da i Quaderni (1914-1916) di L. Wittgenstein

Trascrivo/ripropongo (Amanuense web) 

Il mondo incapsulato nel linguaggio

I limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo.

C’è realmente soltanto una anima del mondo, che io di preferenza chiamo la mia anima, e in base alla quale solamente concepisco le anime degli altri.

La precedente osservazione dà la chiave per decidere in che misura il solipsismo sia una verità. [L. Wittgenstein, Werkausgabe, Band I, Frankfurt a.M., 1984, p.141]

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La strada che ho percorso è questa: L’idealismo separa dal mondo gli uomini come unici, il solipsismo separa soltanto me, e infine vedo che anch’io appartengo al resto del mondo; da un lato non resta nulla, dall’altro, unico, il mondo. Così l’idealismo sviluppato rigorosamente conduce al realismo. [Ibidem, p.180]

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È comunque vero che io non vedo il soggetto.

È vero che il soggetto conoscente non è nel mondo, che non c’è alcun soggetto conoscente. [ Ibidem, p.181]

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Su ciò di cui non si può parlare si deve tacere

Il mio lavoro consiste di due parti: di quello che ho scritto, e inoltre di tutto quello che non ho scritto. E proprio questa seconda parte è quella importante. Ad opera del mio libro, l’etico viene delimitato, per così dire, dall’interno; e sono convinto che l’etico è da delimitare rigorosamente solo in questo modo.

In breve credo che: tutto ciò su cui molti oggi parlano a vanvera, io nel mio libro sono riuscito a metterlo saldamente al suo posto, semplicemente col tacere. [Citato in B. McGuinness, Wittgenstein. Il giovane Ludwing (1889-1921), Milano, 1990, p.430]

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“Come tutte le cose stanno è Dio” (2.8.1916)

Appunto dell’11.6.1916

Che cosa so di Dio e del fine della vita?

So che questo mondo è.

Che io sto in esso come l’occhio nel suo campo visivo.

Che qualcosa in esso è problematico, ciò che noi chiamiamo il suo senso.

Che questo senso non risiede in esso, ma al di fuori di esso.

Che la vita è il mondo.

Che la mia volontà compenetra il mondo.

Che la mia volontà è buona o cattiva.

Che dunque bene e male sono in qualche modo congiunti al senso del mondo.

Il senso della vita, cioè il senso del mondo possiamo chiamarlo Dio.

E collegare a ciò la similitudine di Dio come padre.

La preghiera è il pensiero sul senso del mondo.

Non posso volgere gli avvenimenti del mondo secondo la mia volontà; piuttosto sono completamente impotente.

Solo così posso rendermi indipendente dal mondo- e in un certo senso quindi dominarlo- rinunciando a un influsso sugli avvenimenti. [Wittgenstein, op. cit.,p.167]

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Come può in genere essere felice l’uomo quando non riesca a evitare la miseria di questo mondo?

Attraverso la vita della coscienza.

La buona coscienza è la felicità assicurata dalla vita della coscienza. [Ibidem, p.176]

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Credere in un dio significa comprendere il problema del senso della vita.

Credere in un dio significa vedere che con i fatti del mondo non tutto è esaurito.

Credere in Dio significa vedere che la vita ha un senso. [Ibidem, p.168]