Dante is dead: la “beata Metallitudo” della Dama. Chiara Daino, “Metalli Commedia”

Chiara Daino, Metalli Commedia, Thauma Edizioni, 2010, pp.176, € 10,00

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di Francesco Sasso

Da qualche tempo il rock e la letteratura sembrano aver raggiunto il punto in cui tutto è stato già detto. Non si può suonare meglio di Hendrix, scrivere meglio di Gadda, disperarsi più di Kurt Cobain, spettacolo che non prevede repliche. E il non vedere nuovi orizzonti è fonte di nuova disperazione.

Intanto, il mondo viaggia su binari morti, i musicisti odorano d’acqua di colonia, i poeti ronfano poesia di ricerca vaginale. E quindi non resta che tornare alle origini, nel rock come nella letteratura, alla ricerca della musica onesta, ai riff ben costruiti, alla cruda distorsione, al ritmo ossessivo. Insomma, recuperare il sound della propria esistenza, senza fraseggi commerciali. Eterno ritorno alle origini. Tour nella letteratura e nel rock. Certo, il mondo è cambiato. Di sicuro siamo cambiati noi, c-lasse ’74 e ‘81. Eppure il ventaglio delle possibilità che si aprono è ampio, nella musica come nella letteratura, nella percezione della morte: impossibile che le cose vadano peggio. Paradise city. E quindi, caro lettore, lascia che per una volta io scriva una recensione sbrindellata, bucata. Lascia che parli del tentativo di un poeta di captare l’onestà, di superare i propri limiti, di guardare dritto negli occhi la vita e non il suo simulacro fallico. Di cosa parlo? Liscio come un assolo, parlo di un poema in terzine dantesche scritto da una “borchiata” del Duemila che vive la vita recitando. Di un poeta che ringhia amore, di una operazione di una solennità quasi religiosa, di mistico rapimento verso la carne che suda dolore e sesso; della contemplazione di una donna che rabbiosamente distorce la propria esistenza, della determinazione con cui sono volutamente indicati persone e luoghi della scena rock e letteraria nostrana, e che trasporta il lettore in un mondo da Welcome to the jungle. Caro lettore, cerco di rappresentare, strafatto, tutto il pathos dell’opera insomma di un poeta che urla che nulla andrà a posto, che l’amore è trappola, che è stato suonato e scritto tutto, che noi però ci abbiamo provato lo stesso (noi, c-lasse ’74 e ’81), che l’ipocrisia non fa l’amore, che per molti, scrivere poesie è solo una scusa per non cercarsi un lavoro. Dimenticavo il titolo dell’opera: Metalli Commedia. L’autrice della cover si chiama Chiara Daino (Genova, 1981). Per concludere il mio loop, aggiungo un paio di filtri sulla traccia incisa: Metalli Commedia è roba forte, un calcio allo stomaco. Un solo appunto: forse avrei annacquato il lessico al doppio malto dell’anno Mille, ma la poesia è servita ugualmente. E per chi ci accusa (noi, c-lasse ’74 e ’81) di immoralità, una preghiera: nella disperazione, lasciateci gioire.

(f.s.)

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