Luis Sepúlveda, “La lampada di Aladino”

di Francesco Sasso

La raccolta La lampada di Aladino (TEA 2009) di Luis Sepúlveda si risolve in una serie di racconti che, per la fitta trama di riferimenti, di echi e di allusioni da cui sono legati fra loro e rispetto ad opere precedenti (ne La ricostruzione della Cattedrale c’è il ritorno del Vecchio che leggeva romanzi d’amore), costituiscono quasi una sorta di palinsesto dei temi cari allo scrittore cileno: i ricordi di gioventù, la passione politica, le storie degli uomini umili della Patagonia, l’esilio, il viaggio, la morte.

 

Nel racconto Caffè Diramare, il protagonista, dopo aver visitato la casa museo di Kavafis, si imbatte in una stupenda donna greca che sembra venire da un tempo lontano. Ne L’Hotel Zeta si ripercorre la storia della costruzione, ora abbandonata e riconquistata dalla foresta. In ogni stanza rivive una storia recuperata alla memoria collettiva dal narratore. Ne Cena con i poeti morti alcuni scrittori riuniti intorno ad un tavolo, dopo aver cenato, rievocano la figura generosa di un poeta cileno ucciso dalla dittatura. Ne Il cuore di Maria il protagonista è immerso nella folla del Carnevale di Rio. Nella confusione perde la sua amica e si imbatte in una tetra figura femminile. Ne Le cose dell’amore il protagonista racconta la sua storia d’amore iniziata quando era un ragazzino. I due ragazzi si conoscono durante un corso di buone maniere, ma presto si perdono di vista. Anni dopo si incontrano casualmente durante una manifestazione del movimento studentesco, ma l’onda del movimento è cagione di una nuova separazione. Arriva la dittatura e l’espatrio per il protagonista. Ne L’isola il protagonista, sposato, si innamora della bella moglie dell’amico. Anche lei sembra ricambiare il sentimento, ma entrambi decidono di non oltrepassare il limite. Il limite, però, sembra svanire quando il marito di lei muore di cancro. Ma il finale non sarà così scontato. Ne L’angelo vendicatore il protagonista, giornalista cileno, viene svegliato nel cuore della notte. La polizia tedesca ha rinvenuto un cadavere di donna NN (nessun nome) in una stanza di un hotel malfamato. La donna aveva un taccuino con dentro appuntato il nome e il numero di telefono del protagonista. Quest’ultimo, dopo aver guardato la salma, dice di non conoscerla. Tornato a casa, però, il protagonista trova un messaggio in segreteria telefonica nel quale lo si minaccia se non tace. Inizia così l’incubo. Ne La ricostruzione della Cattedrale si narra la storia di alcuni uomini che, durante la guerra tra Perù ed Ecuador, sono costretti ad abbandonare il proprio villaggio ai confini dei due stati ed a rifugiarsi nella foresta, accolti dagli indigeni dell’Amazzonia. Qui il tema è l’assurdità dell’esistenza dei confini e la stupidità dei governi. Ne La lampada di Aladino si racconta la storia d’amore tra un mercante e un’indigena della Terra del fuoco. Infine, nell’ultimo racconto, L’ostinata fiammella della fortuna, si narra la storia di un vecchio patriarca. Egli vive nella steppa, al confine tra l’Argentina e il Cile. La capanna di legno che ospita lui e la sua numerosa famiglia era appartenuta a dei famosi banditi d’inizio secolo. Il vecchio deve andare in città con il suo fedele cane per uno dei suoi tanti e misteriosi viaggi. Nel lungo tragitto che lo porterà a destinazione, inizia un viaggio ancora più impervio: quello della memoria.        

Ora, come ho potuto notare spesso in altri libri, Sepúlveda convoca la letteratura quale estrema possibilità di sopravvivenza, quale supremo, imperituro suggello dell’identità dei tanti uomini uccisi dalla dittatura, dalla malattia, dall’amore, dalla vita. L’ironia è sempre presente nei suoi racconti, come pure la capacità dello scrittore di raccontare storie.

 f.s.

[Luis Sepúlveda, La lampada di Aladino, traduzione di Ilide Carmignani, TEA, 2009, 158 pp., € 8,00]

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