la luna  lo specchio- manciniIl titolo di questa rassegna deriva direttamente da quello di un grande romanzo (Quel che resta del giorno) di uno scrittore giapponese che vive in Inghilterra, Kazuo Ishiguro. Come si legge in questo poderoso testo narrativo, quel che conta è potere e volere tornare ad apprezzare quel che resta di qualcosa che è ormai passato. Se il Novecento italiano, nonostante prove pregevoli e spesso straordinarie, è stato sostanzialmente il secolo della poesia, oggi di quella grande stagione inaugurata dall’ermetismo (e proseguita con il neorealismo e l’impegno sociale e poi con la riscoperta del quotidiano e ancora con la “parola innamorata” via e via nel corso degli anni, tra avanguardie le più varie e altrettanto variegate restaurazioni) non resta più molto. Ma ci sono indubbiamente ancora tanti poeti da leggere e di cui rendere conto (senza trascurare un buon numero di scrittori di poesia “dimenticati” che meritano di essere riportati alla memoria di chi potrebbe ancora trovare diletto e interesse nel leggerli). Rendere conto di qualcuno di essi potrà servire a capire che cosa resta della poesia oggi e che valore si può attribuire al suo tentativo di resistere e perseverare nel tempo (invece che scomparire)… (G.P.)

 

di Giuseppe Panella

 

Viaggio al centro della parola.  Alberto Mancini, La luna e lo specchio. Il centro del cerchio, Roma, Lepisma, 2008

 

1. Allusioni e contatti: poesia come ricerca di sintonie armoniose

 

«Ancora parli, ancora parli; e guardi / le cose intorno. Piove. S’ avvicina / l’ombra grigiastra. Suona l’ora. È tardi»

(Marino Moretti, Poesie scritte col lapis)

 

Alberto Mancini è un poeta di atmosfere e di sensazioni, di sogni scaltriti dalla cultura e di ritmi segreti che scandiscono pian piano una situazione in bilico di attenta e quasi misteriosa sintonia con il passato che filtra, tuttavia, attraverso il presente. Il suo piano di scrittura si muove sempre in questa direzione. Nella sua breve (quanto densa) introduzione al primo libro di poesie di Alberto Mancini (Frammenti di voce, Perugia, Edizioni Guerra, 2006), Renzo Pavese esordisce così:

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vastaNegli anni tra il 1896 e il 1901 (rispettivamente nel 1896, 1897, 1899 e 1901), Anatole France scrisse quattro brevi volumi narrativi (ma dal taglio saggistico e spesso erudito) che intitolò alla fine Storia contemporanea. In essi, attraverso delle scene di vita privata e pubblica del suo tempo, ricostruì in maniera straordinariamente efficace le vicende politiche, culturali, sociali, religiose e di costume del tempo suo. In particolare, i due ultimi romanzi del ciclo presentano riflessioni importanti e provocatorie su quello che si convenne, fin da subito, definire l’affaire Dreyfus. Intitolando Storia contemporanea questa mia breve serie a seguire di recensioni di romanzi contemporanei, vorrei avere l’ambizione di fare lo stesso percorso e di realizzare lo stesso obiettivo di Anatole France utilizzando, però, l’arma a me più adatta della critica letteraria e verificando la qualità della scrittura di alcuni testi narrativi che mi sembrano più significativi, alla fine, per ricomporre un quadro complessivo (anche se, per necessità di cose, mai esaustivo) del presente italiano attraverso le pagine dei suoi scrittori contemporanei.  (G.P)

 

di Giuseppe Panella

 

“Questo è il tempo degli Assassini” (Rimbaud). Appunti per Giorgio Vasta, Il tempo materiale, Roma, Minimum Fax, 2009

«Nel silenzio di quest’ultimo minuto, accovacciato davanti al corpo accovacciato del mio amore, del mio amore immemore, del mio amore reale e inventato, del mio amore creolo, creato, ascolto il rombo futuro della materia che mescola in me e in lei le stelle alle ossa, il sangue alla luce, il rumore della trasformazione infinita della materia in dolore e del dolore in tempo. Ed è solo adesso, quando nella fabbricazione della nostra notte le stelle esplodono nel nero, che alla fine delle parole comincia il pianto» (p. 311 e ultima)

 

Il tempo materiale è un libro terribile, che colpisce basso, pieno di un gelo che fa male al cuore. E’ anche un libro tenerissimo, struggente, ricco di pathos e che fa ugualmente male al cuore.

Le due affermazioni precedenti possono apparire in contraddizione tra di loro e meritano, quindi, una spiegazione il più possibile attenta alle dinamiche del romanzo.

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piccoli animali- torchio

di Francesco Sasso

Piccoli animali (Einaudi 2009) è il primo romanzo di Maurizio Torchio. Nel 2004 Torchio pubblicò una raccolta di racconti Tecnologie affettive (Sironi 2004).

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arsura ed erranzeIl titolo di questa rassegna deriva direttamente da quello di un grande romanzo (Quel che resta del giorno) di uno scrittore giapponese che vive in Inghilterra, Kazuo Ishiguro. Come si legge in questo poderoso testo narrativo, quel che conta è potere e volere tornare ad apprezzare quel che resta di qualcosa che è ormai passato. Se il Novecento italiano, nonostante prove pregevoli e spesso straordinarie, è stato sostanzialmente il secolo della poesia, oggi di quella grande stagione inaugurata dall’ermetismo (e proseguita con il neorealismo e l’impegno sociale e poi con la riscoperta del quotidiano e ancora con la “parola innamorata” via e via nel corso degli anni, tra avanguardie le più varie e altrettanto variegate restaurazioni) non resta più molto. Ma ci sono indubbiamente ancora tanti poeti da leggere e di cui rendere conto (senza trascurare un buon numero di scrittori di poesia “dimenticati” che meritano di essere riportati alla memoria di chi potrebbe ancora trovare diletto e interesse nel leggerli). Rendere conto di qualcuno di essi potrà servire a capire che cosa resta della poesia oggi e che valore si può attribuire al suo tentativo di resistere e perseverare nel tempo (invece che scomparire)… (G.P.)

 

di Giuseppe Panella

La nostalgia del deserto e l’avventura della parola. Giulio Bruni, Arsure ed erranze, Napoli, Lettere Italiane – Guida, 2003

 

L’”attraversamento del deserto” è uno dei miti fondativi della cultura poetica (e non solo) del Novecento: memori di Lawrence d’Arabia e della sua cavalcata verso Aqaba, generazioni di turisti più o meno illustri (da Gide a Michel Leiris) hanno identificato il territorio desertificato dell’Africa settentrionale o dell’Asia Minore con un luogo dell’anima che significava tanto il loro personale disagio quanto il loro sogno di un mondo migliore, rinnovato, rigenerato.

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marcha hacker

 

di Francesco Sasso

Quantunque non mi occupi di poesia sperimentale, a volte mi capita di leggerla. E di solito, davanti ad essa, cerco di fermare decisamente l’attenzione sui problemi tecnici della poesia e sul loro fondamento poetico. Naturalmente occorre anche uscire dalle prospettive di una poetica determinata, e per ciò sempre tendenziosa, per enucleare delle categorie comuni, deducibili da una osservazione impregiudicata dei testi. E per intanto, giova prendere contatto con alcuni tentativi poetici che muovono in direzione opposta alla nostra, donde può venire un arricchimento reciproco.

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pdf_ico-libro I titoli dei saggi pubblicati da Retroguardia 2.0

[QUI] puoi scaricare i saggi di letteratura in formato PDF.

***

1. Giuseppe Panella, ELOGIO DELLA LENTEZZA. Paul Valéry e la forma della poesia

2. Giuseppe Panella, D’ANNUNZIO E LE IMMAGINI DEL SUBLIME. L’Alcyone, la Fedra e altre apparizioni

3. Giuseppe Panella, DINO CAMPANA: LA POETICA DELL’ORFISMO TRA PITTURA E SOGNO

4. Giuseppe Panella, REGOLE PER SOPRAVVIVERE. Modelli di analisi per una storia della fantascienza italiana

5. Giuseppe Panella, LE METAMORFOSI E I MITI. Indagine su Pietro Civitareale

6. Giuseppe Panella, RIFLESSIONI SULLA POESIA PER LETTORI UN PO’ ANNOIATI (A RAGIONE ?)

7. Giuseppe Panella, IL SUBLIME RIVENDICATO: ADORNO E LA VERITA’ DELLA BELLEZZA

8. Giuseppe Panella, TEMPO DELLA RIVOLTA E MOMENTO DEL QUOTIDIANO. Il racconto degli anni di piombo

 9. Giuseppe Panella, LE IMMAGINI DELLA POESIA.  Due modelli di descrizione lirica: Bartolo Cattafi e Mario Benedetti

10. Giuseppe Panella, GARANTIRE IL COLPEVOLE. Logica dell’errore giudiziario. (Postfazione al volume L’errore giudiziario. L’affaire Dreyfus, Zola e la stampa italiana di Massimo Sestili)

11. Giuseppe Panella, IL NATURALISMO E ZOLA: UNA TEORIA FILOSOFICA DEL ROMANZO (introduzione al volume ÉMILE ZOLA, SCRITTORE SPERIMENTALE. Per la ricostruzione di una poetica della modernità di Giuseppe Panella)

12. Antonino Contiliano, DIVISIONI SPOSTATE E ALLEGORIA “RIFLETTENTE”

13. Antonino Contiliano, IL TEMPO E LA POESIA ANTAGONISTA. I PROCESSI ASIMMETRICI 

14. Giuseppe Panella, ANATOMIA DEL ROMANZO-SAGGIO: IL CASO DI FRATELLI D’ITALIA  DI  ALBERTO ARBASINO

 

f.s.

profondo logos1Il titolo di questa rassegna deriva direttamente da quello di un grande romanzo (Quel che resta del giorno) di uno scrittore giapponese che vive in Inghilterra, Kazuo Ishiguro. Come si legge in questo poderoso testo narrativo, quel che conta è potere e volere tornare ad apprezzare quel che resta di qualcosa che è ormai passato. Se il Novecento italiano, nonostante prove pregevoli e spesso straordinarie, è stato sostanzialmente il secolo della poesia, oggi di quella grande stagione inaugurata dall’ermetismo (e proseguita con il neorealismo e l’impegno sociale e poi con la riscoperta del quotidiano e ancora con la “parola innamorata” via e via nel corso degli anni, tra avanguardie le più varie e altrettanto variegate restaurazioni) non resta più molto. Ma ci sono indubbiamente ancora tanti poeti da leggere e di cui rendere conto (senza trascurare un buon numero di scrittori di poesia “dimenticati” che meritano di essere riportati alla memoria di chi potrebbe ancora trovare diletto e interesse nel leggerli). Rendere conto di qualcuno di essi potrà servire a capire che cosa resta della poesia oggi e che valore si può attribuire al suo tentativo di resistere e perseverare nel tempo (invece che scomparire)…(G.P.)

 

 

di Giuseppe Panella

 

Il dono del logos. Poesia e pensiero in Profondo λογός di Donatella De Vincentiis Fazzino, Firenze, Polistampa, 2009

 

«Il samsara è in nulla differente dal nirvāna. Il nirvāna è in nulla differente dal samsara. I confini del nirvāna sono i confini del samsara»

(Nāgārjuna)

 

 0. Breve prologo

 

Profondo logos non è il primo libro di poesie di Donatella De Vincentiis Fazzino. Nel 2003, infatti, per i tipi dell’Editrice Ibiskos di Empoli (FI) viene pubblicata Vita umbratilis, la sua prima silloge poetica. Di essa il simpatetico prefatore Juri Camisasca, singolare figura di musicista e saggio religioso laico, nella sua breve ma pregnante Prefazione al volumetto) scriverà:

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antidoti_umani

 

di Giuseppe Panella

La biosfera è ormai divisa in due zone nettamente divaricate e non comunicanti: la Bolla, che contiene le città e i luoghi fittamente popolati, dove la Rete impazza e impone il proprio dominio assoluto, e ciò che c’è fuori, dove la popolazione è scarsa e la tecnologia poco rilevante. All’interno della Bolla esistono tre grossi blocchi di situazioni abitative legate al reddito di chi ci vive: Alta, dove si trovano le case dei VIP, le case discografiche, i media, i funzionari più ricchi dell’industria telematica e i gestori politici della Globalframe mondiale; l’Agglomerato (diviso in sette zone o quartieri) dove si addensano gli impiegati e gli operatori di minore importanza dell’apparato olografico e cibernetico; e Suburbia, dove vivono, in strati sempre più profondi che scendono vertiginosamente fin quasi al centro della Terra, i reietti, gli emarginati, i fuggiaschi, quelli che non vogliono farsi rintracciare dagli Agenti della polizia o che tentano di sottrarsi al controllo totale in cui vivono gli altri abitanti della Terra.

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l'inchino del predone

 

di Francesco Sasso

Ho letto la nuova raccolta poetica di Marina Pizzi, L’inchino del predone (2008-2009), pubblicato dalla casa editrice Blu di Prussia (Piacenza).

Poesia che si porge come sostanza densa e sfuggente. A ripercorrerla ci pone interrogativi ricorrenti, dubbi per nulla oziosi. Per esempio: che cosa c’è dietro e intorno a questa poesia? Nessun dubbio che le esperienze del dolore, dell’amore, della malinconia, del nulla, liberano forze che tornano a vantaggio della poesia di Marina Pizzi.

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 fratelli d'italia arbasino

 

 di Giuseppe Panella

 

“Allora rientrai in casa e scrissi. E’ mezzanotte. La pioggia percuote i vetri. Non era mezzanotte.         Non pioveva affatto”

                                          (Samuel Beckett,  Molloy, ultima pagina)

 

1. La tentazione del romanzo-saggio è sempre stata endemica nel Novecento letterario.

Le grandi esperienze narrative del secolo appena trascorso possono ritrovarsi in questa categoria il cui statuto, pur essendo sfuggente, è tuttavia saldamente radicato in alcuni momenti ancora non superati della sua sperimentazione in concreto (si pensi a Musil e al suo L’uomo senza qualità o al Proust “filosoficamente” costituito de Il Tempo ritrovato).

La scelta di adottare la forma linguistica del romanzo-saggio in prospettiva metanarrativa cui legare le sorti del romanzo in Italia è sicuramente una delle soluzioni più radicali adottate da Alberto Arbasino durante la sua ormai lunga attività di scrittore e “critico della cultura”. Al suo privilegiamento di questa dimensione letteraria (1) hanno indubbiamente contribuito una serie di influenti linee-guida nell’ambito della discussione novecentesca sulla sorte e sulla forma del romanzo quale genere letterario privilegiato. Una di esse è sicuramente quella che poteva ritrovare nelle conferenze sul destino del romanzo moderno tenute da uno degli autori da lui più amati e apprezzati fin dagli anni delle sue letture “di formazione” (2) e cioè Edward Morgan Forster (3).

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L’editore Manni ha ripubblicato in formato e-book  il bel romanzo di esordio di Giorgio Morale, Paulu Piulu.

[QUI] è possibile scaricabile gratuitamente il libro.

Le pagine di Paulu Piulu sono animate da una profonda maturità artistica. Vigile, con un linguaggio sorvegliato e severo, lo scrittore giunge a sentire l’amara consapevolezza dell’umana sofferenza in ogni vita. La sua però non è “poesia” della disperazione. Tra i ricordi idealizzati di giorni felici, egli evoca un irraggiungibile mondo di pura bellezza, invoca l’unica speranza: l’infanzia dell’uomo.

Consiglio caldamente la lettura del romanzo Paulu Piulu.

f.s.

La forza dell'esempio

 

di Antonino Contiliano

 

La forza dell’esempio/ Il paradigma del giudizio (Feltrinellli, 2008) di Alessandro Ferrara mette all’ordine del giorno una filosofia politica e morale che, in tempi di crisi degli Stati nazionali e di pluralismo, riprende, aggiornandolo, il presupposto del “sensus communis” del giudizio riflettente sulla esemplarità estetica kantiana. Lo spunto viene preso dall’interpretazione politica che ne ha dato Hannah Arendt durante le lezioni americane su Kant. Sono le implicazioni della “facoltà” e “Critica del giudizio” (Kant) del singolo che, come soggettività sociale, e in uno spazio estetico-politico di condivisione allargata, comportano l’assunzione del punto di vista dell’altro. 

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Il settimo sogno 2

di Francesco Sasso 

Il libro che vi segnalo raccoglie la corrispondenza fra i tre grandi poeti europei: Marina Cvetaeva, Boris Pasternak e Rainer- Maria Rilke. Il titolo è Il settimo sogno (lettere 1926).

 

Scrive Cvetaeva a Rilke: “ Essere al settimo cielo della gioia. Il settimo sogno. […] Il sette è un numero russo! (pag 55)

 

Grazie al discreto e puntuale commento dei curatori, la raccolta si fa leggere come un romanzo epistolare: uno dei più viscerali, passionali scritti sulla poesia, l’amore e il dolore. I tre grandi poeti, attraverso la scrittura, si corteggiano, s’amano, si umiliano, sognano un immenso sogno: incontrasi. Naturalmente, emergono differenze caratteriali, debolezze, gelosie.

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Negli anni tra il 1896 e il 1901 (rispettivamente nel 1896, 1897, 1899 e 1901), Anatole France scrisse quattro brevi volumi narrativi (ma dal taglio saggistico e spesso erudito) che intitolò alla fine Storia contemporanea. In essi, attraverso delle scene di vita privata e pubblica del suo tempo, ricostruì in maniera straordinariamente efficace le vicende politiche, culturali, sociali, religiose e di costume del tempo suo. In particolare, i due ultimi romanzi del ciclo presentano riflessioni importanti e provocatorie su quello che si convenne, fin da subito, definire l’affaire Dreyfus. Intitolando Storia contemporanea questa mia breve serie a seguire di recensioni di romanzi contemporanei, vorrei avere l’ambizione di fare lo stesso percorso e di realizzare lo stesso obiettivo di Anatole France utilizzando, però, l’arma a me più adatta della critica letteraria e verificando la qualità della scrittura di alcuni testi narrativi che mi sembrano più significativi, alla fine, per ricomporre un quadro complessivo (anche se, per necessità di cose, mai esaustivo) del presente italiano attraverso le pagine dei suoi scrittori contemporanei.  (G.P)

rumore della brina Dimmi che non vuoi morire

 

di Giuseppe Panella

14. Della graphic novel e altre forme espressive. Lorenzo Mattotti – Jorge Zentner, Il rumore della brina, trad. it. di Lilia Ambrosi, Torino, Einaudi, 2003; Massimo Carlotto – Igort, Dimmi che non vuoi morire, Milano, Mondadori, 2007  

 

Che cos’è una graphic novel, anzi un graphic novel (per esso va usato più correttamente il maschile, dato che novel si traduce romanzo in italiano? E’ un romanzo (fortemente caratterizzato in senso narrativo) per immagini.

Si tratta, quindi, di un sotto-genere delle storie a fumetti caratterizzato da una maggiore lunghezza rispetto agli albi tradizionali e rivolte al pubblico tradizionali dei lettori di libri (e non di fumetti).

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SECONDO FASCICOLO

libro-apertocopertina_marottaN.2 [FRANCESCO MAROTTA, Seis poesías de "Huellas sobre el agua" (2008) ] (formato PDF)

Traducción de JOSÉ DANIEL HENAO GRISALES. Textos Seleccionados de Francesco Sasso. Revisión de la traducción de Roberto Rossi Testa

 

Collegamenti: 

1) “La dimora in ombra dei suoi cristalli vivi”. Postfazione di Luigi Metropoli a “Impronte sull’acqua” di Francesco Marotta 

2) “Non sottrarsi al dolore: un sofferto umanesimo”. Prefazione di Ivan Fedeli a “Impronte sull’acqua” di Francesco Marotta

***

libro-aperto

N.1 [MARIO BENEDETTI, Nueve Poesías de "Humana Gloria" (2004) ]  (PDF)

El primer fascículo está dedicado a Mario Benedetti. Traducción de JOSÉ DANIEL HENAO GRISALES. Textos Seleccionados de Francesco Sasso. Revisión de la traducción de Marino Magliani. 

Collegamenti:   LE IMMAGINI DELLA POESIA. Due modelli di descrizione lirica: Bartolo Cattafi e Mario Benedetti.  Saggio letterario di Giuseppe Panella (PDF)

[Info Poetas Italianos traducidos al Español (e-book)]

f.s.

fermenti

 

di Antonino Contiliano 

Questo numero 233 di Fermenti (direttore: Velio Carratoni, Roma 2009) cuce le diverse finestre di lettura – bloc notes, saggistica, arte, cultura, narrativa, poesia, aforismi (Domenico Cara: “Quel “museo delle cere” dove tutto è ostativo e applicato alla storia” […] “Le restaurazioni non fermano la storia, anzi la dettano al rovinoso gioco bellico (complice il tiranno)”,pp. 265, 269), interviste, recensioni, altra letteratura, anniversari, rievocazioni, editoria, costume, inserto Fondazione PIAZZOLLA (teatro, interventi, manifestazioni, premi e traduzioni) – con un filo rosso. Si tratta di un affilato che, come una lama di tagliente lucidità, affonda nella ricerca e nella ricognizione del pensare e dello scrivere sveglio e penetrante. Un taglio che, sventagliando nel tempo e fra i suoi intrecci, si mette a disposizione del lettore come un campo di esercizio critico e intelletto pubblico di soggetti non avvezzi al silenzio e alla “guida” altrui; soggetti di “sapere aude” e di interpret-azione – poeti, narratori, critici, artisti, recensori (Donato Di Stasi, La tecnica del montaggio atonale: “…Balestrini pare uno dei pochi poeti a poter vantare, se non un pubblico vero e proprio, almeno una certa attenzione per i suoi lavori, proprio per l’aver da sempre optato per una scrittura engagée, travalicando la poesia-refrain, tardivamente lirica e ingenuamente realistica…”, p. 303) … – che non rinunciano alla propria soggettivazione straniante, anzi. Vero è, infatti, che la rivista Fermenti/’09 (numero 233) n’è luogo di osservazione interno/esterno – dove gli altri possono s-guardare –, sonda di ricerca ed esplorazione che gli attori, conflittuali, lanciano contro lo stagno attaccandolo e scartando ogni precauzione di comodo. 

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Negli anni tra il 1896 e il 1901 (rispettivamente nel 1896, 1897, 1899 e 1901), Anatole France scrisse quattro brevi volumi narrativi (ma dal taglio saggistico e spesso erudito) che intitolò alla fine Storia contemporanea. In essi, attraverso delle scene di vita privata e pubblica del suo tempo, ricostruì in maniera straordinariamente efficace le vicende politiche, culturali, sociali, religiose e di costume del tempo suo. In particolare, i due ultimi romanzi del ciclo presentano riflessioni importanti e provocatorie su quello che si convenne, fin da subito, definire l’affaire Dreyfus. Intitolando Storia contemporanea questa mia breve serie a seguire di recensioni di romanzi contemporanei, vorrei avere l’ambizione di fare lo stesso percorso e di realizzare lo stesso obiettivo di Anatole France utilizzando, però, l’arma a me più adatta della critica letteraria e verificando la qualità della scrittura di alcuni testi narrativi che mi sembrano più significativi, alla fine, per ricomporre un quadro complessivo (anche se, per necessità di cose, mai esaustivo) del presente italiano attraverso le pagine dei suoi scrittori contemporanei.  (G.P)

 

di Giuseppe Panella

 

13. L’amore è una cosa molto dolorosa. Gabriella Maleti, Sabbie, con una prefazione di Antonella Pierangeli, Firenze, Gazebo Edizioni, 2009

 

Questo è un libro terribile e, nello stesso tempo, rassegnato e straziante. Le Sabbie del titolo sono proprio quelle in cui sprofonda la vita, alla fine, allo stesso modo in cui affondano sempre più in profondità i sentimenti e gli amori, il piacere e il desiderio di vivere interamente la propria esistenza. I racconti di Gabriella Maleti sono situati eminentemente su un posto di frontiera, in un punto di passaggio che è quello situato a metà tra l’orrore del presente e il dolore del passato non più possibile e non più raggiungibile nella vita di ognuno. Già in Amari asili (Firenze, Loggia de’ Lanzi, 1995), Gabriella Maleti aveva espresso questo suo potente disincanto verbale (giocato eminentemente sul piano stilistico di una forma di descrizione realistica che si allarga e straborda piano piano fino ad assumere caratteri ironici e grotteschi).

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Il video sopra è riduzione per youtube.

Per vedere il video integrale clicca [QUI]

Dialogo tra il poeta Biagio Cepollaro, Rosanna Guida (Accademia delle Belle Arti di Brera) e Giorgio Mascitelli.

Riprese e montaggio di Sergio La Chiusa, 2009

Cicerone- Cato Maior de Senectute

di Francesco Sasso

Cato Maior de Senectute (L’arte di invecchiare) di Marco Tullio Cicerone è un’operetta in cui parla quasi costantemente il vecchio Catone (Scipione Emiliano e Lelio gli altri due personaggi), che loda la vecchiaia e ribatte le accuse che vengono generalmente rivolte:

 

«E dunque, quando rifletto dentro di me, trovo quattro cause per cui la vecchiaia appare infelice: la prima è che distoglie dalla vita attiva, la seconda è che rende il corpo sempre più debole, la terza è che priva il vecchio di quasi tutti i piaceri, la quarta è che non è molto lontana dalla morte. Di queste cause, se volete, vediamo quanto ciascuna sia importante e quanto sia giusta» (pag.43)

 

 Mantenendo il discorso sul tono di una serena conversazione, egli dibatte una ad una le quattro cause e nega che la vecchiaia e la morte debbano essere considerati un male, poiché

 

«Rimane intatta ai vecchi l’intelligenza, a patto che rimangano fermi gli interessi e l’operosità, e questo non solo in uomini illustri e famosi, ma anche in chi ha avuto una vita riservata e quieta» (pag. 47)

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Negli anni tra il 1896 e il 1901 (rispettivamente nel 1896, 1897, 1899 e 1901), Anatole France scrisse quattro brevi volumi narrativi (ma dal taglio saggistico e spesso erudito) che intitolò alla fine Storia contemporanea. In essi, attraverso delle scene di vita privata e pubblica del suo tempo, ricostruì in maniera straordinariamente efficace le vicende politiche, culturali, sociali, religiose e di costume del tempo suo. In particolare, i due ultimi romanzi del ciclo presentano riflessioni importanti e provocatorie su quello che si convenne, fin da subito, definire l’affaire Dreyfus. Intitolando Storia contemporanea questa mia breve serie a seguire di recensioni di romanzi contemporanei, vorrei avere l’ambizione di fare lo stesso percorso e di realizzare lo stesso obiettivo di Anatole France utilizzando, però, l’arma a me più adatta della critica letteraria e verificando la qualità della scrittura di alcuni testi narrativi che mi sembrano più significativi, alla fine, per ricomporre un quadro complessivo (anche se, per necessità di cose, mai esaustivo) del presente italiano attraverso le pagine dei suoi scrittori contemporanei.  (G.P)

 

Paolo Codazzi- Il destino delle nuvole

 

di Giuseppe Panella

12. Le sorprese della vita e le sicurezze della matematica. Paolo Codazzi, Il destino delle nuvole, Faenza, Mobydick, 2009

 

«Viaggiava molto Fulvio e generalmente in città e luoghi dove avrebbe potuto partecipare a convegni di matematici, o visitare modesti musei istituiti nelle case abitate da alcuni dei grandi manipolatori di numeri della storia o da scienziati di altre discipline arricchite dalla loro opera anche in virtù della grande fede nella matematica come chiave necessaria per tutte le porte all’apparenza chiuse dell’universo. Qui reclutava forti emozioni osservando i semplici oggetti di vita conservati, sorprendendosi di come anche la scelta degli stessi contribuisse a completare a personalità degli studiosi digerita dalla lettura delle biografie, individuando riferimenti diretti tra le cose utilizzate e il pensiero di questi uomini, per come ogni forte personalità riesca a modellare oggetti comuni apparentemente irriconoscibili nella universale diffusione, trasferendo in essi inanimati un brandello della propria anima e restituendoli unici come un’opera d’arte all’attento osservatore» (pp. 46-47).

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Scarpinato 

Foto di Renato Polizzi. A sinistra (Teatro Impero): Pino Corrias, Marco Travaglio, Antonino Ingroia, Roberto Scarpinato (al centro), Bruno Tinti, Luca Telese, Peter Gomez.

di Antonino Contiliano

  

Grande è il disordine sotto il cielo,
ma la situazione è ottima?
Mao
La situazione è disperata, ma
bisogna essere decisi a cambiarla
Lautréamont
 

Perché a ciascuno secondo bisogni, possibilità ed elogio della follia. Solo due parole senza mercato e non tornarci più:

  1. scommessa pascaliana (l’hasard – “Se sei onesto, per azzardo, o Sesto, puoi vivere” (Marziale) – degli amici Renato (Polizzi) e Vincenzo (Figlioli) – “Communico”);
  2. “sfida” (?) dei finanziatori, la Città di Marsala nella sua attuale espressione di Governo istituzionale;
  3. semina di ribellione del “giornalismo d’inchiesta” – di documentata verità e condotta – contro il potere e la “rassegnazione dei preti” (Breton) complice quanto cinicamente “omicida”, et simul giusta incitazione di lotta antagonista dura e “a chiare lettere”;
  4. partecipazione massiccia, ma timbrata dal “fumo passivo” degli spettatori/uditori – a-dialogo (limite da evitare per altre iniziative: non basta ascoltare per cambiare…) – dei “Marsa-lesi” non disponibili a farsi rubare il futuro.

Basta! Il passato è già saccheggiato e s/venduto Il presente è piuttosto ipotecato, inquietante paesaggio e pestaggio per ogni voce distante!

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copertina_marottaIl secondo fascicolo di Poetas Italianos traducidos al Español è dedicato a Francesco Marotta. Le sei liriche da noi tradotte sono state estratte da Impronte sull’acqua.

A José Daniel Henao Grisales per la traduzione, a Roberto Rossi Testa  per la scrupolosa revisione della traduzione e al poeta Francesco Marotta per aver gentilmente concesso la pubblicazione dei testi su Retroguardia 2.0, il mio personale grazie.

f.s.

[PDF di FRANCESCO MAROTTA. Seis poesías de "Huellas sobre el agua" (2008)]

 

 

Traducción de JOSÉ DANIEL HENAO GRISALES

Textos Seleccionados de Francesco Sasso

Revisión de la traducción de Roberto Rossi Testa

Título Original Impronte sull’acqua

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Negli anni tra il 1896 e il 1901 (rispettivamente nel 1896, 1897, 1899 e 1901), Anatole France scrisse quattro brevi volumi narrativi (ma dal taglio saggistico e spesso erudito) che intitolò alla fine Storia contemporanea. In essi, attraverso delle scene di vita privata e pubblica del suo tempo, ricostruì in maniera straordinariamente efficace le vicende politiche, culturali, sociali, religiose e di costume del tempo suo. In particolare, i due ultimi romanzi del ciclo presentano riflessioni importanti e provocatorie su quello che si convenne, fin da subito, definire l’affaire Dreyfus. Intitolando Storia contemporanea questa mia breve serie a seguire di recensioni di romanzi contemporanei, vorrei avere l’ambizione di fare lo stesso percorso e di realizzare lo stesso obiettivo di Anatole France utilizzando, però, l’arma a me più adatta della critica letteraria e verificando la qualità della scrittura di alcuni testi narrativi che mi sembrano più significativi, alla fine, per ricomporre un quadro complessivo (anche se, per necessità di cose, mai esaustivo) del presente italiano attraverso le pagine dei suoi scrittori contemporanei.  (G.P)

Elio Lanteri- La ballata della piccola piazza

 di Giuseppe Panella

11. Nella terra delle storie del passato. Elio Lanteri, La ballata della piccola piazza, con una Prefazione di Marino Magliani, Massa, Transeuropa Edizioni, 2009

 

Della “piccola piazza” del titolo l’autore rende ragione nell’esergo del libro. Si tratta di un verso di Federico Garcia Lorca (di cui Lanteri è grande estimatore) che si intitola, appunto, Balada de la placeta (è del 1919) e che recita così:

 

«Perché ti allontani / dalla piccola piazza ?… / Ed io andrò molto lontano, / oltre i monti, vicino alle stelle, / con il mio cuore antico di bambino, / maturo di leggende, / con il berretto di piume / e la sciabola di legno» (p. 9).

 

Leggendo questi versi splendidi del poeta andaluso, si intuiscono molte delle ragioni che hanno spinto l’ormai anziano scrittore (è nato a Dolceacqua di Imperia nel 1929 e questo è il suo primo testo narrativo) a tentare la carta dello scarto linguistico e della creazione di atmosfere fantastiche ricreate con sguardo onirico e attenzione ai particolari più remoti. La scena è, ovviamente, in Liguria e il racconto parte all’alba del 9 settembre 1943, quando con l’uscita dell’Italia dalla guerra la situazione del Paese, soprattutto al Nord, trasforma gli italiani agli occhi dei gog (così vengono definiti i tedeschi quasi sicuramente dalla leggenda di Gog e Magog) da alleati poco affidabili in nemici potenziali.

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di Antonino Contiliano

 

Majakovskij, per un’analogia che il presente storico ci ripropone, nel suo “Come far versi” – e Brecht direbbe egualmente ! –, ci dice che regole e forme derivano dalla situazione e dalla poiesis non come ispirazione, creazione romantica o tradizione ripetuta, ma come produzione (composizione o systasis [24] nei termini della poetica aristotelica); per cui dall’emergenza la necessità “insurgente” di alcuni elementi indispensabili: 1) “la presenza, nella società, di un problema la cui soluzione è concepibile soltanto come un’opera poetica.  L’ordinazione sociale”; 2)la conoscenza esatta o, meglio, la percezione delle aspirazioni della propria classe”; 3) “il materiale. Le parole. L’ininterrotto arricchimento dei depositi, dei magazzini del proprio cranio con parole necessarie, espressive, rare, inventate, rinnovate e di ogni altro genere”.

E, quanto meno, uno/tanti dei problemi odierni è quello di demistificare la presunta immaterialità della società della conoscenza capitalistica, le contraddizioni materiali dichiarate estinte e praticare nuove modalità e proposte alternative di affrontarle: non tutti sono/siamo americani e capitalisti!; non vendere i “beni comuni” materiali e “poetici” e la ri-costituzione del loro ‘valore d’uso’ unitamente ad un’economia della “decrescita produttiva”; gestire il potere senza prendere il potere (ubbidendo, come dicono gli zapatisti) e la lotta contro le royalties o tasse (il cui incasso è proprietà di alcune multinazionali) di brevettazione, indiscriminata, di essere viventi e biodiversità, stringhe del codice genetico, files informatici, “immagini” del mondo e relativa cultura simbolica etc.. I saperi, la scienza, la cultura le “creazioni-costruzioni” del general intellect o il patrimonio dell’intelligenza collettiva e i beni del pianeta e del suo sistema, essenziali alla vita di ogni latitudine, non debbono essere oggetto della finanziarizzazione mercantile del profitto di classe e gruppi.

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poesia asimmetrica

di Antonino Contiliano

 

Il tempo concreto della poesia ripugna l’istanza di un ritmo costante, univoco e di una metrica omologante assorbente il multiversum; un tale ritmo come uno stampo indifferente e ripetibile – differente solo un’apparente individualità di contenuto o autore – non può rendere conto di tutta la complessità, di cui un testo poetico è carico, specie se è voce che matura nel tempo biopolitico contemporaneo che gli dà corpo. Un tempo che, oggi, in parte, come quello della poesia, per i suoi aspetti legati alla cognitività e alla significanza delle relazioni immateriali e di senso, matura entro i processi dell’autonoma libertà compositivo-po(i)etica propri alle singolarità individuali e sociali, e come un ‘bene comune’. Un bene che ogni singolarità plurale sperimenta liberamente nel laboratorio della soggettivazione poetica per esprimerla e comunicarla, poi, in maniera simbolico-semiotica politicamente, o in presenza con gli altri. 

Vitale come l’ossigeno per la vita biologica, la libertà lo è per la poesia come un bene comune. Indivisibile e indispensabile, infatti, ha una sua peculiare funzione di senso nell’immaginario vitale dell’esistenza collettiva che si svolge nella res pubblica e nel comune.

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Negli anni tra il 1896 e il 1901 (rispettivamente nel 1896, 1897, 1899 e 1901), Anatole France scrisse quattro brevi volumi narrativi (ma dal taglio saggistico e spesso erudito) che intitolò alla fine Storia contemporanea. In essi, attraverso delle scene di vita privata e pubblica del suo tempo, ricostruì in maniera straordinariamente efficace le vicende politiche, culturali, sociali, religiose e di costume del tempo suo. In particolare, i due ultimi romanzi del ciclo presentano riflessioni importanti e provocatorie su quello che si convenne, fin da subito, definire l’affaire Dreyfus. Intitolando Storia contemporanea questa mia breve serie a seguire di recensioni di romanzi contemporanei, vorrei avere l’ambizione di fare lo stesso percorso e di realizzare lo stesso obiettivo di Anatole France utilizzando, però, l’arma a me più adatta della critica letteraria e verificando la qualità della scrittura di alcuni testi narrativi che mi sembrano più significativi, alla fine, per ricomporre un quadro complessivo (anche se, per necessità di cose, mai esaustivo) del presente italiano attraverso le pagine dei suoi scrittori contemporanei.  (G.P)

lapazzamorale- stefano berni

di Giuseppe Panella

 

10. La Storia e le passioni. Stefano Berni, La pazza morale, Firenze, Polistampa, 2009

Non è soltanto una storia d’amore questa scritta e consumata in meno di cento pagine da Stefano Berni. E’ contemporaneamente anche un romanzo storico (ambientato nel 1877 in una plumbea Firenze che ha da poco perduto il suo ruolo di Capitale dell’Italia unita) e un roman philosophique (e cioè di storia delle idee, sulla dimensione repressiva e sociale della “nuova psichiatria” susseguita all’intuizione di Philippe Pinel di liberare i malati di mente dalle catene e di curarli come esseri umani ammalati). Il suo protagonista, il neo-laureato in medicina Luigi Ber(ti)ni, incontra nella clinica psichiatrica di Bonifazio sita in via San Gallo (il luogo deve il suo nome al benemerito benefattore Bonifazio Lupi che la fondò nel lontano 1377 anche se il suo vero fondatore fu il ben più celebre Vincenzo Chiarugi nel Settecento) una sua antica fiamma, Laura, ivi ricoverata per “pazzia morale”. La “pazzia morale” così come viene teorizzata dal primario della clinica, Francesco Bini, un medico realmente esistito e famoso negli annali della scienza medica, corrisponde alla totale caduta dei freni inibitori dal punto di vista della condotta sessuale. In parole più crude, quando Laura è eccitata si concede a tutti quelli che la vogliono penetrare.

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Opere 1981-1988 bufalino 

Recensione/schizzo

Non sempre si riesce a trovare un po’ di tempo da dedicare alla descrizione di un’opera letteraria letta e apprezzata. Non per questo, credo, si debba rinunciare a segnalarla. Una di queste è Cere perse di Gesualdo Bufalino, raccolta di articoli giornalistici usciti fra il 1982 e il 1985. Pur nella occasionalità dei testi, Bufalino rielabora fedelmente i suoi temi: la Sicilia “ossimora”, la riflessione sulla scrittura e sulla lettura (Leggere, vizio punito è il titolo di un bellissimo articolo), la memoria, la morte.

In una intervista, Bufalino affermò: «Io sono affezionato a questo libro come a un diario non solo personale, ma generazionale. Dopo tutto si scrive per tante ragioni e una è per ricordare» (O. del Buono, Bufalino, il racconto per ricordare, “Corriere della sera”, 22 settembre 1986)

E Bufalino rievoca luoghi, miti, personaggi, esprimendo tutto il godimento del “fiutare, palpare, pedinare, origliare il quotidiano” degli autori che più ha amato.

La raccolta è inclusa in Opere 1981-1988, collana Classici Bompiani.

 f.s.

[Gesualdo Bufalino, Cere perse, in Opere Vol. I (1981-1988), Bompiani, 2001, pp. 815-1022, €15,24] 

Vittorio Sereni- Sentieri di Gloria

Recensione/schizzo

di Francesco Sasso

Ho letto avidamente e con immenso piacere Sentieri di gloria edito dagli Oscar Mondadori 1996, collana Piccola biblioteca, libro scovato in rete a metà prezzo. Il volume raccoglie in modo non organico, ma rappresentativo, una piccola parte della scrittura saggistica di Vittorio Sereni sui “classici” della letteratura italiana e straniera. I testi vanno dal 1940 al 1982 e uscirono su quotidiani e riviste letterarie dell’epoca.

 

In questi articoli raccolti in antologia, si possono leggere preziose osservazioni di lettura sui suoi contemporanei (Ungaretti, Saba, Montale) e su alcuni classici dell’Otto-Novecento (Campana, Leopardi, Pascoli, Trilussa), nonché sui padri della nostra letteratura (Dante, Petrarca, Ariosto). A questi interventi dobbiamo aggiungere uno su Virgilio e uno importante su Michelangelo poeta.

Gli autori stranieri trattati da Sereni sono: Edgar Lee Masters e l’Antologia di Spoon River, Rimbaud, Prévert, Apollinaire e Corneille.

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copertina_acasadidio

E’ on-line la recensione al libro di Giorgio Morale scritta da Giancarlo Consonni ed uscita ad Aprile sulla rivista mensile di Goffredo Fofi, “Lo straniero”.

[QUIOnlus e prostitute di Giancarlo Consonni (su Nazione indiana)

Indicazione bibliografica:

 Giancarlo Consonni, Onlus e prostitute. Un romanzo di Giorgio Morale, in «Lo Straniero», a. XIII, n. 106, aprile 2009, pp. 132-134.

 Recensioni di Acasadidio pubblicati su Retroguardia:

“Acasadidio” di Giorgio Morale. Recensione di Francesco Sasso

Dio e i volontari. Giorgio Morale, Acasadidio. Recensione di Giuseppe Panella

Scheda del libro:

Acasadidio, Giorgio Morale.

f.s.

nascita-della-biopolitica-foucault2 moltitudine2

di Antonino Contiliano

 

 

“Democrazia”: regime politico definibile appunto come unione
di tutti i cittadini, che esercita collegialmente un diritto
sovrano su tutto ciò che è in suo potere. […] In regime
democratico infatti […] tutti hanno convenuto di agire […]
in base a una decisione presa in comune: non hanno
convenuto però di pensare e di ragionare in modo unanime.
 
Spinoza ( Trattato teologico-politico, capp. XVI, XX)

 

È la forma della democrazia del comune che vogliamo mettere a fuoco a proposito della lettura dei libri di Michel Foucault (Sicurezza, territorio, popolazione; Nascita della biopolitica, Feltrinelli, 2005) e di Michael Hardt e Antonio Negri (Moltitudine. Guerra e democrazia nel nuovo ordine imperiale, Rizzoli, 2004).

La fine del “secolo breve” e l’inizio del XXI hanno chiuso con diverse verità ideologiche e lasciato aperte questioni politico-sociali tragicamente vitali e tra queste la lotta di classe e il modello di sviluppo capitalistico secondo il canone dello “stato frugale”.

L’idea del progresso irreversibile e lineare, per esempio, è morta e sepolta, e le crisi, non più solo congiunturali, sono lì a mostrarne l’evidenza. La ciclicità delle crisi irreversibili che, erose le risorse, penalizza ed esclude dal benessere la maggioranza della popolazione del pianeta, mentre i pochi ricchi diventano sempre più ricchi a scapito dei molti che diventano sempre più poveri e numerosi, è atto inconfutabile della sua insostenibilità e, simultaneamente, del fatto che le contraddizioni e il conflitto di classe non sono finiti.

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Negli anni tra il 1896 e il 1901 (rispettivamente nel 1896, 1897, 1899 e 1901), Anatole France scrisse quattro brevi volumi narrativi (ma dal taglio saggistico e spesso erudito) che intitolò alla fine Storia contemporanea. In essi, attraverso delle scene di vita privata e pubblica del suo tempo, ricostruì in maniera straordinariamente efficace le vicende politiche, culturali, sociali, religiose e di costume del tempo suo. In particolare, i due ultimi romanzi del ciclo presentano riflessioni importanti e provocatorie su quello che si convenne, fin da subito, definire l’affaire Dreyfus. Intitolando Storia contemporanea questa mia breve serie a seguire di recensioni di romanzi contemporanei, vorrei avere l’ambizione di fare lo stesso percorso e di realizzare lo stesso obiettivo di Anatole France utilizzando, però, l’arma a me più adatta della critica letteraria e verificando la qualità della scrittura di alcuni testi narrativi che mi sembrano più significativi, alla fine, per ricomporre un quadro complessivo (anche se, per necessità di cose, mai esaustivo) del presente italiano attraverso le pagine dei suoi scrittori contemporanei.  (G.P)

la-vita-bassa-arbasino

di Giuseppe Panella

 

9. Quarant’anni prima, tra il Sessantotto e la deriva del linguaggio dei contemporanei. Alberto Arbasino, La vita bassa, Milano, Adelphi, 2008

 

 

 

«In questo stato, e poi Un paese senza, obbedivano al dovere civile delle testimonianze ‘dal vivo’ nelle congiunture epocali, in seguito utili ai ricercatori e agli archivisti del ‘post’ e del ‘propter’, del perché e del percome, del prima e del dopo. “E se domani…”canticchiavano al piano-bar gli storici futuri anche involontari, nel corso degli eventi. Poi, ogni storiografia o iconografia o commemorazione finirà per registrare soprattutto due serie parallele di icone inevitabili, per quegli anni Settanta. Pasolini, Moro, Feltrinelli, e i tanti altri assassinati. Una pletora, si deplorò. Accanto, un’altra pletora di indimenticabili successi e cult forever: Mina, Celentano, Morandi, Battisti, Baglioni, De André, De Gregori, Dalla, Paoli, Guccini, e tanti altri miti e riti regolarmente estremi e duraturi e ‘live’. Anche alle esibizioni attempate di Keith Jarrett e moltissimi altri, a tutt’oggi, quante migliaia di junior e senior si eccitano e commuovono sinceramente dopo aver sborsato cento euro dai bagarini o sopportato fatiche ‘bestiali’ in coda. Così, anche questo nuovo libretto “sui fatti del 2008” si proporrà (ancora una volta) come una obiettiva ‘deposizione’ testimoniale a caldo su un altro snodo o svincolo o scivolo di eventi italiani probabilmente epocali, nel mesto corso del loro svolgersi» (pp.102-103).

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il-soldato-fanfarone anfitrione

di Francesco Sasso

Le opere degli scrittori latini sono bagliori di una lontananza che non si può raggiungere, ma che si può scrutare. E’ di questi giorni la lettura di due opere teatrali di Tito Maccio Plauto (nato intorno al 255 a.C., morto nel 184 a.C.), autore latino che si dedicò particolarmente alla commedia. Tutte le notizie su di lui sono vaghe, incerte e probabilmente messe insieme tardi: a lui furono perfino attribuite centotrenta commedie, dalle quali poi Varrone ne trasse ventuno sicure, le stesse che sono giunte fino a noi.

 

Prima di conversare intorno alle due opere lette (Amphitruo e Miles gloriosus), desidero divagare un poco su alcuni aspetti del teatro antico.  Per prima cosa, sappiate che esisteva una espressione giuridica che considera le opere letterarie come res nullius; di conseguenza, quando un testo letterario diventava di proprietà del regista (in quel tempo non esisteva la figura del regista come la intendiamo oggi, ma era il capocomico) questi poteva introdurre tutte le modifiche desiderate: né Plauto né altri autori di teatro vi avrebbero trovato alcunché da ridire. Quindi il manoscritto dell’autore aveva una destinazione scenica e l’autore si disinteressava di una diffusione “letteraria” delle sue opere.

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Negli anni tra il 1896 e il 1901 (rispettivamente nel 1896, 1897, 1899 e 1901), Anatole France scrisse quattro brevi volumi narrativi (ma dal taglio saggistico e spesso erudito) che intitolò alla fine Storia contemporanea. In essi, attraverso delle scene di vita privata e pubblica del suo tempo, ricostruì in maniera straordinariamente efficace le vicende politiche, culturali, sociali, religiose e di costume del tempo suo. In particolare, i due ultimi romanzi del ciclo presentano riflessioni importanti e provocatorie su quello che si convenne, fin da subito, definire l’affaire Dreyfus. Intitolando Storia contemporanea questa mia breve serie a seguire di recensioni di romanzi contemporanei, vorrei avere l’ambizione di fare lo stesso percorso e di realizzare lo stesso obiettivo di Anatole France utilizzando, però, l’arma a me più adatta della critica letteraria e verificando la qualità della scrittura di alcuni testi narrativi che mi sembrano più significativi, alla fine, per ricomporre un quadro complessivo (anche se, per necessità di cose, mai esaustivo) del presente italiano attraverso le pagine dei suoi scrittori contemporanei.  (G.P.)

alberibelligrande

di GiuseppePanella

 

8. Dall’Olanda con amore. Marino Magliani, La Tana degli Alberibelli, Milano, Longanesi, 2009

 

 

«La prima fucilata rade / la fiorita di rosmarini e scope. / Il tempo di caccia in questi luoghi alti sul mare / lacera il sonno antico, storna il guardiano di rovine, / falcia da un anno all’altro il branco. //

Abituati a una vita meno piena / e manchevole di calore e luce, / mi dico, tieni a bada l’amarezza. // Resisti, reggi il filo ancora teso / tra grado e grado della febbre eterna, / sorridi, porta a compimento l’opera. // Mentre colpo su colpo / la pendola degli anni / scandisce il tempo d’un addio, // mentre il volo ad ali ferme del nibbio / si tiene alto, mentre il cane punta / e l’uccello snidato s’alza a volo / e fila contro il tiro d’imbracciata, // mentre l’uomo teme, / mentre va incontro al suo male / e si dibatte tra viltà ed ardire »

(Mario Luzi, “Spari” in Dal fondo delle campagne, 1969)

 

1.

Un giovane olandese che reca il romantico nome di Jan Martin Van der Linden viene in Italia a ritrovare i luoghi della sua infanzia e a compiere una difficile missione. E’ a metà strada tra un archeologo avventuroso alla Indiana Jones e l’agente infiltrato di un romanzo dedicato alla corruzione politica o alla repressione dell’insider trading. Soprattutto è inquieto e incerto sul proprio destino. Il suo agente di collegamento che portava il fatidico (e volterriano) nome di battaglia di Pangloss (uno che avrebbe dovuto sapere tutto, dunque) è stato trovato ucciso poco lontano dal porto di mare dove aveva dato sue notizie l’ultima volta. In una Liguria dai nomi di fantasia (Santaleula, Oriana e poi frazioni, piccoli borghi, località sconosciute ai più e difficili da trovare sulle mappe più precise) ma dai paesaggi intensi e intriganti nella realtà concreta, si svolge una lunga e affannosa caccia alla verità. Jan Martin ama quei luoghi:

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carta_viaggio_marco_polo

Preso dal desiderio d’evadere dall’epoca in cui vivo, mi sono deciso ed ho letto Il Milione, edizione Eri 1982. Un singolare libro di geografia e di cronaca, che è poi un resoconto di viaggio, rivolto a descrivere terre, costumi, economia, compose Marco Polo (1254-1324), vissuto alla corte di Kublai-Khan dei Tartari, giunto fino alla Cina e all’India. L’opera fu scritta in lingua franco-veneta sulla base del racconto di Marco Polo, dal letterato Rustichello da Pisa, che si trovò insieme al mercante veneziano prigioniero dei Genovesi dopo la battaglia di Curzola (1298). Il manoscritto fu poi divulgato sotto il titolo Il Milione.

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Negli anni tra il 1896 e il 1901 (rispettivamente nel 1896, 1897, 1899 e 1901), Anatole France scrisse quattro brevi volumi narrativi (ma dal taglio saggistico e spesso erudito) che intitolò alla fine Storia contemporanea. In essi, attraverso delle scene di vita privata e pubblica del suo tempo, ricostruì in maniera straordinariamente efficace le vicende politiche, culturali, sociali, religiose e di costume del tempo suo. In particolare, i due ultimi romanzi del ciclo presentano riflessioni importanti e provocatorie su quello che si convenne, fin da subito, definire l’affaire Dreyfus. Intitolando Storia contemporanea questa mia breve serie a seguire di recensioni di romanzi contemporanei, vorrei avere l’ambizione di fare lo stesso percorso e di realizzare lo stesso obiettivo di Anatole France utilizzando, però, l’arma a me più adatta della critica letteraria e verificando la qualità della scrittura di alcuni testi narrativi che mi sembrano più significativi, alla fine, per ricomporre un quadro complessivo (anche se, per necessità di cose, mai esaustivo) del presente italiano attraverso le pagine dei suoi scrittori contemporanei.  (G.P.)

il-cuoco-di-mussolini

di Giuseppe Panella 

 

7. Il buco nero del passato. Carlo Bordoni, Il cuoco di Mussolini, Milano, Bietti, 2009

 

Cosa sarebbe successo se… è domanda che si pongono spesso gli storici e altrettanto spesso i romanzieri (specie quelli che scrivono narrativa d’anticipazione).

Se l’Asse tra Italia, Germania  e Giappone avessero prevalso su Stati Uniti e Unione Sovietica, l’ordine mondiale non solo sarebbe risultato straordinariamente mutato, ma tutto quello che oggi ci sembra consueto e familiare sarebbe totalmente diverso e completamente stravolto.

E’ quello che accade, infatti, in La svastica sul sole (The Man in the High Castle del 1962) di Philip K. Dick, forse il romanzo più famoso dello scrittore statunitense (anche se il libro è assai più complesso di così e presenta, in maniera vertiginosa, la presenza di un libro nel libro e dell’alternanza di due possibili versioni della realtà).

Anche Carlo Bordoni prova in questo suo terzo romanzo a mettere a punto una possibile ucronia relativa alle sorti della Seconda Guerra Mondiale in Italia, ambientandola nel momento in cui sembra proprio che le vicende del conflitto stiano ormai volgendo verso la fine con la sconfitta delle forze tedesche di occupazione e dell’esercito repubblichino ad esse alleate.

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