“Il culto dei morti nell’Italia contemporanea” di Giulio Mozzi. Una raccolta di Saturae contemporanee

culto dei morti- mozzi

di Francesco Sasso

Desidero segnalarvi l’opera in versi Il culto dei morti nell’Italia contemporanea di Giulio Mozzi, noto ai lettori soprattutto per i suoi racconti. Leggiamo nella Nota al testo:

 «Ho compilato la sostanza del Culto tra il sei febbraio ’98 (vedi sotto) e il nove aprile ’99 (giorno nel quale ho stabilito di non poterne più): negli stessi mesi in cui scrivevo, correggevo e pubblicavo Fantasmi e fughe».

 L’opera uscì nel 2000 per Einaudi. E’ ora possibile scaricare il testo gratuitamente cliccando qui.

 Ad una prima lettura, Il Culto si riallaccia all’esperienza di tanta poesia sperimentale, cioè a quel filone pur sempre convenzione che identifica la poesia come “rottura dalla convenzione”.

 

Lo stesso autore, nella Nota, ci informa che «il genere letterario al quale questo lavoro appartiene» è «l’oratoria». 

Dando per assodato che sarebbe necessario esaminare la struttura de Il culto dei morti nell’Italia contemporanea per se stessa, è sempre interessante occuparsi anche delle analogie al di là delle fonti e delle influenze. Quindi, mi piace pensare che l’opera di Mozzi, più che all’oratoria, appartenga al genere della Satura.

Il genere delle Saturae è vario, come indica la stessa etimologia della parola: vi sono, in generale, discussioni moraleggianti, favolette ed apologhi animaleschi, sentenze tratte dall’osservazione della vita, descrizioni di tipi umani, confessioni autobiografiche, versi lascivi. In breve, è un insieme di composizioni di argomento e metri vario che mirano a riformare la società umana mettendone in ridicolo i vizi e gli errori. Naturalmente esistono diversi tipi di Saturae. Una di queste è la Satira Menippee, cioè un’opera con uno stile misto di prosa e di versi.

Ora, a me pare che l’opera di Mozzi si inserisca nel genere delle Saturae, accogliendo la struttura, la varietà tematica, l’intendo parodistico e comico, spesso un comico “basso-mimetico” (nell’accezione di Northrop Frye di Anatomia della critica). Naturalmente non tutte le caratteristiche “classiche” della Saturae sono presenti nell’opera di Mozzi. Tuttavia, c’è una comunanza, una vicinanza con le Saturae latine.

Il culto dei morti nell’Italia contemporanea è formato da testi riuniti in XIII sezioni, ognuna delle quali contiene testi vari per metro e per stile, in cui predominano argomenti legati alla morte e all’amore. (1)

All’interno dei singoli componimenti rintracciamo citazioni, auto-citazioni (“Non la felicità terrena/ Non la liberazione dal male naturale […] Questo è il giardino”), slogan pubblicitari, frasi fatte (“pensa a noi. Non correre” oppure “La speranza è l’ultima a morire”), battute fulminanti da cabaret ecc. Insomma, una raccolta di Saturae contemporanee.

A volte, poi, la prima parte del poema è apparentemente seria, ma tale serietà viene ribaltata dai versi conclusivi, che contiene la battuta a sorpresa, rendendo così rapida ed incisiva la considerazione conclusiva.

Non mancano inoltre bellissimi e delicati squarci poetici:

 

«Non solo la morte, tuttavia, separa.

“Questa primavera ci ha portato
fiori gialli che si sono aperti sulla pelle
aprendo fori per far respirare il cuore
e il ventre e le membrane più sottili
e l’anima che si è distesa tra le carni
come un sonno silenzioso e felice
come si pensa a una cosa bella
felicemente
come i rami del rosmarino
hanno fiori azzurri che si possono toccare
con dita molto buone che nei sogni
accarezzano la schiena e gli occhi e fanno bene”» (pag. 8).

 

Ho la sensazione che, approfondendo meglio la lettura, finiremmo per scoprire che, in fondo, Il culto dei morti nell’Italia contemporanea è un’opera sperimentale con robuste radici sprofondate nel terreno letterario della classicità.

 

 

NOTA

 

(1) Durante la lettura de Il Canto è possibile riscontrare riprese tematiche presenti in altre opere di Mozzi. Per esempio, la descrizione di sevizie ai danni di animali, in specie ai cani (vedi il romanzo incompiuto Introduzione ai comportamenti vili, l’intero pdf è disponibile  qui). Sarebbe interessante anche indagare le eventuali influenze che Mozzi esercita su alcuni giovani autori italiani, come per esempio l’idea che l’uomo è figlio adottivo di Dio, precetto espresso dal Catechismo della Chiesa Cattolica e ripreso sia ne Il Canto (2000) che nel romanzo di esordio Piccoli animali (2009) di Maurizio Torchio (ricordo al lettore che Torchio ha esordito con Sironi nella collana diretta da Mozzi).

f.s.

***

ALLEGATI:

Il culto dei morti nell’Italia contemporanea di Giulio Mozzi (PDF)

Introduzione ai comportamenti vili di Giulio Mozzi (PDF)

 

COLLEGAMENTI:
“Piccoli animali” di Maurizio Torchio

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