Viaggio al termine della notte di Louis-Ferdinand Céline

Vorrei parlarvi di un capolavoro pubblicato nel 1932: Viaggio al termine della notte del narratore Louis-Ferdinand Céline (1894-1961), romanzo dalla violenta e distruttiva carica espressionistica e antiborghese in cui la corrosione dei personaggi e del linguaggio approda al delirio e alla poesia.

<< Cosa conta il mio libro? Non è letteratura. È vita, la vita così come si presenta. La miseria umana mi sconvolge, fisica o morale che sia. È sempre esistita d’accordo; ma un tempo la si offriva a un Dio, qualunque esso fosse. Oggi il mondo è pieno di miserabili e la loro angoscia non ha più nessun senso. La nostra epoca d’altronde è un’epoca di misera senz’arte; una cosa penosa. L’uomo è nudo, spogliato di tutto, anche della fede in se stesso. Il mio libro è questo>>.

Céline è uno di quei rari scrittori che mette la propria “pelle sul tavolo”, decidendo di sprofondare interamente nella vita per poterla così rappresentare, esplorando le cavità più oscure e meschine dell’anima umana.

Con fatica, dunque, scrivo questi appunti di lettura, poiché esprimersi a riguardo è difficile. La mia unica aspirazione è invitare alla lettura chi non ha ancora letto quest’opera letteraria.

Scrive Ernesto Ferrero nella postfazione al libro:

<< […] che il consapevole delirio céliniano ne ha saputo cogliere come nessun altro gli aspetti fondamentali: gli orrori della guerra e della retorica patriottica di quelli che stavano a dirigere il macello nelle retrovie; la ferocia dello sfruttamento coloniale; la solitudine delle metropoli (New York) e gli incubi taylorismi delle catene di montaggio (la Ford a Detroit), il degrado urbano e l’abbruttimento operaio nella Parigi delle borgate, l’avvento di una piccola borghesia cinica e faccendiera, quella stessa di cui oggi contempliamo i guasti forse irreversibili nelle imprese ei figli e dei nipoti, al di qua e al di là delle Alpi>>.

In ogni pagina di Voyage c’è l’incombere del nulla, il sentimento della morte. Infatti Bardamu [e Céline in numerose interviste], protagonista del romanzo, afferma << la verità di questo mondo è la morte>>.

Lo stile, poi, è sorprendente. Peccato che il lettore non francese è condannato a perdere migliaia di toni e di tratti essenziali dell’opera, poiché Céline è attento al ritmo, alla sintassi, al lessico, per ottenere il risultato voluto, ossia che la scrittura ci suoni come parlato. Tuttavia non si tratta della semplice trasposizione del parlato. Lo scrittore francese è conscio del fatto che la letterale riproduzione di quest’ultimo non avrebbe nessun effetto sul lettore.

Infatti, dalla postfazione di Ferrero, leggiamo:

<< Scrive nel 1947 dalla Danimarca al giovane professore americano Milton Hindus, che si riprometteva in pari tempo di redimerlo dai suoi peccati di antisemitismo e di rilanciarlo come scrittore: “Far passare il linguaggio parlato in letteratura- non è questione di stenografia- Alle frasi, ai periodi, occorre imprimere una certa deformazione, un artificio tale che quando uno legge il libro gli sembri che gli si stia parlando all’orecchio- Si arriva a questo mediante una trasposizione di ciascuna parola che non è mai del tutto quella che ci si aspetta, una sorpresina. E’ quello che accade a un bastone immerso nell’acqua; perché appaia diritto bisogna spezzarlo un pochettino prima di immergerlo, deformarlo preventivamente, se così si può dire. Un bastone regolarmente diritto invece, immerso nell’acqua, allo sguardo sembra piegato. Lo stesso vale per il linguaggio- il più vivace dei dialetti, stenografato, risulta sulla pagina piatto, complicato e pesante- Volendo rendere per scritto l’effetto di spontaneità della vita parlata bisogna torcere la lingua in puro ritmo, cadenza, parole, ed è una sorta di poesia che produce un grande sortilegio- l’impressione, il fascino, il dinamismo- e poi occorre scegliere il proprio soggetto- Non tutto si può trasporre”.

.
Per concludere, mentre leggevo il libro, ero investito in pieno dalla forza oscura dei suoi personaggi e dalla rappresentazione dell’orrore della vita, meno, in verità, dal fascino vorticoso dello stile (mitigato, ahimè, dalla traduzione).

f.s.

 

Nel filmato – tratto da Pickwick, lo scrittore Alessandro Baricco introduce Viaggio al termine della notte, di Louis-Ferdinand Céline (Courbevoiz, Seine 1894 – Meudon, Parigi 1961). Ne legge uno struggente brano, l’addio del protagonista ad una donna amata in America, da cui egli si allontana senza un reale motivo, solo per fare ritorno in Europa.

.

 [Louis-Ferdinand Céline, Viaggio al termine della notte del narratore, ed. Tea, 2002, pag. 575, euro 8,50]