“Il Milione” di Marco Polo

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Preso dal desiderio d’evadere dall’epoca in cui vivo, mi sono deciso ed ho letto Il Milione, edizione Eri 1982. Un singolare libro di geografia e di cronaca, che è poi un resoconto di viaggio, rivolto a descrivere terre, costumi, economia, compose Marco Polo (1254-1324), vissuto alla corte di Kublai-Khan dei Tartari, giunto fino alla Cina e all’India. L’opera fu scritta in lingua franco-veneta sulla base del racconto di Marco Polo, dal letterato Rustichello da Pisa, che si trovò insieme al mercante veneziano prigioniero dei Genovesi dopo la battaglia di Curzola (1298). Il manoscritto fu poi divulgato sotto il titolo Il Milione.

 

Il libro è un lungo racconto meraviglioso (palazzi d’oro, giardini incantevoli, personaggi favolosi, animali mitologici), tuttavia anche una preziosa fonte documentaria, per quel che riguarda le informazioni sull’attività commerciale dei popoli visitati, sulla produzione delle spezie e dei minerali, sulla flora e la fauna delle terre attraversate.

 

Colpisce lo stupore di cui lo scrittore avvolge le immagini del fiabesco d’Oriente nel suo ricordo evocante, quell’inquieta curiosità che palpita nel racconto. La sua è un’ansia di sapere e di conoscere da uomo rinascimentale. Marco Polo viaggia come moderno Ulisse e attraversa il Medio Oriente, la Persia, i deserti, i ghiacciai del Tibet, la Cina, l’India. Eppure una volta il mondo era un immenso spazio sconosciuto. Per attraversarlo si era costretti a viaggiare per anni, senza avere la minima sicurezza di ritornare a casa, e lo spazio si misurava in “giorni di cammino”. E durante il viaggio, una mescolanza di culture, mestieri ed etnie ti si parava innanzi: mercanti, predoni, saraceni, buddisti, pirati, cannibali, santoni. E tanto altro. Marco Polo registra accuratamente ogni fenomeno umano e naturale. Riporta le storie di antiche leggende o di terribili battaglie.

 

Consiglio di immergersi nella lettura de Milione con l’animo sgombro, un po’ ingenuo per riassaporare tutta la poesia insita nell’uomo che desidera incontrare l’ignoto con l’umiltà di chi sente gli uomini diversi e uguali.

f.s.

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