STORIA CONTEMPORANEA n.71: Un maestro che ha letto don Milani. Emanuele Marfisi, “Diario di classe”

Un maestro che ha letto don Milani. Emanuele Marfisi, Diario di classe, Bagnacavallo (RA), Discanti, 2010

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di Giuseppe Panella*

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«Nessuno può sapere cosa ti riserva il destino: puoi nascere in Svezia oppure in Ruanda. Noi, gli alunni della quinta D, eravamo nati a Imola, nel palazzo Rosso del comprensorio residenziale Arcella; una buona via di mezzo tra la Svezia e il Ruanda. Don Walter, che aveva un rapporto privilegiato con il Padreterno, non lo chiamava destino. “E’ il disegno di nostro Signore, solo Lui lo conosce” sentenziava sicuro. Poi, con l’ottimismo che contrassegnava il suo carattere, mi ammoniva: “Devi fare il bravo, così un domani potrai assicurarti un posto in Paradiso”. Nel frattempo il Padreterno mi aveva disegnato un posto nella tribuna più alta del paesone: l’ultimo piano del palazzo Rosso. Nelle giornate migliori, sporgendomi dalla finestra con il mio orsacchiotto Paolo, era un po’ come stare in prima fila in Paradiso. In effetti, da lassù, mi sentivo come nostro Signore: potevo osservare e controllare tutto, senza dover rimettere i peccati e disegnare le vite di nessuno. Possedevo però un invidiabile vantaggio nei confronti di Gesù Cristo: contemplavo il mondo seduto comodamente nel terrazzo della camera e non appeso a una croce, di fianco al Presidente Pertini, sul muro di una classe elementare» (p. 7).

E’ questo il poderoso incipit del romanzo d’esordio di Emanuele Marfisi, Bildungsroman sui generis e impietosa riflessione (tra il socio-antropologico e il satirico spinto) sul mondo della scuola vista come uno spaccato significativo e sconfortante di ciò che è diventata la società italiana (e quello che è divenuta non è ancora nulla rispetto a quello che probabilmente diventerà).

Un paese senza – lo aveva definito Arbasino nel 1980 e ribadito nella ristampa del 1990; un paese descritto oggi, nel romanzo di Marfisi, maestro a Imola, nella civilissima Romagna ancora “rossa”, con tutti i problemi sociali e strutturali che affiorano nel e dal presente: razzismo, arroganza, stupidità congenita legata al ruolo sociale, arrivismo, mancanza di ideali e di prospettive squadernati laddove è più facile che abbiano effetti devastanti e cioè nelle menti dei più giovani e più soggetti alla pressione congiunta dei genitori e delle televisioni commerciali.

Il protagonista del libro, Michele Marchesi, ha una serie cospicua di aspirazioni nella vita: trovare una rara figurina dell’album Panini dei calciatori (il mediocre Luvanor Donizete Borges, calciatore brasiliano che trepestava nelle file del Catania nella stagione 1983-1984, anno in cui la squadra etnea andò con la velocità del lampo in serie B!); comprarsi uno di quei mitici occhiali a raggio X che permettono di vedere come sono fatte le ragazze sotto i vestiti (tutti gli albi a fumetti erano pieni di queste inserzioni, come pure quelle delle creme per far crescere i peli sul petto); conoscere il porno-attore italo-francese Gabriel Pontello, eroe di innumerevoli porno-fumetti fotografici e di Supersex, un film entrato nella storia del trash (il suo grido “Ifix tchen tchen” celebrato dai fruitori della sua opera è entrato nell’immaginario collettivo tanto che Elio e le storie tese lo utilizzano in una loro canzone “trasgressiva”) e, infine, vedere di persona Sandro Pertini, all’epoca presidente della Repubblica Italiana.

Solo quest’ultimo desiderio gli sarà consentito soddisfarlo grazie alla mediazione del suo maestro elementare Gamberini, fanatico socialista craxiano che crede nell’avvenire del pentapartito e assegna ai suoi allievi compiti a casa sulla struttura politica italiana che il protagonista crede di poter condurre bene in porto facendosi aiutare dal nonno ex-fascista e sostenitore del MSI-Destra Nazionale. Nonostante una certa volontà di trasformarlo in una fonte di facile comicità, Gamberoni è figura non priva di una qual fosca grandezza: timido corteggiatore della staffetta partigiana Delfina durante la Resistenza (e per questo la ragazza gli preferirà il comunista Landò della Brigata Garibaldi), nel bel mezzo della lettura (prescrittagli per gli esami di Magistero) del Libro V dell’Emilio di Jean-Jacques Rousseau dove è delineata la figura di Sofia, la compagnia ideale per il protagonista del trattato pedagogico, avrà l’illuminazione della sua vita e partirà, di punto in bianco, per andare a conoscere il mondo. Solo che quest’ultimo (come per il Totò di una celebre scenetta cinematografica) si esaurirà a Cuneo – da cui, nonostante l’esito positivo di una sua fugace conquista amorosa, se ne tornerà a Imola a fare il maestro elementare.

Ai suoi studenti cercherà di installare il dubbio come ragione di vita (“Il dubbio è l’inizio della sapienza” – scriveva sempre alla lavagna il primo giorno di scuola) e il protagonista del romanzo, a sua volta divenuto maestro elementare nella stessa scuola “Cappuccini” dove aveva studiato da bambino, proverà a fare lo stesso. Gli esiti non saranno certo positivi e così pure i suoi tentativi di pedagogia ispirata alla scuola di Barbiana di don Milani non saranno accolti favorevolmente dai suoi colleghi (soprattutto le maestre rimaste più tradizionaliste).

Il romanzo – come si è potuto vedere – si muove su due piani paralleli: la vicenda scolastica attuale di Michele Marchesi maestro elementare di oggi e la storia delle sue vicende scolastiche e adolescenziali riviste in flashback alla luce di quello che gli accade nel presente (anche se poi di quest’ultimo verremo a sapere molto meno di quello che traspare nelle pagine dedicate alla sua formazione – delle angoscie sessuali del piccolo Michele e della sua fissazione per le “ascelle” già fiorite di Elena Farolfi sapremo tutto, dell’uomo maturo invece non ci viene detto nulla).

Quello che appare maggiormente rilevante nel quadro generale della narrazione sono i personaggi: il nonno Palmiro, rimasto fascista e frequentatore accanito della Società Bocciofila dove imperversa come giocatore di briscola; la nonna Norina che ambisce a una serenità e a un decoro piccolo-borghese e che salva il marito dalla morte ogni volta che quest’ultimo è vittima delle sue crisi di ipocondria con il cucinargli enormi quantità di gramigna, pasta asciutta assai apprezzata in Emilia-Romagna: il bidello Alan Tassinari, ex-cantante del gruppo heavy metal “Gli uccelli dritti”, e meglio conosciuto come Porca Madoska da un suo prezioso intercalare continuo; i suoi vecchi compagni di scuola, tutti abitanti del Palazzo Rosso nel comprensorio residenziale Arcella delle case popolari di Imola. Tra questi ultimi, spiccano alcuni per il loro bizzarro comportamento: Athos Prigionieri detto il Tamugnez (nome ripreso in un blog ancora molto attivo nel web) la cui aspirazione nella vita è riconducibile all’avere “un posto fisso e una passera qualsiasi” (e il frutto di queste sue aspirazioni esistenziali sarà poi una bambina allieva nella classe del protagonista, apparentemente adorabile ma feroce e razzista negli atteggiamenti esibiti); Elena Farolfi maturata precocemente; i due gemelli (di cui il primo detto il gemellane) che passano la vita alla Bocciofila insieme al nonno del protagonista e si nutrono di indicibili schifezze come il panino Formula Uno dall’altissimo tasso di polistirolo; la Cianaza, aspirante calciatore di livello mondiale e proprietario di una vasta collezione di giornaletti pornografici tra cui il già apprezzato Supersex con le imprese di Gabriel Pontello) e, venendo invece allo stretto ambito del presente, lo scolaro emarginato Mohamed Fathallah destinato a una prematura bocciatura dalle fanatiche sostenitrici di una rigorosa meritocrazia e autore di una poesia sulla luna che vincerà, a sorpresa, una borsa di studio di 400 euro, il  premio del concorso per alunni della scuola elementare messo in palio dal Lions Club di Imola. Sono tutte figure che si affastellano nelle pagine di Marfisi (quasi fossero i protagonisti di un film di Pupi Avati ambientato negli anni Cinquanta o Sessanta) con un piglio e una prepotenza che li fanno spiccare su uno sfondo – quello della scuola “Cappuccini”, quello del Palazzo Rosso del condominio Arcella – altrimenti grigio e demotivato, devastato dall’incuria e dalla noia, abbandonato ormai a se stesso senza remissione. Il climax del libro è, tuttavia, l’incontro tra Michele e Sandro Pertini con la sua pipa fumigante in mano, un momento atteso dal ragazzino come un evento salvifico che si imprimerà con forza nella sua mente:

«Tornai con lo sguardo sul Presidente; non era molto diverso dalla foto in classe. Era solo un po’ invecchiato. Pensai che era la prima volta che lo vedevo senza nostro Signore Gesù Cristo. Credevo fossero una coppia inseparabile; mi sbagliavo. […] Credo che gli apostoli guardassero Gesù come io guardavo Pertini. Quante volte lo avevo pregato; quante volte mi ero affidato a lui; quante volte era stato nei pensieri miei e del mio orsacchiotto Paolo. E ora era lì, davanti a me, a Imola, nel capannone delle municipalizzate. Quel capannone nella cui direzione, dall’alto della mia postazione nel Regno dei Cieli, vedevo pedalare l’operaio di via Fontanelle. Già, l’operaio di via Fontanelle, mentre io ero qui a riscrivere la Storia, lui era in fabbrica a tagliare lamiera. Dovevo parlarne al Presidente di quel pover’uomo» (pp. 196-197).

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* Negli anni tra il 1896 e il 1901 (rispettivamente nel 1896, 1897, 1899 e 1901), Anatole France scrisse quattro brevi volumi narrativi (ma dal taglio saggistico e spesso erudito) che intitolò alla fine Storia contemporanea. In essi, attraverso delle scene di vita privata e pubblica del suo tempo, ricostruì in maniera straordinariamente efficace le vicende politiche, culturali, sociali, religiose e di costume del tempo suo. In particolare, i due ultimi romanzi del ciclo presentano riflessioni importanti e provocatorie su quello che si convenne, fin da subito, definire l’affaireDreyfus. Intitolando Storia contemporanea questa mia breve serie a seguire di recensioni di romanzi contemporanei, vorrei avere l’ambizione di fare lo stesso percorso e di realizzare lo stesso obiettivo di Anatole France utilizzando, però, l’arma a me più adatta della critica letteraria e verificando la qualità della scrittura di alcuni testi narrativi che mi sembrano più significativi, alla fine, per ricomporre un quadro complessivo (anche se, per necessità di cose, mai esaustivo) del presente italiano attraverso le pagine dei suoi scrittori contemporanei. (G.P)

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