Dianella Bardelli, “Vado a caccia di sguardi”

  

di Francesco Sasso

Dalla terra s’alza un profumo / acido e caldo insieme – / esauriente, come una droga dolce, / toglie gli umori / il fumo nero / l’ansia  […] (Terra, pag.8)

Dianella Bardelli risiede a Selva Malvezzi-Molinella (Bologna), ha insegnato materie letterarie presso un istituto tecnico bolognese e da qualche tempo cura due blog in rete: il primo è dedicato alla poesia e alla prosa spontanea (vedi la lezione di Jack Kerouac), il secondo è dedicato agli haiku.

Dianella Bardelli ha pubblicato una breve raccolta poetica dal titolo Vado a caccia di sguardi (Raffaelli Editore 2008). In quest’opera, l’autrice manifesta l’interesse per le forme con cui realizzare in poesia il messaggio della filosofia buddista.

Ecco un esempio:

Così spietato è oggi il cielo / troppo d’azzurro pieno / totale / ti leviga all’interno – / lascia relitti piccoli / arrivati senza tempesta, / mozziconi di vita / ancora accesi. (Troppo d’azzurro pieno, pag. 7)

Nella poesia l’autrice afferma che tutto quanto esiste è impermanente (“cielo”); nel mondo non c’è alcuna sostanza, tutto ciò che esiste è solo un fenomeno passeggero (“lascia relitti piccoli”); tutte le cose sono stati diversi (“mozziconi di vita”), condizionati da altri che li precedono (“arrivati senza tempesta”), che si uniscono temporaneamente per formare un universo illusorio (“ancora accesi”).

Naturalmente la mia interpretazione potrebbe essere alquanto forzata, ma è il bello della poesia.

Confesso che ho apprezzano maggiormente la prima metà della raccolta, nella quale l’occhio della poetessa si sofferma maggiormente sugli oggetti, le piante e gli animali del mondo visibile, in cui niente è sostanza, tutto è un nome-e-forma. E così, ancora un esempio:

“rallenta l’onda il sole / l’ingrossa più del vento, / l’essere inanimato che nulla soffre, / le fa specchio di sé […] (Rallenta l’onda il sole, pag.9)

Ed è proprio da ciò che deriva, a mio avviso, ancora una volta, un senso di verità tanto più profondo quanto più fa dipendere il raggiungimento della “coscienza” che quanto alla nostra esistenza, tutto è dolore; peculiarità che troviamo consistente nella concentrazione della fantasia poetica in un’entità spazio-temporale fulminea, di modo che il fenomeno osservato nel mondo è in armonia con il mondo intimo dell’osservatore, fino al collasso in cui l’oggetto è l’osservatore.

Tutto dolore, dicevo; perciò tutto passa e finisce, tutto è come una nuvola (nella raccolta troviamo un componimento dedicato alle nuvole). Al poeta il compito di celebrare il dolore presente ovunque nel mondo:

Vado a caccia di sguardi, / d’ombre lunghe, di rami spogli / di come stanno sull’albero le foglie / o ammucchiate nei fossi / come morti di guerra […]. (Novembre, pag.18).

Tuttavia, il desiderio di vivere ci fa rinascere, fa continuare la nostra esistenza:

C’è un piccolo rifugio / in mezzo al grano – / ci si tuffan sempre / passerotti neri – / famelici due gatti / l’annusano / ma dentro profuma / di Santità Dorata – / accanto due lumini fiochi / e una mente dubbiosa. ( Il rifugio, pag.23)

Per liberarci dal dolore, sembra dire la poetessa, dobbiamo affrancarci dalla sete (“famelici due gattini”), abbandonarla, entrare nel nostro “piccolo rifugio”.

 f.s.

[Dianella Bardelli, Vado a caccia di sguardi, Raffaelli editore, 2008, pp.42, € 12,00]

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