MINDFIELD – CAMPO MENTALE di Gregory Corso

Recensione/schizzo #15 

Ho terminato la lettura di Mindfield – Campo mentale di Gregory Corso. Il volume è un’antologia di poesie autobiografiche in chiave surreale e immaginosa curata dall’autore americano nel 1989.

Sono versi luminosi, quelli di Gregory Corso, che, con la loro schietta trasparenza e semplicità, evidenziano l’intero percorso mentale (e creativo) dell’autore americano. Il tono è di tenero stupore. Eppure, ciò che mi ha maggiormente colpito, leggendo Mindfield, è la vigorosa fede che Corso aveva della Poesia.

Tuttavia, alcune liriche sono appesantite da citazioni e richiami oscuri che, tra l’altro, a me pare ridurre l’atto poetico a ingenuo sfoggio enciclopedico da parte dell’autore.

Il volume costa poco, sei euro, e ciò è un bene per il lettore e la poesia. Credo che la traduzione non sia proprio impeccabile, ma qui il mio giudizio è superficiale come il mio inglese.

Infine, ho letto sulla rivista Fili d’aquilone un bel saggio su Mindfield di Alessio Brandolini. Questa è anche l’occasione giusta per segnalarvi una pregevole rivista di poesia.

f.s.

[Gregory Corso, Poesie. Mindfield- Campo mentale, trad. Massimo Bacigalupo, Newton compton, 2007, Pag. 525, euro 6]

L’opera letteraria secondo Jean Starobinski

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L’opera letteraria- dice Starobinski- è un <<essere>> e insieme un <<materiale>>:

Essa è entrambe le cose: un essere che attende l’incontro, un materiale, a sua volta lavorato, che aspetta il lavoro; o ancora: un’intenzione che si destina alla nostra attenzione con lo sviluppo di una forma. Aver riguardo per l’opera significa rispettare, in essa, la sua finalità intenzionale e insieme la sua forma <<oggettiva>> (la sua struttura).
E per rendere giustizia a questo duplice aspetto dell’opera che la critica deve possedere a sua volta due attitudini: savoir-faire strumentale e animazione finalizzata, ambedue capaci di assumere su di sé la presenza dell’opera, senza confondersi con essa. L’aspetto strumentale della critica garantisce l’aspetto materiale dell’opera; l’animazione finalizzata della critica replica alla finalità dell’opera, che non si accontenta di percepire e di registrare. (1)

(1) Jean Starobinski, La letteratura: il testo e l’interprete, in Aa.Vv., Fare storia, a cura di J. Le Goff e P. Nora, Torino, Einaudi, 1981, pp.200 sgg.

f.s.
 

Céline e l’attualità letteraria (1932-1957) a cura e con uno scritto di Giancarlo Pontiggia

Recensione/schizzo

La raccolta di interviste e interventi polemici, presentazioni, lettere, Céline e l’attualità letteraria (1932-1957) si propone come documento di una vita letteraria unica.

 In questo volume, edito da SE, emerge la figura del medico/letterato Céline, imprudente e ferito. L’uomo che soffriva la stupidità, che percepiva il dolore esistenziale d’esser uomo empio, denigrato, degradato; sfregiato dall’ipocrisia e dalla morte.

Louis-Ferdinand Céline era una natura viscerale, istintiva. Era l’uomo del rifiuto e del delirio. Era lo scrittore che scoprì uno stile, il suo, inconfondibile. Linguaggio fortemente metaforizzato, vivo.
 
Questo volume ci restituisce, insomma, un frammento di vita letteraria dello scrittore francese.

f.s.

[Céline e l’attualità letteraria (1932-1957) a cura e con uno scritto di Giancarlo Pontiggia, SE, 2001, pag. 144, euro 10,33]

Metello di Vasco Pratolini

Nel 2001 mi dedicai allo studio del realismo in letteratura. Lessi gli studi critici di György Lukács (Marxismo e la critica letteraria, Einaudi, Torino, 1953), Carlo Salinari (La questione del realismo, Parenti editore, Firenze, 1958), Carlo Muscetta e altri.

Seguii il duello culturale innescato dalla pubblicazione di Metello (alcuni protagonisti del dibattito: Fortini, Parronchi, Pampaloni, Cecchi, De Robertis, Bo, Piccioni, Salinari, Vigorelli, Cases). Mi spostai sulle tracce delle polemiche nate da Ragazzi di vita & Una vita violenta. Infine, mi dedicai a Moravia, Pasolini e Pratolini. Lessi alcune cose sul cinema neorealista.

Metello (1955), salutato da una parte della cultura di sinistra come snodo decisivo della transizione dal neorealismo al realismo, nell’accezione proposta dall’estetica di Gyorgy Lukàcs, la figura del protagonista, l’operaio edile Metello Salani, sembra esemplata sulla categoria della <<medietà tipica>> elaborata dal filosofo marxista; e l’educazione insieme sentimentale e politica dell’eroe pretende di farsi espressione paradigmatica del faticoso, drammatico processo di maturazione della coscienza di classe del proletariato a cavallo dei due secoli.

A prescindere da ogni valore di merito (a me il romanzo di Pratolini non dispiace), secondo molti critici a Pratolini non riuscì il tentativo di coniugare idillio ed epopea, vicenda individuale e storia collettiva.

Non v’è dubbio che Metello concluda più che inaugurare una lunga fase di impegno etico-politico della letteratura italiana.

f.s.

[Vasco Pratolini, Metello, Mondatori, Milano, 2003, pag. 282, € 7,40]

Pluridiscorsività e intertestualità per Michail Michailovič Bachtin

Noticina su pluridiscorsività e intertestualità

(amanuense web)

Per Michail Michailovič Bachtin la parola del romanzo <<si forma nell’interazione dialogica con la parola altrui>> (“La parola del romanzo”, in Estetica e romanzo, Torino, Einaudi, 1979).

Scrive:

In ogni dato momento della sua esistenza storica, la lingua è totalmente pluridiscorsiva: è coesistenza incarnata di contraddizioni ideologico-sociali tra il presente e il passato, tra le varie epoche del passato, tra i vari gruppi ideologico-sociali del presente, tra le correnti, le scuole, i circoli ecc. Queste “lingue” della pluridiscorsività si incrociano in vario modo tra di loro, formando nuove “lingue” socialmente tipiche (ivi, p.99).
f.s.

Dal big bang ai buchi neri. Breve storia del tempo di Stephen Hawking

recensione/schizzo #14 

Nel 1988- quattordicenne- comprai il saggio Dal big bang ai buchi neri. Breve storia del tempo di Stephen Hawking, astrofisico britannico. Da allora il libro giaceva nella mia libreria, non letto, fino ad una settimana fa.

Credo che tutti abbiano guardato il cielo stellato e abbiano tratto alcune domande: “Che cosa sappiamo sull’universo, e come lo sappiamo? Da dove è venuto, e dove sta andando? L’universo ebbe un inizio e, in tal caso cosa c’era prima? Il tempo avrà mai una fine?”

E ancora: L’universo è finito o infinito?  E Dio, se esiste, in tutto ciò ha avuto alcuna libertà nella scelta delle condizioni iniziali?

D’altra parte, gli individui qualificati a chiedersi il perché, oggi, non sono più i filosofi ma gli scienziati.

Il saggio divulgativo di Stephen Hawking ci spiega molti fenomeni del cosmo: dalle leggi sul moto, fino alla relatività, alla meccanica quantistica, per arrivare a nuove teorie come quella della gravitazione quantistica e delle superstringe. Tratta anche le ipotesi più avanzate sull’inizio dell’universo, sui buchi neri, sulle teorie di grande unificazione.

Un libro chiaro, spesso corredato da figure esplicative e, talvolta, piacevolmente ironico. Non troverete formule matematiche, salvo una: “E=mc2”. In più, tra un’ipotesi e una scoperta scientifica, l’autore inserisce una serie di riflessioni sull’esistenza di Dio.

f.s.

[Hawking Stephen, Dal big bang ai buchi neri. Breve storia del tempo, BUR,  2000, € 8,60, 220 p. , trad. Libero Sosio]

Lessico. Classi di parole, strutture, combinazioni di Elisabetta Jezek.

Il lessico è l’insieme delle parole di una lingua.  La Lessicologia, invece, è “la disciplina che studia il lessico di una lingua allo scopo di individuare le proprietà intrinseche delle parole e illustrare il modo in cui queste, in virtù del loro significato, sono in relazione tra loro e possono combinarsi.”

Il risultato degli studi di lessicologia è “l’elaborazione di una teoria del lessico, cioè un’ipotesi a riguardo a come il lessico è strutturato, e di un modello lessicologico, cioè di un insieme di strumenti formali in grado di rappresentare questa struttura.”

Naturalmente queste indicazioni le ho ricavate studiando il volume Lessico. Classi di parole, strutture, combinazioni di Elisabetta Jezek.

Il saggio di Jezek è tecnico-didascalico. Utile per chi desidera approfondire e/o aggiornarsi sui recenti studi lessicologici.

Trascrivo la nota di copertina del libro:

Questo manuale traccia un accurato resoconto delle più recenti ipotesi formulate sull’organizzazione e la struttura del lessico. I principali temi trattati sono: la classificazione delle parole, i tipi di parole esistenti, i principi che regolano la combinazione delle parole, il carattere dinamico del significato lessicale, la costruzione del significato delle frasi, i modi in cui i concetti sono associati alle parole, le interazioni tra il significato delle parole e il loro comportamento sintattico. Il lessico diventa in questo modo l’osservatorio privilegiato per comprendere come le diverse dimensioni di cui è costituita una lingua interagiscano tra loro.

Indice del volume: Premessa. – I. Nozioni di base. – II. L’informazione lessicale. – III. Il significato delle parole. – IV. La struttura globale del lessico. – V. Strutture paradigmatiche nel lessico. – VI. Strutture sintagmatiche nel lessico. – Riferimenti bibliografici. – Indice analitico.

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Elisabetta Jezek è ricercatrice presso la Facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Pavia.

f.s.

[Elisabetta Jezek, Lessico. Classi di parole, strutture, combinazioni, ed. Il Mulino, 2005, pp. 208, € 14,00]

ELOGIO DELLA LENTEZZA. Paul Valéry e la forma della poesia di Giuseppe Panella

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ELOGIO DELLA LENTEZZA. Paul Valéry e la forma della poesia  

di Giuseppe Panella

«La calma nell’azione. Come una cascata diventa nella caduta più lenta e sospesa, così il grande uomo d’azione suole agire con più calma di quanto il suo impetuoso desiderio facesse prevedere prima dell’azione»

(Fredrich Nietzsche, Umano, troppo umano, I)

 

 

1. La soluzione etica della poesia

Fedele ammiratore della snella levigatezza della danza, Valéry teme la fretta e la concitazione della corsa, ha timore della frenesia concatenata alla perdita di sensibilità del moto senza tregua.

Più che dal vuoto (1), appare atterrito dal movimento infinito e senza senso che incontra ad ogni pie’ sospinto: il rifiuto di “ogni prodigioso incremento di fatti e di ipotesi” (2) compare in quasi tutte le sue opere. Basteranno alcuni specimina a dimostrarlo:

« – Vuole dire che più si trova, più si cerca ; e che più si cerca, più si trova ?

   –  Esatto. Certe volte mi sembra che fra la ricerca e la scoperta si sia formata una relazione paragonabile a quella che i stabilisce fra la droga e l’intossicato.

   – Molto curioso. E allora tutta la trasformazione moderna del mondo…

   – Ne è il risultato; e ne rappresenta, del resto, un altro aspetto … Velocità. Abusi sensoriali. Luci eccessive. Bisogno dell’incoerenza. Mobilità. Gusto del sempre più grande. Automatismo del sempre più “avanzato”, che si manifesta in politica, in arte, e … nei costumi» (3).

L’idea fissa, dialogo tra il Narratore ed un medico, è del 1931 (4) mentre in quella raccolta di études de circonstance che è il volume Regards sur le monde actuel (1945) spicca proprio un articolo, “Propos sur le progres”, che insiste sul carattere “terroristico” della velocità e della fretta.

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Bhagavad-gita o Canto del glorioso signore

Anni fa lessi il poemetto religioso-filosofico Bhagavad-gita o Canto del glorioso signore. Esso è tra i più antichi documenti letterari nella storia del pensiero indù.

Il testo fa parte del grande poema epico Mahabharata e rinnova la grandiosa poesia apparsa già negli inni dei Veda.

Le date di composizione del Bhagavad-gita proposte dagli studiosi oscillano tra il III e il II a.C.

Tutto pervaso da fervore religioso, il Bhagavad-gita predica l’unione totale, la bhakti, nell’Essere unico, dal nome mutevole e innumerevole, che Krishna, identificato con l’anima universale, incarna nel poema per spandere i suoi pensieri su Arjuna che l’ascolta prima di attaccare battaglia contro il re cieco Dhritarashtra.

Arjuna ha come guida del suo cocchio il dio Krishna; lui non vorrebbe combattere per timore di uccidere alcuni dèi suoi parenti nel campo opposto, ma Krishna lo esorta a combattere valorosamente, anche a rischio di uccidere i suoi parenti. L’anima in ognuno vive eternamente, dice Krishna; l’uomo quando muore è come se si spogliasse degli abiti vecchi per indossarne dei nuovi. Quando si uccide uno, non lo si uccide realmente ma lo si fa spogliare di un corpo per rivestirne un altro.

Perciò Arjuna in guerra deve compiere il suo dovere. Nascita e rinascita sono solo due fenomeni; l’anima sostanza rimane sempre. Per liberarsi dalle reincarnazioni e ottenere l’immortalità, bisogna avere la vera coscienza, cioè conoscere bene che in ogni uomo c’è un’anima, la quale è identica all’anima di ogni essere; e questa anima universale è identica al Brahaman supremo, il quale è Krishna stesso.

<<In ogni anima vivente, c’è, dice il dio, una particella di me, eterna… >>

Krishna dice di essere ogni cosa, il sole, la luna, le stelle, le acque ecc. Afferma di essere tra gli dèi Visnù, e lo stesso dio distruttore Siva, Agni. A lui solo bisogna offrire sacrifici.

La somma beatitudine o nirvana consiste nell’essere liberati dalle nascite, nello spogliarsi della propria personalità e unirsi, perdersi nella impersonalità dell’Essere supremo, Krishma.

Per ottenere il nirvana bisogna avere la vera conoscenza, che comporta l’estinzione di ogni desiderio, e a questo si giunge specialmente con l’offerta dei sacrifici, con le pratiche ascetiche.

Il  Bhagavad-gita predica anche la dottrina delle incarnazioni per il bene degli uomini.

Riassumendo, la dottrina del Bhagavad-gita è articolata attorno a questi principi: esiste un Essere supremo, creatore dell’universo; ogni creatura è particella di lui. Egli è un unico Dio, quantunque possa essere venerato sotto diversi nomi e culti differenti. L’uomo muore e rinasce continuamente a causa del suo egoismo e dei suoi vani desideri; soltanto liberandosi da questi, mediante la conoscenza dell’identità dell’anima individuale con l’anima universale e di questa con Dio, raggiunge il nirvana, nell’assorbimento completo nella personalità di Dio. Di tanto in tanto, quando ne sorge il bisogno, Dio si incarna nascendo e vivendo da uomo.

f.s.

Profilo storico della linguistica moderna di Maurice Leroy

Recensione/schizzo #13 

Profilo storico della linguistica moderna di Maurice Leroy, volume che ho appena letto e studiato con interesse, offre agli studenti delle università e ai non cultori di linguistica un panorama dettagliato dei problemi e dei metodi della linguistica moderna.

Il libro di Leroy è stato pubblicato nel lontano 1963 e poi ampliato dall’autore nel 1970. In conseguenza di ciò non trovate gli ultimissimi sviluppi scientifici. Tuttavia, questo libro è un ottimo punto di partenza per saperne di più su cos’è e qual è l’oggetto della linguistica, oltre che apprendere lo sviluppo storico degli studi linguistici dai precursori del ‘700-‘800, passando per l’atto di nascita della linguistica moderna (Cours de linguistique générale di Ferdinand de Saussure) e approdando alla fonologia, allo strutturalismo, alla semiologia, alla dialettologia indoeuropea, alla stilistica, alla semantica ecc.

f.s.

[Maurice Leroy, Profilo storico della linguistica moderna, con appendice di Tullio De Mauro, Editori Laterza, 2005, pagine 248, euro 10]