Gli esordi di Antonio Moresco

Antonio Moresco, scrittore irrequieto e singolare. Rifiutato per anni dalle case editrici, ha elaborato a lungo la sua scrittura nel silenzio, in aperta polemica con un certo modo di concepire la narrativa. A mio parere, è uno degli autori più interessanti del panorama narrativo contemporaneo italiano.

Ho letto nel 2006 il romanzo Gli esordi, apparso verso la fine del 1998 per Feltrinelli. E’ un libro impegnativo e ambizioso. Conturbate.

La struttura è in tre parti, intitolate “Scena del silenzio”, “Scena della storia ” e “Scena della festa”.

Il romanzo contiene una straordinaria profondità d’immaginazione. Con quest’opera, l’autore affronta l’enigma della vita da un angolo originale. Descrive la solitudine dell’uomo in una realtà insudiciata e obliqua, instabile, dove il sogno e l’incubo sono anch’esse realtà tangibili, come la stessa angoscia e la vacuità.

I personaggi del romanzo sono claustrofobici, anime chiuse in sé, che mai conoscono o ri-conoscono gli oggetti più comuni né gli esseri umani. Lo sguardo dei personaggi è perennemente sfocato, la percezione di sé fatta a pezzi, la pupilla psichica così dilatata da non riuscire a scorgere che oscura luce.

Il linguaggio e lo stile: asciutto, preciso, allo stesso tempo iperrealistico e visionario.

f.s.

[Antonio Moresco, Gli esordi, Feltrinelli, Milano 1998 – pp. 535, € 17,04]