Un mondo naturale che tende a travolgere le sue creature. Antonio Pizzuto, “Sinfonia (1927)”

di Francesco Sasso

Diamo notizia della pubblicazione di Sinfonia (1927) di Antonio Pizzuto, a cura di Antonio Pane, edito da Lavieri. Il libro ha lo stesso titolo di quello scritto nel 1923 e di quello del 1964-66:

«la composizione del libro contempla tre fasi distintive: la prima stesura manoscritta, allestita fra il giugno 1927 e il settembre 1928; la campagna correttoria manoscritta (ad inchiostro stilografico viola) nel settembre-ottobre 1928; la successiva redazione dattiloscritta, conclusa il 19 novembre 1928» (Nota al testo, p.120)

Sinfonia (1927) non ha ancora perduto i suoi connotati narrativi, come invece accadrà nei successivi libri di Pizzuto. In Sinfonia il “raccontare” è allucinazione verbale, richiamo metaforico della vita che balena sulla pagina in frammenti misteriosi e sotterranei.

L’opera offre l’immagine di un mondo naturale che tende a travolgere le sue creature, siano esse uomini, mostri o animali. Da una Sinfonia all’altra, ricompaiono, tra le altre con particolare insistenza, le immagini del sotterraneo e dell’acqua. La prima è spesso associata all’angoscia, alla paura, al sentimento dell’inesorabile provato dai personaggi. Nei sottosuoli si possono incontrare altre e più profonde certezze, oppure ogni sorta di trasgressione che minaccia l’uomo di superficie. Ed ecco, per esempio, che un uomo e una donna sono condannati a fuggire verso illusori luoghi di salvezza all’orizzonte, inseguiti da migliaia di serpenti emersi all’improvviso dal sottosuolo; oppure centinaia di bambini poveri che, come animali selvaggi, si arrampicano sulle inferiate e tentano di oltrepassare il cancello che custodisce qualcosa di indefinito, ma sono bestialmente respinti da un oscuro guardiano che arriva finanche a versare su di loro benzina per poi dar fuoco; oppure la storia dei colossi del mare che si ritrovano a scappare dall’oscura morte lungo cunicoli sotterranei senza sapere nulla di sé e della vita precedente. E’ appunto la discesa negli abissi della terra. La regressione nel ventre della Grande Madre. La discesa negli abissi della terra è penetrazione dell’oscuro e dell’ignoto. Ma ogni tentativo di sintesi delle Sinfonie è una sconfitta inesorabile. Sinfonia non si lascia domare dal fatto o dall’intreccio, poiché esso si fonda su una tensione interna, concentrata, intorno a grumi di significato in perenne movimento.

Il volume è diviso in quattro “quadri visionari” denominati sinfonie (Eroica, La follia, Marinaresca, Marcia Funebre) e un finale (Coda). L’opera è

«Il proposito di realizzare una nuova espressione artistica in sostituzione del Romanzo. Per rendere più agevole la comprensione di queste nuove idee, esemplarmente, questo lavoro si presenta nella forma relativamente libera di una Sinfonia musicale, coi suoi quattro tempi discontinui tra loro, ma legati insieme dalla sintesi della ispirazione. Questa, si svolge anche fino a stati puramente fantastici, lirici e mitici, originali; i quali, non servono soltanto come mezzi espressivi, ma sono essi stessi espressione ultima e diretta della sensibilità di un artista. » (Otto rinunzie e un proposito, in Appendice, p.115).

Consiglio la lettura di questa “nuova espressione artistica” .

f.s.

[Antonio Pizzuto, Sinfonia (1927), a.c. Antonio Pane, Lavieri, 2010, pp.146, € 15,00]

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