‘ELMOTELL BLUES: “Le corporeità plurali di Antonino Contiliano”. Prefazione di Mario Lunetta

[Ho letto/ascoltato/guardato con piacere un libricino pubblicato nel 2007  dal titolo  ‘ELMOTELL BLUES. E’ un poema eroicomico composto da Antonino Contiliano, “montando” versi suoi, di Emilio Piccolo, Francesco Muzzioli e Valerio Cuccaroni, con cinque illustrazioni di Giacomo Cuttone e un cd audio allegato (voce dell’attore Guglielmo Lentini, musica di Gino De Vita).

L’opera ha un’indubbia efficacia comunicativa. Ben equilibrato il mixaggio fra musica, voce recitante, pittura e testo poetico che riproduce la forma della ballata con un andamento ripetitivo e ritmi ricorrenti tipici del blues.

 Il testo si può scaricare [QUI], la versione sonora si può trovare [QUI].  Purtroppo il materiale che vi offro è parziale, poiché mancano le  belle illustrazioni di Giacomo Cuttone. Di seguito la prefazione al volume di Mario Lunetta (f.s.) ]      

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 di Mario Lunetta

Il blues può anche definirsi un genere musicale “asimmetrico”, perché basato su una forte imprevedibilità di situazioni ritmico-sonore e su una fisiologia del sound quanto mai eteroclita, contaminata, pulsionale e meticcia. Vi confluiscono caratteri musicali e psicologici dello spiritual, del work song, dei minstrel songs e delle ballate di origine europea diffuse negli States nel XIX secolo. Insomma, un genere a suo modo “bastardo”, in cui perfino il singolo sigillo del diritto d’autore sfuma in colore collettivo.

A ragione, quindi, un autore come Antonino Contiliano, proclive per vocazione a formare testualità plurali cui imprimere una regia individuale molto sostenuta e caratterizzata in senso anarchicamente inventivo, può intitolare ‘elmotell blues uno dei suoi lavori poetici recenti. Contiliano pensa le proprie scritture poematiche con una costante apertura al teatro, in una dimensione fisiologicamente drammaturgica: lo sbocco, perciò, in controtendenza polemica con tanta celebratività (anche) neocrepuscolare della nostra poesia odierna, è quasi naturalmente un discorso (in) pubblico che appunto il “pubblico” intende coinvolgere in un processo di demistificazione critica nel momento stesso in cui si lascia intridere dal miele e dal veleno del flusso verbale, delle sonorità e delle musiche.

Si tratta di un procedimento ormai consolidato nell’operatività dello scrittore marsalese, tanto che ‘elmotell blues funziona come terzo momento di un trittico iniziato con Compagni di strada caminando e proseguito con Marcha hacker. Ancora una volta, la strategia di Contiliano è diacronica e dialettica, e consta di estrapolazioni testuali da diversi autori defunti e viventi, da Marx a Nietzsche, da Benjamin a Muzzioli, con un occhio all’ultimo Negri, a Benveniste, a Marramao, sotto gli auspici della grande ombra sovrastante di Cervantes in cui si sbrigliano i fantasmi di Quijote, di Ronzinante, di Sancho e di Dulcinea, che hanno il loro bravo daffare in un universo globalizzato in cui i mulini sono pannelli solari, e le illusioni e i sogni hanno nome di viagra e di polvere da annuso, Mambrino ha perso il suo elmo, la politica è un luogo sempre più scivoloso dove agiscono in perpetuo conflitto d’interessi tutti i figuri e le figurine che conosciamo. Il mondo è un macro-oggetto in vendita, e la Categoria Primaria della Nuova Fenomenologia è la Merce, cui fanno sberleffi malvagi i versi di Muzzioli e quelli di Contiliano, le strofe di una canzone popolare riportata da Marx e Engels ne L’ideologia tedesca, certi passi di Emilio Piccolo e di Valerio Cuccaroni, nella memoria raggelante di Calderon de la Barca che sogna una vita altra altrimenti possibile, nella memoria presente di Taibo II e Marcos. Insomma, un pluritesto a fortissima concentrazione, che funziona a scariche di secca energia grazie a un montaggio serrato. L’effetto Verfremdung ne è la chiave. La varietà (avanspettacolare e catastrofica) ne è la soluzione manifesta, dentro il gioco perverso e misterioso dei rimandi, degli echi, della repentine galoppate verbali, in un plurilinguismo che non ha e non dà tregua, in una sarabanda di diversità ritmiche e sonore che macinano la lingua sottraendola a qualsiasi rischio di enfasi per riuscire invece a un corale (a un controcorale) di poesia politica che non si rovescia su se stessa ma si apre alla violenza e al buio del molteplice.

Contiliano esercita così il proprio spirito di opposizione pratica sia azzerando l’aura della sacralità poetica sia scoronando gli eroi. La sua è una partita a scacchi in cui il re appare costantemente indifeso: e il re è anch’esso plurale, moltiplicato nella cecità tentacolare e prevaricante dei vari poteri che si assolutizzano riproducendosi nell’indiscutibile principio di sopraffazione e di sfruttamento. Il mondo è questo, e pensare di cambiarlo è già un crimine. Contiliano e i suoi complici sanno perfettamente che l’efficacia del lavoro poetico oppositivo è debole se lo si concepisce in vista di un risultato immediato, ma può essere forte se realizzato con l’obiettivo di aggredire lucidamente il senso comune, le pigrizie mentali, l’assuefazione al consumo di quei prodotti che le centrali della formattazione delle coscienze diffondono con la connivenza di quasi tutti i soi-disants  “addetti ai lavori”. E’ ovvio che le sferzate che il pluritesto di ‘elmotell blues regala con generosa impudenza al macropresepe nazionale e internazionale che non cessa di perpetrare il massacro del pianeta e di chi lo abita, non possono che apparire sconvenienti alla corporazione più docile dei chierici. Tutto ciò è nel conto. Agli intellettuali formattati si addicono la carezza dell’elegia e la smorfietta della confessione intima, non l’urto bruciante della polemica, la sfrontatezza della satira, la messa in causa dei Destini Generali.

L’operazione di Contiliano trova nella corda sarcastica la propria mobilissima spina dorsale, e nel rovesciamento dei Valori la sua più acuminata funzione. Il suo è un testo di demistificazione realizzato girando in toppa una varietà di chiavi stilistiche ciascuna delle quali, entro una libertà metrico-sintattica di straordinaria vitalità, produce concentrazioni di controsenso senza mai scadere nella facile demagogia degli slogans. Se, come credo, ogni testo è un testo “di propaganda” – dal momento che propaga la visione del mondo di chi lo ha prodotto – , bene, ‘elmotell blues lo è toto corde, in modo cosciente, volontario e assolutamente responsabile. Qui è la sua forza, qui la sua ragione. Qui, infine, la volontà strenua di non-commiserazione che percorre dall’inizio alla fine questo “blues della solitudine” che vuole coinvolgere nell’orizzonte dell’utopia compagnie infinite di collettività pensanti, e perché no, finalmente gaudenti.    

[AA.VV., ‘elmotell blues + CD, Navarra Editore, 2007, pp.23, € 10,00]                                                                                                                          
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