Hai Zi, “Un uomo felice. Poesie scelte 1983 -1989”

Hai Zi, Un uomo felice. Poesie scelte 1983 -1989, a cura di Francesco De Luca, Del Vecchio Editore 2019, € 16,50

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di Francesco Sasso

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Prima di iniziare la mia breve analisi delle poesie di Hai Zi, devo fare i complimenti all’editore. L’impaginazione, la copertina, il frontespizio, l’immagine del poeta all’interno del libro, la mappa finale: l’oggetto libro è di rara bellezza.

Chi è Hai Zi? Il 26 marzo 1989 il poeta Hai Zi si uccide facendosi travolgere da un treno. Ragazzo prodigio, a soli quindici anni viene ammesso alla più prestigiosa università cinese, a diciannove anni inizia ad insegnare. Solitario, spirito semplice, conduce una vita da eremita. Ama scrivere di notte e perdersi nella natura di una Cina ancora rurale. Scrive tanto in pochi anni, soffre per amore e si dedica interamente alla poesia. Vien voglia di abbracciarlo e dirsi suo amico. Hai Zi cresce negli anni della Rivoluzione culturale e muore a pochi giorni dal massacro di Piazza Tian’an men.

In mare: «Tutti i giorni son giorni in mare/  povero pescatore/ grumi di carne come una fune maldestra/ lanciato sulle onde/ vuole afferrare terre lontane/ oggetti luminosi/ anche solo i finti sorrisi del sole/ ma afferra solo assi di legno marce:/ capanne, barche e bare/ dorsi di pesci migrano in branchi/ senza fine e senza inizio/ della giovinezza solo si può dire/ quanto sia fragile». (pag.27).

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Il Museo della lingua italiana

Luca Serianni, coordinatore della commissione per il Museo della lingua italiana, sintetizza l’impostazione del progetto

Costruire insieme il Museo della lingua italiana

Come altre lingue del mondo, circa 65, anche l’italiano – grande lingua di cultura internazionale – avrà un suo museo. Museo della lingua italiana, quindi, si chiama l’istituzione che prenderà vita, sotto l’egida del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo (MiBact), grazie all’intervento del ministro Dario Franceschini e del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, attraverso i lavori della commissione nazionale che riunisce gli esponenti delle istituzioni più rappresentative e attive nel campo dello studio, valorizzazione e promozione della lingua in Italia e nel mondo: Accademia della Crusca, Accademia dei Lincei, Istituto della Enciclopedia italiana, Società Dante Alighieri, Associazione per la Storia della lingua italiana (ASLI).

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Paolo Volponi / Eugenio Montale / Nanni Balestrini

1) Massimo Colella, Cartografia del contemporaneo. Lettura di “Con testo a fronte” di Paolo Volponi (1986), in “Rivista di Studi Italiani” (Toronto), XXXVII, 2, 2019, pp. 177-207.

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2) G. CANDELA, «Come un essenziale alfabeto». L’influenza della musica nell’opera di Eugenio Montale

Questo scritto si articola in due momenti fondamentali che si concentrano in altrettanti aspetti del percorso poetico e critico dell’opera di un poeta centrale nella storia della letteratura non solo italiana, ma anche europea del secolo scorso, Eugenio Montale. Montale e la sua opera sono infatti al centro della riflessione novecentesca sulla poesia e sarà intenzione di questo scritto mettere in risalto quegli aspetti che legano il poeta italiano alle tradizioni letterarie e culturali esterne all’ambito puramente nazionale, come nel caso dell’interesse per la storia della musica e l’attenzione agli sviluppi contemporanei di questa o la ripresa di tematiche e forme poetiche della letteratura straniera, soprattutto anglosassone. La prima parte di questo scritto riguarderà principalemente la prima produzione poetica di Eugenio Montale, dalle poesie giovanili fino ad Ossi di Seppia, tenendo conto del lavoro di eminenti critici sullo stesso argomento. Qui si cercherà di dimostrare le affinità che legano il nostro poeta alle molteplici espressioni della cultura europea fin de siècle e in particolar modo alla musica di Claude Debussy, nei temi, nei motivi e nelle soluzioni espressive del reciproco linguaggio artistico. La seconda parte invece tenterà brevemente un confronto con altre voci della tradizione musicale del Novecento, alla luce delle profonde conoscenze e degli interessi teorici di Montale che emergono nei suoi scritti di critica culturale e musicale.

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3) Gian Paolo Renello, Machinae. Studi sulla poetica di Nanni Balestrini

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L’artista G. Cuttone in India. Non solo “tra” noi

L’artista G. Cuttone in India

Non solo “tra” noi

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di Antonino Contiliano

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Non solo tra noi (vicini) ma “fra” noi e gli altri (anche lontani), le istanze pittoriche delle tele di Giacomo Cuttone, come vele traghettate (in termini di comune trasduzione semio-culturale e politica), arrivano fra le pagine della rivista indiana “Litterateur Redefining world/ottobre 2020” e ri-tornano in terra d’origine, le vie mediterranee. Ridefinire il mondo – “Redefining world” – infatti è il sema comune che la voce e la lettera di “Litterateur” (dello scrittore ed editore Shajil Anthru, Trivandrum Kerala- India) e i segni e la semiosfera delle ricerche e delle espressioni della pittura di Giacomo Cuttone intendono tra-durre e portare avanti in una realtà storica tutt’altro trasparente per scopi e fini con-divisi. E non è un caso se l’immagine di copertina della rivista indiana “Litterateur Redefining world/ottobre 2020”, in allegorizzazione differenziale, emblematizza – secondo chi scrive – il senso complessivo della co-operazione dei due artisti (l’indiano Shajil Anthru e il siciliano Giacomo Cuttone) con il dipinto “L’enigma della mano” (acrilico su tela 80×80 del 2028) dell’artista siciliano Giacomo Cuttone. Nella semiotica dei segni di diversa provenienza geo-eto-politica, le “differenze” fra i mondi d’origine non impediscono infatti alle culture (prossime e distali) di “tradurre” il comune bisogno di “ridefinire” il “senso” del co-esistere delle forme di vita in un mondo alternativo, plurale (diverse sono infatti le voci e le traduzioni che vitalizzano le pagine di “Litterateur Redefining world/ottobre 2020”). È possibile, ricordiamo, scaricare gratuitamente il numero di ottobre della Rivista “Litterateur rw” cliccando questo link: https://litterateurrw.com/magazines/october_20/index.html?fbclid=IwAR0-WiFWGyKWsdXVNSUvZhDL0noVTQobyVzmnJo77KXBnF5ADeN1Sva1z1Y.

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Morgana: Donne fuori dagli schemi (Poadcast)

SONO IO L’UOMO RICCO, STORIE DI DONNE CHE NON HANNO AVUTO BISOGNO DI SPOSARE UN UOMO CON I SOLDI

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di Michela Murgia e Chiara Tagliaferri

Realizzato in collaborazione con buddybank.
Sono io l’uomo ricco, storie di donne che non hanno avuto bisogno di sposare un uomo con i soldi. Donne fuori dagli schemi, controcorrente, strane, pericolose, esagerate, stronze, a modo loro tutte diverse e difficili da collocare. Donne che con le proprie vite e il proprio lavoro hanno contribuito o contribuiscono a colmare il gender gap proprio partendo dalla possibilità e capacità di gestire in autonomia il proprio denaro.
Illustrazione di MP5

Qui trovate le puntate sul sito storielibere.fm oppure  trovate le puntate su Spotify

“La città sottomarina” di Renzo Chiosso

Classico romanzo della protofantascienza italiana.

La vicenda di un giovane servo che salva con un espediente dal patibolo, durante la rivoluzione francese, la padrona della quale è innamorato e le sue successive avventure che lo spingono fino al Borneo e alla Nuova Guinea, si interseca con la contemporanea ricerca di un nobile proprietario della tre alberi “Secura” deciso ad andare a fondo su un racconto di avvistamento di sirene.

Giungeranno alla città sottomarina fondata dai due francesi scampati a mille peripezie centocinquant’anni prima e ormai degna di essere annoverata fra le fiorenti società utopiche della fantascienza classica.

Diretto ai ragazzi, anche in questo romanzo Chiosso non rinuncia a mettere in primo piano la sua fede cattolica che gli consentirà comunque di pubblicare per anni per le principali case editrici di matrice confessionale.

FONTE: sinossi a cura di Paolo Alberti su Liber Liber

Scarica gratis: La città sottomarina di Renzo Chiosso.

Chi è Renzo Chiosso?

Lorenzo Chiosso, detto Renzo, nacque a Torino il 24 agosto 1877.

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Scoperte pagine sconosciute di Niccolò Machiavelli

In un codice della Biblioteca nazionale di Firenze sono stati ritrovati numerosi “Frammenti storici” dell’autore del Principe, datati dal 1497 al 1515.

Sono state scoperte alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze pagine sconosciute di Niccolò Machiavelli (1469-1527) . Nel corso dei lavori del progetto “Pal-Mo. Il fondo Palatino della Bncf in Manus OnLine”, promosso dal direttore Luca Bellingeri e ideato da David Speranzi, responsabile del Settore Manoscritti e Rari, Daniele Conti ha compiuto un eccezionale ritrovamento relativo all’autore di Il Principe.

All’interno di un codice sommariamente inventariato come “Cronica” e mai consultato negli ultimi decenni, sono conservati numerosi “Frammenti storici” attribuibili a Machiavelli, fin qui del tutto sconosciuti. I nuovi testi coprono gli anni dal 1497 al 1515 e includono il racconto di eventi cruciali nella storia d’Italia, quali la morte di Cesare Borgia, protagonista del VII capitolo del Principe.

Continua a leggere l’articolo su Avvenire.it

 

Teresa Valentina Caiati, “Frange di interferenza”

Teresa Valentina Caiati, Frange di interferenza, Eretica Edizioni, 2019, pagg. 62, euro 13,00

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di Francesco Sasso

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Un anno fa è arrivato a casa, via posta, il libriccino di un poeta a me sconosciuto, pubblicato da un editore a me ignoto. Il libriccino in questione ha per titolo Frange di interferenza ed è scritto da Teresa Valentina Caiati.

A voler dire le cose come stanno, non è mica facile pubblicare una plaquettes realmente artistica e coerente. E Frange di interferenza non fa eccezione alla regola. Le poesie raccolte nel volume, a mio parere, oscillano tra liriche belle (perché semplici e dirette) e liriche meno riuscite (perché pretenziose e imitative). In generale, nelle poesie brevi, il poeta comunica emozioni come trama tessuta senza strappi. Qui la malinconia si connette a una bellezza perfetta e insieme fragile ed effimera.

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Personale d’Arte figurativa di Stefano Lanuzza: 28 ottobre – 28 novembre 2020

28 ottobre – 28 novembre 2020

Personale d’Arte figurativa di Stefano Lanuzza

Galleria “La Cornice” – Lugano Via Giacometti 1, Lugano

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di Aline Cheveux

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Pitture dell’Europa

Stefano Lanuzza lo si potrebbe già da molto incontrare in un ideale Museo dell’Arte europea contemporanea, tra i suoi pari. Non in provincia, ma piuttosto a Praga o a Parigi, oppure ad Amsterdam. Un po’meno a New York, dove, se non ci si slogano le braccia su tele immense, ciclopici astratti nemmeno attraversati da una tentazione di disegno, non si è moderni: non si è. […]

Interminabile sogno, quello dell’autore. Ci si perde l’Europa… C’è dentro di tutto: una cultura immensa, una grotta di echi e analogie. C’è l’intero Novecento che ha sbranato la natura e la storia per preparare, vestito da amico dei popoli, l’Apocalisse; c’è tutto il Millennio e più ancora, i millenni di scrittura e di racconti: perché i quadri di questo artista dell’Europa sono anche parole… Ci sono la Bibbia e gli Gnostici, la Kabbala con le sue dieci Stazioni di posta; e ci sono i Tarocchi che nacquero al primo suddividersi della Creazione, le religioni e molti sistemi mitologici, le fiabe che ne sono discese, giù giù fino a questa nostra gabbata incoscienza. C’è la letteratura: Ariosto, Shakespeare e Dante, Leopardi, Ibsen e Verga, Musil, Kafka e Nabokov, Céline, Beckett, Gadda e Dostojevskji. Ci sono i presocratici e la caverna platonica, i latini tra Ovidio e Lucrezio. Con una sottilissima musica inquieta. Ecco, in silenzi da sotterraneo, apparire le immagini di Mussorgskji, i chiaroscuri di Mahler, la nostalgia di Beethoven. Come non riconoscerli? Eppure nessuno dei giganti che affiorano in questo Museo dell’Europa ha un diritto seppur minimo di dichiararsi ispiratore o maestro. L’opera esposta è così inconfondibile da poterla controfirmare solo con un’impronta digitale. È un’epopea nella quale potrebbe specchiarsi la storia psichica dell’Europa, continente come crogiolo del mondo.

Tommaso Landolfi / Libri in viaggio: classici italiani in Svezia / Arturo Graf

1) Andrea Cortellessa, «Landolfi 1929-1937. Sistema della parodia e dialettica del luogo comune», in [«Sulla parodia», numero monografico a cura di Niccolò Pasero di] «Moderna», VI, 2004, 1, pp. 41-64

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2) Laura Di Nicola e Cecilia Schwartz (a cura di), Libri in viaggio : classici italiani in Svezia

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3) C. ALLASIA e L. NAY (a cura di), Il volto di Medusa. Arturo Graf e il tramonto del Positivismo

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ESERCIZI DI LETTURA: Borges, Macedonio e la Belarte

Borges, Macedonio e la Belarte.

Macedonio Fernández «precursore» di Borges in un saggio di Daniel Attala

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di Gustavo Micheletti

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Quando in qualche scritto si parla di Macedonio Fernández è ormai invalsa la consuetudine di chiamarlo per nome, al contrario di quanto si fa normalmente con tutti gli altri autori dotati di un cognome. Si deve probabilmente a Jorge Luis Borges quest’abitudine, che contribuisce a rendere Macedonio subito familiare a chi si avventura nei suoi scritti, sebbene contengano tesi desuete e assai sorprendenti.

Borges eredita l’amicizia di Macedonio da sua padre, ma ancor prima di essere un suo amico, Macedonio fu per lui un maestro influente, tanto da indurlo a rilevare che nessuna persona famosa lo aveva “mai impressionato come lui, neppure in modo analogo. Cercava di nascondere, non di sfoggiare, – scrive Borges – la sua straordinaria intelligenza; parlava come ai margini del dialogo, eppure ne era il centro. Preferiva il tono interrogativo, il tono di modesta consultazione, piuttosto che l’affermazione magistrale. Non pontificava mai: la sua eloquenza era di poche parole e perfino di frasi lasciate a mezzo. Il tono abituale era di cautelosa perplessità”.1 L’insieme di queste ed altre prerogative del suo amico e maestro lo porteranno poi a dire, e lasciar scritto sulla sua tomba, che il non imitarne il canone, letterario e filosofico, avrebbe costituito “un’imperdonabile negligenza”.2

Macedonio, dal canto suo, “paragona Borges al poeta spagnolo J.R. Jimenez: «tanto intelligente quanto dolorante di passione e vita, che sembra preoccuparlo». L’intelligenza è in effetti, secondo Macedonio, l’unico talento di Borges visibile nella sua letteratura; si tratta però, a suo avviso, di “un talento pratico, d’una muscolatura dell’anima senza interesse per l’Arte, né più né meno che le capacità dell’atletismo”.3

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Personale d’Arte figurativa di Stefano Lanuzza: 28 ottobre – 28 novembre 2020

28 ottobre – 28 novembre 2020

Personale d’Arte figurativa di Stefano Lanuzza

Galleria “La Cornice” – Lugano Via Giacometti 1, Lugano

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di Mario Lunetta

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Tra pittura e letteratura

Molta parte dell’opera pittorica di Stefano Lanuzza è stata esposta nel 1999 presso il Museo d’Arte Moderna Gazoldo degli Ippoliti di Mantova con titolo, sguincio e allusivo, di L’arte della notte. Oltre che artista figurativo, l’autore è poeta di gran tempra, narratore e critico di straordinaria sagacia; e coltiva nel suo ricco immaginario più di un côté notturno, noir e sulfureo.

Della sua pittura d’insolita risonanza, avventurosa e impacificata, cresciuta nello sradicamento del senso e nell’ictus d’una frattura fondamentale della coscienza, ha scritto il poeta Alberto Cappi: “Da fondali di città o piazze straniate, da atmosfere liberty, da icone di uccelli rapaci, da terrifici sembianti, da nudi metamorfici, passando per tracce mitologiche, per echi letterari, per voci plastiche o figurative, il gesto dell’artista diviene febbricitante animando le posture come il guizzo cromatico. Gli sono vicino a volte il furor di Grünewald, oltre l’immaginario nero di Goya, ma ancor più una danza quasi ieratica, egizia ed etrusca, il cui coreografo corrisponde al nome di Savinio” (cfr. L’arte della notte. L’opera figurativa di Stefano Lanuzza. 16 maggio-6 giugno 1999 / Mantova, Museo d’Arte Moderna Gazoldo degli Ippoliti).

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Educazione e formazione

a cura di Francesco Sasso

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Sui temi dell’educazione e della formazione allo stato attuale, sono più interessanti le ricerche e gli studi con approcci pluridisciplinari (antropologia, sociologia, neuroscienze, linguistica, semiologia, cibernetica, ecc.) che i contributi che ci vengono propriamente dalla pedagogia. Tra i lavori che fanno capo ad alcuni dei suddetti approcci, vorrei citare:

G.Bateson il quale si oppone a quella che chiama l’arroganza della scienza, indotta dalla stessa evoluzione tecnologica, e sostiene il valore dell’umiltà, non soltanto sotto il profilo etico, ma anche e soprattutto sotto il profilo epistemologico. Da segnalare di questo studioso, fondatore del Mental Research Istitute di Palo Alto (California), Verso un’Ecologia della Mente, Milano, 1976.

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Le parole della fantasia – Cento anni di Gianni Rodari (Podcast)

Le parole della fantasia – Cento anni di Gianni Rodari 

#01 I ferri del mestiere

#02 Il duello di parole

#03 Se a Reggio Emilia ci fosse il mare

#04 Giocattoli di parole #05 Cappuccetto giallo e l’insalata di favole

#06 Il ragioniere delle favole e le carte di Propp

#07 L’uso della parola a tutti: la scuola secondo Gianni Rodari

#08 Di che materia sono fatte le storie?

#09 Torte in cielo e paesi sbagliati

#10 La grande ditta: uno scrittore per ragazzi tra le star dell’Einaudi

#11 Ho visto un prato verde verde verde

#12 La freccia dell’immaginazione

#13 Repubblica e fate

#14 Collodi e Rodari

Ascolta le puntate su Rai Radio 3

L’AMO, LA LETTURA: 26 settembre / 11 ottobre 2020

[Riceviamo e volentieri pubblichiamo (f.s.)]

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L’AMO, LA LETTURA

Genova, Palazzo Ducale – Sala Ducale Spazio Aperto

26 settembre / 11 ottobre 2020

inaugurazione 25 settembre ore 18

 

Una mostra e un volume celebrano con sguardo sorridente l’universo dei lettori, degli scrittori, degli editori, dei librai, dei critici. Così, tra giochi di parole e calembour visivi, l’oggetto-libro si rivela anche una fonte inesauribile di delicate capriole umoristiche.

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Emilio Villa / Paolo Volponi / Umberto Saba

1) This article aims to identify the numerous quotations from sacred texts appearing in Emilio Villa’s 17 variazioni. Indeed, the 1955 collection of poems offers a wide range of references to Biblical sources and archaic cosmogonic myths, ancient symbologies and eschatological conjectures. The poet is both the translator and the interpreter of these texts, which the collection mixes and interlinks in the shape of an enigma. This air of mystery seems to deny any definitive revelation, highlighting instead a plurality of points of view that ultimately result in Apocalypse.

Bianca Battilocchi, Tracce di Inizio e Fine. Citazioni sacre nelle “17 Variazioni” di Emilio Villa, in “Parole rubate / Purloined letters”, n. 12, dicembre 2015.

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2) Alessandro Gaudio, Animale di desiderio: silenzio, dettaglio e utopia nell’opera di Paolo Volponi

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3) Anitha F. Angermaier, Stefano Carrai, Paolo Febbraro,Paola Frandini, Edoardo Greblo, Alfredo Luzi,Gino Ruozzi, Fulvio Senardi, Nel mondo di Saba

Le Scorciatoie di Umberto Saba analizzate in un volume a più voci.

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Giovanni Inzerillo, “Dalla vita assassinato alla poesia. Il Canzoniere di puro disamore di Dario Bellezza,”

Giovanni Inzerillo, Dalla vita assassinato alla poesia. Il Canzoniere di puro disamore di Dario Bellezza, Franco Cesati Editore, 2019, pp.80, €10,00

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di Francesco Sasso

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Ad oggi di Dario Bellezza (1944-1996) ho letto rime sparse su riviste e antologie, nonostante da cinque anni un Oscar Mondadori (Tutte le poesie) campeggi intonso nella mia libreria. Lacuna che andrò a colmare presto anche grazie al bel saggio Dalla vita assassinato alla poesia. Il Canzoniere di puro disamore di Dario Bellezza di Giovanni Inzerillo.

Come ci suggerisce l’autore del saggio nell’Introduzione: «Nel condurre questo attraversamento di un’opera poetica vasta e complessa si è scelto di adottare un approccio di tipo cronologico che ne agevoli la lettura e di avvalersi di un’indagine volutamente intertestuale. Oltre a dimostrare come il percorso dell’autore si muova all’interno del panorama poetico di quegli anni e come spesso si distacchi, per poi in un certo senso riavvicinarsi, dalla corrente allora in circolazione, si è tentato di far comprendere come la scrittura dialoghi con gli autori italiani e stranieri di ogni epoca, ereditando soprattutto la recente tradizione di Pasolini e Penna, talvolta affiancandosi ai grandi modelli del passato quali Leopardi e Baudelaire.» (pag.12)

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Il Decameron Hamilton 90

Il Decameron nella tradizione manoscritta: Boccaccio ed i suoi primi lettori, mercanti, monaci e lo stesso Petrarca. Una intervista a Marco Cursi
L’intervista inedita che presentiamo on-line è stata curata dal Centro culturale Gli scritti, in occasione della pubblicazione del libro del prof.Marco Cursi, Il Decameron: scritture, scriventi, lettori. Storia di un testo, Roma, Viella, 2007. Marco Cursi è ricercatore presso la cattedra di Paleografia latina della Facoltà di Scienze Umanistiche dell’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma ed è autore di numerosi contributi incentrati sulla tradizione delle opere di Giovanni Boccaccio e sui meccanismi di trasmissione manoscritta in botteghe di cartoleria nella Firenze nei secoli XIV e XV.

Il Centro culturale Gli scritti (13/9/2007)

Quali manoscritti autografi del Decameron ci sono pervenuti?
È giunto fino a noi un solo testimone autografo del Centonovelle, il manoscritto Hamilton 90, conservato presso la Biblioteca di Stato di Berlino. Si tratta di un codice in membrana – la materia di scrittura più diffusa nel Medioevo – di dimensioni medio-grandi, integralmente di mano dell’autore; Boccaccio si serve di una scrittura inconfondibile, definita dai paleografi “semigotica”; si tratta di una tipologia grafica piuttosto simile alla gotica ma caratterizzata da maggiore ariosità e da un contrasto di tracciato meno pronunciato, una scrittura piuttosto simile a quella utilizzata in quegli stessi anni da Francesco Petrarca. La storia di questo eccezionale testimone è piuttosto avventurosa: fu confezionato dal Boccaccio nei suoi ultimi anni di vita (intorno al 1370) ma ben presto se ne persero le tracce.

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Max Stirner (Podcast)

Il 26 giugno 1856 muore a Berlino Max Stirner – con Massimiliano Panarari.

Repertorio

– Lettura di Gioietta Gentile da “Unico e la sua proprietà” di Max Stirner dal programma Il paginone del 6/5/1988, Radio1 – Archivio Rai
– Intervista al filosofo Giorgio Penzo dal programma televisivo “Aforismi di Filosofia” , 1998,  Rai Uno – Archivio Rai
– La canzone “Max Stirner” del gruppo estone Vennaskond

Ascolta il podcast su Rai Radio 3

Alberto Casadei ,”Dalla chiusura del Convivio agli inizi del Poema sacro: una nuova ipotesi sui canti fiorentini”

Alberto Casadei, Dalla chiusura del Convivio agli inizi del Poema sacro: una nuova ipotesi sui canti fiorentini

 

Boccaccio riferisce che tra la redazione del settimo e quella dell’ottavo canto dell’Inferno vi fu una lunga interruzione, dovuta all’esilio: il fatto, suggerito o avvalorato dal verso “Io dico, seguitando, ch’assai prima”, può essere vero, ma ben più profonda è la differenza tra il canto del castello e i successivi”. Jorge Luis Borges, Il nobile castello del Quarto canto (in Nove saggi danteschi) I. Premesse storico-culturali e considerazioni sull’attendibilità della testimonianza di Boccaccio 1. Sono ormai numerosi i dantisti convinti che all’abbandono della stesura del Convivio sia seguita o ripresa quella del poema: la collocazione di questo evento è ovviamente soggetta a un margine di dubbio, che però si riduce grosso modo allo scegliere una data fra il 1306 e il 1308, legata anche a quanto si legge nell’Epistola IV e nella canzone Montanina. Ho espresso la mia posizione in un articolo recente 1 , che mi limito qui a riassumere per poter poi svolgere nuove considerazioni. I due testi risultano non solo collegati fra loro, ma anche connessi alle discussioni sul tema della potenza d’amore già attestate in vari sonetti scambiati tra Cino da Pistoia e Dante, in alcuni casi quando quest’ultimo già soggiornava in Lunigiana presso i Malaspina (problematico stabilire esattamente dove). Il testo dell’epistola va letto in senso ironico, dato che l’intellettuale integerrimo intento alla stesura appunto del Convivio deve confessare di essere stato sconvolto da una folgorazione erotica; questa viene descritta, con larghe variazioni, nella cupissima canzone Amor, da che convien…, composta (o, meno probabilmente, riadattata) in Casentino. Al di là delle difficoltà interpretative create spesso dall’uso simultaneo di codici letterari contrastanti (le esamino in dettaglio nel capitolo precedente), si può affermare che questa canzone costituisce la premessa fattuale per l’abbandono del progetto ‘filosofico’ del trattato, incongruo con la condizione di amore folle e prevaricatore del libero arbitrio, e segnala inoltre uno scacco politico ritenuto definitivo. Ciò è compatibile con un soggiorno di Dante in Casentino nella primavera-estate del 1307, quando ebbe luogo e terminò miseramente il tentativo di Napoleone Orsini di riportare i Guelfi Bianchi a Firenze: un tentativo ben più consistente di quanto di solito non si pensi, che aveva convinto a convergere verso le zone aretine e casentinesi esiliati dispersi in tutta la Toscana.

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Per un teatro di “vite infami”, l’opera di Rino Marino

Né piangere, né dileggiare, né ridere.

Benedetto Spinoza

Non è il caso di avere paura né di sperare,

bisogna cercare nuove armi.

Gilles Deleuze

Rino Marino, Tetralogia del dissennoFerrovecchio, Orapronobis, La malafesta, Il ciclo dell’Atropo, Editoria & Spettacolo, Spoleto, 2020, pagg. 220 € 16,00

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di Antonino Contiliano

Non è difficile morire, difficile è vivere. Non è difficile emozionarsi, difficile è capire, e pensare stanca! Se la bandiera di un recensore o di un critico è quella della stoffa dell’emozione, come la bandiera di una compagnia di navigazione commerciale, o il timone di comando per distinguere e giudicare le opere e i giorni di un soggetto o di un autore di opere letterarie, allora diventa impossibile che lo scritto e le parole spingano oltre il solletico epidermico. L’emozione, come “empatia”, è una risibile identificazione con la vita delle persone (reali o fittizie) e le loro identità come intersezione di azioni e passioni eterogenee e storicamente temporalizzate; e ciò specie se il rapporto con l’opera o il testo è distanziato nel tempo e nelle modalità (lettura dello scritto, proiezione audio-visiva, recita casalinga o pubblica e teatrale …). Tempi e modalità non sono indifferenti nel gioco delle interpretazioni e valutazioni di un lavoro letterario, specie se teatrale e l’emozione è la guida del soggetto “x” che si pone quale soggetto critico in azione; l’emozione infatti è un tipo di compartecipazione estetica che poco o affatto spazio lascia alla riflessione critica, quella che attiene alla filologia dell’opera o del testo, al suo pensiero, all’interpretazione e al giudizio di valore. Racchiude (in breve) i soggetti entro la sfera del “contagio” patologico; e come in ogni contagio il malato non sfugge alla malattia che crea fantasmi inesistenti. Quei fantasmi cioè che impediscono di vedere quanto altri – curatori, prefatori e postfatori – hanno individuato di culturalmente e teoricamente qualificante il tessuto delle opere di un autore (di ciò diremo avanti) preso in esame, proposto alla pubblica editabilità e alla artistica comunicabilità mediata dalle rappresentazioni teatrali (nel caso specifico quelle dello scrittore e regista siciliano Rino Marino).

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ELUL 3830 by AnimaeNoctis

Jerusalem and the Second Temple fell in September 70: Elul 3830 in the Hebrew calendar. 1950 years ago ROMA’s violence decided to destroy Jerusalem. That was not AMOR. 1950 years after, this album is dedicated to the ancient siege and massacre of Elul 3830. That’s for sure. But we know that a transnational & transhistorical community of victims is calling us. Lots of eerie imperia – the empires – act impiously on the dashboard of history.

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L’italianistica nell’emergenza della didattica e della ricerca (Roma, 17 settembre)

Convegno telematico
Roma, 17 settembre
Ore 9
Saluti del Magnifico Rettore
Eugenio Gaudio

Saluti del Direttore del Dipartimento di Lettere e Culture Moderne
Giovanni Solimine

Gino Ruozzi
introduzione

Ore 9.30 -11
L’università oggi tra ricerca e didattica
Coordinano Aldo Morace e Silvia Tatti
Intervento del Ministro dell’Università e della Ricerca
Gaetano Manfredi

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Pens – Poesia contemporanea e Nuove Scritture

Il Centro di ricerca Pens – Poesia contemporanea e Nuove Scritture è un progetto ideato e sviluppato da studenti, ricercatori indipendenti e docenti dell’Università del Salento. Il Centro, istituito presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università del Salento nel 2016, ha avviato una serie di attività che comprendono: I “Quaderni del Pens”, collana open access di studi letterari pubblicata in collaborazione con il servizio “ESE Salento University Publishing” dell’Università del Salento; “Fogli di via”, collana editoriale attiva presso l’editore Musicaos, che propone testi di autori del Novecento, inediti o dalla difficile reperibilità, oltre a saggi su autori della contemporaneità; un Archivio di interventi, articoli e recensioni pubblicati sul sito del Centro; iniziative per la promozione e la diffusione della lettura (seminari, workshop, incontri con gli autori, iniziative sul territorio).

REDAZIONE E COMITATO SCIENTIFICO

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LETTI QUASI PER CASO, SCRIBACCHIATI PER UNA QUALCHE NECESSITÀ: Claudio Giunta, “Le alternative non esistono. La vita e le opere di Tommaso Labranca”

LETTI QUASI PER CASO, SCRIBACCHIATI PER UNA QUALCHE NECESSITÀ…

Rubrica senza cadenza e scadenza ovvero Fustino letterario di Lucio Lontano*.

L’idea di questa rubrica birichina sta nel titolo e sottotitolo della stessa, che non necessitano di ulteriori spiegazioni, a nostro avviso. L’unica cosa che val forse la pena precisare è che si è pensato di far leggere lo scarabocchio – prima ancora che venga pubblicato – all’autore del libro da cui si parte, dando a quest’ultimo la possibilità di aggiungere, in coda, anche solo qualche riga, una parola, un’ipotesi di dialogo.

A partire da: Claudio Giunta, Le alternative non esistono. La vita e le opere di Tommaso Labranca, Bologna, Il Mulino, «Saggi» (899), 2020, 252 pp., 23 euro.

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di Lucio Lontano*

Il 24 agosto dovrei compiere 54 anni, ma mi sento un po’ come il Tristano di Tabucchi e forse alla fine di agosto non ci arriverò. Il che non vuol dire necessariamente che trapasserò (mi sto toccando). Forse assomiglierà a una resa, della serie: «ci ho provato, ci ho anche creduto, ma adesso andate tutti a quel paese».

E tuttavia, prima di andare a pescare col mio cane nel fiume sotto casa, volevo, come dire, concedermi il lusso di farmi un’idea di un’altra vita, quella di Tommaso Labranca, finita presto, a 54 anni, nell’estate del 2016.

Perché? Perché è vita simile per molti versi alla mia (specie nel meno recente passato, l’altrieri) e insieme completamente diversa (oggi, direi, forse domani): una vita che come la mia ha amato le periferie di una grande città del Nord Italia, le tangenziali, il freddo invernale di quegli spazi urbani ed extraurbani, gli attraversamenti degli stessi, vuoti notturni a piedi, in bici, poi con un mezzo pubblico scassato, infine con una macchina ancora più scassata; una vita che si è nutrita naturalmente della cultura pop in tutte le sue forme (arte e musica contemporanea, canzoni, cinema, commedia all’italiana, pubblicità, televisione, jingle, ma anche fumetto, fotoromanzo, fotografia), per liberarsi dalla cultura ufficiale, universitaria (p. 75), o anche solo per capire che la cultura è esplosione, è fuori, è vita; una vita che ha odiato le vacanze, che non sapeva neanche dove stava di casa il famoso otium e che tuttavia aveva «il senso della frase» (Andrea G. Pinketts, 1961-2018) e a cui bastava «conoscere il ritmo» (Mauro Mao Gurlino, 1971); una vita in cui passano gli anni ma non passano gli affanni e ti sembra sempre di averla sprecata; ma anche una vita riuscita (più che rassegnata a sé stessa), una vita quasi presa al lazzo da una testualità saggistico-narrativa complessa che andrebbe ristampata per capire meglio la trasformazione della società e della cultura in Italia in quel quarto di secolo che va all’incirca dall’inizio degli anni Novanta alla metà degli anni Dieci: Nubigenia. Scoperta e repentina scomparsa di un continente supernubilare (1991), Andy Warhol era un coatto. Vivere e capire il trash (1994), Estasi del pecoreccio. Perché non possiamo non dirci brianzoli (1995), Chaltron Hescon. Fenomenologia del cialtronismo contemporaneo (1998), Neoproletariato. La sconfitta del Popolo e il trionfo dell’Eleghanzia (2002), Il Piccolo Isolazionista. Prolegomeni a una metafisica della periferia (2006), Da zero a Zero (2009), Haiducii. Romanzo d’appendice rumeno-mediatico (2010), Progetto Elvira. Dissezionando «Il vedovo» (2014), Vraghinaroda. Viaggio allucinante fra creatori, mediatori e fruitori dell’arte (2016), Agosto oscuro (2017).

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Amelia Rosselli (Podcast)

Amelia Rosselli 1 | Variazioni Belliche

09/12/2019Nata a Parigi travagliata nell’epopea della nostra generazione fallace. Giaciuta in America fra i ricchi campi dei possidenti e dello Stato statale. Vissuta in Italia paese barbaro. Scappata dall’Inghilterra paese di sofisticati. Speranzosa nell’Ovest ove niente per ora cresce.

Amelia Rosselli 2 | Cantilena per Rocco Scotellaro

10/12/2019Amelia nella Roma degli anni cinquanta raggiunge i musei o la biblioteca nazionale in bicicletta, dice che le sembra una “sorta di vacanza culturale”.

 

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Domenico Merlini, “Saggio di ricerche sulla satira contro il villano”

La satira del villano entra in forme e generi letterari diversi e si sviluppa con vigore nella novella toscana nel XIV-XV secolo. Villano perché abitante della villa, cioè della campagna, decritto come un essere rozzo e avido, ostile a ogni valore spirituale, ovvero minaccia all’equilibrio del mondo urbano. Vi segnalo un saggio da riscoprire: Saggio di ricerche sulla satira contro il villano (Loescher, Torino, 1894) di Domenico Merlini.

Qui il pdf del libro, disponibile anche in altri formati.

f.s.

“Spazi di pensiero. Un seminario su Giorgio Agamben” a cura di Giuseppe Zuccarino

Su “La dimora del tempo sospeso”

Quaderni delle Officine
XCIX. Settembre 2020

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Spazi di pensiero.
Un seminario su Giorgio Agamben

AA. VV. (A cura di Giuseppe Zuccarino)
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FONTE: https://rebstein.wordpress.com/2020/09/02/quaderni-delle-officine-xcix/

Georg Holmsten, “Contro Hitler”

Georg Holmsten, Contro Hitler. 20 luglio 1944. L’attentato al Führer raccontato da uno dei protagonisti, Mimesis 2020, pp. 96, € 10.00

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di Stefano Lanuzza
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Che nella Germania di Hitler sia completamente mancata una Resistenza antifascista (antifaschistischer Widerstand) possono smentirlo le azioni di taluni soggetti e movimenti clandestini, tra cui, soprattutto, l’organizzazione comunista Kommunistische Partei Deutschlands, comunque non paragonabile alla Resistenza italiana o francese.

Malgrado la politica terroristica del partito hitleriano che abolisce la libertà di stampa e già dal 1933, stesso anno del Concordato del governo germanico con la Chiesa cattolica (20 luglio), dà l’avvio ai lager di Breitenau, Neusustrum, Stettin-Bredow e Börgermoor, cospirano contro il dittatore soggetti isolati, sindacalisti, deputati dei partiti operai con diversi intellettuali, artisti, diffusori della stampa clandestina, ma, via via, anche ufficiali dell’esercito tedesco e alcuni membri dello stesso governo: molti di loro perseguitati, spediti nei lager o assassinati dagli agenti del ‘servizio di sicurezza’ (Sicherheitsdienst). Tutto ciò sotto gli occhi della maggioranza dell’asservito popolo tedesco che, terrorizzato dalla violenza nazista, fino alla sconfitta di Hitler sembra ottusamente condividere le mire del “Reich Millenario” (Tausendjähriges Reich) per la dominazione del mondo… Né si dimentichi che l’iniziale Resistenza tedesca al nazismo non riceve l’aiuto dei governi occidentali. Questi, dopo il “Patto scellerato” per la spartizione della Polonia del 23 agosto 1939 tra Hitler e Stalin (mentori di due fascismi, uno ‘nero’ e l’altro ‘rosso’), vorrebbero sperare, allorché le truppe di Hitler iniziano l’invasione dell’Unione Sovietica con “L’Operazione Barbarossa” iniziata il 22 giugno 1941, che il despota tedesco ponga rimedio al pericolo stalinista… Scrive in un libro del 1940 l’ambasciatore inglese Nevile Henderson: “Il regime nazista e le istituzioni sociali che ha instaurato presentano diversi aspetti che dovremmo studiare e applicare nel nostro Paese” (Failure of a mission. Berlin 1937-1939). E il diplomatico statunitense Sumner Welles: “Per salvaguardare i loro interessi economici, le democrazie occidentali e gli Stati Uniti d’America furono particolarmente lieti di accettare l’hitlerismo come un valido bastione contro l’avanzata comunista” (The time for decision, 1941).

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«Rivista pascoliana»

RIVISTA PASCOLIANA
Direttore: Marco Antonio Bazzocchi
Comitato Scientifico: Giuseppe Nava, Massimo Castoldi, Carla Chiummo.

Comitato Scientifico Internazionale: Aurora Conde Muñoz (Universidad Complutense, Madrid), Davide Luglio (Université Paris-Sorbonne IV, Paris), Anthony Oldcorn (Brown University), Dirk Sacré (Université de Louvain).

Comitato di Redazione: Daniela Baroncini, Patrizia Paradisi, Annarita Zazzaroni.

Segreteria di Redazione: Massimo Tognetti.

Fondatore: Mario Pazzaglia.

Direttore responsabile: Enrico Pollini.

Sede: San Mauro Pascoli, via P. Nenni 2.

La rivista si propone senza trascurare l’aspetto critico e storico-letterario dell’opera Pascoliana, di sottolineare quello filologico-interpretativo, rimasto un poco in penombra. Altro scopo primario è coordinare, più di quanto non si sia fatto finora, lo studio del Pascoli italiano a quello del Pascoli latino.
La rivista aspira a un dialogo a più voci, libero da impostazioni preconcette e ispirato a una ricerca scientifica rigorosa. La suddivisione interna comprende: una sezione di saggi e note, una di inediti e di testimonianze, una di recensioni e bibliografia.
La «Rivista pascoliana», edita da Pàtron (Bologna), Comitato scientifico: Marco A. Bazzocchi, G. Nava, M. Castoldi, C. Chiummo.

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RETROGUARDIA 3.0- Miscellanea

RETROGUARDIA cambia. Tutto è iniziato con un piccolo blog sulla piattaforma Bloggers (RETROGUARDIA–  prima serie 2005-2007). Nel 2008 traslocai su WordPress e iniziai una intensa e bella collaborazione con il prof. Giuseppe Panella. Insieme abbiamo lavorato costantemente, giorno dopo giorno, per dodici anni su RETROGUARDIA 2.0– Il testo letterario (seconda serie 2008-2020, quaderno elettronico di critica letteraria). Nel corso della sua esistenza la rivista ha potuto contare sul lavoro di moltissimi collaboratori.

La scomparsa del prof. Panella nel 2019 mi ha costretto, per prima cosa, a delle scelte: continuare il lavoro di Giuseppe in rete e trasformare RETROGUARDIA in un’altra cosa.

Oggi inauguriamo un nuovo formato, con una diversa struttura e impostazione. Da oggi RETROGUARDIA 3.0 è miscellanea (cose miste): quaderno di critica letteraria che offre interpretazioni di letteratura e si apre a problemi di vario genere, a più campi e discipline, in modo libero e non sistematico. Inoltre, RETROGUARDIA 3.0 vuole continuare ad essere una rivista capace di costruire un luogo virtuale in cui sia possibile mettere in contatto il maggior numero di giovani studiosi di discipline letterarie desiderosi di promuovere e sostenere un aperto dibattito storiografico e un confronto plurale su temi e metodologie della ricerca letteraria.

La redazione di RETROGUARDIA 3.0 è composta da Antonino Contiliano, Luciano Curreri,  Stefano Lanuzza, Gustavo Micheletti, Francesco Sasso e da quanti vorranno collaborare con noi.

Da settembre nuove rubriche, più segnalazioni dal web e altro.

Francesco Sasso

Rodolfo Walsh (Podcast)

Il 25 marzo 1977 viene catturato e assassinato a Buenos Aires lo scrittore argentino Rodolfo Walsh.

Rodolfo Walsh raccontato da Alessandro Leogrande

Lettura della lettera `Carta Abierta de un Escritor a la Junta Militar` di Rodolfo Walsh. Contributo sonoro: frammento dal film `Operaciòn Masacre` diretto nel 1973 da Jorge Cedròn; frammento del verdetto finale a Buenos Aires del 26 ottobre 2011 contro l`ex ufficiale di Marina argentino Alfredo Astiz, condannato all`ergastolo per crimini contro l`umanità dal tribunale di Buenos Aires. – Circolo di lettori di Torino.

Ascolta il podcast su Rai Radio 3

RETROTECA: Alessandro Baricco, “La fama di Achille”

La parola omerica che tramanda le gesta di Achille resta paragone essenziale nella costruzione della fama. È Alessandro Baricco a farla risuonare in un lavoro sul testo che alterna riflessione e lettura, commento, riscrittura e montaggio.

Alessandro Baricco
La fama di Achille
festivalfilosofia 2014 | gloria
Venerdì 12 Settembre 2014
Modena

http://www.festivalfilosofia.it

FONTE: https://www.youtube.com/watch?v=OoPIi0Lw2Xg


RETROTECA youtube: http://www.youtube.com/user/retroguardia

RETROTECA: Michele Ciliberto, “Rinascimento homo miraculum magnum”

4° incontro del ciclo LA FILOSOFIA E LE METAMORFOSI DELL’ESSERE a cura di Fulvio Papi.

I filosofi della rivoluzione francese ci hanno trasmesso un’idea universale di uomo con i suoi diritti sociali. È un’eredità che è stata combattuta per oltre cento anni da posizioni etiche, scientifiche, etnologiche, politiche, educative, razziste, ma che ora rinasce in nuove forme dopo le catastrofi dei totalitarismi del Novecento e l’attuale dominio planetario del mercato e della comunicazione. È l’eredità europea che può essere difesa per contrastare la crisi planetaria.

FONTE: https://www.youtube.com/watch?v=Q0cI87K_eSE


RETROTECA youtube: http://www.youtube.com/user/retroguardia

GLOSSA n.2: natura di Amore

GLOSSA 2

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a cura di Francesco Sasso

In un mondo scosso dalla violenza e dalla morte, la poesia afferma soltanto la propria solitudine. E nella solitudine si può parlar della natura di Amore, come fa Dante nella Vita Nuova. Prima di Dante, il tema della natura di Amore è dibattuto in una tenzone alla quale partecipano Pier della Vigna, Giacomo da Lentini e Iacopo Mostacci.

Pier della Vigna sostiene che Amore è, cioè è una sostanza, quantunque non sia percepibile ai sensi (Però ch’amore no si po’ vedere). Anzi tale natura di Amore viene dedotta dal fatto che esso si avverte nel cuore come potente forza di attrazione simile a quella della calamita.

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Stefano Lanuzza, “Scrittore contro. L’opera di Leonardo Sciascia”

Stefano Lanuzza, Scrittore contro. L’opera di Leonardo Sciascia, Jouvence, 2020, pp.147, € 14,00

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di Francesco Sasso

Non pochi critici hanno analizzato l’opera di Leonardo Sciascia con alterne vicende, ma un buon punto di partenza è senza dubbio Scrittore contro. L’opera di Leonardo Sciascia di Stefano Lanuzza, saggio pubblicato pochi mesi fa presso l’editore Jouvence. Uno studio completo, come quello di Stefano Lanuzza, richiede perspicue doti di analisi storico-culturale. L’autore del saggio analizza l’intera opera dello scrittore siciliano, sia narrativa che saggistica, e coglie, a mio parere bene, gli aspetti di più concreto spessore socio-politico dello scrittore siciliano. Lanuzza ci mostra come Sciascia oscilla fra un dolente scetticismo di remota ascendenza isolana e una sorta di fiducia illuministica nei poteri della ragione, ci segnala come l’opera sciasciana può nell’insieme leggersi come un monumento sulla sconfitta della ragione, ovvero un lungo racconto dell’impari – e perciò fatalmente perdente – lotta che la coscienza intellettuale impegna a difesa del suo mandato etico-civile contro il potere (legale ed illegale).

Il senso di questa estrema sfida è bene analizzato da Stefano Lanuzza in modo puntuale e attraverso una scrittura asciutta e lineare.

f.s.

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[Leggi tutti gli articoli di Francesco Sasso pubblicati su RETROGUARDIA 2.0]

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Quaderni Veneti

Si accolgono proposte di contributo per i numeri 8 e 9 della rivista.

Call for papers Quaderni Veneti. Nuova serie digitale (QV)
Sono in preparazione i numeri 8 e 9 della rivista Quaderni Veneti. Nuova serie digitale (QV).

La rivista, che raccoglie l’eredità dei Quaderni Veneti fondati da Giorgio Padoan nel 1985, è open access e viene pubblicata in formato elettronico nel sito delle Edizioni Ca’ Foscari al link:

https://edizionicafoscari.unive.it/en/edizioni4/riviste/quaderni-veneti/

Si invita ad inviare proposte di contributi, redigibili in ogni lingua di cultura europea occidentale, che abbiano carattere letterario, filologico, linguistico e storico-culturale relativi alla tradizione testuale e culturale del Triveneto e ai suoi rapporti con le altre tradizioni europee e mediterranee, dall’alto Medioevo alla contemporaneità.

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SPECIALE GUIDO MORSELLI n.25: “Ritratto di Guido Morselli, l’autore incompreso rifiutato dagli editori e dagli amori” – «Il Riformista»

[RASSEGNA STAMPA SU GUIDO MORSELLI, a cura di Francesco Sasso]

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di Susanna Schimperna — 31 Luglio 2020

Nella notte tra il 31 luglio e il 1° agosto 1973 Guido Morselli, scrittore che mai è riuscito a trovare un editore per i suoi numerosi libri, si uccide. Subito il mondo letterario si mobilita e la stampa si impadronisce della storia: Morselli viene decretato un grande scrittore e le sue opere respinte casi esemplari di rifiuti eccellenti, tanto che in capo a pochi mesi cominciano a essere pubblicati sia i suoi romanzi sia i suoi saggi. Alberto Moravia stigmatizza così il gesto di Morselli: «Ha fatto malissimo. Visto che era ricco poteva fare come me, che a vent’anni feci pubblicare e mie spese Gli indifferenti».

In realtà un’opera di Morselli era stata regolarmente pubblicata da un editore, e da un editore importante. Si trattava di Proust o del sentimento, saggio uscito per Garzanti nel 1943, uno studio originale per scrittura e tesi – la Recherche come sintesi di contrari, io e sentimento – del tutto ignorato dalla critica proustiana. E c’era poi stata, due anni dopo, una prima e unica edizione di Realismo e fantasia, ovvero dialoghi con Sereno. Probabilmente la pubblicazione di questo libro, uscito per l’editore Bocca, avvenne sì, a spese dell’autore. Niente di assimilabile agli esordi di Moravia, dunque. Anche perché bisogna confrontare le date: se Moravia al tempo de Gli indifferenti aveva vent’anni, per Morselli la prima pubblicazione a pagamento era avvenuta a trentacinque, essendo egli nato il 15 agosto 1912. È da quel momento che comincia a scrivere di più, arrivando ai suoi grandi romanzi degli anni Sessanta, quando, di fronte ai ripetuti rifiuti, la sua reazione di ultra quarantenne che sulla scrittura ha investito tutto, e da sempre, non poteva essere la stessa di un impetuoso e risoluto ventenne.

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