STORIA CONTEMPORANEA n.63: Storia di Giorgio Manganelli e dei suoi sodali. “Album fotografico di Giorgio Manganelli”. Racconto biografico di Lietta Manganelli; “I borborigmi di un’anima. Carteggio Manganelli-Anceschi”, a cura di Lietta Manganelli

Storia di Giorgio Manganelli e dei suoi sodali. Album fotografico di Giorgio Manganelli. Racconto biografico di Lietta Manganelli, a cura di Ermanno Cavazzoni, Macerata, Quodlibet, 2010; I borborigmi di un’anima. Carteggio Manganelli-Anceschi, a cura di Lietta Manganelli, Torino, Aragno, 2010

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di Giuseppe Panella*

Si tratta certamente di una faccenda piuttosto strana. Giorgio Manganelli è stato probabilmente uno degli scrittori più straordinari e meno considerati della letteratura italiana del Novecento. Nessuna storia del dopoguerra letterario può fare a meno di citarlo e di considerarlo come uno degli esiti migliori del passaggio culturale e stilistico tra le due guerre, eppure i suoi libri e le sue invenzioni narrative sono ben lungi dall’ottenere l’attenzione dei lettori così come meriterebbero. La sua opera attende ancora una compiuta sistemazione critica e sospetto che ancora testi inediti non pubblicati aspettino di ricevere la loro sistemazione editoriale. Questo album fotografico, ritrovato tra le carte dello scrittore che le aveva conservate anche se nel modo un po’ disordinato che lo contraddistingueva, è diventato nel gustoso e simpatetico racconto della figlia Amelia Antonia detta Lietta una sorta di continuazione per immagini della sua opera di scrittore.

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QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.60: Dittico delle parole. Marco Giovenale, “Storia dei minuti (casa. clinica)”; Francesca Matteoni, “Tam Lin e altre poesie”

Dittico delle parole. Marco Giovenale, Storia dei minuti (casa. clinica), con la traduzione francese di Michele Zaffarano, Massa, Transeuropa, 2010; Francesca Matteoni, Tam Lin e altre poesie, Massa, Transeuropa, 2010

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di Giuseppe Panella*


Marco Giovenale ci prova ancora. La sua scrittura apparentemente fredda, astratta, fatta di rilievi atoni e modesti nasconde una passione e una poetica molto più rilevante: quella legata alla possibilità della conoscenza ottenuta attraverso la capacità di cogliere la verità mediante l’utilizzazione dello sguardo oggettivo di uno “spettatore non indifferente”.

 

«L’ultima colonna in fondo / nel quadro – svela: una piccola / riga di donna che (spórta /  nel bordo buio una elle di fiaccola) /  illumina l’uscita per lo sguardo. // È la Contemplazione, che si nega, / dice la guida dotta, che è identica / a chi vede, perché passa – ma diversa / perché è persuasa e spiega. // Rimasta indietro, sua figlia non si è persa. / È albina e condannata a ridere / rapida. (Chiaro, dimentica)» (1).

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“Canone e anticanone. Viatico per una ricognizione” di Fausto Curi

Fausto Curi, Canone e anticanone. Viatico per una ricognizione, in «Intersezioni», XVII, dicembre 1997, pp.pp.495-511

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di Francesco Sasso

 


In origine si parlava di generi letterari e non di canone letterario, cioè dell’esigenza da parte di alcuni letterati di individuare i rapporti e di ordinare le opere letterarie in base a caratteri simili, al fine di pervenire alla definizione di modelli per ciascun genere per poter poi esprimere un giudizio critico sulla validità dell’opera. Così gli scrittori pre-illuministi e pre-romantici dovettero scegliere di fronte alla tradizione: aderire ad un modello oppure discostarsi da esso.

A riflettere sull’operazione letteraria e a fornire un impianto teorico furono in molti: Aristotele, Orazio, Quintiliano, per esempio nell’antichità. Nella letteratura italiana non possiamo dimenticare Dante (De vulgari Eloquentia), Bembo (Prose della volgar lingua), Leopardi (Crestomazia italiana e Zibaldone), tanto per citare alcuni illustri.

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IL TERZO SGUARDO n.20: Monologo interiore e pratica della narrazione in Joyce. Laura Santone, “Egger, Dujardin, Joyce. Microscopia della voce nel monologo interiore”

Monologo interiore e pratica della narrazione in Joyce. Laura Santone, Egger, Dujardin, Joyce. Microscopia della voce nel monologo interiore, prefazione di Jacqueline Risset, introduzione di Pierre Léon, Roma, Bulzoni, 2010

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di Giuseppe Panella*

Uno dei punti di forza della novità stilistica contenuta nell’Ulysses di James Joyce è sicuramente l’uso potente e spiazzante del “monologo interiore” come frutto più coerente della sua ricerca letteraria sullo stream of consciousness come momento di elaborazione e di costruzione dei personaggi della sua opera maggiore. L’impatto della “parola viva” sul corpo materiale della dimensione di quella scritta produce effetti di compiuta integrazione della corporeità all’interno delle possibilità espressive del dettato linguistico. E’ quindi proprio a partire dall’intuizione joyciana delle potenzialità del “monologo interiore” che il mutamento all’interno della letteratura del Moderno si esprime con l’elaborazione di stilemi originali e di nuove forme di rappresentazione delle soggettività che la costituiscono. Il “monologo interiore”, dunque, scandisce la nascita di una nuova soggettività capace di coniugare in modo esaustivo e sconvolgente parola e scrittura, testo orale e forma espressiva, voce dal profondo e sua estensione alla pagina scritta.

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STORIA CONTEMPORANEA n.62: Il filo rosso della Storia. Alessandro Bertante, “Al Diavul”

Il filo rosso della Storia. Alessandro Bertante, Al Diavul, Venezia, Marsilio, 2008

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di Giuseppe Panella*

Un padre anarchico e battagliero e suo figlio che porta il nome di un grande apostolo dell’anarchia; il loro rapporto mai terminato in vita e mai troncato neppure dalla morte; un combattente rivoluzionario con un occhio marrone scuro e l’altro viola, luccicante come quello di un demonio venuto su dall’Inferno; una storia d’amore che va oltre la vita e le vicende storiche, un manoscritto ritrovato (come nella migliore tradizione italiana da Manzoni a Gadda ad Arbasino) più qualche citazione ardita (quella di Corto Maltese, personaggio di fumetto in un contesto storico o la traccia della mitica partita a poker di un film, Regalo di Natale di Pupi Avati del 1986, che ritorna immediatamente alla memoria per le situazioni analoghe che narra – anche l’amicizia tra il protagonista Errico e il figlio Antonio del padrone del castello di Montecastello in provincia di Alessandria ricorda l’amicizia al di là della logica di classe che attraversa il film Novecento, 1976, opera di Bernardo Bertolucci).

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QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.59: “Weltschmerz” per la morte, “Weltfreude” per la vita – soprattutto versi in attesa di un altro sogno. Maura Del Serra, “Tentativi di certezza. Poesie 1999-2009”

Weltschmerz per la morte, Weltfreude per la vita – soprattutto versi in attesa di un altro sogno. Maura Del Serra, Tentativi di certezza. Poesie 1999-2009, Venezia, Marsilio, 2010

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di Giuseppe Panella*

Ricordo come fosse stato vissuto in un momento di ammirazione (e anche di un po’ di stupore) la figura slanciata e fiera di Maura Del Serra che declamava a Fiesole, nel 2005, durante un convegno dedicato a Pasolini dal Centro di Ascolto e di Formazione Psicoanalitica di Pistoia, un suo lungo poema drammatico sul poeta ucciso di Casarsa (lo si può leggere come Trasumanar. L’atto di Pasolini nel bel volume, L’eredità di Pier Paolo Pasolini, a cura di Alessandro Guidi e Pierluigi Sassetti, Milano, Mimesis, 2009).

Nonostante le sue evidenti difficoltà di vista e le difficoltà che questo comportava, la sua voce risuonava ferma e diritta, attenta alle sfumature e presa dal confronto indiretto ma reale che l’autrice stava tentando, quasi medianicamente, a costruire con il poeta che non c’era più.

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Leggere il futuro attraverso il passato:”La strada di Levi” (DVD) + “Da una tregua all’altra” (libro)

La strada di levi (DVD) + Da una tregua all’altra (libro), Chiarelettere, Milano, 2010, €24,00

FILM: La strada di Levi, regia di Davide Ferrario e Marco Belpoliti

LIBRO: Marco Belpoliti – Andrea Cortellessa, Da una tregua all’altra, Chiarelettere, Milano, 2010, pp.258

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di Francesco Sasso


Primo Levi (1919-1987) scrisse La tregua nel 1963. In questo romanzo, l’autore racconta la libertà recuperata dopo Auschwitz e l’avventuroso rientro in Italia attraverso un’Europa devastata dalla guerra, in un racconto dove l’euforia per la liberazione s’intreccia con la memoria dello sterminio e i lutti provocati dal conflitto. Nelle pagine di Levi, un gruppo di ex-prigionieri attraversano la Bielorussia, l’Ucraina, la Romania, l’Ungheria, l’Austria e la Germania. Ed è lo stesso percorso che il regista Davide Ferrario e lo scrittore Marco Belpoliti intraprendono oggi, sulle tracce di Levi in un’Europa trasformata dopo il crollo del muro di Berlino e la fine del Comunismo.

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IL TERZO SGUARDO n.19: “Wunderkammern” – un libro che sarebbe piaciuto a Borges. Gervasio di Tilbury, “Il libro delle meraviglie”

Wunderkammern – un libro che sarebbe piaciuto a Borges. Gervasio di Tilbury, Il libro delle meraviglie, a cura di Elisabetta Bartoli, premessa di Francesco Stella, Pisa, Pacini Editore, 2010

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di Giuseppe Panella*

E’ ben noto ormai che il progresso scientifico e delle sue scoperte (che non sembrano ormai più così prodigiose a chi le osserva dall’esterno senza rimanerne attoniti come accadeva un tempo) sia nato dallo “spirito di Taumante” ovvero dalla meraviglia (come dicono congiuntamente Aristotele nella Metafisica, Descartes nelle Passioni dell’anima e Michel de Montaigne in un suo celebre essai).

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VIDEORECENSIONE n.3: “Amori stretti. 18 storie under 20”, a cura di Gianni Conti

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Le videorecensioni su  RETROGUARDIA sono a cura di Giuseppe Panella

Realizzazione tecnica di Fausto Finocchi e Silverio Zanobetti

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[Qui tutte le VIDEORECENSIONI di RETROGUARDIA]

STORIA CONTEMPORANEA n.61: Un eroe del nostro tempo. Baldrus (Mauro Baldrati), “Missione speciale”

Un eroe del nostro tempo. Baldrus (Mauro Baldrati), Missione speciale, Ascoli Piceno, Senzapatria Edizioni, 2010

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di Giuseppe Panella*

Non c’è dubbio: è il migliore dei migliori anche se costa molto, talvolta troppo. Se ne è reso conto anche il signor Mustafà, misterioso levantino dagli innumerevoli traffici che organizza da Tunisi tutti gli eventi più importanti legati alla criminalità organizzata internazionale.  Si tratta di un uomo potentissimo anche se non ha mai avuto un vero ufficio e tratta gli affari che gli interessano “in un piccolo chiosco di vendita tè, caffè e pesce fritto” (p. 10): si tratta di un classico esempio di “banalità del male”. Mustafà odia gli infedeli e vorrebbe vederli tutti morti ma non rifiuta il loro denaro e si occupa sapientemente e spietatamente dei loro affari sporchi. La convocazione del migliore agente che il tunisino ha a disposizione è legata alla necessità di eseguire una missione “speciale”, tanto speciale che in principio è difficile da esporre. Mustafà ricorre a una metafora escrementizia piuttosto forte per spiegarla e introdurre il killer all’argomento ma anche così non è molto facile da mandar giù. Inoltre si tratta di entrare nel personaggio e di capire la mentalità profonda della vittima per poter meglio superare le sue barriere di sicurezza.

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UN LETTORE DI PROVINCIA. Serra, la letteratura e altro. Saggio di Giuseppe Panella

Un lettore di provincia. Serra, la letteratura e altro (Renato Serra, Esame di coscienza di un letterato, a cura di Vincenzo Gueglio, Palermo, Sellerio, 1994; Renato Serra, Mio carissimo. Un carteggio con Luigi Ambrosini (1904-1915), a cura di Andrea Menetti, Parma, Monte Università Parma, 2009)

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di Giuseppe Panella

Quando Renato Serra muore sul monte Podgora il 20 luglio del 1915, meno di due mesi dopo l’inizio della Grande Guerra, è ormai un critico letterario abbastanza conosciuto. La sua fama, però, sarà in gran parte postuma e alimentata dagli amici della “Voce” con i quali era in dimestichezza non solo culturale. La prima edizione degli Scritti venne, infatti, curata da Giuseppe De Robertis (in collaborazione con Alfredo Grilli), uno degli interlocutori primari dell’ Esame di coscienza di un letterato, pubblicato il 30 aprile 1915 proprio su “La Voce” e, quasi subito dopo la morte, ristampato insieme ad altri testi e lettere per le edizioni dei fratelli Treves di Milano nel 1916. Nonostante la grande fortuna di questo testo, tuttavia, e nonostante l’utilizzazione fattane da una generazione intera di critici italiani di grande spessore e qualità, il rischio di una sua (sotto)valutazione in chiave storicistico-biografica è ancora grande. Un testo come l’Esame…, infatti, può essere considerato una sorta di testamento spirituale (alla luce di quanto sarebbe accaduto di lì a poco) mentre, invece, non lo è affatto a meno di non credere in misteriose qualità medianiche del suo autore e le diatribe per anni succedutesi sulla religiosità o il laicismo di Serra poco aggiungono a un sistema di lettura dei testi che è realmente in anticipo rispetto ai risultati migliori della critica letteraria a venire (stilistica o meno).

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VIDEORECENSIONE n.2: Simona Bogani, Matteo Ricci. “La strada dei sogni”

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Le videorecensioni su  RETROGUARDIA sono a cura di Giuseppe Panella

Realizzazione tecnica di Fausto Finocchi e Silverio Zanobetti

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QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.58: Dispendio e godimento – un’ipotesi di poesia. Enzo Campi, “Ipotesi corpo”

Dispendio e godimento – un’ipotesi di poesia. Enzo Campi, Ipotesi corpo, con un’ Introduzione di Natàlia Castaldi, Barcellona Pozzo di Gotto (ME), Edizioni Smasher, 2010

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di Giuseppe Panella*

Scrive Natàlia Castaldi nel suo Posizioni (tracce e cancellazioni di un corpo in opera), l’efficace testo critico che fa da Introduzione al poemetto lirico di Enzo Campi:

 

«Il corpo è qui tema dell’indagine e palcoscenico in cui l’io mette in opera un monologo questionante che – poematicamente e teatralmente – si incarna nel corpo del testo e della parola cercando di risolvere (dissolvere?) l’unicità di senso di un doppio movimento che oscilla incessantemente tra il dispendio (come ragione di vita) e il ricominciamento (come unica possibilità di proiezione verso l’ a venire). Ciò avviene attraverso la scissione drammatizzata tra forze centripete (pulsione, desiderio, istinto-carne) e forze centrifughe (ragione, indagine e ricerca-alterità» (p. 8).

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