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Parabole dell’inconscio. Antonio Spagnuolo, Misure del timore. Antologia poetica dai volumi 1985-2010, Napoli, Kairos Edizioni 2011

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di Giuseppe Panella*

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Misure del timore è un’antologia che risulta ricavata e ricomposta dal lavoro di tutta una vita operosa e quasi frenetica, tutta intesa ad inseguire e ricomporre le fratture esistenti tra inconscio e vita della consapevolezza (il volume contiene testi redatti dal 1985 al 2010, la cui sezione, quella che dà il titolo al libro, è in realtà composta di poesie finora in gran parte inedite).

Dichiarazione programmatica:

«La libido produce il sapere senza oggetto in disarmonia con il reale. La poesia è legata all’inconscio e l’inconscio è il luogo della poesia»

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di Giuseppe Panella

 

“Non si può dubitare che la qualità visibile nell’aspetto dei morti che più atterrisce chi guardi, è il  pallore marmoreo che vi si posa: come se davvero quel pallore fosse altrettanto il segno della costernazione nell’altro mondo, quanto della trepidazione mortale in questo. E da quel pallore dei morti noi prendiamo il significativo colore del sudario in cui li avvolgiamo. Nemmeno nelle nostre superstizioni manchiamo di gettare lo stesso niveo mantello intorno agli spettri, tutti i fantasmi sorgendo in una nebbia lattiginosa”
                                                     (Herman Melville, Moby Dick o La Balena)

 [ per ricordare Mario Pomilio, maestro e amico ]

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 1. Bianco è il colore delle ambiguità

     “Il bianco è il colore che più si addice agli dei” – affermava Platone ed Euripide lo conferma. “Indossando vesti bianche fuggo la generazione dei mortali” fa dire al sacerdote protagonista di una sua tragedia. E, d’altronde, per Aristotele, l’aria pura e trasparente è léukos, bianca.

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Antonio Spagnuolo-Fratture da comporreIl titolo di questa rassegna deriva direttamente da quello di un grande romanzo (Quel che resta del giorno) di uno scrittore giapponese che vive in Inghilterra, Kazuo Ishiguro. Come si legge in questo poderoso testo narrativo, quel che conta è potere e volere tornare ad apprezzare quel che resta di qualcosa che è ormai passato. Se il Novecento italiano, nonostante prove pregevoli e spesso straordinarie, è stato sostanzialmente il secolo della poesia, oggi di quella grande stagione inaugurata dall’ermetismo (e proseguita con il neorealismo e l’impegno sociale e poi con la riscoperta del quotidiano e ancora con la “parola innamorata” via e via nel corso degli anni, tra avanguardie le più varie e altrettanto variegate restaurazioni) non resta più molto. Ma ci sono indubbiamente ancora tanti poeti da leggere e di cui rendere conto (senza trascurare un buon numero di scrittori di poesia “dimenticati” che meritano di essere riportati alla memoria di chi potrebbe ancora trovare diletto e interesse nel leggerli). Rendere conto di qualcuno di essi potrà servire a capire che cosa resta della poesia oggi e che valore si può attribuire al suo tentativo di resistere e perseverare nel tempo (invece che scomparire)… (G.P.)

di Giuseppe Panella

 

Fratture dell’inconscio. Antonio Spagnuolo, Fratture da comporre, Napoli, Kairos Edizioni, 2009

Non so se Antonio Spagnuolo eserciti ancora la professione di medico cardiologo in quel di Napoli. So che l’ha esercitata a lungo senza che lo distogliere dall’altro suo “mestiere” di editore di poesia (perché quello di poeta, di per sé, non è un mestiere, si sa).

Il titolo stesso della raccolta ultima di Spagnuolo evoca l’attività principale dell’ortopedico (ricomporre fratture pregresse) dove, tuttavia, l’ortopedia è metafora lampante e ossessiva della scrittura poetica.

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