IL TERZO SGUARDO n.4: Infanzia e memoria di un Premio riuscito. “Premio Letterario Chianti 1987-2007. Venti anni di libri e autori”, a cura di Claudio Molinelli

Il primo sguardo da gettare sul mondo è quello della poesia che coglie i particolari per definire il tutto o individua il tutto per comprenderne i particolari; il secondo sguardo è quello della scrittura in prosa (romanzi, saggi, racconti o diari non importa poi troppo purché avvolgano di parole la vita e la spieghino con dolcezza e dolore); il terzo sguardo, allora, sarà quello delle arti – la pittura e la scultura nella loro accezione tradizionale (ma non solo) così come (e soprattutto) il teatro e il cinema come forme espressive di una rappresentazione della realtà che conceda spazio alle sensazioni oltre che alle emozioni. Quindi: libri sull’arte e sulle arti in relazione alla tradizione critica e all’apprendistato che comportano, esperienze e analisi di oggetti artistici che comportano un modo “terzo” di vedere il mondo … (G.P.)

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di Giuseppe Panella

Infanzia e memoria di un Premio riuscito.  Premio Letterario Chianti 1987-2007. Venti anni di libri e autori, a cura di Claudio Molinelli, Firenze, Esuvia Edizioni, 2009

Scrive Claudio Molinelli nella sua Introduzione a questo interessante e preciso volume di ricostruzione e di ricordi intorno al Premio “Chianti” di narrativa italiana:

 

«Il titolo di questo libro focalizza l’attenzione su due grandi soggetti protagonisti dei primi venti anni del Premio Letterario Chianti: i libri, centro gravitazionale di ogni premio letterario, e naturalmente gli autori, gli scrittori, questi strani esseri umani che estraggono da se stessi la linfa vitale per raccontare al mondo storie che, una volta create, appartengono a tutti coloro che le leggono. Ed ecco profilarsi un terzo soggetto, il lettore appunto, senza il quale ogni libro scritto resterebbe lettera morta, e nessuna cosa che riguarda il mondo della produzione letteraria avrebbe senso compiuto, in primis, un premio letterario» (p. 5).

Nella primavera del 1987 a Greve in Chianti e a cura di Paolo Codazzi, allora direttore della rivista letteraria “Stazione di Posta”, dell’Amministrazione Comunale del paese guidata dall’allora (e ancora attuale) sindaco Alberto Bencistà e del proprietario della Libreria “La Formicola”, Giulio Cesare Pozzi, nasceva il Premio Chianti di Poesia e Narrativa.

In un primo tempo, infatti, il premio aveva deciso di alternare annualmente i due generi principali della scrittura letteraria ma a partire dal 1993 i fondatori del Premio opteranno per la sola produzione in prosa. Inoltre, se fin dal principio sarà Giorgio Luti, docente di Storia della Letteratura Italiana moderna e contemporanea presso l’Università di Firenze e studioso molto noto della cultura letteraria del Novecento in Italia, a presiedere la giuria tecnica del Premio insieme a Paolo Codazzi, in seguito gli si affiancheranno altri critici e studiosi e i rappresentanti istituzionali dei diversi Comuni che patrocineranno l’attività (a Greve in Chianti si affiancheranno nel corso del tempo i comuni di Radda in Chianti, San Casciano Val di Pesa,  Barberino Val d’Elsa, Impruneta e Tavarnelle Val di Pesa).

A partire dal 1993, inoltre, ciascuno dei cinque finalisti scelti dalla Giuria Tecnica si impegnerà a incontrare il pubblico in una serata a ciò destinata in cui, oltre a presentare la propria opera, risponderà alle domande del pubblico (che aveva, però, già letto l’opera in discussione).

I veri protagonisti del Premio, però, sono i lettori che, dopo essersi procurate le opere in concorso (nella maggior parte dei casi acquistandole), emettono il loro verdetto in totale anonimato. Il vincitore, del tutto sconosciuto anche ai membri della giuria tecnica, viene proclamato nel corso di una serata finale cui segue una cena (non esclusivamente letteraria) cui partecipano la gran parte dei lettori e dei partecipanti alla premiazione. Il numero dei lettori, inoltre, dai dieci iniziali del 1987 è aumentato nel corso degli anni fino a passare a oltre le due centinaia di elementi, a garanzia e soprattutto a conferma della fortuna dell’iniziativa oltre che della sua trasparenza conclamata.

Con una giuria anonima e composta da tanti lettori che votano in segreto e che difficilmente possono essere esposti alle pressioni degli uffici stampa delle case editrici, il rischio della combine è assai limitato (se non nullo). Se si insiste così tanto su questo punto, è perché in Italia (ma non solo nel nostro paese) i premi letterari da linfa vitale della produzione di scrittura in verso e in prosa ne sono diventati una sorta di abominio e di tutto nel corso delle convulse trattative che li precedono si parla fuorché nel valore delle opere in concorso. Premi di grande prestigio nazionale e internazionale come lo Strega, il Viareggio, il Bancarella ecc. che una volta sancivano il successo della crema della produzione letteraria del Paese ora sembrano interessare soltanto i giornalisti dediti al gossip più selvaggio o più indiscreto. Vincerà X o Y o Z? E soprattutto quando vincerà Z in cambio della vittoria di X o di Y? Le trattative indiscriminate tra editori di peso risultano così legate allo scambio levantino di favori più selvaggio e più privo di senso delle proporzioni (letterarie); la logica del do ut des si trasforma in prevaricazione e in ipocrita dimensione di pura strategia di marketing. La natura commerciale dell’impresa editoriale (che nessuno mai si sarebbe sognato di negare) predomina non sull’idealismo della qualità ma anche sul buon senso della quantità (degli eventuali lettori che, poi, di solito, prediligono, per nemesi, coloro che non hanno vinto rispetto a chi viene privilegiato dalle scelte pilotate e quindi viste come fasulle delle giurie degli amici degli amici).

Il Premio “Chianti”, di conseguenza, è sfuggito finora a questa trappola giubilare – se a scegliere sono i lettori il risultato potrà essere discutibile (e sovente è accaduto che lo fosse, soprattutto da parte di autori delusi dai pochi voti ottenuti) ma mai non rispondente alla verità delle scelte di gusto fatte da essi. Questo volume, così ricco di foto, di documentazione, di apporti critici e di memorie dirette e frutto dell’opera e delle fattive ricerche di Claudio Molinelli, ne è testimonianza indiscutibile… in attesa dei prossimi vent’anni del Premio.

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