“Buongiorno Los Angeles” di James Frey. Recensione di FRANCESCO SASSO

[Inventario estivo è una rubrica per l’estate in cui recensisco  alcuni libri “speciali” pubblicati nel 2009. f.s.) ]

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Inventario estivo #2

di Francesco Sasso

 

Il romanzo di James Frey rimanda fin dal titolo al tema principale: 

«E così vengono. Per vivere con gli Angeli e inseguire i sogni. Non sono tutti riflettore e cartelloni. Qualcuno sogna un tetto, qualcuno sogna un letto, qualcuno sogna un lavoro, qualcuno sogna soldi sufficienti a mangiare, qualcuno sogna il sogno di dimenticare, partire, nascondersi, trasformarsi, diventare, qualcuno sogna il sogno semplice di arrivare alla fine di una giornata senza aver paura di morire, qualcuno sogna di famiglie qui o lì o dove che sia che sono partiti sogna di farle venire a ricominciare da capo […]» (pag. 548)

Lo scrittore presenta una grandiosa sintesi della civiltà umana a Los Angeles, vista con occhio spregiudicato e straordinariamente moderno, allo stesso tempo romantico e violento. La città di Los Angeles è rappresentata realisticamente come una dura lotta contro un ambiente ostile. Dietro a ogni personaggio un “caso” e la sua storia. Tutti, però, arrivano in questa città inseguendo un sogno.

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“Letteratura del Novecento in Puglia (1970-2008)” a cura di Ettore Catalano

[Inventario estivo è una rubrica per l’estate in cui recensisco alcuni libri “speciali” pubblicati nel 2009. f.s.) ]

letteratura in Puglia

Inventario estivo #1

di Francesco Sasso

La pubblicazione di un libro dedicato alla Puglia letteraria contemporanea giunge inaspettata, almeno per me. I risultati poi, dopo una prima lettura, sono illuminanti.

Impresa editoriale di grande respiro, la Letteratura del Novecento in Puglia (1970-2008) a cura di Ettore Catalano (Progedit 2009), più che un’introduzione alla conoscenza della letteratura pugliese degli ultimi quarant’anni, è un’imponente raccolta di saggi, frutto di un lavoro condotto da studiosi delle tre Università pugliesi (Bari, Lecce, Foggia) coordinati da Ettore Catalano dell’Università di Bari. 

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“Ogni poesia è un mistero” di Tommaso Di Ciaula

poesia e mistero

di Francesco Sasso

Ogni poesia è un mistero (Vito Radio Editore 2007) è l’ultima raccolta poetica di Tommaso Di Ciaula, l’autore di Tuta blu. Dotato di un temperamento rude e sensibile allo stesso tempo, volto verso la melanconia, è un poeta che sa captare e tradurre in parole le luci, i colori, i suoni e i profumi delle cose che descrive.  Le liriche di Di Ciaula si muovono in un paesaggio, la Puglia, smagliante di colori e palpitate di vita e desolazione, in una luminosa plasticità a cui un’intima sensualità dona più umano calore. Poesie dense e lente; poesie scritte con l’anima e il cuore. Il suo lessico, poi, è straordinariamente colorito e ricco di espressioni originali.

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“Tempo Molteplicità Identità”. Saggio di Antonino Contiliano

Gio Ferri, Senza titolo, 1995

[Gio Ferri, Senza titolo, 1995 ]

 

di Antonino Contiliano

 

Porre un discorso di utopia rinnovata ad opera di un’avanguardia plurale orizzontale, che ha un soggetto collettivo e dalle identità plurali, in posizione di engagement agente fuori le gerarchie della subordinazione al “principe” e alle regole di un sistema codificato, è dunque riprendere la via della poesia antagonista; l’antagonismo che rifiuta la logica dei due tempi o del rimandare l’azione utopica a tempi migliori. Vuol dire “vedere”  il noûs dell’io poetico come identità plurale e “autore” collettivo di un testo altrettanto collettivo. Una simultaneità che coniuga teoria e prassi conflittuale su un terreno di comune modellizzazione e azione. E ciò vuol dire rapportarsi con un altro  ‘punto di vista’, un esser-ci cooperativo che si riconosce in un divenire comune e in una temporalità storica che al tempo dà una propria intrinseca instabilità e irreversibilità.

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STORIA CONTEMPORANEA n.16: Il silenzio del bestseller. A proposito di Simone Berni, “Il caso Imprimatur. Storia di un romanzo italiano bestseller internazionale bandito in Italia”

caso-imprimaturNegli anni tra il 1896 e il 1901 (rispettivamente nel 1896, 1897, 1899 e 1901), Anatole France scrisse quattro brevi volumi narrativi (ma dal taglio saggistico e spesso erudito) che intitolò alla fine Storia contemporanea. In essi, attraverso delle scene di vita privata e pubblica del suo tempo, ricostruì in maniera straordinariamente efficace le vicende politiche, culturali, sociali, religiose e di costume del tempo suo. In particolare, i due ultimi romanzi del ciclo presentano riflessioni importanti e provocatorie su quello che si convenne, fin da subito, definire l’affaire Dreyfus. Intitolando Storia contemporanea questa mia breve serie a seguire di recensioni di romanzi contemporanei, vorrei avere l’ambizione di fare lo stesso percorso e di realizzare lo stesso obiettivo di Anatole France utilizzando, però, l’arma a me più adatta della critica letteraria e verificando la qualità della scrittura di alcuni testi narrativi che mi sembrano più significativi, alla fine, per ricomporre un quadro complessivo (anche se, per necessità di cose, mai esaustivo) del presente italiano attraverso le pagine dei suoi scrittori contemporanei.  (G.P)

 

di Giuseppe Panella

Il silenzio del bestseller. A proposito di Simone Berni, Il caso Imprimatur. Storia di un romanzo italiano bestseller internazionale bandito in Italia, Macerata, Bibliohaus, 2009

Per ora sospendo il giudizio. Come scrive di voler fare Edgar Allan Poe alla fine di un suo celebre racconto (Landor’s Cottage del 1850) nel cui epilogo si rinuncia a dare un giudizio sul luogo descritto ma si enuncia soltanto la necessità di una sua descrizione (1), il mio obiettivo non è altro che quello di descrivere il contenuto, già di per sé inquietante e piuttosto pericoloso, di questo libro di Simone Berni. Inoltre non ho letto il romanzo di Monaldi & Sorti di cui si parla in questo libro-reportagedetective story sul mondo dell’editoria italiana. Non sono riuscito a trovarlo nell’edizione Mondatori (ma questo non è strano) e non so se l’edizione Cargo di Amsterdam, unica disponibile sul mercato in rete, sia in italiano o in olandese (questa edizione è facilmente reperibile e ad un prezzo assai accessibile ma non so se corrisponda a De Bezige Bij che effettivamente lo ha ristampato in italiano nel 2006 su richiesta dei moltissimi estimatori di questo libro). Credo che la nuova edizione sia in italiano ma accertare questo elemento fondamentale per la sua lettura solo dopo averlo comprato è azzardato come un rischio non calcolabile in anticipo… 

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“Il culto dei morti nell’Italia contemporanea” di Giulio Mozzi. Una raccolta di Saturae contemporanee

culto dei morti- mozzi

di Francesco Sasso

Desidero segnalarvi l’opera in versi Il culto dei morti nell’Italia contemporanea di Giulio Mozzi, noto ai lettori soprattutto per i suoi racconti. Leggiamo nella Nota al testo:

 «Ho compilato la sostanza del Culto tra il sei febbraio ’98 (vedi sotto) e il nove aprile ’99 (giorno nel quale ho stabilito di non poterne più): negli stessi mesi in cui scrivevo, correggevo e pubblicavo Fantasmi e fughe».

 L’opera uscì nel 2000 per Einaudi. E’ ora possibile scaricare il testo gratuitamente cliccando qui.

 Ad una prima lettura, Il Culto si riallaccia all’esperienza di tanta poesia sperimentale, cioè a quel filone pur sempre convenzione che identifica la poesia come “rottura dalla convenzione”.

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QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.4: Rabbia, furore e musica. Marco Rovelli, “Corpo esposto”

Il titolo di questa rassegna deriva direttamente da quello di un grande romanzo (Quel che resta del giorno) di uno scrittore giapponese che vive in Inghilterra, Kazuo Ishiguro. Come si legge in questo poderoso testo narrativo, quel che conta è potere e volere tornare ad apprezzare quel che resta di qualcosa che è ormai passato. Se il Novecento italiano, nonostante prove pregevoli e spesso straordinarie, è stato sostanzialmente il secolo della poesia, oggi di quella grande stagione inaugurata dall’ermetismo (e proseguita con il neorealismo e l’impegno sociale e poi con la riscoperta del quotidiano e ancora con la “parola innamorata” via e via nel corso degli anni, tra avanguardie le più varie e altrettanto variegate restaurazioni) non resta più molto. Ma ci sono indubbiamente ancora tanti poeti da leggere e di cui rendere conto (senza trascurare un buon numero di scrittori di poesia “dimenticati” che meritano di essere riportati alla memoria di chi potrebbe ancora trovare diletto e interesse nel leggerli). Rendere conto di qualcuno di essi potrà servire a capire che cosa resta della poesia oggi e che valore si può attribuire al suo tentativo di resistere e perseverare nel tempo (invece che scomparire)… (G.P.)

 

di Giuseppe Panella

 Rabbia, furore e musica. Marco Rovelli, Corpo esposto, Massa, Memoranda Edizioni, 2004

 

Il primo libro di poesie di Marco Rovelli (Corpo esposto, Massa, Memoranda Edizioni, 2004) è un libro furibondo, un libro che non concede requie ai suoi lettori e che non gli dà tregua né consolazione. Un esempio di questa sua scrittura che si trasfonde da furore a cenere è in questo suo:

Trittico del tempo III. Non recedo (è necessario) dall’attesa / che scava le ossa e le sostiene / e mi tiene: sospeso come il sole / nel solstizio, in un supplizio / che precipita il mio sguardo / nell’abbaglio del mancarci / nel contagio” (il libro di Rovelli, per scelta e per disdegno, non ha pagine numerate).

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SPECIALE GUIDO MORSELLI n.1: la figura dell’autore “postumo” e le sue opere letterarie.

guido morselli

di Francesco Sasso

Guido Morselli, nato a Bologna nel 1912 e morto suicida a Varese nel 1973, ha pubblicato durante la sua vita due soli saggi. Tutti i suoi romanzi sono apparsi postumi. L’ostracismo editoriale e il suicido hanno alimentato il “mito” dello scrittore emarginato. Eppure, ho il sospetto che egli coltivasse con coscienza la sua vocazione di “scrittore «postumo»” (la definizione è di Giulio Ferroni nella sua Storia della letteratura).

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QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.3: Viaggio al centro della parola. Alberto Mancini, “La luna e lo specchio. Il centro del cerchio”

la luna  lo specchio- manciniIl titolo di questa rassegna deriva direttamente da quello di un grande romanzo (Quel che resta del giorno) di uno scrittore giapponese che vive in Inghilterra, Kazuo Ishiguro. Come si legge in questo poderoso testo narrativo, quel che conta è potere e volere tornare ad apprezzare quel che resta di qualcosa che è ormai passato. Se il Novecento italiano, nonostante prove pregevoli e spesso straordinarie, è stato sostanzialmente il secolo della poesia, oggi di quella grande stagione inaugurata dall’ermetismo (e proseguita con il neorealismo e l’impegno sociale e poi con la riscoperta del quotidiano e ancora con la “parola innamorata” via e via nel corso degli anni, tra avanguardie le più varie e altrettanto variegate restaurazioni) non resta più molto. Ma ci sono indubbiamente ancora tanti poeti da leggere e di cui rendere conto (senza trascurare un buon numero di scrittori di poesia “dimenticati” che meritano di essere riportati alla memoria di chi potrebbe ancora trovare diletto e interesse nel leggerli). Rendere conto di qualcuno di essi potrà servire a capire che cosa resta della poesia oggi e che valore si può attribuire al suo tentativo di resistere e perseverare nel tempo (invece che scomparire)… (G.P.)

 

di Giuseppe Panella

 

Viaggio al centro della parola.  Alberto Mancini, La luna e lo specchio. Il centro del cerchio, Roma, Lepisma, 2008

 

1. Allusioni e contatti: poesia come ricerca di sintonie armoniose

 

«Ancora parli, ancora parli; e guardi / le cose intorno. Piove. S’ avvicina / l’ombra grigiastra. Suona l’ora. È tardi»

(Marino Moretti, Poesie scritte col lapis)

 

Alberto Mancini è un poeta di atmosfere e di sensazioni, di sogni scaltriti dalla cultura e di ritmi segreti che scandiscono pian piano una situazione in bilico di attenta e quasi misteriosa sintonia con il passato che filtra, tuttavia, attraverso il presente. Il suo piano di scrittura si muove sempre in questa direzione. Nella sua breve (quanto densa) introduzione al primo libro di poesie di Alberto Mancini (Frammenti di voce, Perugia, Edizioni Guerra, 2006), Renzo Pavese esordisce così:

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STORIA CONTEMPORANEA n.15: “Questo è il tempo degli Assassini” (Rimbaud). Appunti per Giorgio Vasta, Il tempo materiale.

vastaNegli anni tra il 1896 e il 1901 (rispettivamente nel 1896, 1897, 1899 e 1901), Anatole France scrisse quattro brevi volumi narrativi (ma dal taglio saggistico e spesso erudito) che intitolò alla fine Storia contemporanea. In essi, attraverso delle scene di vita privata e pubblica del suo tempo, ricostruì in maniera straordinariamente efficace le vicende politiche, culturali, sociali, religiose e di costume del tempo suo. In particolare, i due ultimi romanzi del ciclo presentano riflessioni importanti e provocatorie su quello che si convenne, fin da subito, definire l’affaire Dreyfus. Intitolando Storia contemporanea questa mia breve serie a seguire di recensioni di romanzi contemporanei, vorrei avere l’ambizione di fare lo stesso percorso e di realizzare lo stesso obiettivo di Anatole France utilizzando, però, l’arma a me più adatta della critica letteraria e verificando la qualità della scrittura di alcuni testi narrativi che mi sembrano più significativi, alla fine, per ricomporre un quadro complessivo (anche se, per necessità di cose, mai esaustivo) del presente italiano attraverso le pagine dei suoi scrittori contemporanei.  (G.P)

 

di Giuseppe Panella

 

“Questo è il tempo degli Assassini” (Rimbaud). Appunti per Giorgio Vasta, Il tempo materiale, Roma, Minimum Fax, 2009

«Nel silenzio di quest’ultimo minuto, accovacciato davanti al corpo accovacciato del mio amore, del mio amore immemore, del mio amore reale e inventato, del mio amore creolo, creato, ascolto il rombo futuro della materia che mescola in me e in lei le stelle alle ossa, il sangue alla luce, il rumore della trasformazione infinita della materia in dolore e del dolore in tempo. Ed è solo adesso, quando nella fabbricazione della nostra notte le stelle esplodono nel nero, che alla fine delle parole comincia il pianto» (p. 311 e ultima)

 

Il tempo materiale è un libro terribile, che colpisce basso, pieno di un gelo che fa male al cuore. E’ anche un libro tenerissimo, struggente, ricco di pathos e che fa ugualmente male al cuore.

Le due affermazioni precedenti possono apparire in contraddizione tra di loro e meritano, quindi, una spiegazione il più possibile attenta alle dinamiche del romanzo.

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