LA TANA DEGLI ALBERIBELLI di Marino Magliani. Recensione di Francesco Sasso

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di Francesco Sasso

Questo La Tana degli Alberibelli (Longanesi, Milano 2009), che esce proprio oggi in libreria, è il sesto romanzo di Marino Magliani.

 

Vi si narra delle indagini di un giovane olandese, Jan Martin, inviato da un’agenzia europea antifrode in Italia. Siamo in Liguria, nelle terre di Ponente. A Bruxelles si sospetta che i fondi europei per costruire un porto turistico, il più grande del Mediterraneo, siano stati dirottati altrove.

 

La storia s’apre con la misteriosa morte di un’agente, collaboratore di Jan Martin. A Bruxelles chiedono del tempo per valutare e decidere se proseguire con l’indagine oppure mollare la presa. Nel mentre, invitano Martin a proseguire con il suo lavoro di copertura. Ufficialmente egli è in Italia per conto di una emittente televisiva olandese, alla ricerca di un oggetto abbandonato in una grotta carsica da due disertori della battaglia di Marengo.

 

Martin decide invece di proseguire con l’inchiesta, da solo, alternando le visite al cantiere a quelle della grotta della Tana degli Alberibelli, dove sospetta che vi si trovi l’oggetto dei due disertori. Nella Tana, invece, scopre un’altra storia, quella dei partigiani e, in particolare, viene a conoscenza della tragica e misteriosa fine del partigiano cattolico Illiev (nome di battaglia). Quest’ultimo, dopo un’imboscata da parte dei fascisti, si rifugiò nella Tana degli Alberibelli e, prima di morire, lasciò un indizio inciso sulle pareti della grotta in cui svela chi l’ha tradito. Ormai, Jan Martin, senza tregua assetato e ossessionato dalla verità, indaga a tutto campo: da un lato, il porto, le società di costruzioni, le finanziare e i tanti prestanome; dall’altra la grotta, la ricerca della “terza”stanza, i vecchi partigiani superstiti, i carabinieri collusi con il potere politico e una inquietante Volvo bianca; dietro queste una oscura figura.

 

Lo schema è quello caro a tanta narrativa: la messa in contatto con un mistero con effetti sconvolgenti o comunque decisivi per il protagonista, personaggi ambigui, omicidi irrisolti, antichi segreti che lentamente riemergono dalla storia, giochi di potere ecc. Ma, a differenza che in quella tradizione, gli accenti di Magliani non battono esclusivamente sul processo di indagine e di lento avvicinamento alla soluzione finale. Il fulcro narrativo non è solo la vicenda della speculazione (ossia i misteri dell’Italia di oggi) né la vicenda partigiana (ossia i misteri dell’Italia di ieri), ma assai poco più in profondo, lo scrittore cattura e restituisce gli umori, gli odori, i colori di una terra, quella di Ponente. Magliani ci narra anche della scomparsa di una civiltà, quella contadina. Direi una rappresentazione alla grande, proprio per la sua capacità di sintesi e il piacere della sorpresa. 

 

Per concludere, La Tana degli Alberibelli è una creazione letteraria che trascende il piano storico ma che per avere una consistenza effettiva ha il bisogno d’incarnarsi di nuovo nella storia, e di ripetersi, come un tempo che è sempre presente (“come eravamo” e “come siamo”).

 f.s.

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Marino Magliani (Dolcedo, Imperia, 1960), scrittore e traduttore, ha soggiornato a lungo in Spagna e in Sud America prima di stabilirsi sulla costa olandese. Ha pubblicato: L’estate dopo Marengo, Quattro giorni per non morire e Il collezionista di tempo. Suoi racconti sono apparsi su Nuovi Argomenti, Ombrone e Nazione indiana. È redattore di La poesia e lo spirito.

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[Marino Magliani, La Tana degli Alberibelli, Longanesi, 2009, pp.329, € 18,00]

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