STORIA CONTEMPORANEA n.65: Strani echi dal futuro. Vittorio Catani, “Il Quinto Principio”

Strani echi dal futuro. Vittorio Catani, Il Quinto Principio, Milano, Mondadori (Supplemento a Urania 39), 2009

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di Giuseppe Panella*

Qual è il misterioso Quinto Principio della termodinamica e che cosa sono gli EE, Eventi Eccezionali, che si verificano sempre più frequentemente e in maniera vieppiù distruttiva per uomini e metropoli mano a mano che il tempo passa? Eccone alcuni descritti nella loro totale e assurda distruttività:

 

«Breve elenco (da voci raccolte, talora con reperti o immagini [da verificare]): – Ripetuti sprofondamenti in una vastissima zona dell’Africa centrale. – Manifestazioni ad personam definite “Intenti” o “Ombre”. – Anomale reazioni chimiche “spontanee” e formazioni di voragini, nel continente antartico. – Variazioni cospicue della forza gravitazionale terrestre in numerose località. – Apparizione in modo incongruo di oggetti dannosi, refrattari ad analisi circa la loro costituzione. –Grande cratere (in Africa) ricolmo di sostanze non riconoscibili. – Formazione di una gran macchia nera nel cielo dell’Australia, a circa 90 metri di altezza, in spostamento e in lenta espansione. – In Cina, fenomeni elettromagnetici che provocano un’inversione elettrochimica nelle specie viventi, con conseguente morte istantanea» (p. 415).

Tutti questi fenomeni inspiegabili e minacciosi vengono descritti in maniera più precisa nelle loro drammatiche conseguenze nel corso del romanzo alla presenza dei numerosi personaggi che ne costituiscono il reticolo narrativo e ne rivelano progressivamente il tono e la dimensione sostanziale. I personaggi sono tantissimi, tutti con caratteristiche diverse ma alcuni esauriscono la loro funzione in pochi segmenti narrativi, altri, invece, saranno presenti fino alla fine dell’opera.

Essi vivono le loro esistenze letterarie intorno a questi fenomeni non esplicabili alla luce della scienza. (Fatto singolare ma forse non troppo! – il primo Evento Eccezionale si verifica a Bari). esistenze letterarie intorno a questi fenomeni non esplicabili alla luce della scienza.  loro funzione in pochi segmenti narrati

Gli EE, pur nella loro misteriosa cadenza, non sono altro – sembra voler ribadire Catani – che la meritata punizione ricevuta dall’umanità per aver dissipato le proprie risorse naturali e aver messo in pericolo, più e più volte e con eccessiva pertinacia, il proprio ecosistema. La descrizione del Quinto Principio si può leggere, invece, a narrazione già avanzata nel corso del lungo romanzo (sono 535 pagine) dell’autore pugliese e rappresenta in fondo il succo di tutta la storia:

 

«E’ d’obbligo una premessa: Un Quarto Principio della Termodinamica fu ipotizzato, in forme diverse, fin dalla fine dell’Ottocento del nostro secolo da più d’uno studioso (Boltzmann 1889 / Lotka 1922 / Odum 1955; Georgescu-Roegen 1971; e altri), allo scopo di rendere ragione di alcune novità o incongruenze maturate nel tempo. In particolare, Stuart Kauffman (2000) teorizzò un Quarto Principio applicabile ai sistemici termodinamici aperti autocostruttivi. Il tempo gli ha dato ragione: si tratta cioè di una legge che attiene soprattutto alle biosfere (come ipotizzava Georgescu) ma a ben guardare interessa anche il cosmo in se stesso. […] Tutto potrebbe accadere, tutto potrebbe rimestarsi come un mazzo di carte, l’ordine preesistente della realtà perderebbe di significato diventando ordine provvisorio, disordine. Saremmo alla vigilia di uno sconvolgimento fisico e culturale difficilmente immaginabile, probabilmente ne andrebbe della nostra sopravvivenza. […] Per il momento mi accontenterei di ipotizzare un generico “Quinto Principio provvisorio” : il Quarto Principio può portare, come inevitabile conseguenza, n “disordine” ulteriore attualmente non quantificabile, ma di entità superiore a ciò che noi stessi saremmo in grado di supporre o immaginare» (pp. 410-413).

 

Chi lo ha descritto con queste parole di allarme per la sorte della Terra lo ha fatto firmandosi con il nome di Ehrlic Axel Braun Goldfüseberg (che accorpa in sé Werner von Braun e Heisenberg), in realtà, compare all’inizio con il più sintomatico nome di Alex Brandon Pantera alle prese con una donna assai lussuriosa dal floreale nome di Anthuria. Solo nel corso delle vicende successive si scoprirà il perché di questa sua doppia e stravagante personalità e del suo ruolo importante in quel che sarà il corso del mondo. Gli altri protagonisti del romanzo sono tante facce dello stesso caleidoscopio rappresentato dall’immagine di un mondo in preda al delirio di onnipotenza degli speculatori finanziari, dei potenti capitalisti, degli uomini di potere che ne detengono il controllo e stanno per spartirsene le spoglie superstite (si è arrivati, ad es. , alla s-vendita all’asta di interi continenti come l’Antartide) e al desiderio di un cambiamento anche catastrofico delle condizioni vigenti di vita. Le sole alternative sembrano essere la fuga in un Mondo B aereo e incorporeo realizzata attraverso l’uso di un Trasmettitore di materia geniale e semplicissimo (almeno in apparenza) dove però la materia e la vita sono soltanto spirituali e il sesso non esiste più oppure una grande insurrezione di massa che spazzi via, in un colpo solo, l’oligarchia al potere. Chi sceglie la prima strada non avrà mai più voglia di tornare indietro (o almeno sembra) ma chi resta nel Mondo del Quinto Principio dovrà combattere non solo contro il nemico di classe ma anche con lo sconvolgimento radicale delle forme della Natura. In entrambi i casi, per il Vecchio Mondo non resta possibilità alcuna di sopravvivenza (per suo indubbio demerito). Il futuro rimarrà aperto fino alla fine e le ultime parole del romanzo saranno quelle di un haiku enigmatico:

 

«”La vita ha senso / se le idee sono chiare / sul dire e il fare” (ANONIMO)» (p. 435).

 

Quello che accadrà poi sarà – come sempre – legato alla buona volontà degli uomini e della capacità razionale di gestire finché è possibile il loro destino.

 

 

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* Negli anni tra il 1896 e il 1901 (rispettivamente nel 1896, 1897, 1899 e 1901), Anatole France scrisse quattro brevi volumi narrativi (ma dal taglio saggistico e spesso erudito) che intitolò alla fine Storia contemporanea. In essi, attraverso delle scene di vita privata e pubblica del suo tempo, ricostruì in maniera straordinariamente efficace le vicende politiche, culturali, sociali, religiose e di costume del tempo suo. In particolare, i due ultimi romanzi del ciclo presentano riflessioni importanti e provocatorie su quello che si convenne, fin da subito, definire l’affaireDreyfus. Intitolando Storia contemporanea questa mia breve serie a seguire di recensioni di romanzi contemporanei, vorrei avere l’ambizione di fare lo stesso percorso e di realizzare lo stesso obiettivo di Anatole France utilizzando, però, l’arma a me più adatta della critica letteraria e verificando la qualità della scrittura di alcuni testi narrativi che mi sembrano più significativi, alla fine, per ricomporre un quadro complessivo (anche se, per necessità di cose, mai esaustivo) del presente italiano attraverso le pagine dei suoi scrittori contemporanei. (G.P)

 

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