Raymond B. Waddington, “Il satiro di Aretino. Sessualità, satira e proiezione di sé nell’arte e nella letteratura del XVI secolo”

di Francesco Sasso

Mentre in molti centri italiani del Cinquecento la tradizione umanistica si evolve nelle forme auliche del classicismo, Venezia diventa un importante centro editoriale e rappresenta spesso il rifugio di quanti desiderano dedicarsi ad un’attività culturale libera dal potere politico e religioso. L’impulso, dunque, che proprio Venezia diede alla diffusione del volgare letterario con l’edizione di Dante e del Petrarca, grazie all’editore Aldo Manuzio con la collaborazione di Pietro Bembo, e la diffusione delle opere dell’umanista olandese Erasmo da Rotterdam furono tappe fondamentali per la cultura italiana del Cinquecento.

In questa cornice storica acquistò notorietà Pietro Aretino (1492-1556), così denominato dalla sua patria di origine, da cui partì adolescente per cercare fortuna come pittore. Prima tappa verso la notorietà, in cerca della protezione dei signori più prestigiosi, fu Roma. Amico del banchiere Agostino Chigi, coltiva il genere satirico. Infatti, la sua fortuna romana è legata alle Pasquinate, come si chiamavano i componimenti affissi innanzi alla statua di Pasquino. Infine, dotato di vivacissimo ingegno, dopo varie disavventure, si trasferisce a Venezia, dove la fiorente arte della stampa asseconda la sua attività di poligrafo. Emancipandosi dalla condizione di cliente, si lega all’editore Marcolini all’insegna dell’indipendenza economica e di potere. E lo dimostrano parecchi suoi scritti (Lettere e Ragionamenti), le cinque commedie in prosa, una tragedia (L’Orazia), opere di carattere religioso ecc.

Fu la presenza di un pubblico veneziano desideroso di novità e di svago, unitamente all’accessibilità e alla diffusione della stampa, a spingere l’Aretino a sperimentare un nuovo programma culturale fondato essenzialmente sul “concetto della mitizzazione di sé”. Culmine significativo di questa sua attività promozionale sono le numerosissime medaglie-ritratto commissionate agli artisti del suo tempo, come pure i tanti ritratti eseguiti da amici pittori, per esempio da Tiziano.

Tutto questo è analizzato nel recente saggio Il satiro di Aretino.  Sessualità, satira e proiezione di sé nell’arte e nella letteratura del XVI secolo di Raymond B. Waddington.

Raymond B. Waddington nell’introduzione sintetizza bene il piano critico della sua opera:

«Il capitolo iniziale attribuisce ad Aretino il ruolo di profeta della sessualità in un clima di eterodossia religiosa e di rivendicazione dell’arte erotica antica, dimostrando come avesse in precedenza assimilato le personae letture di Pasquino e di Priapo.[…] Il secondo capitolo, invece, documenta l’infamia di scrivere per la stampa come forma di prostituzione e le iniziali difficoltà per lui di trasformarsi da poeta di corte in «poligrafo» […]. Il terzo capitolo esamina l’elemento figurativo attraverso due mezzi espressivi: le xilografie con i ritratti dell’autore, elemento molto importante nelle edizioni marcoliniane dei suoi libri; e le medaglie-ritratto che Aretino commissionava e distribuiva generosamente. Il quarto capitolo riguarda la raffigurazione del satiro sul rovescio di certe medaglie, a denotare l’intreccio della sua sessualità e della sua identità come autore di satire. Il quinto capitolo ricostruisce l’adozione, probabilmente desunta ancora da Erasmo, di due apprezzati luoghi comuni umanistici: i concetti interconnessi del serio ludere e del Sileno di Alcibiade […] fino ai ritratti di Aretino stilizzati a raffigurare un satiro, evocando la descrizione di Socrate fatta da Alcibiade, grottesco fuori e interiormente divino. […] Il volume si chiude con un Epilogo che guarda al dipinto di Tiziano Lo scorticamento di Mursia come a un dialogo retrospettivo fra Tintoretto e Aretino» (pp. 11-12)

Il saggio di Raymond B. Waddington è frutto di decenni di studio. Ricco di suggestioni, minuzioso, chiaro nell’esposizione, il testo si presta anche alla lettura dei non specialisti. Importante l’apparato iconografico. Ben 48 pagine con medaglie, frontespizi, ritratti, xilografie. Per concludere, Raymond B. Waddington ci restituisce un Aretino inedito, lontano dalle approssimazioni, dai pregiudizi e dai cliché sedimentati nel tempo. In fondo, Aretino è il letterato che tradusse le istanze di un’epoca in un consapevole programma culturale, sfruttando le innovazioni del tempo (l’industria libraria) e conquistando il pubblico con la novità, l’ingegnosità e l’anticonformismo delle sue opere.

f.s.

[Raymond B. Waddington, Il satiro di Aretino. Sessualità, satira e proiezione di sé nell’arte e nella letteratura del XVI secolo, Roma, Salerno Editrice, 2009, 328, ill., trad. Cristina Spila, € 44,00]

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