MARSALA 31 luglio, “Il ritmo dei tempi”

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L’Ong non-estinti poetry promuove il 31 luglio al Convento del Carmine l’evento culturale “Il ritmo dei tempi”, a cura di Francesco Vinci, che celebra una delle voci più interessanti della poesia contemporanea del nostro territorio: Antonino Contiliano. Si tratta di una manifestazione divisa in due parti. Nella prima parte, che prenderà il via alle ore 19, avrà luogo la presentazione del libro di Francesca Medaglia – studiosa di Letteratura Contemporanea (Università, La Sapienza) – dal titolo “Il ritmo dei tempi di Antonino Contiliano”: un’antologia di testi poetici, preceduta da un saggio critico, che riassume un percorso letterario e intellettuale di oltre trent’anni. A seguire, intorno alle 19.30, sotto il titolo “Della poesia il tempo che resta”, avrà luogo un vero e proprio tributo alla poesia di Contiliano, con interventi, letture e testimonianze di Giacomo Cuttone, Fabio D’Anna, Giovanni Lombardo, Marco Marino e Rino Marino, e la partecipazione di Carlo Barbera alla chitarra. L’evento è stato realizzato in collaborazione con l’Agenzia Communico e gode del gratuito patrocinio del Comune di Marsala.

SUL TAMBURO n.4: Gualberto Alvino, “L’apparato animale” & “Scritti diversi e dispersi (2000-2014)”

Gualberto Alvino, L'apparato animaleGualberto Alvino, Scritti diversi e dispersiGualberto Alvino, L’apparato animale, introduzione di Giovanni Fontana, Torino, Robin, 2015; Gualberto Alvino, Scritti diversi e dispersi (2000-2014), prefazione di Mario Lunetta, Roma, Fermenti, 2015

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di Giuseppe Panella

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Scrive Giovanni Fontana nella sua lunga introduzione al libro di Gualberto Alvino (e il titolo del suo testo critico la dice lunga sul taglio dell’intervento dello scrittore di Anagni):

«Il suo testo si torce in un’orgia di materia grondante di umori. Talvolta Gualberto Alvino svolta repentino. Fugge per la tangente. Poi torna grondante per apparire di fronte e di profilo a un tempo. Per scomporre l’immagine di sé in vortici. E analizzarne gli elementi. Radici. Ecco che propone allora accumulazioni drammatiche e fluttuazioni incongrue. Una Humanitas fatta di parti anatomiche. Per esempio. E’ un duro atlante di anatomia che si esplica nell’elenco spietato delle membra rivelandone la fragilità come su un tavolo di analisi. Tarsie di cose morte. […] E’ qui che Alvino (si) scrive il corpo in latino. L’elenco articolato nel linguaggio dotto degli antichi. Rotto in sequenza dalla scansione libresca e didattica che ricostruisce sulla pagina i segreti di quel corpo»(1).

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Alain Baraton, “Il giardiniere di Versailles”

alain-baraton-il-giardiniere-di-versaillesAlain Baraton, Il giardiniere di Versailles, Skira – Storie, 2015, pp. 213, euro 17,00

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di Andrea B. Nardi

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Alla mia bell’età ho finalmente scoperto quale sia il più bel mestiere del mondo: quello di Alain Baraton, capo giardiniere del Parco di Versailles. E ne è prova anche il fatto che, pur non essendo un professionista della scrittura, il signore in questione abbia nel suo lavoro accumulato una tale sensibilità d’animo, una così marcata acutezza intellettuale, un’esperienza di vita tanto serena, da consentirgli di scrivere questo libro sorprendente.
Ancora una volta il catalogo Skira si arricchisce di un volume fuori dai contesti omologati, un memoir dalla prosa suadente, elegante e divertentissimo, con la storia di un modesto giardiniere diventato, dopo una lunga carriera, direttore del parco più famoso della storia, quando la vita vera sa essere più affascinante di un romanzo.

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Pensieri come schiaffi in faccia. Vladimir Di Prima, “Pensieri in faccia”

Vladimir Di Prima, Pensieri in facciaVladimir Di Prima, Pensieri in faccia, Viagrande, Algra, 2015, pp. 64, € 8,00

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di Stefano Lanuzza

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Ti prendo di petto, ti fulmino con lo sguardo e con poche parole ti avviso e ammonisco, ti sciorino trame di opinioni, fenomenologie anticonformiste, critiche della realtà, malesseri o un dolore segreto; e, insomma, un po’ sommessamente un po’ no, ti dico ciò che penso… È questo il complesso sentimento dell’aforisma, forma di pensiero assertivo e, per il suo peccato di soggettivismo, risposta indisponibile a futili obiezioni, dubbi o consigli. Così – dopo Gli Ansiatici (2002), Facciamo silenzio (2007) e Le incompiute smorfie (2014), romanzi dall’inusitata valenza lessicale – è il nuovo libro di Vladimir Di Prima, Pensieri in faccia (Viagrande, Algra, 2015, pp. 64, € 8,00), prefato con empatia da Arnaldo Colasanti.

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Giacomo Sartori, “Rogo”

sartori_rogo_coverGiacomo Sartori, Rogo, CartaCanta – I Cantastorie, 2014, pp. 199, euro 14,00.

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di Andrea B. Nardi

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Bruciano le parole di Giacomo Sartori, nonostante siano di ghiaccio. L’ambivalenza è segno di questo romanzo, in forma e in merito. La scrittura, da un lato, colpisce acuta, schegge di brace ustionanti, secca e potente; le immagini, dall’altro, evocano cime nevose di freddo e desolazione, frustate da venti gelidi fin nell’anima. Così le storie, sospese nell’ambigua esperienza della maternità, oscillano fra entusiasmo e disperazione, bulimia e vomito, dolcezza sognante e incubi neri. La struttura s’impernia su tre personaggi femminili, tutti coinvolti nel rogo della gravidanza, ognuno a modo proprio, ognuno col suo destino mai coincidente con le aspettative.

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SUL TAMBURO 3: Francesco Russo, “Viola! Viola! Duce ! Duce!, di calcio, d’amore e di guerra”

Francesco Russo, Viola! Viola! Duce ! Duce!Francesco Russo, Viola! Viola! Duce ! Duce!, di calcio, d’amore e di guerra, Orbetello (Grosseto) Effequ, 2014

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di Giuseppe Panella

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Francesco Russo, oltre a essere un giornalista e un esperto di relazioni internazionali (materia nella quale si è laureato alla Facoltà di Scienze Politiche), è un appassionato storico della Fiorentina (di ieri e di oggi). Ma, oltre a conoscere le vicende più o meno “segrete” della squadra viola, è anche uno scrittore emulo della grande tradizione narrativa di Firenze e soprattutto si è posto nel solco di Vasco Pratolini. Perché Viola! Viola! Duce ! Duce!, di calcio, d’amore e di guerra ricorda moltissimo le storie drammatiche ma anche struggentemente sentimentali, le iniziazioni alla vita e al sesso, le passioni politiche e sportive che costellano le pagine di libri ormai entrati nella storia della letteratura italiana come Le ragazze di San Frediano o Il Quartiere o La costanza della ragione. Ovviamente, lo stile sfoderato da Russo è molto più moderno di quello dello scrittore fiorentino e le articolazioni delle sue storie meno appesantite dal carico spesso ingombrante della necessità ideologica che predomina in alcune prove, anche molto notevoli, di Pratolini.

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Dal microcosmo fiorentino al macrocosmo della Commedia. Massimo Mori, flâneur nella città di Dante a 750 anni dalla nascita del Poeta

moriDal microcosmo fiorentino al macrocosmo della Commedia. Massimo Mori, flâneur nella città di Dante a 750 anni dalla nascita del Poeta.

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di Stefano Lanuzza

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Firenze capitale dell’Italia negli anni 1865-1871 – la ‘capitale involontaria’ per la quale si abbattono il centro antico e le mura del Trecento –, tra le città più visitate e ammirate d’Italia, è nota nel mondo anche per avere dato i natali nel 1265 a Dante Alighieri: colui che, presumibilmente nel 1307, inizia a scrivere quella Commedia dove si concentra la grande cultura del Medio Evo e si pongono le basi d’una lingua italiana stabile e dall’ortografia fino ad oggi immutata… Ci voleva il guelfo e poi ghibellino Dante perché la parola italiana cessasse di essere un dialetto del latino e diventasse lingua d’una nazione.
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SUL TAMBURO 2: Paolo Di Paolo, “Portami tanta vita”

Paolo Di Paolo, Portami tanta vitaPaolo Di Paolo, Portami tanta vita, Milano, Feltrinelli, 2013

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di Giuseppe Panella

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Il personaggio principale del romanzo, Piero Gobetti, appare quasi all’improvviso, così descritto fin dalle prime pagine dell’opera nel pieno della sua attività di provocatore:

«A questo punto il più smilzo – svettava per altezza, con una nuvola di ricci chiari sulla testa – si è alzato di colpo, ha raccolto il libro che poco prima aveva fatto cadere e l’ha infilato in una tasca già sformata della giacca. Al collo portava una cravattina a nodo fisso e i polsini di celluloide, sul naso un paio di occhiali tondi che in quella luce grigia brillavano. Sulle labbra, un sorriso malizioso, quasi di scherno. Illustre professore, ha spiegato, in verità si tratta di un’azione di protesta contro la sua persona, oltre che del tentativo di svegliare dal sonno la sua platea. Molti hanno nascosto le risate portandosi la mano alla bocca. E’ passato un interminabile minuto di silenzio. Il professore guardava fisso davanti a sé, come raggelato. Ha aperto la bocca senza che ne uscisse alcun suono. Poi, le prime parole sono state Quasi smarrito. Cominciava con questa ammissione la sua replica alla protesta?»(1).

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Marino Magliani, “Il Canale Bracco”

magliani_braccoMarino Magliani, Il Canale Bracco, Fusta Editore coll. Bassa Stagione, 2015, pp. 127, euro 12,00.

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di Andrea B. Nardi

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Ogni tanto bisogna tornare a Magliani. Come dopo un vino cattivo, uno spumante da poveri del cenone triste cui c’eravamo fatti convincere invece di starcene a casa coi nostri cani: il giorno dopo si ha voglia solo di acqua pulita e fredda, quelle fonti in mezzo ai prati d’alta montagna che mentre bevi senti attorno l’alito del fieno. Magliani è quella fonte; ripulisce via tutto, disseta e sazia, depura ogni nostro errore, riporta in equilibrio le nostre precarie fantasie.
La domanda odiata da ogni scrittore: «un romanzo di che tipo?». La domanda che dovrebbe essere odiata da ogni lettore: «di che parla?».
Un romanzo diventa letteratura solo se non è così codardo da chiudersi dentro un tipo (poliziesco, giallo, rosa, d’avventura, per ragazzi, per adulti, thriller, vegano, senza glutine, pastorizzato o di fantascienza): Anna Karenina che cos’è, un romanzo d’amore? E Raskol’nikov si muoverebbe dentro un legal-noir? Balle.
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“Ofelia” di Luigi Capuana (a 100 anni dalla morte): parapsicologia e… gelosia

J. E. Millais, Ophelia, 1851-‘52

J. E. Millais, Ophelia, 1851-‘52

Ofelia di Luigi Capuana (a 100 anni dalla morte): parapsicologia e… gelosia

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di Stefano Lanuzza

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È proprio e sempre il normativo teorico del Verismo positivista illustrato dalle crestomazie letterarie quell’eclettico Luigi Capuana (Mineo, 1839 – Catania, 1915) che, ancora prima di pubblicare il romanzo parapsicologico Il marchese di Raccaverdina (1901), introducendo la raccolta di fiabe C’era una volta… (1882) smentisce i fondamenti veristi, fissati sul finire del 1870 e prossimi al Naturalismo francese, dichiarando certa sua predilezione per un “mondo meraviglioso di fate, di maghi, di re, di regine, di orchi, di incantesimi”?
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TIRATURE ’15, a cura di Vittorio Spinazzola

TIRATURE ’15
a cura di Vittorio Spinazzola
Milano: il Saggiatore / Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, 2015
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Scarica gratuitamente «Tirature ’15»: formato epub, mobi e pdf

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Gli opinion leader dei giorni nostri provengono, più che dal mondo della stampa giornalistica e libraria, soprattutto dai mezzi audiovisivi pubblici e privati. Una nuova professione è venuta sviluppandosi nell’ambito della cultura umanistica, che non è affatto in deperimento. Il vento è cambiato: il Novecento è stato l’epoca dello sperimentalismo avanguardistico, con le sue sofisticazioni elitarie, ma nel Duemila la spinta delle cose, specie in campo tecnoscientifico, porta ad allargare, non a restringere il colloquio con tutto il pubblico più o meno acculturato. La gamma dei punti di vista e dei linguaggi è la più varia, con una inclinazione all’ironia, che alleggerisce e beffeggia, sullo sfondo di una lunghissima crisi delle istituzioni.

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L’istante congelato. L’inquietudine nelle grafiche di Giacomo Cuttone

2012, Il canto del cigno, china, 33x48di Giuseppe Alletto

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Forme che si aggrovigliano e si fondono, linee che muoiono e rinascono l’una dall’altra in un abbraccio convulso e febbrile

Ecco la grammatica visiva di Giacomo Cuttone.

Nelle sue grafiche l’artista di Mazara del Vallo mostra allo spettatore una sorta di metamorfosi incessante di oggetti e corpi, che ricorda le opere su carta di Endre Roszda e, più in generale, degli artisti del Surrealismo storico. In una sorta di costante tentativo di “congelare” gli elementi della realtà, di sottrarli alla dimensione temporale, egli si impegna a restituire, in un’immagine fissa, un istante della loro esistenza. Cuttone sembra, infatti, voler trarre fuori dal supporto i propri soggetti, quasi a liberarli dalla precarietà del loro essere. L’artista “scolpisce” le sue figure per mezzo di un accostamento di piani, a loro volta costituiti da linee disposte a formare pattern molto coerenti. Linee, piani, superfici compiono il miracolo della piena plasticità in quello spazio che sembra adatto soltanto a figure piatte, a ombre, a simulacri senza alcuna consistenza: lo spazio bianco del foglio.

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Thomas Piketty, “Il capitale nel XXI secolo”

Thomas Piketty, Il capitale nel XXI secoloThomas Piketty, Il capitale nel XXI secolo, Bompiani, pp. 946, euro 22,00.

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di Andrea B. Nardi

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Thomas Piketty è l’accademico francese cui vanno almeno due mirabili meriti: il primo, ovviamente, scientifico, per il colossale studio sul ruolo del capitale finanziario dall’Ottocento ai giorni nostri; il secondo, invece, editoriale. Egli infatti ha inconsapevolmente scardinato, direi: terremotato, le abitudini commerciali dei nostri pessimi editori. Per la prima volta da decenni, viene proposto al grande pubblico – benché dubito fortemente che tutti i suoi commentatori giornalistici lo abbiano letto per intero (esperienza, vi assicuro, non lieve) – un testo dal più profondo rigore storico, sociale, economico, in luogo di tutti gli pseudo saggi di sedicenti esperti, che ingombrano gli scaffali dei librai con argomenti, teorie e conclusioni totalmente campate in aria, senza alcuna referenza verificata, senza nessuna prova a latere, privi d’ogni elementare sostegno documentale.

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SUL TAMBURO 1: Francesco Recami, “Piccola enciclopedia delle ossessioni”

Francesco Recami, Piccola enciclopedia delle ossessioniFrancesco Recami, Piccola enciclopedia delle ossessioni, Palermo, Sellerio, 2015

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di Giuseppe Panella

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Dopo tante avventure più o meno divertenti e sicuramente ben congegnate degli inquilini che popolano avventurosamente la sua “casa di ringhiera”, specchio vivente e un po’ contrastato di un microcosmo che il macrocosmo dell’Italia di oggi, Recami ritorna alla sua attitudine più convinta e convincente: quella della “critica di costume” (per dirla poi, con un’espressione più colta, alla Kulturkritik). A farne le spese sono molti italiani e i loro tic, le loro convinzioni superficiali e/o profonde, il loro modo di atteggiarsi di fronte al mondo, le loro diete e i loro tempi di vita, la loro prosopopea e le loro mode culturali, il loro salutismo (la loro “ortoressia” fasulla e facilona) e il loro gusto dei paradossi. Ne viene fuori un ritratto agrodolce dell’Italia di oggi, fatto di piccoli gesti, di lunghe osservazioni, di errori ed omissioni, di cibo più esibito che mangiato e di una ricerca spasmodica di una vita lunga e goduta più nella fantasia che nella realtà quotidiana.

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NOI REBELDÍA / 2015.0 “Guevara goguEr”

Nuova edizione del progetto di scrittura poetica collettiva e anonima dopo le due sperimentazioni “We Are Winning Wing” (2010) e “L’ora Zero” (2013), entrambe lanciate sulle Reti di Dedalus. La progettualità di quest’anno punta a una operatività multidisciplinare e intermediale con il coinvolgimento di una voce attoriale, un pittore, un musicista e un video artista.

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Marlene Dumas – L’immagine come fardello

Marlene DUMAS    Pour qui sonne le glas    2008   huile sur toile    100x90

Marlene DUMAS Pour qui sonne le glas 2008 huile sur toile 100×90

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di Andrea B. Nardi

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Marlene Dumas è uno di quei rari artisti contemporanei in grado d’emozionare sia lo smaliziato conoscitore dei linguaggi moderni, sia il neofita digiuno d’ogni altra espressività posteriore, mettiamo, tanto per cambiare, agli impressionisti.

Nata in Sud Africa nel 1953, ma europea – olandese – d’adozione, questa pittrice è in attività da oltre quarant’anni, eppure le sue opere non hanno mai smesso di, e continuano tutt’ora a, incarnare sorprendentemente lo spirito della nostra epoca. The image as Burden è giusto il titolo della mostra retrospettiva a lei dedicata dalla Fondazione Beyeler – vera garanzia nell’attività espositiva d’alta qualità – a Riehen/Basel dal 30 maggio a metà settembre di quest’anno, curata da Samuel Keller.

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L’errante poeta Gianmario Lucini

copLucini copiaL’errante poeta Gianmario Lucini

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di Antonino Contiliano1

Lascio […] che ognuno viva a suo talento e che

chi vuol morire muoia a proprio piacimento,

purché a me sia dato di vivere per la verità.

B. Spinoza (al sigr. E. Oldenburg, Epistolario, XXX)

L’editore e poeta Gianmario Lucini è morto nell’ottobre del 2014. Non ha potuto vedere nulla del destino di quest’ultima sua fatica poetica, Istruzioni. Per le quattro sezioni che compongono il libro – Istruzioni per la notte, Istruzioni per l’ascesa, Istruzioni per l’ira, Istruzioni per la città –, le poesie di questa raccolta, a parere di chi scrive, non sono molto lontane da veri e propri esercizi spirituali, e numerati.

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“Gli ignoranti – Vino e libri: diario di una reciproca educazione” di Étienne Davodeau

Gli ignoranti – Vino e libri: diario di una reciproca educazione, di Étienne Davodeau Gli ignoranti – Vino e libri: diario di una reciproca educazione, di Étienne Davodeau, Porthos, 2015, pp. 287, euro 25,00.

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di Andrea B. Nardi

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Deve essere bello saper disegnare. E deve essere bello possedere una vigna. Ve lo dice uno che non riesce a tirare una linea dritta nemmeno col righello, e che col vino ha un rapporto conflittuale (sono più tipo da birra, e da cocktail Martini). Étienne Davodeau e Richard Leroy sono due amici, il primo è un disegnatore famoso per i suoi reportage a fumetti, l’altro un produttore di vini naturali, entrambi raggiunti, nel proprio ambiente, da quella fama meno ossessionata dal denaro che dall’ottima esecuzione del lavoro, il che, spesso, è il primo presupposto dell’arte.

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I LIBRI DEGLI ALTRI (Fine serie)

fine serieI LIBRI DEGLI ALTRI è il titolo della raccolta delle lettere editoriali di Italo Calvino indirizzate agli autori poi accettati e pubblicati dalla casa editrice Einaudi presso la quale lo scrittore ha lungamente lavorato. Utilizzando questo titolo, mi sono proposto di scrivere e valorizzare al meglio testi quasi sempre non adeguatamente messi in evidenza nelle usuali recensioni librarie anche nell’ambito delle riviste letterarie sul web. Dopo aver superato i cento titoli recensiti mi sembra opportuno ora cambiare registro e utilizzare nuovi strumenti per raggiungere lo stesso obiettivo.

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I LIBRI DEGLI ALTRI n.115: Esercizi di attesa. Valerio Magrelli, “Il sangue amaro”

Valerio Magrelli, Il sangue amaroEsercizi di attesa. Valerio Magrelli, Il sangue amaro, Torino, Einaudi, 2014

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di Giuseppe Panella

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Sesta raccolta di versi del poeta “laureato” Valerio Magrelli, Il sangue amaro mette insieme alcuni versi “d’occasione” (scritti in situazioni e pubblicazioni molto diverse tra loro) con almeno due sezioni liriche rilevanti per impegno e vocazione di scrittura. In una di esse, non a caso intitolata Timore e tremore (dove al richiamo paolino si unisce il rimando a Kierkegaard), l’angoscia quotidiana della contemporaneità si mescola al ricordo di situazioni del quotidiano che alla paura dell’ignoto e della morte sapientemente si riannodano:

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La materia scura di Orazio Labbate

Orazio Labbate, Lo ScuruLa materia scura di Orazio Labbate. Orazio Labbate, Lo Scuru, Latina, Tunué edizioni, 2014, pp. 120, € 9,90

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di Primo De Vecchis

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Pare che una delle attività più prolifiche del nemico dell’umanità che chiamiamo il diavolo sia quella di far credere alla maggior parte delle persone (razionali!) che egli stesso non esiste, che si tratta invero di una invenzione grottesca della religio, anzi della superstitio. Dunque ben venga un libro, nella fattispecie un romanzo, che ci dice chiaramente non solo che il diavolo esiste, ma che è in piena attività, senza che le future anime (dannate) ne abbiano contezza.

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“Piero Chiara: lingua e stile”. Saggio di Domenico Carroso

Piero_Chiara_autografoPiero Chiara: lingua e stile

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di Domenico Carosso

«A raccontarsi mi tira una novella di cose cattoliche e di sciagure e d’amore in parte mescolata»: questo l’exergo, dal Decameron II, 2, che apre e giustifica, col trinomio cattolicesimo-amore-sciagura, il romanzo o racconto lungo di Piero Chiara La spartizione.

Il vero tema su cui nasce la novella è la popolarità, nel Medioevo, di san Giuliano, della sua leggenda, che si legge anche nella Legenda aurea di Jacopo da Varazze, 30, di cui si trovano già tracce nello Speculum historiale di Vincenzo di Beauvais.

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Oltre il “singolare”: scritture collettive e autoralità diffusa Intervista ad Antonino Contiliano (Noi Rebeldìa)

scritture collettive

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di Silvia Ciancimino1

  1. Volendo recuperare alcune recenti considerazioni di Gabriele Perretta sullo stato dell’arte a noi contemporanea, egli, problematizzando l’irrimediabile metamorfosi e dell’opera e dell’autore che la concretizza (come fenomeno endemico ai complessi regimi di accumulazione di capitale immateriale e monetario), sostiene: «l’artifex è più vicino ad un esangue artigiano che si allena ad eseguire un mandato progettuale e teorico ormai staccatosi dal contesto del singolo soggetto […].
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I LIBRI DEGLI ALTRI n.114. Il sapore della realtà, il colore del giorno che passa, la memoria del presente. Andrea Galgano, “Di là delle siepi. Leopardi e Pascoli tra memoria e nido”

Andrea Galgano, Di là delle siepiIl sapore della realtà, il colore del giorno che passa, la memoria del presente. Andrea Galgano, Di là delle siepi. Leopardi e Pascoli tra memoria e nido, prefazione di Davide Rondoni, preludio di Irene Battaglini, Roma, Aracne, 2014

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di Giuseppe Panella

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Lodando l’impianto non esclusivamente accademico e di pura ricerca e curiosità bibliografica che presenzia alla ricerca di Andrea Galgano (doti quest’ultime presenti nel libro ma che non lo soffocano né gli impediscono di comunicare le proprie novità ermeneutiche), Davide Rondoni scrive con efficacia nella sua prefazione al libro:

«Qui no, spira invece un’aria di partecipazione e di fame, non ho altra parola, che somiglia a quella con cui bevendo qualcosa si ascolta con attenzione e ci si interessa alla vita di un amico, ai suoi casi e alle sue testimonianze. Il lungo approfondimento sul tema della memoria, oltre a fornire una chiave lungo la quale leggere evoluzioni e cesure in una ideale storia della poesia, ci mostra come e quanto questa indagine sia mossa dalla volontà di entrare in un mistero, e la sua fragranza che trapela nelle opere in esame. Ma senza quella fame di amicizia, tale indagine sarebbe stata più mesta e fredda, più distaccata e non per questo più obiettiva. C’è un metodo affettivo che guida l’autore, libero di prender suggerimenti da precedenti lettori molto diversi e quasi antagonisti tra loro»1.

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La passione della/per la parole di Stefano Lanuzza

Stefano Lanuzza, Céline della LibertàLanuzza Stefano, Céline della libertà. Vita, lingua e stile di un «maledetto» , 2015, Stampa Alternativa, € 14,00

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di Antonino Contiliano

Due particolari e recenti eventi editoriali richiamano il nome dello scrittore e critico Stefano Lanuzza. Sono l’Horcynus Orca di Stefano D’Arrigo, tradotto in lingua tedesca da Moshe Kahn (S. Fischer Verlag, Frankfurt, 2015), e ora, dello stesso Lanuzza, Céline della libertà. Vita, lingua e stile di un “maledetto” (Stampa Alternativa, Roma-Viterbo, 2015). Si tratta di due pubblicazioni che hanno al centro, pur diversamente connotato, un linguaggio letterario ‘eretico’ (per una letteratura non d’‘accatto’, ossia consumistica o di mercato): un linguaggio come passione della parole, come scelta fortemente trasgressiva.

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La truffa della crisi

Pigs – La crisi spiegata a tutti, di Paolo FerreoLa truffa del debito pubblico, di Paolo Ferrero_____________________________
di Andrea B. Nardi

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Tra un secolo o forse due, agli studenti svogliatamente curvi sui capitoli di Storia relativi a questi nostri primi decenni del Duemila non potrà non calare una triste domanda: ma come potevano essere tanto ciechi e sottomessi e ottusi e idioti gli uomini del XXI secolo da tollerare d’essere così schiavizzati dai potentati finanziari? E perché non si sono subito ribellati a quell’aristocrazia politica inetta e criminale, lacchè della finanza internazionale, da cui erano governati?

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Vivalascuola. Ma dove sono le parole?

“«Il silenzio mi passava tra le vene / sembra infinito il silenzio». Sono le parole di un poeta. Ma ha nove anni e forse nemmeno frequenta più la scuola. Si chiama Marius, è un bambino rom. Ha imparato a comporre versi nella sua scuola, quando ha incontrato una strana maestra, diversa da tutte le altre, venuta per condurre un seminario di poesia. Di cosa si tratta? Risponde Alice, otto anni, italiana: «tranquillità / silenzio / concentrazione / un po’ di pazzia / piacere di ascoltare / il nostro amico silenzio». Questa maestra si chiama Chandra Livia Candiani, vive a Milano, dove è nata, ma ha origini russe. Scrive una poesia tra le più significative oggi in Italia e da otto anni conduce seminari di poesia in diverse scuole elementari a tempo pieno della sua città. Le classi interessate erano dapprima le quarte e le quinte; poi solo le quinte, in seguito ai tagli all’istruzione. Leggere le poesie di questi bambini è un’esperienza straordinaria. All’inizio si stenta a crederci, eppure nulla di ciò che hanno scritto è stato corretto né modificato. A loro sono stati affidati due strumenti prima di ogni cosa: libertà e fiducia.” Questa esperienza, che così viene riassunta da Andrea Cirolla nell’introduzione, è diventata un libro proposto dalle edizioni Effigie: Ma dove sono le parole?, curato dalla stessa Chandra Livia Candiani e da Andrea Cirolla. Secondo Sebastiano Aglieco, maestro e poeta, uno si tratta di uno di quegli “oggetti infuocati capaci di bruciare le nostre convinzioni sull’insegnamento e di proiettarci verso paesaggi che non conosciamo, un libro che “va letto ai bambini. O agli adulti che ancora si riconoscono nell’immagine dell’aviatore caduto nel deserto. Per gentile concessione dell’editore, che ringraziamo, proponiamo su vivalascuola un brano iniziale e una scelta di poesie di bambini.

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I LIBRI DEGLI ALTRI n.113: L’occhio del poeta costruisce il percorso poetico. Riccardo Donati, “Nella palpebra interna. Percorsi novecenteschi tra poesia e arti della visione”

Riccardo Donati, Nella palpebra internaL’occhio del poeta costruisce il percorso poetico. Riccardo Donati, Nella palpebra interna. Percorsi novecenteschi tra poesia e arti della visione, Firenze, Le Lettere, 2014

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di Giuseppe Panella

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Riccardo Donati si è sempre mosso, nello sviluppo della sua ricerca critica di studioso, tra Settecento1 e Novecento2, tra proposta originaria presente nel Secolo dei Lumi e i suoi esiti in ambito novecentesco. Tuttavia i suoi interessi predominanti concernono, in massima parte e proprio a partire dalla sua originaria analisi del Bigongiari critico d’arte, l’evoluzione della poesia italiana contemporanea e i suoi rapporti con le arti della visione.

Nella palpebra interna, infatti, rende conto di tutta una serie di importanti poeti della tradizione novecentesca italiana che si sono messi in rapporto con le arti della visione facendo oggetto della loro ricerca poetica le potenzialità ermeneutiche e liriche dello sguardo.

Per riuscire ad ottenere conclusioni non banali e in certa misura più nuove rispetto alla tradizionale analisi di questo rapporto, Donati si cimenta, in linea preliminare, con una nozione ambigua e sfuggente come quella di sguardo provandosi a darne un quadro teorico generale di riferimento.

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