SPECIALE GUIDO MORSELLI n.2: “Proust o del sentimento” interpretato da Simona Costa

sentimento proust morselli

a cura di Francesco Sasso

Proust o del sentimento, edito nel 1943 da Garzanti e riproposto nel 2007 dalla casa editrice Ananke, è il primo saggio scritto da Morselli, prefato da Antonio Banfi. Esso si inserisce, nella seconda metà del Novecento, in un panorama critico italiano ancora piuttosto spoglio, se si eccettuano i nomi di Cecchi e Debenedetti.  

Proust è un modello di ricerca in cui memoria e sentimento si saldano e si universalizzano nella scrittura letteraria. Morselli inizia sin dal suo primo scritto giovanile a riflettere, attraverso Proust, sul tema dell’autobiografismo «da lui strettamente ribadito nei termini non di una ricostruzione documentaria, bensì di una rievocazione implicante una scelta e una reinterpretazione dei fatti» (Simona Costa, Guido Morselli, Firenze, La nuova Italia, 1981, pag.14)

 

Nella seconda parte del saggio, dal titolo Il sentimento nella “Recherche”, «postula una continuità ideale che da Chateaubrian al Baudelaire dei Petit poèmes en prose, al Mallarmé di Brise Marine, giunge fino al Marcel della Recherche» (pag.17).

 

Infine, per Simona Costa

 

«Proust o del sentimento si delinea quale preziosa mappa degli orientamenti e del tipo di ricerca narrativa perseguitato quindi dal suo autore. Mappa estremamente indicativa, del resto, anche per tracciare alcune coordinate culturali di Morselli che, all’interno della cultura francese, mostra di muoversi, con una disinvoltura che denuncia consuetudine, in un panorama assai vasto, che spazia dal saggismo del XVI e XVII secolo alle esperienze simboliche, sino a fare i conti con la pagina gidiana. L’eco, infatti, del Gide “teorico della simultanéité degli stati psichici” è ben avvertibile, –insieme alla dissociazione proustiana della personalità in più esseri reali e distinti, oscillanti nel tempo, ma anche coesistenti – nella frantumazione e molteplicità dell’io postulata nelle pagine di Un dramma borghese (p. 18). In questa prospettiva, il Proust di Morselli risulta una lettura fortemente personalizzata, non solo per aver privilegiato, della Recherche, aspetti e problemi che più stimolano l’attenzione e la problematica del critico stesso – e si potrebbero inoltre citare tematiche quali il solipsismo, l’irreligiosità, o, ancora, l’amoralità proustiane –, ma anche, e forse più, per la specularità di queste pagine con i successivi testi narrativi, a testimoniare, sin da qui, come la compresenza, in Morselli, della tendenza speculativa con quella inventiva non permetta mai di prescindere, nel giudizio sul “favolatore”, dell’analisi del saggista». (pag.19)

 f.s.

 

[Guido Morselli, Proust o del sentimento, A cura di Marco Piazza, Note al testo di Mirko Francioni, Torino, Ananke, 2007, p.223, € 16,00]

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