“Ti prendo e ti porto via” di Niccolò Ammaniti

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Recensione/schizzo

Ti prendo e ti porto via è la storia di Pietro, figlio di genitori miserevoli, timido, amante degli animali e perseguitato da Pierini, il ragazzo più malvagio di Ischiano Scalo; di Graziano Biglia, rozzo playboy ultra quarantenne, chitarrista e musicista di latinoamericana, innamorato di una giovane aspirante velina; della professoressa Palmieri, trentenne alla ricerca del primo amore, solitaria, da anni accudisce la madre affetta da una grave e rara malattia. Le tre storie si diramano in capitoli brevi, che ora sarebbe vano voler seguire punto per punto, e si svolgono parallele fino a che si incrociano/scontrano sulla soglia della fine del romanzo. La struttura narrativa è oggettivamente coerente e razionalmente congegnata; i personaggi sono caratterizzati e imbolsiti come manichini esposti in una vetrina di negozio; i dialoghi sono standardizzati. Il risultato è un romanzo privo di qualsivoglia valore artistico, giacché, per il sottoscritto, la letteratura è stile, è conoscenza, è armonia polifonica, è ordine nuovo di percezione ed esperienza. Qualità queste, a mio parere, che il romanzo di Ammaniti non possiede.

 f.s.

 

[Niccolò Ammaniti, Ti prendo e ti porto via, Mondadori, I miti, 2004, p.458, Euro 7,75]
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