Charles Bukowski

Di Bukowski credo di aver letto quasi tutto: poesie, racconti e romanzi. All’appello mancano un paio d’opere. Sono lì, “le ultime”, che attendono il loro turno, stesi a pancia in su nella mia libreria. Ieri notte, tanto per dire, ho terminato di leggere Niente canzoni d’amore. La raccolta di racconti non è male. Non tutti i racconti sono eccezionali, ma non sono neanche male.

Dovete sapere che non tutte le raccolte dello scrittore americano sono all’altezza. Anzi, ad esser scrupolosi, alcune raccolte di racconti sono proprio brutte; per esempio: A sud di nessun nord. Oppure l’intervista della Pivano: sicuramente inutile. Invece, se proprio devo segnalarvi dei titoli, vi consiglio Storie di ordinaria follia e Post office

Che vi posso dire di Bukowski? E’ certamente uno degli scrittori più popolari del nostro secolo. E ciò non è un male. Con uguale facilità ha scritto romanzi, racconti e poesie. Nei suoi testi spesso narra con sottile ironia la società americana del suo tempo o tratta argomenti falsamente erotici, ravvivando così quel genere; in più, introduce un nuovo tipo di linguaggio, più duttile e vivo, che è diventato il modello della produzione narrativa di alcuni scrittori europei e americani (vedi Raymond Carver ).

Bukowski crea l’alter ego Henry Chinaski e ci si butta dentro. L’intensità della scrittura, insieme all’ironia, bilancia il grado di sovraesposizione dell’Io.

Bukowski sente e narra tutto l’orrore dei lavori a tempo e, soprattutto, l’intollerabilità della truffa della promessa americana.

Altra cosa: i personaggi di Bukowski hanno la forza che nasce dall’assenza di sottigliezze psicologiche. Questa affermazione potrebbe sembrare una contraddizione in termini, e non è la sola contraddizione dello scrittore che ha ispirato e continua a ispirare pagine e pagine ai maggiori e minori scrittori europei. Eppure, nei racconti di Bukowski, i personaggi hanno un posto nella memoria di chi legge e il lettore assimila completamente la loro esperienza. Come ciò avvenga, non saprei dire. Il resto è da bere così com’è versato nella coppa della propria anima.

Stop, non scrivo oltre, poiché lo scrittore americano non avrebbe approvato le mie letture critiche: pensava che parlare di letteratura per ore fosse da pazzi e da sfigati. Ed io potrei pure accettare di passare per pazzo, ma per sfigato mi pare troppo. Non oggi, almeno.

f.s.
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“Quegli undici anni mi passarono nel cervello in un lampo. Avevo visto uomini distrutti da quel lavoro. Si erano liquefatti. C’era stato Jmmy Potts della Dorsey Station. Quando ero arrivato io, Jmmy era un tipo robusto in maglietta bianca. Ora era finito. Abbassava lo sgabello più che poteva e si teneva con i piedi per non cadere. Era troppo stanco per farsi tagliare i capelli e portava lo stesso paio di pantaloni da 3 anni. Cambiava la camicia due volte alla settimana e camminava molto piano. Ancora 7 prima della pensione.

“Non ce la farò mai”, mi aveva detto.

O si liquefacevano o diventavano grassi, enormi, mettevano su certi culi, e certe pance. Era lo sgabello, e sempre gli stessi movimenti e sempre le stesse chiacchiere” (Da Charles Bukowski “Post Office” Roma, 2002 pag.171)

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 Bibliografia in italiano 
  PRIME EDIZIONI (fonte:Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.)
Storie di una vita sepolta, SugarCo (1973)
Storie di ordinaria follia, Feltrinelli (1975)
Factotum, SugarCo (1975)
L’amore è un cane che viene dall’inferno, (poesie) SugarCo(1978)
Compagno di sbronze, Feltrinelli (1979)
Poesie, a cura di Vincenzo Mantovani, Mondadori (1979)
Shakespeare non l’avrebbe mai fatto, SugarCo (1979)
Taccuino di un vecchio porco, Feltrinelli (1980)
Donne, SugarCo (1980)
Quello che importa è grattarmi sotto le ascelle. SugarCo (1982)
L’ubriacone, SugarCo (1983)
Musica per organi caldi, Feltrinelli (1984)
Hollywood, Hollywood!, Feltrinelli (1990)
Pulp. Una storia del XX secolo, Feltrinelli (1995)
La sconcia vita di Charles Bukowski, di Jim Christy, Feltrinelli (1997)
Taccuino di un vecchio sporcaccione, TEADUE (1997) 
Post Office, Guanda (1999)
Quando eravamo giovani. Poesie, Feltrinelli (1999)
Il Capitano è fuori a pranzo, illustrazioni di Robert Crumb, Feltrinelli (2000)
La canzone dei folli. Poesie II, Feltrinelli (2000)
Panino al prosciutto, Guanda (2000)
Si prega di allegare 10 dollari per ogni poesia inviata, Minimum fax (2000)
Confessioni di un codardo, TEADUE su licenza Guanda (2000) 
Birra Fagioli, crackers e sigarette Lettere. Volume secondo (1970-1979), Minimum fax (2001)
Post Office, TEADUE su licenza Guanda (2001)
Bukowski. Una vita per immagini, di Howard Sounes, Mondadori (2002) 
Il grande. Poesie III, Feltrinelli (2002)
Evita lo specchio e non guardare quando tiri la catena, Minimum Fax (2002)
Seduto sul bordo del letto mi finisco una birra nel buio, Minimum Fax (2002)
Panino al prosciutto, TEADUE su licenza Guanda (2002)
Spegni la luce e aspetta, Minimum Fax (2003)
Santo cielo, perché porti la cravatta?, Minimum Fax (2003)
A sud di nessun nord, TEADUE su licenza Guanda (2003)
Niente canzoni d’amore, TEADUE su licenza Guanda (2004)
Quando mi hai lasciato, mi hai lasciato tre mutande, Minimum Fax (2004)
I Cavalli non scommettono sugli uomini (e neanche io), Minimum Fax (2004)
Bukowski, di Howard Sounes, TEADUE su licenza Guanda (2004)
Sotto un sole di sigarette e cetrioli. Minimum Fax (2005)