STORIA CONTEMPORANEA n.26: L’umanoide e la ragazzina. Francesco Verso, “E-Doll”

Negli anni tra il 1896 e il 1901 (rispettivamente nel 1896, 1897, 1899 e 1901), Anatole France scrisse quattro brevi volumi narrativi (ma dal taglio saggistico e spesso erudito) che intitolò alla fine Storia contemporanea. In essi, attraverso delle scene di vita privata e pubblica del suo tempo, ricostruì in maniera straordinariamente efficace le vicende politiche, culturali, sociali, religiose e di costume del tempo suo. In particolare, i due ultimi romanzi del ciclo presentano riflessioni importanti e provocatorie su quello che si convenne, fin da subito, definire l’affaire Dreyfus. Intitolando Storia contemporanea questa mia breve serie a seguire di recensioni di romanzi contemporanei, vorrei avere l’ambizione di fare lo stesso percorso e di realizzare lo stesso obiettivo di Anatole France utilizzando, però, l’arma a me più adatta della critica letteraria e verificando la qualità della scrittura di alcuni testi narrativi che mi sembrano più significativi, alla fine, per ricomporre un quadro complessivo (anche se, per necessità di cose, mai esaustivo) del presente italiano attraverso le pagine dei suoi scrittori contemporanei.  (G.P)

di Giuseppe Panella

 

L’umanoide e la ragazzina. Francesco Verso, E-Doll, Milano, Mondadori, 2009 (Premio Urania 2009)

Nel 2053, a Mosca, viene ritrovato il “cadavere” di un e-Doll finito in una toilette per signore della Silitron, la ditta che li produce in massima parte. Parlare di “cadavere” è effettivamente improprio dato che gli e-doll, esseri sintetici ma perfettamente imitanti i corpi umani, non possono morire se non vengono “terminati” in maniera radicale strappandogli dalla profondità concava del loro petto un tubo di plastica che funge loro da pompa cardiaca. L’inizio parrebbe tipico di un noir della buona vecchia hard-boiled school (o forse di un neo-noir – come si preferisce classificare i romanzi di ambientazione futura che presenta storie poliziesche al loro interno). Ma siamo in presenza di qualcosa di più e, soprattutto, di qualcosa di molto diverso. Anche se il romanzo di Francesco Verso segue le linee principali dell’inchiesta e si sofferma a lungo anche sulla vita privata dell’investigatore, il tenente Igor Gankin, un uomo solitario abbandonato dalla moglie Ksenia e invaghito della meccanica amatoria dell’ e-Doll Shanna, non è certo l’agente di polizia moscovita il protagonista di questo secondo, folgorante romanzo di Francesco Verso, autore romano alla prova dell’iterazione del successo di una sua proposta narrativa (la prima era stata, appena lo scorso anno, l’inquietante Antidoti umani, pubblicato in prima edizione dalla Giovane Holden di Massarosa (Lucca) e in seconda edizione dalla EDS – Edizioni Diversa Sintonia).

In esso c’è molto di più – attraverso le vicende degli androidi e-Doll, macchine costruite per il piacere degli umani e per la riduzione e il contenimento dei delitti a sfondo sessuale ormai sovrabbondanti nelle metropoli globalizzate del mondo unificato dal capitalismo, emerge una vera e propria concezione del mondo e un tentativo (certo contenuto all’interno dei limiti di un romanzo che resta di genere) di dire qualcosa di più e di meno scontato sulla natura umana.

Ne è spia una poderosa citazione da Georges Bataille che è in bella vista come epigrafe del cap. 12 e che è opportuno citare in extenso (ognuno dei capp. del romanzo è preceduto da una o più esergo, sovente autentici e ripresi dai testi più disparati – da San Tommaso a Nietzsche, da Camus a Baudrillard – ma spesso inventati di sana pianta dall’autore):

«La passione c’incatena alla sofferenza dato che essa è la ricerca di un impossibile e di un’intesa dipendente da condizioni aleatorie. Ma è solo l’amore che trasmette la speranza della fine d’ogni sofferenza e dell’isolamento come esseri individuali. La passione bussa […] al nostro cuore per ripeterci senza posa: se possiederai l’essere, questo tuo cuore assediato dalla solitudine formerà un core solo con quello dell’essere amato. Questa promessa è sempre illusoria, transitoria e destinata a non essere mantenuta. Ma nel momento in cui la passione vibra, scorre e si libera al nostro interno, l’immagine di quella vaga e impercettibile fusione prende corpo, spesso in modo diverso per ciascuno degli amanti, spesso con un’intensità che rasenta la follia, altre con un appagamento che eleva alla felicità» (pp. 105-106).

È questo il destino degli umani, praticamente di ogni essere che sia vissuto sulla Terra (e ciò è avvenuto in misura più o meno rilevante ma è avvenuto). Il sesso, da strumento principe e necessario per la riproduzione della specie, è diventato qualcos’altro di assai più potente e indefinibile. Se, da un lato, è rimasto l’ Alma Venus di ispirazione lucreziana, dall’altro alimenta e si compiace di ogni genere di perversione attiva e passiva – dal bondage e il sadomasochismo fino all’induzione della morte, all’interno di sedute di tortura portate all’eccesso finale). Gli e-Doll hanno il compito di sostituirsi alla carne umana delle prostitute per raggiungere il duplice obiettivo del godimento dei propri clienti e la sostituzione dei corpi umani dilaniabili e mortali con i propri, lisci, ineffabili, affascinanti e praticamente immortali. Se una cliente (come avviene in uno dei primi capitoli del romanzo) porta fino in fondo la propria voluttà di dolore e di morte e “uccide” l’e-Doll che sta torturando, esso sarà “vivificato”il giorno dopo e tornerà bello e impassibile come prima.

Lo scopo della produzione degli e-Doll è eminentemente commerciale. Come Angel, l’oggetto del desiderio di tanti, dirà a Maya, la ragazzina viziosa e triste che vorrebbe essere una e-Doll per sfuggire al proprio destino di corpo destinato a invecchiare e ad essere soggetto alle vicissitudini umane della carne (e per un po’ di tempo, nonostante taluni incidenti di percorso, ci riesce):

« – Ah, piccola, impaziente Maya! Il tuo sensistema deve vederne di cose. Dovrai abituarti a certi discorsi perché non godiamo di molta stima da quando il Fabbricante ha voluto per noi un destino diverso dai nostri predecessori. Il dilagare della disoccupazione e l’antiquato sistema riproduttivo umano, così fragile e volubile, hanno costretto gli androidi a ritirarsi dai compiti che avrebbero potuto svolgere per limitarsi ad agevolare la pacifica convivenza tra i sessi e in ultima analisi la sopravvivenza stessa della razza umana. Oggi le leggi di Asimov sono superate poiché i meccadroidi a scopo militare sono proibiti dalle risoluzioni dell’ONU, per cui non ci resta che alleviare le pene d’amore e le carenze sessuali. E questo, agli occhi di molti, ci ha fatto perdere quell’alone di necessità e insostituibilità che contraddistingueva la nostra funzione allorché eravamo il mezzo di liberazione dalle mansioni più abbiette e gravose. Il risultato è che ora in tanti ci vedono come nemici della morale, macchine perverse dedite a corrompere i costumi della brava gente tornata a lavorare» (pp. 124-125).

Questa spiegazione da parte dell’ e-Doll non è però sufficiente a chiarire quello che sta accadendo. I modelli della nuova serie X-5 e X-6 a funzione femminile contengono al loro interno una sostanza simile al sangue mestruale, l’Elixir Rubens (ad esso è dedicato tutto il cap. 11 (La riscoperta di una tradizione perduta) che può servire ad allungare il ciclo della vita umana rafforzandone le difese immunitarie – tutto questo attraverso l’atto sessuale reiterato. E, infine, come si apprenderà alla fine, una serie di modelli dell’ultima serie (cui appartiene, appunto, Angel, l’e-Doll che si prende cura di Maya), hanno acquisito l’inquietudine di una coscienza.

Tra Maya, una ragazzina irrequieta con un notevole passato di rapporti sessuali ormai alle spalle, desiderosa di diventare l’idolo di desiderio e di perversità che crede essere gli androidi a utilizzazione sessuale continuata, e Angel, una macchina per le pratiche più diverse nel campo erotico, fatta di tessuti lisci e indeformabili ma ormai demotivata dalla frequenza eccessiva delle sue “morti” sessuali e angosciato dalla volontà di conoscere la verità sul proprio destino sulla Terra, scocca la scintilla di una storia d’amore. Una relazione, peraltro, resa impossibile e priva di futuro proprio perché avviene tra una donna fatta di carne e un androide non deperibile né corruttibile di fronte al passare del tempo. Nella relazione tra i due corpi asimmettrici dei due amanti e le loro anime si gioca la coesistenza narrativa tra i diversi piani della scrittura di Francesco Verso.

Proprio mentre stanno assistendo in una sala cinematografica ormai popolata solo dai fantasmi dei cinéphiles di un tempo, il Dom Kino, a una tragica storia d’amore tra un uomo e la sua bambola gonfiabile, che tra i due scocca la scintilla che gli rivela di essere attratti l’uno dall’altra, di poter essere innamorati al di là o al di fuori della meccanica del sesso a richiesta e a pagamento.

Ma la consapevolezza da parte di Angel di non essere mai stato veramente “vivo” gli impedirà di continuare a essere l’idolo di abiezione e di bellezza che viene considerato:

«Finanche i pazzi, i criminali e i mutanti hanno un posto in una struttura d’assistenza. Ma essere morti non è normale. E questo è un fatto nuovo. Essere morto è un’anomalia impensabile, una disfunzione incurabile. Da quando abbiamo capito di essere morti, affetti da una morte speciale che si finge vita, non c’è luogo o spazio/tempo ove ritrovarsi. La nostra dimora è irreperibile e perciò ha senso sentirsi dispersi. Ma abbiamo intuito ciò che è sfuggito alla ragione umana: se le fabbriche non esistono più, è perché il lavoro è dovunque, se le prigioni non esistono più, è perché la reclusione è dovunque, se il manicomio non esiste più, è perché il controllo psicologico e terapeutico è generalizzato, e se anche la scuola non esiste più, è perché tutte le fibre della società sono pregne di disciplina e precetti» (p. 256).

Ma il luogo della morte, allora, a differenza del lavoro, della follia e della colpa sociale da espiare, non potrà essere, per dirla con Michel Foucault, che l’eteropia, quello spazio altro che cancella e invera la dimensione “normale” (e normalizzata) dell’esistenza.

Nella relazione tra i diversi personaggi del romanzi (Maya e l’e-Doll Angel, il poliziotto Gankin e l’e-Doll Shanna di cui è invaghito perdutamente, tra Maya e la sua madre sperduta e angosciata che non a caso ha nome Eva e tra Maya, Eva e il loro rispettivo nonno e padre, Grigorij Kursilov, il Fabbricante di Sorrisi, l’inventore degli e-Doll e il costruttore dei loro primi prototipi), Verso riesce a costruire una storia avvincente e, nello stesso tempo, capace di concedersi riflessioni a voce alta sul destino futuro dell’umanità. È questo forse il compito primario della narrativa odierna di genere – non tanto (o soltanto) riservarsi lo spazio dell’azione e dell’avventura quanto contribuire ad analizzare narrativamente un futuro che stinge già nel presente e che del presente conserva i caratteri dell’incubo e del dolore di vivere ma che ancora potrà forse essere riscattato da un semplice atto d’amore.

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