista in un albergo di lusso in un grande albergo di Ravello, appunto, e, infine, grande scrittore che trova la sua apoteosi come “candidabile” al Premio Nobel mercé l’uso del tutto improprio di una carota da parte di una sadica e prepotente critica letteraria tedesca.

E’ questa, in poche parole, la line-story del romanzo di Gaetano Cappelli (scrittore dalla ormai vastissima e variegata produzione narrativa) di cui si discuterà brevemente qui di seguito.

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Sigrid Undset, Vita di Sant’HalvardSigrid Undset, Vita di Sant’Halvard, a cura di Marco Tornar,  Solfanelli, 2013, pp.77, € 8

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di Francesco Sasso

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Questo che ho sott’occhi è un breve romanzo godibilissimo. Ha per sfondo il medioevo nordico dove l’esistenza è immersa nella violenza e nelle nebbie del tempo. La scrittrice è Sigrid Undset (1882-1949) la quale, dopo alcuni romanzi di uno sconsolato realismo riguardanti per lo più i problemi delle donne della borghesia, come Jenny, compose dei vasti romanzi epici evocanti la Norvegia cattolica del medioevo, fra cui il suo capolavoro, la trilogia storica Kristin Lauransdatter. Convertitasi al cattolicesimo, nelle sue ultime opere affronta soprattutto problemi religiosi ed etici.

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[RASSEGNA STAMPA SU GUIDO MORSELLI, a cura di Francesco Sasso]

Segnaliamo l’articolo Come questo sogno che sto vivendo di Alessandro Gaudio apparso su «Eco Dei Monti» il  15 Luglio 2014

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di Alessandro Gaudio

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Quella paura raziocinante cui faceva riferimento Volponi è un sentimento nel quale confluiscono le facoltà di critica e un riflessivo orrore; al collasso di nervi succede, come nel protagonista di Dissipatio H.G. di Guido Morselli, la capacità, o quanto meno lo sforzo, di andare al di là della deriva imposta dal senso comune: «la paura − si spiega nel romanzo scritto nel 1973, ma pubblicato postumo come quasi tutta l’opera dello scrittore varesino − diventa necessità e si connatura con l’individuo» l’edizione cui mi riferisco è del 1985; la citazione è a p. 19. Questa stessa paura presenta e conclude la narrazione che, come è noto, è la cronaca diretta, ma non si sa fino a che punto riscontrabile fuori dalla sfera della soggettività, dei fatti della coscienza del protagonista. Nella notte tra il 1° e il 2 giugno l’intera umanità è svanita dalla faccia della terra: l’unico lasciato fuori dall’inspiegabile evento è il narratore che, per quel che Morselli rivela, proprio nel momento in cui esso si è prodotto, ha tentato di togliersi la vita. Sembrerebbe, anzi, che i favolosi eventi abbiano avuto origine proprio dall’idea privata del suicidio, come d’altronde era in qualche modo già successo in Cancroregina e nella Macchina mondiale.

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[SPECIALE GUIDO MORSELLI n.15] [SPECIALE GUIDO MORSELLI n.17]

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Ilaria Bernardini, DomenicaUn giorno di ordinaria esistenza. Ilaria Bernardini, Domenica, Milano, Feltrinelli, 2012

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di Giuseppe Panella

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Questo è il romanzo di una giornata che mancava alla narrativa italiana degli ultimi anni. Dopo i notevoli exploits di scrittori come Raffaele La Capria sul finire degli anni Cinquanta (Un giorno d’impazienza del 1952 e soprattutto Ferito a morte del 1961), il romanzo di osservanza joyciana dove tutto si svolge nel giro di ventiquattrore di ordinaria esistenza era stato trascurato come genere e forma di espressione letteraria.

Il libro di Ilaria Bernardini, già nota per il suo precedente Corpo libero edito sempre da Feltrinelli nel 2011[1], si svolge tutto nel corso di un’afosa domenica di agosto ed è tutto giocato sull’interazione tra una giovane coppia, il loro bambino e i nonni che lo ospitano proprio per lasciare una giornata di libertà ai suoi due genitori.

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Autoanalfabeta University of Utopia – a cura di Lello Voce con Claudio Calia, Gabriele Frasca, Luigi Nacci, Gianmaria Nerli, Massimo Rizzante // in Redazione: Lucia Tundo (testi e ricerche web), Mattia Barbirato (video e montaggio)

 

FONTE DEL VIDEO: http://www.globalproject.info/it/produzioni/ferdydurke-dialoghi-sul-romanzo-02/15586

Alla scoperta dell’iceberg Arlt. Nel vortice marino di Arlt. Roberto Arlt, Un viaggio terribile, traduzione e cura di Raul Schenardi, Salerno, Edizioni Arcoiris, 2014, pp. 100, euro 10,00

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di Raul Schenardi

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Bisognerà pure domandarsi prima o poi come mai la grande editoria italiana sia stata così ingenerosa o disattenta nei confronti dell’opera di Roberto Arlt: silenzio tombale sulla drammaturgia e sull’attività giornalistica1, fugaci apparizioni di una manciata di racconti2, sporadiche comparse dei romanzi: Il giocattolo rabbioso, I sette pazzi e I lanciafiamme3; e fino a ieri nessuno si era mai curato dell’esistenza di El amor brujo4.

E non stiamo parlando di uno scrittore di “seconda fila”: per quanto discussa e perlopiù misconosciuta in passato, mentre l’autore era in vita, la figura di Arlt non ha cessato di crescere nella considerazione della critica, almeno a partire dall’appassionata difesa di Ricardo Piglia negli anni Settanta, fino alla “consacrazione” da César Aira: «È il più grande romanziere argentino»7.

 

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Alberto Prunetti, AmiantoStorie di padri e figli. Alberto Prunetti, Amianto. Una storia operaia, Roma, Edizioni Alegre, 2014, pp.192

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di Giuseppe Panella

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Amianto è soprattutto un libro autentico, vero, sofferto, determinato e meditato fino in fondo.

Alberto Prunetti ha voluto costruire un monumento letterario al padre Renato, operaio saldatore-tubista, e alla sua scomparsa prematura per colpa dell’amianto e del profitto capitalistico che lo ha indiscriminatamente usato nelle sue fabbriche di morte ma, nello stesso tempo, ha finito per legarlo alla sua stessa vita e alle vicende che lo hanno condotto a diventare il traduttore e lo scrittore che oggi è diventato. Si tratta di due esistenze legate dal forte vincolo della paternità, certo, ma anche da prospettive di vita e di lotta che sono state, per un certo periodo, comuni a entrambi.

 

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 Noi Rebeldìa 2014.02: “Foemina Tunisina 2013″, testo collettivo anonimo

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a JENDOUBA le donne di Marta sanno di terra e solchi

sono patate fiori spighe scavate dormono le stelle

piegate come schiene di vento sul mattino e il dopo

Hadda, Saida, Hania non sanno degli anni la nascita

e gli occhi di Dorsaf accarezzano le mani della nonna

 

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pdf_ico-libro I titoli dei saggi pubblicati da Retroguardia 2.0

nuovo saggio: 47. Giuseppe Panella, LE LATITUDINI DEL METODO: Ezio Raimondi e la critica letteraria

[QUI] puoi scaricare i saggi di letteratura in formato PDF.

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INDICE SAGGI

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