“Critica e verità” di Roland Barthes

critica-e-verita

[Ho riletto con piacere Critica e verità. Nonostante il tempo passato, ho trovato ancora apprezzabile l’idea che l’opera d’arte richieda una lettura in profondità che secondo Roland Barthes rimanda alle istanze della critica simbolica il cui principio è quello della pluralità, della verticalità dei sensi: della polisemia. Per una prima informazione sul “strutturalismo francese” dei vari Foucault, Lévi-Strauss, Lacan, Althusses, Genette, Greimas, Barthes, Derrida, Piaget si veda l’antologia curata da S. MORAVIA, Lo strutturalismo francese, Firenze, Sansoni, 1975. Di seguito, trascrivo la postfazione di Guido Neri a Critica e verità, edizione 1969. f.s.]

 

 

Di Guido Neri

 

 

Questo scritto è nato come replica al pamphlet Nouvelle critique ou nouvelle imposture (1965), in cui Raymond Picard, specialista di studi raciniani tra i più accreditati in Francia, aveva attaccato le analisi interpretative raccolte da Barthes nel volume Sur Racine. Barthes, estendendo il discorso a una denuncia polemica delle metodologie e del linguaggio messi in uso da quella che si è convenuto di definire la «nuova critica»: definizione evidentemente empirica e provvisoria, tanto è vero che gli esempi chiamati in causa da Picard (Charles Mauron, Jean-Pierre Richard, Jean-Paul Weber, oltre a Barthes) rispecchiano orientamenti diversi e, per molti aspetti, contrastanti, nel quadro di un movimento di idee ben più ampio e articolato.

Barthes non manca di rilevarlo, e allargando l’orizzonte del dibattito, riesce a sollevarlo fino a un’autonoma riformulazione teorica dei rapporti con il testo letterario (Scienza, Critica, Lettura), che costituisce l’esito costruttivo dell’intero episodio.

A prima vista, niente sembrerebbe più deprimente – dal punto di vista conoscitivo – di uno scontro polemico. L’occasione polemica è una tentazione, un tranello. Specie se lo sfidante ha la debolezza di trattenere la disputa nei termini rassicuranti e insidiosi di vecchio e nuovo. Si tratta invece, semplicemente, di una prova, e questo libro ne è una luminosa dimostrazione: prova non estranea, in sostanza, al rapporto – illiberale, imprevedibile, compromettente – che il pensiero critico vuole avere sempre coi suoi oggetti. I due tempi di questo scritto – controffensiva polemica e iniziativa teorica – obbediscono a un’unica moralità, che è quella dell’interpretazione. Prima ancora di affermare (e insieme precisare) i «diritti elementari della interpretazione» di fronte all’opera, Barthes si sente tenuto a rispettarne le obbligazioni, fornendo una diagnosi del discorso dell’interlocutore, traducendone gli alibi e i contesti ideologici

 

[Roland Barthes, Critica e verità, Einaudi editore, 1969, pp.70]
Annunci