“Un lento apprendistato” di Thomas Pynchon

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Recensione/schizzo

Ho iniziato la lettura di Un lento apprendistato di Thomas Pynchon, edizione Einaudi 2007, con la vana certezza di non restare deluso. Il libro è una raccolta di cinque racconti scritti tra il 1958 e il 1964: La pioggerella, Terre Basse, Entropia, Sotto la rosa, L’integrazione segreta. Se non erro, la raccolta era già edita dalle edizioni e/o con il titolo Entropia.

 

Entro nel merito senza troppe cerimonie ed esprimo il mio parere di lettore. Dico subito che i racconti sono brutti, tranne l’ultimo: L’integrazione segreta. Poco importa se nelle trenta pagine di introduzione, lo scrittore statunitense fa autocritica, evidenziando le carenze strutturali dei suoi racconti giovanili. Inoltre, secondo me, se si desiderava servirsi della raccolta come di una sorta di laboratorio di scrittura “rispetto a certe pratiche da cui forse ai giovani scrittori non spiacerà guardarsi”, l’autore sarebbe dovuto scendere più in profondità nell’analisi dei suoi testi. A questo punto non resta che leggere i cinque racconti alla luce dei suoi esiti più maturi. Per cui, se siete lettori non specialisti dello scrittore americano, quello che posso dire è: non acquistate questo libro. Se desiderate conoscere la scrittura di Thomas Pynchon, iniziate con L’incanto del Lotto 49.

 

[Thomas Pynchon, Un lento apprendistato, traduzione di Massimo Bocchiola, Einaudi Stile Libero, pag. 203, euro 11,00]
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