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Pigs – La crisi spiegata a tutti, di Paolo FerreoLa truffa del debito pubblico, di Paolo Ferrero_____________________________
di Andrea B. Nardi

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Tra un secolo o forse due, agli studenti svogliatamente curvi sui capitoli di Storia relativi a questi nostri primi decenni del Duemila non potrà non calare una triste domanda: ma come potevano essere tanto ciechi e sottomessi e ottusi e idioti gli uomini del XXI secolo da tollerare d’essere così schiavizzati dai potentati finanziari? E perché non si sono subito ribellati a quell’aristocrazia politica inetta e criminale, lacchè della finanza internazionale, da cui erano governati?

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“«Il silenzio mi passava tra le vene / sembra infinito il silenzio». Sono le parole di un poeta. Ma ha nove anni e forse nemmeno frequenta più la scuola. Si chiama Marius, è un bambino rom. Ha imparato a comporre versi nella sua scuola, quando ha incontrato una strana maestra, diversa da tutte le altre, venuta per condurre un seminario di poesia. Di cosa si tratta? Risponde Alice, otto anni, italiana: «tranquillità / silenzio / concentrazione / un po’ di pazzia / piacere di ascoltare / il nostro amico silenzio». Questa maestra si chiama Chandra Livia Candiani, vive a Milano, dove è nata, ma ha origini russe. Scrive una poesia tra le più significative oggi in Italia e da otto anni conduce seminari di poesia in diverse scuole elementari a tempo pieno della sua città. Le classi interessate erano dapprima le quarte e le quinte; poi solo le quinte, in seguito ai tagli all’istruzione. Leggere le poesie di questi bambini è un’esperienza straordinaria. All’inizio si stenta a crederci, eppure nulla di ciò che hanno scritto è stato corretto né modificato. A loro sono stati affidati due strumenti prima di ogni cosa: libertà e fiducia.” Questa esperienza, che così viene riassunta da Andrea Cirolla nell’introduzione, è diventata un libro proposto dalle edizioni Effigie: Ma dove sono le parole?, curato dalla stessa Chandra Livia Candiani e da Andrea Cirolla. Secondo Sebastiano Aglieco, maestro e poeta, uno si tratta di uno di quegli “oggetti infuocati capaci di bruciare le nostre convinzioni sull’insegnamento e di proiettarci verso paesaggi che non conosciamo, un libro che “va letto ai bambini. O agli adulti che ancora si riconoscono nell’immagine dell’aviatore caduto nel deserto. Per gentile concessione dell’editore, che ringraziamo, proponiamo su vivalascuola un brano iniziale e una scelta di poesie di bambini.

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Riccardo Donati, Nella palpebra internaL’occhio del poeta costruisce il percorso poetico. Riccardo Donati, Nella palpebra interna. Percorsi novecenteschi tra poesia e arti della visione, Firenze, Le Lettere, 2014

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di Giuseppe Panella

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Riccardo Donati si è sempre mosso, nello sviluppo della sua ricerca critica di studioso, tra Settecento1 e Novecento2, tra proposta originaria presente nel Secolo dei Lumi e i suoi esiti in ambito novecentesco. Tuttavia i suoi interessi predominanti concernono, in massima parte e proprio a partire dalla sua originaria analisi del Bigongiari critico d’arte, l’evoluzione della poesia italiana contemporanea e i suoi rapporti con le arti della visione.

Nella palpebra interna, infatti, rende conto di tutta una serie di importanti poeti della tradizione novecentesca italiana che si sono messi in rapporto con le arti della visione facendo oggetto della loro ricerca poetica le potenzialità ermeneutiche e liriche dello sguardo.

Per riuscire ad ottenere conclusioni non banali e in certa misura più nuove rispetto alla tradizionale analisi di questo rapporto, Donati si cimenta, in linea preliminare, con una nozione ambigua e sfuggente come quella di sguardo provandosi a darne un quadro teorico generale di riferimento.

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Marcelo Damiani, Il mestiere di sopravvivereLa scacchiera di Marcelo Damiani. Marcelo Damiani, Il mestiere di sopravvivere, traduzione e cura di Marcella Solinas, Salerno, Edizioni Arcoiris, 2014, pp. 184, euro 12,00

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di Primo De Vecchis

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In un’isola dell’America Latina, per certi versi simile all’Argentina dei nostri tempi, sorge una particolare università chiamata Centro Accademico SCAcchistico Transnazionale Avanzato (C.A.SCA.TA), che prevede una innovativa Laurea in Scacchi, dove si insegnano materie tecniche (“Aperture”, “Finali”) e altre più teoriche (“Estetica”, “Filosofia della scacchiera”). Non si tratta dell’inizio di un racconto di David Foster Wallace, ma del primo capitolo di un romanzo postmoderno (ma per nulla “superficiale”) dell’argentino Marcelo Damiani, classe 1969, che prende il titolo de Il mestiere di sopravvivere.

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di Antonino Contiliano
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Che parole intrecciare e quali pensieri farvi parlare quando la morte toglie voce e silenzi a un amico e a un poeta che hai frequentato – Gianmario Lucini, inaspettatamente scomparso (ottobre 2014). Il poeta e l’amico con cui hai dialogato, scherzato, sgranocchiato, progettato incontri e viaggi di poesia, o con cui hai condiviso anche un mondo, il mondo della poesia, e intrecciandone destino e funzione oggi! Il mondo che per lui era generato dal “pensiero poetico integrale” (logico, analogico, scelte epistemologiche, affetti, condotte) e dal suo divenire – forma secondo il principio pareysoniano della “formatività” critica. Perché «l’uomo è un essere dotato di pensiero poetico integrale criticabile, in quanto riconoscibile secondo un principio di coerenza interna al pensiero poetico integrale stesso, che si esprime in una forma artistica» (G. Lucini, Pensiero poetico e critica integrale dell’arte).

Scarica e leggi il pdf Ricordando il poeta Gianmario Lucini “parresiasta”

Fonte: http://www.senecio.it

Shotgun Lovesongs, Nickolas ButlerNickolas Butler, Shotgun Lovesongs, Marsilio 2014, pp. 318, euro 18,00

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di Andrea B. Nardi

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Nelle comunità rurali degli Stati Uniti l’espressione shotgun wedding, o shotgun lovers, sta a indicare il fidanzamento e matrimonio riparatore imposto dal padre della ragazza al giovanotto che l’ha insidiata, tramite il più che convincente argomento di una doppietta a canna liscia puntata addosso al malcapitato. Sebbene parecchi siano i temi che vanno a intrecciarsi in questo davvero bel romanzo d’esordio di Butler, quello che ci ha affascinato e pienamente coinvolto è proprio l’ambiente agricolo dei grandi spazi americani, ossia, in pratica, l’intera America, la sua maggiore espressione sociale, al di là delle varie metropoli aliene e distanti.

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Adriana Gloria Marigo, L’essenziale curvatura del cieloAdriana Gloria Marigo, Un biancore lontanoIl cielo è il tetto del mondo. Adriana Gloria Marigo, Un biancore lontano, Faloppio (Como), LietoColle Edizioni, 2009; L’essenziale curvatura del cielo, postfazione di Eros Olivotto, Milano, La Vita Felice, 2012

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di Giuseppe Panella

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Un biancore lontano è il primo libro di poesie di Adriana Gloria Marigo, pubblicato dopo molte riflessioni e una lunga attesa nel 2009. E’ un libro di esordio, certamente, ma che mostra già i caratteri di una maturità linguistica e umana che possono farla considerare alla lettura ben lontana dall’essere un’ “esordiente assoluta”. In questo breve ma succoso grappolo di versi, la densità dei richiami e dei riferimenti, in particolare alla cultura classica e alla mitologia, è tale da imporsi come cifra della scrittura stessa della Marigo. Proprio quel “biancore lontano”, allora, è l’emergenza culturale di un progetto poetico che vede nella scelta a favore della natura e nella passione d’amore vissuta e sofferta il suo punto di riferimento essenziale.

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Nei giorni 1, 3, 4 e 6 marzo 2015 l’autore marsalese, Antonino Contiliano, sarà a Firenze, Roma e Napoli per la presentazione di alcuni libri di poesia; libri che lo vedono nella veste di curatore, di prefatore o che hanno come centro l’intero ciclo della sua stessa produzione poetica (Francesca Medaglia, “Il ritmo dei tempi in Antonino Contiliano”, Empirìa/2014).

Domenica 1 marzo 2015, alle ore 17, il Nostro sarà a Firenze per la presentazione di Noi Rebeldía 2014, “L’ora zero” (il libro di poesia collettiva-anonima di cui è stato ideatore e curatore) e “Vilipendio” (libro di poesie dell’amico Gianmario Lucini – recentemente scomparso – di cui ha curato la prefazione). La presentazione, che vedrà gli interventi di Annalisa Macchia, Francesca Medaglia e Giuseppe Panella, avrà come sede la sala dell’‘Area N.O.’ (via Panicale 24rosso, Firenze), lo “spazio olistico” diretto dal poeta fiorentino Massimo Mori.

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SULTANE_Layout 1La vita è adesso e la morte non fa paura. Marilù Oliva, Le Sultane, Roma, Elliot, 2013

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di Giuseppe Panella

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Tre vecchiette, Wilma, Annunziata detta Nunzia e Mafalda (tutti nomi d’antan – come si può vedere) che abitano a Bologna in una (inesistente) via Damasco in un complesso di case di edilizia popolare e sono note come le Sultane, sono al centro di un romanzo di cui è difficile stabilire genere e profilo narrativo. La vicenda parte apparentemente come una storia di ordinaria mestizia e solitudine con protagonista la difficile “terza età” degli italiani medi, prosegue – sempre apparentemente – come un noir e termina con un finale (diciamo così) aperto.

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La quarta uscita della collana kritik è un testo di Jean-Marie Gleize: Opacità critica. Il file, di 744 Kb, può essere scaricato direttamente QUI
o dalla pagina EbooKritik: http://gammm.org/index.php/ekritik/.


 

La seconda uscita della collana kritik è un saggio di Christophe Hanna: Poesia azione diretta. Contro una poetica del gingillo, tratto da Poésie action directe, uscito per le Éditions Al Dante nel 2003. Il saggio presenta un’analisi del fatto poetico che si distacca dalla tradizione formalista e parte dalle ultime proposte testuali dei nuovi autori francesi. Potete scaricare il file .pdf (192 KB) qui o qui.

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Maria De Lorenzo, Un lungo desiderioChe la terra le sia lieve… Maria De Lorenzo, Un lungo desiderio. Poesie, con una postfazione di Nino Borsellino, Roma, Fermenti, 2014 ; Gliommero, poesie di Maria De Lorenzo e quindici acquarelli di Nino Tricarico, Roma, Edizioni L’Impronta, 1998

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di Giuseppe Panella

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Maria De Lorenzo non ha lasciato un’opera eccessivamente abbondante: si tratta di sei raccolte di versi in vita (tra cui il prezioso Gliommero con tredici, splendidi acquarelli del grande pittore potentino Nino Tricarico) e questo suo bel testo postumo che è, in realtà, il frutto della volontà di suo marito, il critico letterario Nino Borsellino, di impedire che il ricordo della sua scrittura si perda nell’oblio (come troppo spesso frequentemente ormai accade a tanti, troppi poeti).

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Il presidente deve morireIl Cile falsificato: intervista senza intervistato a Maurizio Chierici sul suo libro Il presidente deve morire.

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di Andrea B. Nardi

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L’odio cieco verso gli Usa, meno ideologico che nevrotico, porta alcuni individui ad alimentare menzogne, propagandare calunnie, falsificare la storia. Spesso a distanza anche di decenni. È quanto pare essere accaduto con questo libro di Maurizio Chierici, il quale, certo contando sulla generale memoria corta del pubblico, pretendeva di riscrivere a modo suo i fatti drammatici del Cile di oltre quarant’anni fa. Noi volevamo intervistarlo non solo per smentirlo ma soprattutto per sentire le sue ragioni. Purtroppo, dopo un iniziale assenso, l’autore, dopo aver letto le nostre domande, si è reso latitante senza mai concedere l’intervista. Ecco le domande che gli avevamo inviato.

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Franco Legni, Io Nichi MorettiSgangherato frenetico stomp. Franco Legni, Io Nichi Moretti, Firenze, Curiosando Edizioni, 2013

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di Giuseppe Panella

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Nichi Moretti non è certo quello che si suole definire un “bravo ragazzo”, non è riuscito nella vita, non è molto amato dalle donne né apprezzato dalle madri che lo vorrebbero come genero (della sua, di mamma, non si sa nemmeno se ci sia o che cosa faccia tranne una fuggevole apparizione sul finale della narrazione della sua storia). In realtà, scivola ogni giorno di più nel fallimento totale.

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Andrea B. Nardi, AliAndrea B. Nardi, Ali, Parallelo 45 edizioni, 2014, pp. 204, € 12

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di Francesco Sasso

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L’esistenza di Dio, la sua azione creatrice e provvidenziale, la legge morale, l’esistenza del Male sono tutte verità alle quali la ragione umana può giungere da sola? Cosa accade se un arcangelo inizia a dubitare dell’esistenza di Dio? Se quelle verità sono in balia del Male e Dio tace da lungo tempo, allora non resta che ribellarsi? La storia raccontata da Andrea B. Nardi, Ali, è umana nella sostanza e soprannaturale per il modo di comunicarla. Nardi racconta le vite parallele di arcangeli e cherubini nella New York senza tempo prima dell’attentato alle Torri Gemelle.

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Guido Guidi Guerrera, Avatar Beauty ProjectSalvate (almeno) la faccia. Guido Guidi Guerrera, Avatar Beauty Project, Baiso (Reggio Emilia), Verdechiaro Edizioni, 2013

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di Giuseppe Panella

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La fisiognomica è un’arte antica e che nasce dallo sviluppo della riflessione filosofica sul rapporto tra corpo e anima. I tratti del volto (soprattutto il riflesso dello sguardo e il taglio della bocca) sono tra le forme espressive che caratterizzano il corpo umano e lo rendono unico e indistinguibile rispetto a quello di tutti gli altri esseri umani.

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Sostiene Pereira, di Marino Magliani Marco D’AponteMarino Magliani & Marco D’Aponte, Sostiene Pereira, Tunué 2014, pp. 174, euro 19,90.

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di Andrea B. Nardi

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Si è ricomposta la coppia Marco D’Aponte & Marino Magliani, premiata ditta già autrice di Quattro giorni per non morire (Transeuropa), ma dove questa è un’ottima graphic-novel di alto profilo, Sostiene Pereira va oltre e raggiunge i crismi dell’opera d’arte. Non abbiamo tema di essere smentiti: la versione grafica del romanzo di Tabucchi è una galleria di dipinti veri e propri, niente a che fare con le graphic cui potreste essere abituati, nemmeno quelle di miglior fattura. Chi conosce il lavoro di D’Aponte non si stupisce, in verità: pittore professionista, professore di disegno, il maestro torinese è un artista autentico, non un graffitaro o un fumettista tout-court, quindi nel campo della grafica d’autore lascia un segno personalissimo improntato a una propria poetica ben precisa, intellettuale ed emozionale.

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Bernardini, Chen contro ChenLa Cina è vicina. Giorgio Bernardini, Chen contro Chen, La guerra che cambierà Prato, Roma, Round Robin Edizioni, 2014

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di Giuseppe Panella

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Ogni generazione conosce le sue guerre private, la sue scaramucce familiari, le sue lotte intestine, l’eterna querelle tra vecchi e giovani, tra i sostenitori del modello tradizionale di vita cui si sono attenute i precedenti modelli di vita e gli animosi e volenterosi propugnatori di nuovi e più avanzati equilibri. Tutto ciò accade continuamente e non solo nel mondo occidentale dove lo scontro generazionale ha contrassegnato in maniera forte e spesso dolorosa i passaggi epocali e i mutamenti di mentalità. Ma quello che sta accadendo qui e ora a Prato nella vastissima comunità cinese che la contraddistingue ha caratteri di eccezionalità, di straordinaria unicità rispetto agli scontri interni tra le etnie che pure sono spesso avvenute nell’ambito di paesi europei in cui il lascito coloniale ha spesso lasciato strascichi sanguinosi (e non soltanto dal punto di vista culturale).

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Diego Fusaro, Il futuro è nostroDiego Fusaro, Il futuro è nostro – Filosofia dell’azione, Bompiani 2014, pp. 614, € 15,00.

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di Andrea B. Nardi

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Questo saggio di Diego Fusaro potrebbe essere destinato a diventare uno dei libri più significativi della nostra epoca, e – ce lo auspichiamo – uno dei più influenti. C’è qui, finalmente, la visione della società migliore, la società liberata dalle pastoie concettuali cui è stata perversamente assoggettata tra la fine del XX secolo e l’inizio del XXI, le stesse pastoie responsabili d’aver distrutto quei principi democratici e civili con tanta fatica raggiunti in millenni di storia umana. Oggi non solo ci stanno strappando via le conquiste politiche e morali della modernità, ma noi stessi contribuiamo a buttarle nella spazzatura senza reagire, rassegnati alla nostra presunta impossibilità di ribellarci ai nuovi feudatari del mondo. Siamo ridiventati servi della gleba senza neppure essercene accorti.

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favola_selvaggia César Vallejo, Favola selvaggia, traduzione di Raul Schenardi, Postfazione di Silvana Serafin, Salerno, 2014, Edizioni Arcoiris, pp. 76, euro 8,50.

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di Primo De Vecchis

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Il poeta peruviano César Vallejo, prima di emigrare alla volta dell’Europa per motivi politici, pubblicò nel 1923 un racconto lungo (o romanzo breve) dal titolo Favola selvaggia. Vallejo scrisse la novella in uno dei momenti più drammatici e fecondi della sua vita: nel 1922 aveva pubblicato la sua raccolta poetica più innovativa, Trilce, scritta per lo più mentre si trovava rinchiuso in carcere, accusato ingiustamente di aver “istigato intellettualmente” una rivolta con furti, saccheggi e un incendio doloso nella sua città natale, Santiago de Chuco.

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pdf_ico-libro I titoli dei saggi pubblicati da Retroguardia 2.0

nuovo saggio: 48. Giuseppe Panella, Histoire d’une vie. Fiorenza Alderighi racconta e si racconta

[QUI] puoi scaricare i saggi di letteratura in formato PDF.

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INDICE SAGGI

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La guerra degli uomini. Fiorenza Alderighi «Voi che sarete emersi dai gorghi / dove fummo travolti / pensate quando parlate delle nostre debolezze / anche ai tempi bui / cui voi siete scampati . // Andammo noi, più spesso cambiando paese che scarpe, / attraverso le guerre di classe, disperati / quando solo ingiustizia c’era, e nessuna rivolta. // Eppure lo sappiamo / anche l’odio contro la bassezza / stravolge il viso. / Anche l’ira per l’ingiustizia / fa roca la voce. Oh, noi / che abbiamo voluto apprestare il terreno alla gentilezza, / noi non si poté essere gentili. // Ma voi, quando sarà venuta l’ora / che all’uomo un aiuto sia l’uomo, / pensate a noi / con indulgenza» (Bertolt Brecht)

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di Giuseppe Panella

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Histoire d’une vie. Fiorenza Alderighi racconta e si racconta

1. Il racconto in prosa : la guerra, la morte, la pace

Da molto tempo ormai, Fiorenza Alderighi trasforma periodicamente la sua vita in una serie di racconti di vita e poi li rilancia in una prospettiva poetica di trasfigurazione necessaria.

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Michele Brancale, Rosa dei TempiL’impronta del tempo, i segni del destino. Michele Brancale, Rosa dei Tempi, prefazione di Gianni D’Elia, Firenze, Passigli, 2014

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di Giuseppe Panella

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A distanza di cinque anni dalla sua ultima raccolta di un certo impegno (Salmi metropolitani editi dalle Edizioni del Leone di Venezia, con una bella postfazione di Antonio Tabucchi), Michele Brancale ritorna alla poesia con una silloge di notevole spessore lirico e di forte coinvolgimento culturale e umano (e, aggiungerei senza tema di smentite, con una forte spinta di carattere religioso). Scrive Gianni D’Elia nella sua prefazione al libro, un testo in cui il poeta marchigiano dimostra un interesse condiviso e appassionato per l’impresa poetica di Brancale, che:

«Rosa dei tempi ha una struttura da antico canzoniere medievale, da calendario cristiano, da oroscopo religioso, da breviario liturgico, da diario confessionale. Citando i cantari bizantini, Brancale organizza molto bene il suo messale ideologico, evangelico, convinto, alternando al canone delle stagioni climatiche e naturali il rovello intorno al male storico e sociale, là dove i bambini, i vecchi partigiani e gli immigrati sono i suoi eroi del racconto. A volta rischia l’edificante e il poetico, come Manzoni, che mi sembra il suo modello urbano, come Campanella è il cittadino ideale, il cantore del sole divino. Un modello di orientamento forte, tra Storia e Natura, Dio ed uomo, nel vento dell’Apocalisse : una ‘Rosa dei Tempi’, appunto. Le cose migliori di questo canzoniere – la cui gran parte poteva benissimo essere stesa in prosa, dato che qui comanda la frastica, sulla metrica, come nei versetti biblici – sono quelle perlustrazioni di città o di campagna, quando l’immersione nelle cose sembra far nascere i concetti dalle immagini, e non il contrario, che mi pare praticato per tutto il libro»1.

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uma“UMAFEMINITÀ- CENTO POET* ” – Antologia poetic*, a cura di Nadia Cavalera

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di Antonino Contiliano

 

“CENTO POET*” – chiamati dalla battagliera poeta Nadia Cavalera attorno alla sua stimolante e viva idea-progetto di umanità “femina”– si ritrovano come un compatto “noi” poetico attorno a lei e alla sua proposta costituente in itinere. È la proposta che per ora si è concretizzata nelle voci antologiche di “UMAFEMINITÀ- CENTO POET*. Nadia Cavalera, per ricordarla ai più, è la stessa poeta che a Modena ormai da anni porta avanti con successo il premio di poesia “A. Tassoni”.

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Chiara Savettieri, L’incubo di PigmalionePigmalione incatenato. Chiara Savettieri, L’incubo di Pigmalione. Girodet, Balzac e l’estetica neoclassica, Palermo, Sellerio, 2014

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di Giuseppe Panella

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1. Sarrasine on demand

Il breve romanzo Sarrasine di Honoré de Balzac, peraltro uno dei suoi più complessi nella stesura e nell’articolazione della narrazione, è anche uno dei suoi più inseguiti, direi lungamente perseguitati, dalla critica filosofica e letteraria. I saggi di Roland Barthes1 e di Michel Serres2 dedicati all’analisi e alla decostruzione di questo breve testo la dicono lunga sulla sua natura impervia e solo apparentemente facile e liscia (si tratta, in realtà, di una parete di montagna assai difficile da scalare la sua e per la quale occorrono attrezzi specifici e appositamente costruiti).

Per costruire la sua analisi dello stretto rapporto esistente tra la natura dell’arte e il suo legame con l’impossibilità della vita una volta che ci si è collocati al di fuori di essa, Serres, ad esempio, ha utilizzato, con sapienza e minuzia, la storia dello scultore Sarrazine e la sua straordinaria vicenda d’amore (la novella di Balzac è del 1830 ed è una delle sue più appassionanti tra le sue opere narrative dedicate alla relazione tra vicenda artistica e sentimenti amorosi, come lo saranno pure i successivi Gambara e Massimilla Doni). Già l’oggetto – come si è scritto sopra – di un’accurata e intrigante analisi strutturata da parte di Roland Barthes che è un vero e proprio capitolo fondamentale della storia della critica letteraria, il racconto di Balzac diventa, in questa occasione, una delle possibili dimostrazioni di che cosa sia il pensiero narrativo per Serres.

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copertina VILIPENSIO In certi momenti storici il testo, per essere fruito

esteticamente, deve avere obbligatoriamente una

funzione non solo estetica […].

Jurij M. Lotman (La sttuttura del testo poetico)

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di Antonino Contiliano

Se “Vilipendio”, l’ultima fatica poetica di Gianmario Lucini, – come lui stesso si affretta ad anticipare (Nota dell’autore), – non «è un libro di poesie “civili”», in quanto «epica della coscienza, dei suoi conflitti e dei sentimenti che li agitano», piuttosto che il sentire individuale dei singoli “cives” e insieme delle contraddizioni paradossali e/o aporetiche che ne attanagliano stile di vita e destino solo personali, è anche vero che questa raccolta di nuovi testi poetici ha una dimensione etico-politica pubblica di indubbia e rilevante rivelazione “estetica”. Rilevante, la funzione estetica, in quanto rivela simultaneamente un’incidenza etico-politica di pubblico e comune interesse. L’aisthesis poetica di questo lavoro, infatti, avvia a una lettura e un’interpretazione che non è solo artistico-poetica, o riconducibile alla sola autonomia linguistica autoreferenziale. Anzi, si potrebbe dire che la percezione artistico-poetica di questi testi de il “Vilipendio” risalta per un rovesciamento tipico di quel che viene suggerito nei dis-corsi dei versi del ductus subtilis. La strategia che propone come tema dell’idea l’inverso di quello che si vuole dimostrare per testimoniarne l’insostenibilità. Il vilipendio – scrive infatti il poeta Lucini (Nota dell’autore, p. 8) – è solo una provocazione: «una dichiarazione di ostilità intesa come sommo atto d’amore». È il disprezzo (vilipendio) che si rovescia nel suo contrario: la scelta dell’innocenza e dell’amore trascendenti/trascendetali come bene – «Lasciami settembre dalla tiepida aria / rammentare le nostre sventure / nella carezza del sole che deterge lo sgomento / per ciò che siamo e che potremmo essere. Il cuore // … Insegnami, settembre, l’arte di obbedire / alla benedetta collera del cuore //… pronta a scattare / non appena l’uomo dimentico della morte / la vada a cercare. Questo è il dovere /del poeta capace di amare» (Congedo, p. 75).

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Daniela Tani, L’ospite cinese Via dalla Cina. Daniela Tani, L’ospite cinese, prefazione di Paolo Piazzesi, Massarosa (Lucca), Mauro Del Bucchia Editore, 2013

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di Giuseppe Panella

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Paolo Piazzesi ha fatto bene a rilevare il carattere di “romanzo di formazione” presente in un romanzo apparentemente “ingiustificabile” come quello di Daniela Tani (al suo secondo testo narrativo dopo La caduta, Roma, Ilmiolibro.it, 2011) se non alla luce delle sue implicazioni socio-culturali in rapporto alla crescita della personalità di un adolescente :

«Per più di un aspetto il lavoro di Daniela Tani evoca il Bildungsroman, centrato sulla formazione personale di un giovane : qui tuttavia niente è concesso al sentimentalismo, né all’improbabile e abusata cifra del riscatto del protagonista e dell’edificazione del lettore. Se una collocazione nel genere è da cercarsi, è forse più sul versante del giovane Törless musiliano, fra disorientata abiezione, subita anche se non condivisa, e sensazione immanente dell’irrazionalità dell’esistenza propria e altrui, in una declinazione originale, amara, disincantata»1.

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Reti Medievali è un’iniziativa scientifica avviata nel 1998 da un gruppo di studiosi appartenenti alle Università di Firenze, Napoli, Palermo, Venezia e Verona, per rispondere al disagio provocato dalla frammentazione dei linguaggi storiografici e degli oggetti di ricerca. Dal 2001 la redazione si è allargata a studiosi di altri atenei, italiani e stranieri, pronti a confrontarsi tra loro di là dai rispettivi specialismi cronologici, tematici e disciplinari, anche per sperimentare insieme l’uso delle nuove tecnologie informatiche nelle pratiche di ricerca e di comunicazione del sapere.
RM Rivista e RM E-Book pubblicano in internet, ad accesso aperto, con licenza Creative Commons Attribution 4.0 International, esclusivamente testi e materiali vagliati (peer-reviewed) dalla redazione e da un referee board indipendente.
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Qui gli e-book pubblicati da Reti Medievali

Francesca Lo Bue, MoirasLa necessità del ritorno. Francesca Lo Bue, Moiras, edizione bilingue, Roma, Edizioni di Scienze e Lettere, 2012

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di Giuseppe Panella

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Moiras è il libro che Francesca Lo Bue dedica a Roma, la sua città adottiva, dove è venuta a studiare Filologia romanza con Aurelio Roncaglia e dove si è fermata poi molto più a lungo, a vivere e a scrivere. Il precedente Non te ne sei mai andato del 20091 era stato, invece, un libro della memoria, un diario di parole e di immagini rivissute, un tentativo di ricostruire con la poesia un mondo forse definitivamente tramontato e certamente non più ricostruibile nelle vicende cangianti e trascoloranti dell’oggi ormai completamente diverse rispetto a quelle del periodo di riferimento.

Moiras, invece, è più legato alle vicende del presente e sostenuto da un afflato di riconoscenza nei confronti della città che la ospita, delle sue bellezze, del suo passato.

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l'ora zeroNoi Rebeldía 2014, L’ora zero, a cura di Nino Coltiliano, Edizioni CFR, 2014, ISBN 978-88-98677-60-3, pp. 64, f.to 17 x 24 € 10,00


 

Al gruppo “Noi Rebeldía 2014″ hanno partecipato 76 poeti italiani, di diverse località, componendo una serie di poesie collettive (quindici, per la precisione) e continuando così l’iniziativa che già era stata inaugurata alcuni anni or sono da Nino Contiliano (che è anche l’ispiratore di questa edizione) con l’edizione del volume dal titolo provocatorio we are winning wing ad opera del gruppo “Noi Rebeldía 2010″.

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Andrea Marchetti, Le nebbie del passato Ciò che è difficile capire. Andrea Marchetti, Le nebbie del passato, prefazione di Andrea G. Pinketts, Napoli, Tullio Pironti Editore, 2013

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di Giuseppe Panella

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Scrive con acutezza Pinketts nella sua breve Prefazione a questo romanzo di investigazioni ed efferati delitti (di cui una versione era già uscita in formato e-book prima della pubblicazione in cartaceo presso Pironti) che nel 1990 il “giallo” letterario italiano fu finalmente sdoganato presso il grande pubblico italiano e internazionale durante il corso del Mystfest, la rassegna del romanzo poliziesco che si teneva a Cattolica a partire dal 1979, anche se i suoi intenti erano quelli di promuovere la produzione cinematografica di genere, in particolare il noir1 :

«Il resto è storia. Il noir italiano è diventato una certezza internazionale. I Carlotto, i Fois, i Montanari, i Cappi, i Di Marino sono prodotti DOP (denominazione di origine poliziesca) per palati raffinati che non disdegnano il pop. Carta bianca di Lucarelli è ambientato un paio di anni prima di Le nebbie del passato di Andrea Marchetti. La guerra, il fascismo, l’ambiguità, la storia sono pennellate di colore indefinito tendente al rosso sangue su un’indagine che non è sicuramente solo gialla. Le nebbie del passato raccoglie il testimone lucarelliano. Lo passa dal commissario De Luca2 al maresciallo Leonardi, altrettanto pronto, disposto e in grado (John Wayne docet) a sciogliere i nodi e a regolare i conti del buio prima e dopo la siepe del conflitto mondiale. Montebello, piccolo centro appenninico, ha i suoi segreti come Twin Peaks»3.

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di Antonino Contiliano

Oggi (29 ottobre 2014) Piateda (SO), la moglie Marina e gli amici di Marsala (e non solo), increduli e pietrificati, assisteranno ai funerali del poeta-editore Gianmario Lucini. Marsala deve non poco a Lucini poeta, e non solo per i libri donati alla biblioteca comunale di Marsala. A Marsala, e più di una volta, Gianmario ha portato la voce lirica di una poesia fortemente impegnata sul fronte del conflitto etico-politico: “Una scrittura poetica che si misura con la storia e ne fa materia di elocuzione lirica con l’insieme del parco ideo-logico che denota e connota il suo esser-ci […] epicamente straniante. Epica in quanto parola che racconta l’accaduto e il travaglio dell’accordare l’empirico e il razionale, la prassi e l’ideale (A.C., in https://retroguardia2.files.wordpress.com/2012/06/monologo.jpg, giugno 2012). Marsala lo ha conosciuto con L’IMPOETICO MAFIOSO, IL RICATTO DEL PANE, CUORE DI PREDA, IL CANTO DEI BAMBINI PERDUTI.

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Annalisa Macchia, Interporto est, Il lento spegnersi di un mondo. Annalisa Macchia, Interporto est, con una Postfazione di Luigi Fontanella, Bergamo, Moretti & Vitali, 2014

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di Giuseppe Panella

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Interporto est è la narrazione dolorosa e partecipata di un evento personale dell’autrice che, attraverso la mediazione della scrittura poetica, giunge a cogliere una possibile dimensione di condivisa commozione universale. Scrive Luigi Fontanella nella sua Postfazione al testo della Macchia, rilevando la funzione fondamentale del personaggio della madre, figura centrale e, contemporaneamente, muta nella costruzione di quel “filo rosso” che costituisce la sostanza del narrato e lo conduce verso una sorta di bilancio della situazione del presente :

«In fondo, questo poemetto, di notevole compattezza lirica ed elegiaca, potrebbe anche (a tratti perfino fellinianamente) inquadrarsi in una sorta di rassegna di luoghi e personaggi familiari, divenuti, col tempo, spiriti benevoli, un po’ come lo erano i Lari domestici : le antiche divinità romane, protettrici di case e di crocicchi, in certi momenti quasi delle parusìe ormai incastonate per sempre in un tempo-luogo autre. Ma ecco che basta un tocco di campana a squarciare l’incanto, non importa se il suo suono oggi è prodotto meccanicamente1. In tutto il poemetto, intensamente evocativo, c’è un personaggio, la madre dell’autrice, che fa da tramite al dialogo ininterrotto con questo luogo ; è lei, personaggio silente (ma eloquente per le immagini che richiama), a tenere il capo di quel filo. Indicativo, in tal senso, il “tu” frequentemente a lei diretto – ma ambiguamente rivolto anche a lei stessa-rievocante ; un “colloquio” muto e struggente che serve a interrogare tramite lei il passato, sia, nel confronto, a meglio comprendere se stessa scrivente, ora che la sua interlocutrice è scomparsa per sempre, sebbene solo fisicamente»2.

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Giorgio Bassani, Il giardino dei Finzi-ContiniGiorgio Bassani, Il giardino dei Finzi-Contini, Mondadori, 1991, pp.241.

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di Francesco Sasso

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Giorgio Bassani, nato a Bologna nel 1916 da famiglia ebrea ma vissuto fino al 1943 a Ferrara, intraprende gli studi classici, poi conclusasi con la laurea in Lettere all’Ateneo bolognese. Subì, come molti altri intellettuali di origine ebraica, a persecuzione del Regime.

Poeta e romanziere, una delle sue opere più bella è Il giardino dei Finzi-Contini (1962), che qui ricordiamo a oltre cinquant’anni dalla pubblicazione. In questo libro il prevalere della componente intimistica non esclude l’impegno etico-civile, che, precisandosi nella condanna della violenza razzistica, fa qui da sottofondo al racconto della vicenda ambientata in una comunità israelitica al tempo della dittatura fascista. Per questo motivo, Ermanno e Olga Finzi-Contini, ebrei ricchi e da tempo estraniatesi dalla vita comunitaria ebrea di Ferrara, decidono di aprire il proprio parco, con annesso il campo da tennis, ad alcuni giovani scacciati da un circolo tennistico dopo le leggi razziali. Fra questi giovani c’è l’io narrante e i figli del padrone di casa, Alberto e Micòl.

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Carmelo Consoli, La solitudine dei metròLa folla solitaria. Carmelo Consoli, La solitudine dei metrò, prefazione di Paolo Ruffilli, Castelfranco Veneto (Treviso), Biblioteca dei Leoni – LCE Edizioni, 2014

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di Giuseppe Panella

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Una Terra Desolata di dimensioni certo meno epocali balena frequentemente nei versi sconsolanti ma classicamente proposti e torniti da Carmelo Consoli. La solitudine della vita in città che un tempo costituivano un ideale di convivenza civile e umana è il tema fondamentale di questa raccolta ricomposta e definita come un ideale poemetto in cui esperienza personale e sentimentale e vocazione della scrittura si riuniscono in un tentativo riuscito di loro sintesi.

Consoli soffre della sua visione della “folla solitaria”1 di cui pure è costretto a fare parte e in cui si immerge sia pure a fatica, con un intimo moto di ripulsa.

La cifra che ne risulta è un’angoscia diffusa, una forma assoluta di ripiegamento su se stesso che solo nella scrittura poetica potrà trovare qualche forma di risarcimento adeguato. Scrive a questo proposito anche Paolo Ruffilli nella sua Prefazione al volumetto :

«Dominante, in questa poesia che si può definire “civile”, è la componente angosciosa: quella, appunto, che deriva da una lucida analisi della realtà, dalla conoscenza e dalla consapevolezza del suo degrado, di una progressiva alienazione che si è impadronita dell’uomo. E c’è tuttavia l’innescarsi, in questo quadro negativo, di una speranza, di una possibilità di salvezza, legata all’ottimismo della volontà contro il pessimismo della ragione. Al centro di questo libro si pone la mitologia del quotidiano, colta nel suo paesaggio privilegiato, quello urbano, con i suoi esterni ed interni, case, strade, dove mostruoso rilievo acquistano i resti di quella civiltà meccanica che, accompagnandoci ormai costantemente senza mollarci attraverso computer e cellulari, mentre ci offre nuove e più larghe opportunità, ci assedia e ci svuota di ogni personalità, condannandoci alla solitudine e all’insoddisfazione»2.

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Carlangelo Mauro, Liberi di direIl Giardino e i passi - Carlangelo Mauro Dediche e sogni di una vita migliore. Carlangelo Mauro, Il giardino e i passi, prefazione di Maurizio Cucchi, Milano, Archinto, 2012; Liberi di dire. Saggi su poeti contemporanei, Avellino, Edizioni di “Sinestesie”, 2013; Rifare un mondo. Sui “Colloqui” di Quasimodo, Avellino, Edizioni di “Sinestesie”, 2013

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di Giuseppe Panella

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La cifra più autenticamente rilevante dell’opera poetica di Carlangelo Mauro poeta è sicuramente la sua “passione del presente”, fatta di memorie e increspata di ricordi anche minuti ma tali da conferire senso alle vicende di un oggi che sembra non volerne tenere più. E’ il parere (certo autorevole) anche di Maurizio Cucchi :

«Gli aspetti che subito emergono anche a una prima lettura di questo libro di Carlangelo Mauro sono a mio avviso due : la sottigliezza e l’acutezza della scrittura e l’insistere di una memoria che è anche, o soprattutto, memoria familiare e storica, e che risale, dunque, anche decisamente indietro nel tempo, come se l’autore se ne sentisse in qualche modo, ma certo senza opporsi, risucchiato. […] Il suo è un verso breve, asciutto, eppure denso, che deve la sua ristretta misura a una attenta economia della parola, a un rispetto che non viene mai meno per la parola stessa, insieme a una felice vocazione antiretorica, quella che gli consente di esprimere il sentimento – che pure si avverte pulsare vivamente – senza sottolineature di alcun genere, e dunque con singolare autenticità, con piena verità personale. Una questione di stile e di gusto, s’intende ; ma anche e soprattutto, direi, una questione di moralissimo decoro»1.

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