SPECIALE GUIDO MORSELLI n.1: la figura dell’autore “postumo” e le sue opere letterarie.

guido morselli

di Francesco Sasso

Guido Morselli, nato a Bologna nel 1912 e morto suicida a Varese nel 1973, ha pubblicato durante la sua vita due soli saggi. Tutti i suoi romanzi sono apparsi postumi. L’ostracismo editoriale e il suicido hanno alimentato il “mito” dello scrittore emarginato. Eppure, ho il sospetto che egli coltivasse con coscienza la sua vocazione di “scrittore «postumo»” (la definizione è di Giulio Ferroni nella sua Storia della letteratura).

 

Dall’anno successivo alla morte, l’editore Adelphi iniziò la pubblicazione delle sue opere non seguendo l’ordine di ideazione e composizione.

 

L’elenco delle opere qui proposto, invece, segue l’ordine di composizione: Uomini e amori (1943-49 e 1958, Adelphi 1998), Incontro col comunista (1947-48, Adelphi 1980), Un dramma borghese (1961-62, Adelphi1978), Il comunista (1964-65, Adelphi 1976), Brave borghesi (1966, Adelphi 2002), Roma senza papa. Cronache romane di fine ventesimo (1966-67, Adelphi 1974), Contropassato prossimo (1969-70, Adelphi 1975), Divertimento 1889 (1970-71, Adelphi 1975), Dissipatio H.G. (1972-73, Adelphi 1977), Uonna (1973, inedito).

 

A questi titoli, dobbiamo aggiungere due saggi giovanili, gli unici pubblicati in vita dall’autore: Proust o del sentimento (Garzanti 1943, Ananke 2007) e Realismo e fantasia (Fratelli Bocca 1947). Inoltre dobbiamo ricordare il saggio pubblicato postumo Fede e critica (Adelphi 1977), la raccolta di saggi La felicità non è un lusso (Adelphi 1994) e, infine, Diario (Adelphi 1988), testi selezionati dai quaderni di Morselli a cura di Valentina Fortichiari. Tuttavia, una ragguardevole quantità di inediti dello scrittore si trova presso il Fondo Guido Morselli, a Varese.

 

Le opere narrative di Morselli superano le barriere di genere per diventare un esercizio di scrittura che rifiuta di scegliere tra il saggio, il diario e il racconto. Morselli propone romanzi «scandalosamente inaccettabili per il costume letterario italiano: il “divertimento” fantastorico, oppure la serietà assoluta del tragico o del politico, ma condotto con oggettiva chiarezza di idee, nella concretezza dei personaggi, non entro la preordinata misura delle posizioni ufficiali e dei giudizi conformistici» (1).  I romanzi di Morselli denunciano gli inganni del marxismo, dello storicismo, dell’idealismo e l’illusione della psicanalisi. Tuttavia, il nucleo centrale della riflessione di Morselli è Dio e la presenza del Male nel mondo.

 

Nei prossimi mesi ci impegneremo innanzitutto a “raccontare” l’intreccio dei romanzi di Morselli. Successivamente daremo conto dei saggi, alcuni di essi costruiti su un falso tessuto narrativo (per esempio i dialoghi socratici de Realismo e fantasia). Infine, se sarà possibile, pubblicheremo stralci di saggi di critica dedicati al nostro autore, nonché brevi articoli inediti.

 

 Note

 

(1) Giorgio Barberi Squarotti, Storia della civiltà letteraria italiana, Utet, Torino 1996, V, Il secondo ottocento e il novecento, cap. 12°, 21 I «postumi», pag. 1697

 

f.s. 

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[SPECIALE GUIDO MORSELLI n.2]

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