La macinatrice di Massimiliano Parente

Recensione/schizzo #6

Prima o poi dovrò decidermi a rileggere La macinatrice di Massimiliano Parente. Lessi il libro due anni fa e non mi piacque, affogato com’era fra sottigliezze e freddure, con espressioni che nella voluminosa forma del romanzo spiccavano più, e sono reminiscenze, per sfoggio di potenza intellettuale che per proprietà narrativa.

In generale, il romanzo è apprezzabile in alcune parti (poche), stancante in altre (molte). Il linguaggio di Massimiliano Parente è barocco, la costruzione fantastica mima la poetica di Moresco. La sua musa è una ninfetta di sobborgo, pallida e melanconica. Nel complesso il libro è noioso.

Dinnanzi alla realtà del libro, inquinato dalla delusione, la mia critica, tralasciando ogni analisi seria del testo, è caduta nel vuoto.

f.s.

[Massimiliano Parente, La macinatrice, Pequod, 2005,  462 p., euro 20 ]

Il cimitero marino di Paul Valery

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Ho letto Le cimetière marin (Il cimitero marino) di Paul Valery (1871-1945). Da giovane fu discepolo e amico di Mallarmé, parve rievocare gli ideali parnassiani, ricercando unicamente l’assoluta perfezione formale. Ma in realtà disse chiaro che la poesia doveva essere unicamente un exercice, condotto con gusto ed abilità, null’altro.

Con una simile affermazione di principio, Valery si mascherava nella maniera più sicura, creando poi liberamente liriche in cui la rimbaldiana <<alchimia della parola>> diviene una sorta di <<alchimia della forma perfetta>>.

Pubblicata una prima raccolta di versi, egli tacque per venti anni, dedicandosi allo studio delle matematiche ed a ricerche filosofiche. Riapparve sulla scena letteraria con una serie di liriche e con scritti teorici e dialoghi filosofici, d’ispirazione platonica, che gli valsero l’acclamazione a maggior poeta francese, il seggio all’Accadémie ed una serie d’onori.

Il cimitero marino è poema notevole, in cui il poeta, movendo dalla meditazione della morte, approda e poi si immerge, glorificandosi, nell’oceano dell’universo e dell’eternità.
In quest’opera poetica l’essere si scontra con il non-essere, il senso con il non-senso, onde reprimere la vita con la vita.
E’ l’avventura lirica di un poeta che attraversa la notte oscura, ma, simultaneamente, rimane nella consistenza e nella fissa vertigine della luce.
Classicismo e romanticismo, paganesimo e misticismo in una sintesi carnale e pura.
Il movimento delle strofe eccede e diventa stasi, eternità, rivolta luciferina; suono partorito nel grembo eterno dell’esistenza, del cosmo e della mente.

f.s.

[Paul Valéry, Il cimitero Marino, Torino, Einaudi Ed., 1966, pagine 52, euro 6,71. Trad. Mario Tutino]

Sessanta racconti di Dino Buzzati

I racconti di Dino Buzzati (1906-1972) evocano atmosfere surreali, che talvolta scaturiscono dalla rappresentazione di realtà fiabesche, talaltra, e più spesso, trapelano dalla descrizione di situazioni fuori dal comune epperò affatto verosimili, seguite dall’inquieta attesa di un evento che restituisca senso e valore all’esistenza.

Ai racconti non si possono rimproverare che i difetti consueti della prosa del tempo: l’eccesso di lirismo e, se posso permettermi, nonostante le sollecitazioni surreali, la normalità borghese che lo scrittore ci propone come punto di arrivo.  

Per concludere, l’autore si tiene sul piano di una lingua media, comunicativa.

f.s.

[Dino Buzzati, Sessanta racconti, Mondatori, 2005, pp. 557, euro 8,26 ]

APPUNTAMENTO CON IL NOTAIO / PAURA DELLA NOTTE di Alessio Paša

appuntamento con il notaio

di Francesco Sasso 

L’Opera comprende quattro racconti in versi: il primo, il più lungo, è “Appuntamento con il notaio” che, con l’altro “Paura della notte”, dà il nome alla raccolta.  Sottotitolo dell’opera: racconto in versi.

Vorrei iniziare questo mio breve articolo soffermandomi sull’espressione “racconti in versi”.
Esso è un genere poco frequentato dagli autori contemporanei italiani, mi sovvengono poche eccezioni, per esempio Elio Pagliarani con “La ragazza Carla” (1960), o più recentemente Franco Buffoni con “Suora Carmelitana” (1997).

Ma le due opere degli illustri poeti, a mio parere, non sono veri e propri romanzi/racconti in versi, ma sono poemetti narrativi, poiché in essi non è tanto importante che venga messa in atto una trama vera e propria, quanto l’apertura a una serie di possibilità di sdoppiamento della voce poetica; dove è la sperimentazione linguistica e l’uso di differenti registri espressivi a far da padrone.

Vero è che non è poi così distinguibile il confine tra poemetto narrativo e racconto/romanzo in versi, come anche, ad un livello superiore dei sistemi dei generi letterari, la differenziazione tra romanzo e novella (1). Ecco, quindi, la difficoltà per il recensore di inquadrare l’opera di Paša.

Ora, l’opera di Alessio Paša, a mio vedere, è prossimo alla denominazione “racconti in versi”, giacché il testo è costruito intorno alla struttura binaria del verso e della narrazione. E, caratteristica ancor più singolare, i due elementi procedono parallelamente, in perfetto equilibrio formale, mai il verso predomina sulla narrazione e, allo stesso modo, mai la narrazione mette in ombra la struttura del verso.

In realtà, il verso, per sua natura strumento espressivo agile ed intenso, non depotenzia l’efficacia e la struttura narrativa dei racconti di Paša, ma, anzi, proietta il lettore verso una differente percezione delle vicende narrate. Ancor più, a mio avviso, un tal esempio di racconto in versi, oggi che la narrativa ricalca stancamente i soliti canoni, è un’operazione letteraria rigeneratrice. (2)

Passando dal piano formale a quello del contenuto, il nucleo narrativo dei quattro racconti di Paša è la forza naturale dei sentimenti.

Nei quattro racconti la crisi affettiva è rappresentata nel suo svolgersi drammatico ed essenziale, in cui un protagonista muove contro l’altro, mettendo sottoprocesso il legame affettivo che lega i protagonisti- per esempio marito e moglie, padre e figlia, fratello e fratello-; e la comunicazione tra essi si inabissa in una condizione di ineffabile malessere e di straniamento, invertendo così la direzione dei rapporti proponibili verso una notte colma di incertezze.

Per concludere, la rappresentazione della realtà dei personaggi si regge su scatti linguistici improvvisi ma sottilmente calcolati. Il ritmo del verso asseconda la narrazione. La segmentazione del racconto in versi risponde ad un attento progetto di modulazione del respiro e di pausazione.

(1) Le due forme, romanzo e novella, sono generalmente distinte in base alla densità narrativa e alla lunghezza: la novella, nella misura più limitata, conserva l’aderenza ad una vicenda singola e di pochi personaggi, laddove il romanzo tende alla molteplicità degli episodi e dei personaggi. Tra la novella e i romanzi, si possono dare casi intermedi e di ancor più difficile caratterizzazione, come, ad esempio, le novelle lunghe e i romanzi brevi.
(2) E qui, procedere brevemente su un piano discorsivo di tipo diacronico, mi viene in mente che in alcune epoche, come nel settecento, fu molto seguita la scelta della trattatistica in versi per rendere più efficace il compito stesso dell’illuminazione che allora si assunse la scienza.

Scarica gratuitamente e leggi il libro su Vibrisselibri

Il racconto Figlia, di Alessio Paša, in Nazione indiana

[Alessio Paša, Appuntamento con il notaio/Paura della notte, Vibrisselibri, 2006]

A passo di gambero. Guerre calde e populismo di Umberto Eco

Recensione/schizzo #5

Ho appena terminato di leggere A passo di gambero. Guerre calde e populismo mediatico di Umberto Eco.

Libro tagliente, vivace, divertente e profondo, messo insieme per la maggior parte con articoli pubblicati su “La Repubblica” e “L’Espresso”, accresciuto da pochi e brevi saggi scritti per conferenze e congressi.

Il nucleo centrale del libro è l’idea che “negli ultimi tempi si erano verificati degli sviluppi tecnologici che rappresentavano dei veri e propri passi all’indietro.”

In A Passo di Gambero ci sono articoli su Berlusconi, la guerra in Iraq, il crocifisso nelle scuole, Dan Brown, Occidente Vs Oriente, Pacs, razzismo, tecnologia; ma anche facezie, citazioni letterarie, studi sociologici e ritratti ironici della società moderna.

Libro di facile lettura, d’impianto prettamente divulgativo, che tenta nel complesso di fornire al lettore gli strumenti critici per leggere la realtà contemporanea.

 [ Umberto Eco, A passo di gambero. Guerre calde e populismo mediatico, Bompiani, 2006, pagine 364, euro 17.50]

f.s.

Di seguito l’introduzione "I passi di Gambero" al volume:

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Il criterio di originalità nella letteratura latina

(appunti)

Nessun autore antico ha mai pensato che “originalità” si identificasse con la creazione di nuove tematiche e di nuovi generi letterari. E’ nella lingua che, per gli autori latini arcaici, consiste l’originalità della propria opera.

Il criterio romantico dell’immediatezza non ha alcun peso nel mondo romano, in cui un’opera letteraria è frutto di una lunga ed attenta elaborazione. Il testo romano muove sempre da uno o più modelli; da essi trae il materiale che rielabora più o meno liberamente: nella sua piena libertà di contaminazione, rielaborazione, variazione delle fonti, oltre che nell’aggiunta di motivi nuovi e nell’uso accorto del mezzo stilistico consiste, in definitiva, la sua “originalità”: il criterio dell’originalità proprio del nostro modo di pensare non costituisce affatto una preoccupazione per il letterato romano, per cui vale, invece, il canone dell’imitazione.

f.s.

Octavio Paz

Octavio Paz (1914-1998), poeta messicano, premio Nobel per la letteratura nel 1990, è uno dei maggiori poeti e intellettuali messicani della seconda metà del secolo scorso.

Paz sosteneva che la cultura ispano-americana non può prescindere dal suo legame con la tradizione occidentale. Infatti, la sua poesia è influenzata dal surrealismo francese, congiuntamente al mondo naturale, alla mitologia azteca e orientale (India).

Nelle poesie da me lette- raccolta di liriche estratte da: Salamandra (1958-1961), Versante est (1962-1968), Verso l’inizio (1964-68), Ritorno (1969-1975) – il linguaggio è attraversato da una visione del mondo dove coesistono i contrari, in cui l’io si annulla nel mondo, l’universo nell’essere.

Il poeta scava nella parola, distruggendo e ricostruendo il linguaggio, frantumandolo il verso, riducendo il discorso lirico all’essenziale.

Autore di ampio respiro, nella poesia di Paz l’uomo si scopre prigioniero della solitudine, ma anche immerso nella totalità dell’esistenza.

I versi di Paz colpiscono per l’intensità di vita e la profondità dei sentimenti e di pensiero.

f.s.

Cultura e letterarietà (Jurij Michajlovič Lotman)

Cultura e letterarietà
(Appunti per una riflessione futura)

La nascita di una civiltà letteraria è un fatto estremamente complesso e ciascun popolo elabora le proprie forme culturali a seconda degli influssi con cui viene a contatto e delle proprie esigenze.

Oggi è ancora corretto chiedersi in quale rapporto stiano le forme letterarie con l’ambiente sociale e con le classi dominanti, quale tipo di letterato si tenda a configurare, a quale pubblico sia rivolta la sua produzione e solo in questo ambito chiedersi le ragioni della scelta di talune forme culturali?

Un testo è di solito l’espressione di una cultura e di una realtà storico-sociale, pur senza esserne un mero riflesso. Se per cultura intendiamo, con Lotman, <<l’insieme dell’informazione non ereditaria accumulata, conservata e trasmessa dalle varie collettività della società umana>>
[J.M. Lotman, Il problema di una tipologia della cultura, in Aa.Vv., I sistemi di segni e lo strutturalismo sovietico, Milano, Bompiani, 1969, p.309].

Ma la cultura, osserva ancora Lotman, non è semplice deposito di informazioni:

<<E’ un meccanismo organizzato in modo estremamente complesso, che conserva l’informazione, elaborano continuamente a tale scopo i procedimenti più vantaggiosi e compatti, ne riceve di nuovi, codifica e decodifica i messaggi, li traduce da un sistema segnino a un altro. La cultura è il meccanismo duttile e complesso della conoscenza.>>
[J.M. Lotman, Introduzione a Tipologia della cultura, Milano, Bompiani, 1975, p.28]

Uno dei compiti fondamentali della cultura è quello di organizzare strutturalmente il mondo che circonda l’uomo, di porre in ordine (soprattutto attraverso i linguaggi) alla multiforme e spesso caotica realtà dei fenomeni.

A questo punto si pongono alcuni problemi molto delicati: anche un testo letterario è un documento culturale? La letteratura, pur facendo parte del sistema generale della cultura, ha una specificità? In che consiste questa specificità letteraria o letterarietà?  La letterarietà è un aspetto intrinseco del testo letterario o un fattore soggettivo, la decisione (del lettore) di leggere un testo come un testo letteraro?

[ Opere di Jurij Michajlovič Lotman ]

f.s.

Cecco Angiolieri (‘200)

Cecco Angiolieri (1260 circa- 1312?) si distingue per i suoi centocinquanta sonetti, alcuni dei quali contengono la storia del suo amore per Becchina; prima si lagna della freddezza della fanciulla, poi esulta per averla conquistata, infine si rode per averla perduta. Becchina è donna tutt’altro che angelica; è avida e sensuale e il poeta, anziché idealizzarla come gli stilnovisti, la descrive con una concretezza sconcertante, che spesso tocca, a detta di molti, la volgarità, mentre è la vita erotica ad essere rappresentata.

In altri sonetti l’Angiolieri lamenta di non aver denaro e per questo si scaglia contro i genitori che, ricchi ma avari, non vogliono dar nulla a quel figlio cinico e disordinato, che vive tra le taverne, i dadi e le donne: famosissimo è rimasto il sonetto S’i’ fosse foco, ardere’ il mondo, pieno di odio cupo per tutto e per tutti, che ci rivela il suo animo amareggiato e sarcastico a cui piace l’ostentazione del dolore, ma che non ha accenti molto profondi.

f.s.

Medium di Giuseppe Genna

Recensione/schizzo #4 

Nel modo di narrare di Genna esiste un’esaltazione quasi morbosa e un’estrema lucidità narrativa.
Il protagonista di Medium è agitato da una nascosta follia, da un’angoscia invincibile e da una sfrenata ambiguità; tuttavia la storia si svolge e si rivolge con una perfetta coerenza narrativa e verosimiglianza- soprattutto nella prima parte-, cosa che dà maggior risalto all’atmosfera fatale e allucinante delle situazioni narrate.

Nella seconda metà, ahimè, il libro fallisce su tutti i fronti, si cade nel cliché del genere, e la storia si avvia stancamente alla chiusura.

Altresì, notevole forza hanno le prime pagine in cui Genna descrive la vita e la morte del padre, anche se ho il sospetto che lo scrittore ami mistificare tutto ciò che lo circondi: la donna amata, il padre morto, il figlio/feto e, soprattutto, se stesso.
 
[Qui] il sito dove puoi scarica gratuitamente il libro di Genna.

f.s.