Visioni grottesche dell’inferno in terra. Ivano Ferrari, “Macello”

di Francesco Sasso

Un vigoroso talento, Ivano Ferrari, che ritrae con vivo orrore e sanguinose tinte la morte all’interno di un macello.  Il poeta ha lavorato a lungo in un macello, scrivendo decide e decine di poesie come scialuppe di salvataggio fra la merda, il sangue, le frattaglie e le ossa degli animali uccisi.

Niente addobbi viola
le croci coperte dalle tute sporche
l’incenso deodora altre chiese,
non bruciano candele
solo grasso di cavalli col carbonchio
eppure la santità del sacrificio
avvolge ogni spazio del carnaio
muscoli domati, nervi di scarto
certamente troppo per un dio
con la puzza al naso.

Con il genio del realista visionario, il poeta coglie nel macello il luogo simbolo di questa civiltà perfino sordita, un delirio mistico e carnale allo stesso tempo, intinto in una specie di orrore profetico.

Sventrate intere famiglie
oggi
lunedì di intensa macellazione.
Una vacca ha partorito un vitello
negli occhi la paura di nascere
il foro in mezzo il nostro contributo
a tranquillizzarlo.

Un realismo violento, direi, e visionario. I temi della produzione poetica in Macello sono pochi e, tuttavia, intensi: l’insensibilità dell’uomo, la morte, il dolore, l’innocenza e la paura.

Non siamo abilitati
alla macellazione ovina
ma qualche volta dal camion
scende un agnello
gli si avventano addosso in due
lo coprono con tela scura
trascinano l’ovino in tripperia
e lì con corde bianche lo strangolano
dopo, uno si incarica di sollevarlo
l’altro incide a metà i viscerini
che si spargono senza necessità di spazio,
quello che tiene la bestiola suda molto
l’altro scortica e taglia più composto.

Con tono calmo e diretto, Ivano Ferrari ritrae sulla carta la sopraffazione dell’uomo boia sull’animale vittima. Sono visioni grottesche dell’inferno in terra raccontato con fittizio cinismo, spesso amaro umorismo, sorprendentemente vivo.

E’ fuggito un toro nero
erra sul cavalcavia
impaurendo il traffico,
lo ricorriamo
impugnando coltelli
bastoni elettrici e birre
corre si ferma torna
arrivano i carabinieri coi mitra,
ora è steso su un velo d’erba
e sussurra qualcosa alle mosche.

L’unità poetica di questi temi risiede anche nella ricchezza cromatica, nella plasticità della parola sincopata che raffigura la morte in tutte le sue sfumature, dal grottesco al sublime.

Oggi la morte è materna
vitellini impestati dall’afta
le corrono incontro affettuosi.

f.s.

[Ivano Ferrari, Macello, Einaudi, 2004, p.93, €11]

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