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 Fabio Stassi, L’ultimo ballo di Charlot Fabio Stassi, Come un respiro interrotto

La narrazione come forma privilegiata della vita. Fabio Stassi, L’ultimo ballo di Charlot, Palermo, Sellerio, 2012; Come un respiro interrotto, Palermo, Sellerio, 2014

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di Giuseppe Panella

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E’ strapotente nella scrittura di Fabio Stassi la tentazione della nostalgia, la sua volontà di fare del passato la chiave di volta su cui si può costruire la prospettiva del presente, il desiderio di rendere mediante un’affabulazione forte e rigorosa le atmosfere, i sogni, i desideri e le disillusioni di una generazione ancora non del tutto perduta.

Il suo esordio narrativo (che gli fruttò il Premio Vittorini Opera Prima[1]) è stata una “storia di formazione” ambientata nella Sicilia degli Anni Cinquanta ancora provata, nel suo sforzo di rinascita e di crescita morale e civile, dalle conseguenze della strage di Portella delle Ginestre avvenuta nel primissimo dopoguerra.

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 Noi Rebeldìa 2014.03: “ROSSO BLU″, testo collettivo anonimo

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di disastri questo secolo è voce redshift

e onda delle diseguaglianze veloce il grido

le sequenze squarcia di gola plis rosso blues

fu persino tardi che tu ora odi e castri ardi

e incompiuto passi rêveries incastri danze

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Gaetano Cappelli, Romanzo irresistibile della mia vita vera raccontata fin quasi negli ultimi e più straordinari sviluppiIl Grande Gatsby o dei giovani meridionali. Gaetano Cappelli, Romanzo irresistibile della mia vita vera raccontata fin quasi negli ultimi e più straordinari sviluppi, Venezia, Marsilio, 2012

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di Giuseppe Panella

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Il Grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald è il libro di più di una generazione tra scrittori e cuorinfranti adolescenziali ma finora non era stato mai virato con il filtro di un’educazione sentimentale meridionale (tra le Puglie e Ravello, sulla costiera salernitana). E’ quello che succede a Giulio Guasso, aspirante nuovo Arturo Benedetti Michelangeli, poi pianista in un albergo di lusso in un grande albergo di Ravello, appunto, e, infine, grande scrittore che trova la sua apoteosi come “candidabile” al Premio Nobel mercé l’uso del tutto improprio di una carota da parte di una sadica e prepotente critica letteraria tedesca.

E’ questa, in poche parole, la line-story del romanzo di Gaetano Cappelli (scrittore dalla ormai vastissima e variegata produzione narrativa) di cui si discuterà brevemente qui di seguito.

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Sigrid Undset, Vita di Sant’HalvardSigrid Undset, Vita di Sant’Halvard, a cura di Marco Tornar,  Solfanelli, 2013, pp.77, € 8

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di Francesco Sasso

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Questo che ho sott’occhi è un breve romanzo godibilissimo. Ha per sfondo il medioevo nordico dove l’esistenza è immersa nella violenza e nelle nebbie del tempo. La scrittrice è Sigrid Undset (1882-1949) la quale, dopo alcuni romanzi di uno sconsolato realismo riguardanti per lo più i problemi delle donne della borghesia, come Jenny, compose dei vasti romanzi epici evocanti la Norvegia cattolica del medioevo, fra cui il suo capolavoro, la trilogia storica Kristin Lauransdatter. Convertitasi al cattolicesimo, nelle sue ultime opere affronta soprattutto problemi religiosi ed etici.

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[RASSEGNA STAMPA SU GUIDO MORSELLI, a cura di Francesco Sasso]

Segnaliamo l’articolo Come questo sogno che sto vivendo di Alessandro Gaudio apparso su «Eco Dei Monti» il  15 Luglio 2014

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di Alessandro Gaudio

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Quella paura raziocinante cui faceva riferimento Volponi è un sentimento nel quale confluiscono le facoltà di critica e un riflessivo orrore; al collasso di nervi succede, come nel protagonista di Dissipatio H.G. di Guido Morselli, la capacità, o quanto meno lo sforzo, di andare al di là della deriva imposta dal senso comune: «la paura − si spiega nel romanzo scritto nel 1973, ma pubblicato postumo come quasi tutta l’opera dello scrittore varesino − diventa necessità e si connatura con l’individuo» l’edizione cui mi riferisco è del 1985; la citazione è a p. 19. Questa stessa paura presenta e conclude la narrazione che, come è noto, è la cronaca diretta, ma non si sa fino a che punto riscontrabile fuori dalla sfera della soggettività, dei fatti della coscienza del protagonista. Nella notte tra il 1° e il 2 giugno l’intera umanità è svanita dalla faccia della terra: l’unico lasciato fuori dall’inspiegabile evento è il narratore che, per quel che Morselli rivela, proprio nel momento in cui esso si è prodotto, ha tentato di togliersi la vita. Sembrerebbe, anzi, che i favolosi eventi abbiano avuto origine proprio dall’idea privata del suicidio, come d’altronde era in qualche modo già successo in Cancroregina e nella Macchina mondiale.

Continua a leggere l’articolo su Cultura | Cronache, Notizie – Eco Dei Monti – GLI ANELLI DI SATURNO. 45. Come questo sogno che sto vivendo.

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[SPECIALE GUIDO MORSELLI n.15] [SPECIALE GUIDO MORSELLI n.17]

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Ilaria Bernardini, DomenicaUn giorno di ordinaria esistenza. Ilaria Bernardini, Domenica, Milano, Feltrinelli, 2012

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di Giuseppe Panella

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Questo è il romanzo di una giornata che mancava alla narrativa italiana degli ultimi anni. Dopo i notevoli exploits di scrittori come Raffaele La Capria sul finire degli anni Cinquanta (Un giorno d’impazienza del 1952 e soprattutto Ferito a morte del 1961), il romanzo di osservanza joyciana dove tutto si svolge nel giro di ventiquattrore di ordinaria esistenza era stato trascurato come genere e forma di espressione letteraria.

Il libro di Ilaria Bernardini, già nota per il suo precedente Corpo libero edito sempre da Feltrinelli nel 2011[1], si svolge tutto nel corso di un’afosa domenica di agosto ed è tutto giocato sull’interazione tra una giovane coppia, il loro bambino e i nonni che lo ospitano proprio per lasciare una giornata di libertà ai suoi due genitori.

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L’estetica dello choc. Considerazioni su Malaparte scrittore europeo

Presentazione del libro di Giuseppe Panella

“L’estetica dello choc.La scrittura di Curzio Malaparte tra esperimenti narrativi e poesia” (Clinamen)

GIOVEDÌ 17 LUGLIO 2014
ore 17.30
BIBLIOTECA COMUNALE LAZZERINI
Sala Conferenze
Via Puccetti 3 – PRATO

Intervengono:

Marino Biondi
Docente di Storia della letteratura italiana Università di Firenze
Giuseppe Panella Autore e Docente di Estetica Scuola Normale Superiore di Pisa
INGRESSO LIBERO

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Autoanalfabeta University of Utopia – a cura di Lello Voce con Claudio Calia, Gabriele Frasca, Luigi Nacci, Gianmaria Nerli, Massimo Rizzante // in Redazione: Lucia Tundo (testi e ricerche web), Mattia Barbirato (video e montaggio)

 

FONTE DEL VIDEO: http://www.globalproject.info/it/produzioni/ferdydurke-dialoghi-sul-romanzo-02/15586

Alla scoperta dell’iceberg Arlt. Nel vortice marino di Arlt. Roberto Arlt, Un viaggio terribile, traduzione e cura di Raul Schenardi, Salerno, Edizioni Arcoiris, 2014, pp. 100, euro 10,00

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di Raul Schenardi

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Bisognerà pure domandarsi prima o poi come mai la grande editoria italiana sia stata così ingenerosa o disattenta nei confronti dell’opera di Roberto Arlt: silenzio tombale sulla drammaturgia e sull’attività giornalistica1, fugaci apparizioni di una manciata di racconti2, sporadiche comparse dei romanzi: Il giocattolo rabbioso, I sette pazzi e I lanciafiamme3; e fino a ieri nessuno si era mai curato dell’esistenza di El amor brujo4.

E non stiamo parlando di uno scrittore di “seconda fila”: per quanto discussa e perlopiù misconosciuta in passato, mentre l’autore era in vita, la figura di Arlt non ha cessato di crescere nella considerazione della critica, almeno a partire dall’appassionata difesa di Ricardo Piglia negli anni Settanta, fino alla “consacrazione” da César Aira: «È il più grande romanziere argentino»7.

 

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Alberto Prunetti, AmiantoStorie di padri e figli. Alberto Prunetti, Amianto. Una storia operaia, Roma, Edizioni Alegre, 2014, pp.192

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di Giuseppe Panella

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Amianto è soprattutto un libro autentico, vero, sofferto, determinato e meditato fino in fondo.

Alberto Prunetti ha voluto costruire un monumento letterario al padre Renato, operaio saldatore-tubista, e alla sua scomparsa prematura per colpa dell’amianto e del profitto capitalistico che lo ha indiscriminatamente usato nelle sue fabbriche di morte ma, nello stesso tempo, ha finito per legarlo alla sua stessa vita e alle vicende che lo hanno condotto a diventare il traduttore e lo scrittore che oggi è diventato. Si tratta di due esistenze legate dal forte vincolo della paternità, certo, ma anche da prospettive di vita e di lotta che sono state, per un certo periodo, comuni a entrambi.

 

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 Noi Rebeldìa 2014.02: “Foemina Tunisina 2013″, testo collettivo anonimo

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a JENDOUBA le donne di Marta sanno di terra e solchi

sono patate fiori spighe scavate dormono le stelle

piegate come schiene di vento sul mattino e il dopo

Hadda, Saida, Hania non sanno degli anni la nascita

e gli occhi di Dorsaf accarezzano le mani della nonna

 

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pdf_ico-libro I titoli dei saggi pubblicati da Retroguardia 2.0

nuovo saggio: 47. Giuseppe Panella, LE LATITUDINI DEL METODO: Ezio Raimondi e la critica letteraria

[QUI] puoi scaricare i saggi di letteratura in formato PDF.

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INDICE SAGGI

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Roberto Arlt, Un viaggio terribileNel vortice marino di Arlt. Roberto Arlt, Un viaggio terribile, traduzione e cura di Raul Schenardi, Salerno, Edizioni Arcoiris, 2014, pp. 100, euro 10,00

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di Primo De Vecchis

 

Mettete in una nave degli anni Quaranta, in partenza dalle coste del Cile e diretta a Panama, un folto gruppo di personaggi alquanto improbabili e un po’ svitati: il narratore della storia (un ex truffatore), suo cugino Luciano (presunto chiaroveggente e astrologo), il figlio di un emiro arabo, un miliardario peruviano con quattro donne al seguito, un ladro internazionale e gentiluomo, un ostetrico ubriacone (che una sera si aggira con un forcipe gigante), un pastore protestante con la moglie, una vecchia zitella scozzese assidua lettrice della Bibbia (come Ergueta nei Sette pazzi), un radiotelegrafista (sessualmente molto attivo con Mariana), una ragazza voluttuosa e ambiziosa (ingegnere chimico, inventrice, esperta di latex), un Capitano tutto d’un pezzo, una femminista svedese aspirante scrittrice, e altri ancora, brulicanti sulla tolda della nave come una turba spessa.

Fate conto che in questa nave, ribattezzata Blue Star, accadano dei fatti inspiegabili ed inquietanti, che sembrerebbero confermare le doti medianiche del cugino Luciano.

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Raimondi, Il senso della letteratura. Saggi e riflessioniLE LATITUDINI DEL METODO: Ezio Raimondi e la critica letteraria

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di Giuseppe Panella

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«Il nesso storico in cui si manifesta un’opera letteraria non è una sequenza di eventi fattizia, autonoma, in grado di esistere anche indipendentemente da un osservatore. Il Perceval diviene un evento letterario solo per il suo lettore, per chi legge quest’ultima opera di Chretien ricordando quelle da lui scritte prima, osservando ciò che vi è in esso di caratteristico in rapporto a queste o ad altre opere che già conosca, e che in questo modo acquisisce un nuovo metro di giudizio che potrà applicare alle opere successive. Esso può continuare ad agire solo dove è ancora o di nuovo recepito dai posteri: dove si trovano lettori che fanno nuovamente propria l’opera del passato o autori che vogliono imitarla, superarla o rifiutarla»

(Hans Robert Jauss, Perché la storia della letteratura?)

 

 

Ezio Raimondi – interpretazione come ermeneutica

 

Anche se potrà sembrare ovvio ribadirlo, non sempre la critica letteraria conosce momenti di innovazione continua in cui i processi interpretativi corrono lungo le longitudini del testo. Sovente ci sono momenti in cui occorre ripetere e ritrovare le latitudini del metodo e riepilogare, con pazienza e passione insieme, il cammino già percorso in modo che da esso si possa trarre nuova linfa per l’innovazione ancora a venire.

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Marino Magliani. Soggiorno a ZeewijkMarino Magliani, Soggiorno a Zeewijk, Amos Edizioni, 2014, pp. 175, € 14,00

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di Marco Drago

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Marino Magliani è uno scrittore atipico: non vive in Italia da quasi trent’anni e frequenta poco i social network; non è giovane, non è un hipster e soprattutto non ha idea di che cosa sia un hipster; al tempo dei “cannibali” non scriveva ancora o, almeno, non pubblicava; non si sforza di partecipare alla vita politica del Paese né potrebbe farlo, lontano com’è dal tumultuoso circo mediatico/istituzionale nel quale noi, invece, poveracci, ci rotoliamo come maiali nel fango. Dal 2003 a oggi ha scritto otto romanzi, una guida ciclistica ad Amsterdam, una raccolta di racconti a quattro mani con Vincenzo Pardini e una con Giacomo Sartori. Ha cinquantaquattro anni, vive a Ijmuiden, in Olanda, nell’artificioso quartiere di Zeewijk, ma ha quasi sempre scritto della sua natia costa di Ponente della Liguria.

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Antonio Spagnuolo, Come un solfeggio,Diario di un dolore. Antonio Spagnuolo, Come un solfeggio, Napoli, Kairós Edizioni, 2014

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di Giuseppe Panella

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Una breve raccolta, quasi un puro e scabro mannello di ricordi e di sensazioni che provengono dall’intimo, costituisce e sostanzia, irrobustito da un ricorso alle parole profonde dell’inconscio, questo diario di un dolore firmato da Antonio Spagnuolo in memoria della moglie Elena da poco scomparsa. Come dimostra, con parole rese sicure dalla consapevolezza di una lunga stagione di scritture liriche e poematiche, lo stesso autore nella sua Introduzione:

 

«L’assenza con il suo vortice negativo imprime indelebili incisioni nel subconscio, tali da annullare ogni res extensa, in un naturale sottofondo di angoscia, che riporta i termini del logorio e del pronunciamento. Così la poesia, intrappolata nelle circonvoluzioni, fra realtà materiale e realtà dell’immaginazione, trasforma il livello più alto della mesta riflessione nel possibile desiderio di trascendenza. Ecco che nel fondo mitopoietico della memoria si abbozza quello che sarà il “verso”, musicale e ritmico, per un divenire sul destino soccombente della solitudine»[1].

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di Giorgio Morale

“… A chi amo, a chi mi ama, ai monaci della foresta, agli indifferenti e agli spaventati dell’amore e dell’amicizia, ai vivi, ai morti, e ai mai nati, ai sopravvissuti, a tutti gli oggetti del lavoro umano, tavoli, sedie e letti, e pane e vino, e orti, e a tutti i cari, furiosi o delicati, animali,… agli alberi vecchi e giovani, solitari e socievoli, al fondo del mare, alle onde una a una, ai granelli di sabbia, alle nuvole, alle montagne, ai sassi, alle conchiglie, ai fiumi, alla terra terra,… alla notte, alla luce, all’universo che non finisce…”.

L’io e il corpo, le relazioni e il male, l’universo e gli oggetti: è un elenco delle principali questioni affrontate dal pensiero tra fine Novecento e primi anni Duemila. Su questi temi Chandra Livia Candiani esercita una sorta di “sospensione del giudizio”, frutto di una personale e organica assimilazione della filosofia dell’esistenza occidentale e del pensiero orientale, e mette fra parentesi il modo comune di pensare: attualmente non più la metafisica della tradizione occidentale ma il suo contraltare, il deserto della condizione postmoderna, ciò che rimane della decostruzione del mondo e del senso susseguente alla messa in crisi delle tradizionali certezze a opera di gran parte della cultura contemporanea. Così oltrepassa il pensiero della crisi e innesta un “andare alle cose stesse”.

Continua a leggere Chandra Livia Candiani, La bambina pugile su “Nazione Indiana”.

Senzio Mazza, Infime dissonanzeLa rabbia degli ultimi, il rimpianto nel cuore. Senzio Mazza, Infime dissonanze, Valverde (Catania), Casa Editrice Le Farfalle, 2013

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di Giuseppe Panella

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Sono due i livelli cui Senzio Mazza dispone i temi i toni e le aspettative della sua fatica poetica: da un lato sono la rabbia e l’invettiva (ma soprattutto quest’ultima è sempre misurata e mai eccessivamente strabordante), dall’altro predomina il rimpianto e l’aspirazione a un mondo diverso, più buono, più accogliente, più felice (in una dimensione che assapora il gusto ormai perduto dell’utopia di un tempo). Ma, a ben vedere, i due momenti poetici si incontrano e si incrociano: l’aspirazione a un “mondo nuovo”, senza il male e il dolore di vivere a causa dello sfruttamento e della sete di profitto da parte del Potere che domina le sorti degli uomini conduce ineluttabilmente e direi pacificamente alla polemica e al rifiuto di essi in nome di un futuro che non riproduca pedissequamente e tragicamente il presente turbato e impossibile in cui il poeta si trova a vivere.

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Giovanni Agnoloni, Partita di animeFantasmagoria di doppi. Giovanni Agnoloni, Partita di anime, Giulianova (Teramo), Galaad Edizioni, 2014

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di Giuseppe Panella

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La tentazione del Doppio è presente nella soggettività di ognuno di noi: vedersi proiettato in una figura umana che ci assomiglia e che, tuttavia, può conoscere risvolti e sviluppi esistenziali diversi da quelli che noi abbiamo conosciuto è una tentazione irresistibile.

I personaggi del breve testo narrativo che si intitola Partita di anime e che segue (a mo’ di spin-off – come si suol dire oggi con qualche approssimazione) il precedente e più lungo Sentieri di notte del 2011 sono tutti calati in questa dimensione che, però, ha sicuramente una paternità più illustre connessa alla nota teorizzazione sulla bivalenza tra animus e anima dovuta alla ricerca psicoanalitica di Carl Gustav Jung. Il breve romanzo di Agnoloni, nonostante le dichiarazioni di fede connettivista del suo autore che è comunque legato a questo movimento innovatore nell’ambito della scrittura d’anticipazione italiana, non ha nulla a che vedere con la fantascienza, semmai con il fantastico e le sue molteplici facce e sfaccettature. Lo stesso vale per la figura (non solo letteraria) del Doppio[1] cui bisognerà fare riferimento per comprendere le intenzioni narrative di Agnoloni.

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Giuseppe Daddiego, So contare i giorniLa scrittura può salvare. Giuseppe Daddiego, So contare i giorni, Stilo Editrice, 2013, 108 pp.,€ 10,00

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di Giovanni Inzerillo

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Assai poco si parla pubblicamente di carceri e di detenuti. Eppure il degrado umano, l’abbandono sociale dei condannati, il sovraffollamento e lo stato di invivibilità dei luoghi di pena, l’alto tasso di suicidi di detenuti e di guardie carcerarie sono una questione ben nota in Italia – Pannella e i radicali docent. Pur se animati da valide motivazioni, gli scioperi della fame sembrano utili solo a far dimagrire i poveri malcapitati che protestano, detenuti compresi. E così, quelle brevi notizie, appena accennate in coda alle edizioni dei telegiornali, scivolano presto nel dimenticatoio. Perché, a voler essere onesti e un po’ sfacciati, non è neppure affar nostro; che marciscano pure in carcere questi delinquenti! In strada non li vogliamo mica! Se lo sono meritati! – pensa ma non dice la voce della nostra onesta coscienza.

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Diego Baldassarre, L’acqua sogna trasparenzeMalinconia autunnale. Diego Baldassarre, L’acqua sogna trasparenze, Roma, Ilmiolibro Edizioni, 2013

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di Giuseppe Panella

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Una calma, direi quasi cauta, malinconia soffonde le pagine poetiche di Diego Baldassarre. Nella sua tenue plaquette che esorta alla trasparenza delle acque (eco pallida ma stilisticamente sostenuta delle “chiare, fresche e dolci acque” di petrarchesca memoria e condizione), il poeta romano trapiantato sulle colline di Pistoia si diffonde nell’enunciazione di sentimenti semplici e diffusi eppure non comuni e non scontati nel dirli. Il più marcato è l’amore – per la sua donna, certamente, e questo si spiega proprio a partire da quella dimensione petrarchesca di cui si diceva sopra, ma anche (e in maniera forse più forte e diffusa) per la bambina nata da quell’amore cui sono dedicate le liriche più emozionate e vibranti del mannello poetico che costituisce il libro.

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo

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PREMIO NAZIONALE DI POESIA

“La Bormida al Tanaro sposa”

Il Centro Culturale Mons. Moreno di Mallare e Matisklo Edizioni, casa editrice digitale, con il patrocinio del Comune di Mallare, bandiscono la prima edizione del Premio Nazionale di Poesia “La Bormida al Tanaro sposa” dedicato alla poesia inedita.

Il premio è articolato in due sezioni a tema libero. Ogni autore può partecipare ad entrambe le sezioni. Possono partecipare al premio tutti coloro che hanno compiuto il diciottesimo anno d’età al momento della compilazione della scheda di partecipazione. La partecipazione è gratuita.

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Avanguardia open source possibile. Il soggetto “Noi Rebeldía”.

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di Antonino Contiliano

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Il differenziale dell’avanguardia open source

 

Il differenziale della parola dell’avanguardia open source e dell’impegno, in questo contesto, non è più volto all’integrazione per chiudere la creazione artistico-po(i)etica nell’integrale di una identità monologica della lingua formattata del cognitivismo informatico, quanto piuttosto disponibile ad accogliere le biforcazioni eterogenee delle singolarità artistiche nel collettivo plurilogico e polisemico del testo collettivo poetico. Il differenziale dell’avanguardia open source è, infatti, come una pluri-sorgente del divenire “noi” delle singolarità molteplici, o una sorgente come insieme di affluenti che si incrociano e mescolano in un nuovo soggetto di ibridazioni. Un processo multiforme e un continuo divenire conflitto contro la formattazione delle forme e delle scritture biodiverse. L’ordine della monologia informatizzata non gradisce delle gemmazioni significanti plurime. Il corpo di queste scritture poetiche sarebbe così una moltiplicazione della forza conflittuale come offesa, oltre che fuga, nei confronti dell’impoverimento della lingua e del suo potenziale di ribellione politica.

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Viaggi di versi n.68Poesia del disagio esistenziale. Aa. Vv., Viaggi di versi. Nuovi poeti contemporanei, Roma, Edizioni di Pagine, 2013

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di Giuseppe Panella

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Un forte disagio esistenziale trapela dalla lettura dei tredici poeti raccolti nelle pagine di Viaggi di versi, una delle più recenti antologie pubblicate da Elio Pecora nelle sue Edizioni di Pagine e dedicate alla valorizzazione di poeti contemporanei più o meno giovani e a lui legati.

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PREMIO ALESSANDRO TASSONI
poesia, narrativa, teatro, saggistic
a
Nona edizione, Modena, Anno 2014

A cura dell’Associazione  Culturale “Le Avanguardie”, diretta da  Nadia Cavalera, col patrocinio e  collaborazione del Comune di Modena, della Regione Emilia-Romagna, della Biblioteca Estense Universitaria, dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia. Adesione di “100Thousand poets for Change”.
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Aldo Pardi, Vertigini. Scritture della rivoluzioneAldo Pardi, Vertigini. Scritture della rivoluzione, Firenze, Editrice Clinamen, p. 283, 2014

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di Silverio Zanobetti

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Questo lavoro sul concetto-immagine di “rivoluzione” è denso, compatto, sobrio come gli ultimi lavori di Aldo Pardi. Un testo in cui ritrovo la sobrietà militante e rigorosa che già avevo trovato nei libri precedenti. Deleuze, a cui è dedicato un capitolo, parla non a caso di sperimentazione come condizione del vero pensare ed invita sempre alla sobrietà nella sperimentazione e questo testo ne è un esempio di una potenza vertiginosa.

Al di là di certe posizioni discutibili (ma ampiamente motivate) per la loro durezza (su Gramsci, ad esempio) la coerenza e il rigore teorico-politico con cui Pardi persegue la sua ricerca è evidente laddove si colga la continuità con i lavori precedenti. Ruolo essenziale tornano ad avere i concetti di “produzione” e “conflitto” che «sono la porta per arrivare a codificare un concetto di “trasformazione” capace di rendere la produzione di teoria un’esperienza di liberazione»[1].

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Marco Nicastro, TrasparenzeArrendersi alla realtà delle cose. Marco Nicastro, Trasparenze, Salerno – Milano, Oèdipus Edizioni, 2013

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di Giuseppe Panella

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Marco Nicastro cerca il contatto diretto con il reale, abbandonando “il pensiero e le parole” in nome della sensibilità espressa direttamente dal testo poetico e provandosi a dare del mondo una visione diretta, trasognata, esperita personalmente e non in maniera astratta o sapienziale, costruita da trasalimenti e da trasparenze dell’ Io, intessuta degli arabeschi di una volontà di attraversamento dei suoi labirinti. Lo scrive lui stesso in una lirica appassionata verso la fine del libro:

 

«Stare tra le cose, / da esse lasciarsi intersecare / comprendendo ciò che ancora non è. / Permettendo l’apertura / e il discreto scambio di essenze / mutare, mutando l’altro da sé. / Inutili il pensiero e le parole»[1].

 

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avanguardia poeticaAvanguardia open source possibile. Il soggetto “Noi Rebeldía”.

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di Antonino Contiliano

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Il tempo non dona nessuna immobilità alle cose. Forme, materiali e rapporti tra costanti e variabili sono contemporaneamente soggetti e oggetti di una continua trasformazione e ibridazione, dove il luogo della soglia fa valere il tertium datur piuttosto che il tertium non datur. Un luogo multiplo dove il multiplo non si determina ancora come successione ed esclusione, ma pluralità in movimento: è simultaneità di compossibilità eteronome indeterminata e virtuale (una potenzialità che aspetta un passaggio per la realizzazione) di soggetti e soggettività sociali che si relazionano conflittualmente. Un insieme di eventi singolari e singolarità che aspettano la grammatica e la sintassi del pensiero per uscire dal vuoto materiale e che, grazie agli atti dell’astrazione e della prassi, possono concretizzarsi in forme determinate e aperte di produzione e riproduzione. Nessuna forma che configura il reale ne chiude la totalità, esposte come sono all’instabilità degli eventi; e non c’è intreccio che non rimescoli il loro farsi textum. Il dissolversi e il riconfigurarsi delle strutture evenemenziali e delle loro articolazioni non si solidificano in nessun stato di perenne permanenza. Ciò, tuttavia, non impedisce l’accesso alla verità e l’individuazione delle condizioni che la rendono possibile come textum materiale-simbolico-semiotico mixato e immesso nel circolo della comunic-azione. Un intreccio di eterologici che non dissociano mai completamente l’oscurità e la trasparenza degli eventi e la mutua mutazione interconnessa che li definisce e li espone mediante un ordine che, in ogni modo, rimane allegorico, lì dove c’è sempre un extrasimbolico materiale che aspetta di essere messo in scena, in quanto non tutto è stato realizzato.

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Mauro Baldrati, Professional KillerL’assassinio come una delle belle arti. Mauro Baldrati, Professional Killer, Villorba (Treviso), Edizioni Anordest, 2013

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di Giuseppe Panella

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Il Maestro Wu ha alle spalle un passato di sangue e di morte. Prima di rifugiarsi ad Amburgo presso una confraternita di monaci adepti alla nobile e sacra arte marziale del kung-fu, è stato Lo Specialista, forse il miglior killer a pagamento del mondo, un uomo freddo e senza emozioni capace di organizzare e di portare a termine l’eliminazione di bersagli ben difesi e protetti da parte delle loro organizzazioni criminali senza particolari problemi di logistica e senza alcun impedimento moralistico. La sua vita è un susseguirsi di missioni brillantemente portate a termine, intervallate da intermezzi erotici senza coinvolgimenti sentimentali (o forse sì – quello con Jeanne Marie, la ragazza madre che vive con suo figlio in un barcone sulla Senna e con la quale la relazione acquista toni di tenerezza insospettabili per un individuo così spietato).

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Valeria Serofilli, La parola e la curaIl “senso del verso”. Valeria Serofilli, La parola e la cura, note critiche di Gianmario Lucini, con una raccolta inedita, Novi Ligure (Alessandria), Puntoacapo Editrice, 2010

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di Giuseppe Panella

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Questa monografia a cura di Gianmario Lucini rende conto in maniera precisa dell’ormai rilevante produzione di Valeria Serofilli, significativa poetessa pisana e infaticabile quanto coraggiosa operatrice nel campo della diffusione della poesia (soprattutto con l’organizzazione degli Incontri Letterari presso il “Caffè dell’Ussero”). Ma, a parte questo aspetto importante della sua attività, non si può negare che la Serofilli abbia, nella sua pratica di scrittura, una forte consapevolezza della sua poetica di fondo e della sua capacità di manifestarla durante la sua realizzazione sotto forma di versi lirici. Come scrive lo stesso Lucini nel testo introduttivo alla raccolta:

 

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Noi Rebeldìa 2014.0.1. http://retroguardia2.wordpress.com CITTADINANZA APOLIDE, testo collettivo anonimo.

 

CITTADINANZA APOLIDE

 

mai fatto parte del nostro stanco dna il disgusto sì idem la nausea

qui solo immagini frantumate riflesse da specchi rotti chi scrive

questi versi maledetti è un clandestino che parla col vento niente

vittimismi ma ancora progetti folli sorsate di delirio viaggi ciechi

lungo mura diroccate laghi di stagnola sogni da apolide morto

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Achille Serrao, antologia a cura di Luca BenassiL’altrove della vita, il senso della poesia. Su Achille Serrao, antologia a cura di Luca Benassi, Novi Ligure (Alessandria), Puntoacapo, 2013

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di Giuseppe Panella

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Il punto di partenza della notevole Introduzione di Luca Benassi all’antologia di poesie di Achille Serrao uscita in limine mortis è la suddivisione in tre parti dell’evoluzione poetica dello scrittore romano (ma nato da una famiglia originaria di Caivano).

In questa triplice articolazione di moduli espressivi si può individuare il segreto rivelato della scrittura di Serrao e l’indubitabile fascino del suo mutamento di prospettive di poetica:

 

«Ad una prima fase legata all’ermetismo, all’interno della quale scorrono sottotraccia gli apporti del simbolismo e del surrealismo francese, ancorché mediati dall’esperienza luziana, segue nel 1987 l’adesione ad uno sperimentalismo che sembra voler far piazza pulita della scrittura precedente. Ed infatti, dopo aver accumulato materiali ed esperienze, ed aver pagato il debito con i propri padri (Montale e Luzi fra tutti), Serrao si accorge della compressione e dell’imbrigliatura delle strutture canoniche della poesia, orientandola alla forma poema e verso un tentativo di commistione e recupero della prosa. Si tratta, in realtà, di una stagione breve, inquieta e necessaria, che però si sviluppa maggiormente nell’esperienza in prosa, nel racconto, spesso (ir)risolto nel paradosso, nello smascheramento dell’assurdità della realtà borghese. Il 1990 vede la svolta dialettale»[1].

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La base di dati Ultime lettere di condannati a morte e di deportati della Resistenza italiana, pubblicata online il 26 aprile 2007, si propone di raccogliere il più vasto – e per quanto possibile esaustivo – archivio virtuale di documenti di tal genere. Essa è costituita principalmente dal materiale contenuto nei fondi archivistici donati all’Istituto Nazionale per il Movimento di Liberazione in Italia da Piero Malvezzi (tra il 1985 e il 1986) e da Mimmo Franzinelli (nel 2005), ma nel corso degli anni si è arricchita di numerosa altra documentazione, messa a disposizione da archivi di enti e associazioni e da privati (nella maggior parte dei casi famigliari delle vittime).

via Ultime lettere di condannati a morte e di deportati della Resistenza italiana | Banca dati INSMLI.

Stefano Vincieri, Dietro le quinteDall’interno del corpo. Stefano Vincieri, Dietro le quinte, presentazione di Valerio Nardoni, Firenze, Passigli, 2013

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di Giuseppe Panella

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Scrive Valerio Nardoni nella sua accorta Presentazione di questa quarta raccolta di Vincieri[1] che:

 

«In questo suo ultimo libro Stefano Vincieri, da dietro le quinte, assiste al crollo del corpo nel tempo e quello della parola nel silenzio, leggendo questo doppio movimento come un’unica danza verso il nulla, da cui è necessario risollevarsi. Come una ballerina che avesse inciampato durante uno spettacolo e dovesse ripartire sotto gli occhi di tutti, la caduta del poeta è il suo ritrovarsi in un insopportabile silenzio, con l’adrenalina dei sensi che si risvegliano e protestano tutti insieme»[2].

 

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Stéphane Mallarmédi Francesco Sasso

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Stéphane Mallarmé (1842-1898) esordì fra le file dei parnassiani di cui conservò anche in seguito il rispetto per la rigorosa versificazione. Nel suo famoso salotto di rue de Rome, in cui si riunivano i giovani poeti, predicò l’importanza del mondo delle idee e dell’esistenza di un ideale, combattendo gli errori di un’età scientifica: la poesia non deve essere incatenata dall’uso delle parole nel loro contesto usuale, l’immagine statica cara ai parnassiani deve essere liberata da un’idea fuggevole o anche dall’assenza, e l’immagine deve essere solo evocata da corrispondenti analogie. Ciò tuttavia non significa alcuna libertà soggettiva, in quanto tali analogie simboliche sono fissate in base ad un rigoroso soggettivismo, la cui ricerca è l’aspirazione e insieme il dramma costante di Mallarmé.

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