“Viva Babylonia” di Lino Angiuli

Angiuli Lino - Viva Babylonia

di Francesco Sasso

 

Il poeta Lino Angiuli (nato nel 1946) lavora da decenni sul dialetto valenzanese – paese a pochi chilometri da Bari –, ottenendo straordinari effetti musicali, anche perché la poesia dialettale è poesia orale per eccellenza.

 

Angiuli ha alle sue spalle una lunga produzione letteraria: una decina di raccolte poetiche in lingua italiana e dialettale, testi teatrali e saggi. L’ultima produzione poetica è Viva Babylonia (LietoColle, 2007) originale raccolta di haiku plurilingue.

L’haiku, per chi non lo sapesse, è un genere lirico inventato e poi sviluppato per secoli in Giappone. Consiste in una rappresentazione poetica semplice, estremamente libera come uno schizzo lieve ed essenziale, composta di 17 sillabe distribuite in tre brevi versi (5-7-5).

Come bene evidenzia Raffaele Nigro nella prefazione, per Lino Angiuli «ogni lingua è in grado di esprimere sentimenti universali e dunque ha una sua nobiltà e dignità, sta alla pari delle altre seduta al tavolo mondiale delle trattative nel Palazzo di Vetro o in quella torre di Babele nella quale si confusero le lingue, se fa fede la fantasiosa visione di Dante» (p.10).

Quindi tutti gli haiku della raccolta, composti in dialetto valenzanese, sono stati poi dal poeta tradotti in lingua italiana e in una lingua straniera. E’ affascinante elencare qui tutte le lingue di Babylonia: euskera, albanese, giapponese, romancia, gallega, grica, cinese, lituana, catalana, siciliana, sammarinese, greco antica, francese, norvegese, turca, spagnola, hindi, corsa, inglese, latina, portoghese, franco-provenzale, serba, maltese, monegasca, tedesca, araba, gallurese, kiswahili, arabo palestinese, lingala, ebraica, afrikaans, finlandese, gaelica, bengalese, monopolitano, svedese, lussemburghese, olandese.  

I quarantuno haiku della raccolta sono una deliziosa poesia raffinata che suggerisce piuttosto che esprimere un sentimento, mediante brevi accenni evocatori sotto cui si cela sovente un profondo simbolismo che sfugge alla sensibilità orientale per radicarsi, invece, nella tradizione della terra di Bari. E’ questa, secondo me, la novità della raccolta. Una poesia di alto livello espressivo che rifiuta ogni imitazione, in un assoluto bisogno di eccezionalità linguistica. Non si evocano fiori di loto o cime innevate, ma ulivi, capperi, insetti, animali da cortile, in uno stile sciolto e chiaro d’infinita sfumatura.

 f.s.

[Lino Angiuli, Viva Babylonia, pref. di R. Nigro, cd multimediale di G. Angiuli, LietoColle, 2007, p.62, € 15,00]

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