STORIA CONTEMPORANEA n.34: Emma contro Emma. Daniele Borghi, “L’altra vita di Emma”

Negli anni tra il 1896 e il 1901 (rispettivamente nel 1896, 1897, 1899 e 1901), Anatole France scrisse quattro brevi volumi narrativi (ma dal taglio saggistico e spesso erudito) che intitolò alla fine Storia contemporanea. In essi, attraverso delle scene di vita privata e pubblica del suo tempo, ricostruì in maniera straordinariamente efficace le vicende politiche, culturali, sociali, religiose e di costume del tempo suo. In particolare, i due ultimi romanzi del ciclo presentano riflessioni importanti e provocatorie su quello che si convenne, fin da subito, definire l’affaire Dreyfus. Intitolando Storia contemporanea questa mia breve serie a seguire di recensioni di romanzi contemporanei, vorrei avere l’ambizione di fare lo stesso percorso e di realizzare lo stesso obiettivo di Anatole France utilizzando, però, l’arma a me più adatta della critica letteraria e verificando la qualità della scrittura di alcuni testi narrativi che mi sembrano più significativi, alla fine, per ricomporre un quadro complessivo (anche se, per necessità di cose, mai esaustivo) del presente italiano attraverso le pagine dei suoi scrittori contemporanei.  (G.P)

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di Giuseppe Panella

 

Emma contro Emma. Daniele Borghi, L’altra vita di Emma , Ravenna, Fernandel, 2010

 E’ ben nota l’espressione di orgoglio (che però gli costò un notevole pregiudizio da parte dei suoi contemporanei) e di fiducia nella propria potenza stilistica che spinse Gustave Flaubert a dichiarare che Emma c’est moi! (a proposito dell’eroina del suo grande romanzo Madame Bovary). Come è noto, Emma si uccide alla fine di un’infelice percorso esistenziale che la porta a tradire il marito Charles  e a invaghirsi di un uomo, Rodolphe,  che poi l’abbandonerà quando si sarà stancata di lei.

Emma Farina, protagonista di questo romanzo noir di Daniele Borghi, non ci pensa neppure a uccidersi ma preferisce costruirsi una seconda esistenza che sarà il risultato felice della propria vendetta. Il romanzo, scritto in seconda persona singolare come se fosse un discorso indirizzato a un Tu dialogante (immaginario o reale non importa affatto definirlo), è la storia di una vendetta maturata nel tempo lungo della giovinezza e della maturità.

Emma, sposata ad un uomo, Mario, che non ama più e che la considera soltanto una persona ormai squilibrata e priva di razionalità, si accorge della sua relazione adulterina con la propria sorella Veronica per aver notato di riflesso in uno specchio della cucina un suo gesto troppo intimo (l’uomo ha posato la propria mano all’interno della coscia destra della donna con gesto un po’ troppo familiare). Decide per questo motivo di vendicarsi e di ricominciare daccapo la vita che ancora le resta. Già altre volte la sorella si era preso e portato a letto senza problemi uomini con cui ella avrebbe voluto avere relazioni più lunghe (e una volta, facendole prendere deliberatamente lo scolo, si era anche ferocemente vendicata). Ora, però, la vendetta dovrà essere più radicale. Condotti entrambi al belvedere della città in cui abitano, li uccide tutti e due con pesanti colpi di antifurto e li fa precipitare nella macchina di famiglia lungo la scarpata del luogo. Poi scende a dar fuoco all’automobile e decide di assumere la personalità della sorella. Infatti, va a casa di quest’ultima, distrugge i propri abiti e progetta il da farsi. Il giorno dopo, grazie a una nuova acconciatura di capelli e a una veloce cura estetica, modificherà il proprio aspetto. Poi, dopo essere andata dal dentista che entrambe condividono, sostituisce alle proprie le radiografie delle arcate dentarie. Dopo di che, dopo aver ricevuto dai carabinieri la ferale notizia della propria morte, avvisa i propri figli di quanto è accaduto. Poi, salita a bordo della velocissima automobile della sorella, si getta scientemente e con lucidità contro il guardrail dell’autostrada. Quando si risveglierà avrà la gradita notizia di essere interpellata come Veronica da un’infermiera. Il trucco è riuscito – Emma non è più tale ma sua sorella e potrà, sotto le sue mentite spoglie, ricominciare una nuova vita.

Il romanzo di Borghi è breve ma non per questo meno preciso e accurato nelle descrizioni. Il ritmo è sostenuto e soprattutto la vicenda interiore di Emma è scavata con cura e con coraggio (non è certo banale per un uomo provarsi a descrivere e, direi, ad assumere la personalità di una donna, per di più matura e appartenente ad un’altra generazione – Emma ha vissuto la propria adolescenza durante la Seconda Guerra Mondiale).

Nonostante la stringatezza del testo, l’autore non rinuncia neppure a una non distratta dichiarazione di poetica, a una riflessione sulla natura della narrativa di finzione. Nel momento in cui la donna sta per vendicarsi e vibrare i colpi mortali e finali al marito Mario:

«Questa volta sei più attenta, non vuoi correre il rischio di fallire di nuovo. Con la mano sinistra abbassi il braccio di Mario. Lo trovi inaspettatamente cedevole, debole, forse rassegnato. Con la destra cali di nuovo l’antifurto. Questa volta l’osso cede e il suo corpo crolla su quello di Veronica. Il bloccapedali è penetrato a tal punto nel suo cranio che, per estrarlo, sei costretta a tirare con entrambe le mani. Lo riponi sul tappetino accanto ai tuoi pedi e fai un profondo sospiro. Non tremi, non hai l’affanno, non senti nell’aria il dignitoso odore dolciastro del sangue di cui tante volte hai letto, non hai nessun desiderio di vomitare o uscire precipitosamente dall’auto per allontanarti dai corpi. Gli scrittori mentono, ormai non hai nessun dubbio» (p. 73).

Anche precedentemente, a p. 70, Emma aveva notato di non provare particolari sensazioni negative (ma neppure piacevoli) preparandosi a togliere la vita a marito e sorella e questo a differenza di quanto gli scrittori (non solo quelli di romanzi d’azione – si badi bene) dicono dei momenti che precedono omicidi ed episodi di morte.

Ed è per questo motivo che allora mi sorge un dubbio: se gli scrittori sono mentitori o finitori, non lo potrebbe forse essere anche l’autore di questo libro? E se tutto fosse un sogno di desiderio, una rêverie di risarcimento della donna, frustrata e respinta dalla vita, tradita da marito e sorella, incapace di trovare uno sbocco plausibile al proprio odio per essi? Potrebbe essere una soluzione questa che avrebbe accontentato anche il miglior Simenon  …

E se fosse tutto immaginario e visto, pertanto, attraverso lo sguardo assorto di una volontà che non sa tramutarsi in azione vera e si limita a pensare, a vivere fantasticamente e aspirare a un delitto perfetto – come nel migliore dei film di Hitchcock o nei romanzi di James M. Cain?

Non lo sapremo mai. L’autore vuole convincere il suo lettore che è tutto vero e, per farlo, accumula i particolari realistici l’uno sull’altro (interessante la ricostruzione dell’ambiente familiare della donna, importante la vicenda dei rapporti che essa ha con gli pseudo-amici del marito). Splendido è il racconto dell’episodio di un furto di un libro (non certo a caso il Viaggio al termine della notte di Louis-Ferdinand Cèline, il cui vuoto si avverte “tra Celati e Chandler”- come si legge a p. 50). La donna se ne accorta avendolo visto mediante il solito specchio di cucina e mette in difficoltà il ladro sbugiardandolo e ritrovando il romanzo rubato nella sua valigetta ventiquattrore. Ma la vicenda non è solo il racconto della follia quotidiana in cui Emma si trova a vivere. E’ un atto d’amore stilistico nei confronti dello scrittore francese come pure in quelli di Gianni Celati (di cui mima talvolta la scrittura delle ultime narrazioni – penso a Quattro novelle sulle apparenze del 1987) e di Raymond Chandler, padre spesso non solo putativo della narrativa nera e d’azione.

Sotto l’apparenza di una cupa vicenda nera di vendette familiari e di sangue, dunque, il romanzo di Borghi nasconde un possibile segreto. Questo lo rende assai più interessante per il lettore che se si trattasse della narrazione di un qualunque fait divers (come usa ormai sempre più spesso anche nella narrativa italiana, soprattutto di genere).

Il merito dello scrittore, allora, risiede particolarmente in questo – rendere originale e assolutamente non banalizzato un evento di cui le cronache dei giornali sono sempre, purtroppo!, pieni e trasformarlo in una metafora dei rapporti tra i sessi e all’interno della famiglia borghese come si tentava spesso di fare un tempo, soprattutto negli anni della contestazione e delle lotte per i diritti civili, e come ormai non si fa più. Sono cambiati i tempi o sono diversi gli scrittori oggi?

Domanda cui è difficile dare risposta, almeno nel periodo attuale.

Per fortuna, Borghi non demorde e mantiene intatta la rabbia e l’odio della propria protagonista per scagliarla impavidamente contro le barriere del perbenismo e dell’ipocrisia individuale e sociale. 

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