Racconti morali. Simone Ghelli, “L’ora Migliore e altri racconti”

Simone Ghelli, L’ora Migliore e altri racconti, Edizioni Il Foglio, 2011, pp.81, € 10,00

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di Francesco Sasso


La raccolta di Simone Ghelli (Cecina, 1975), scrittore e critico cinematografico, è formata da undici racconti già usciti in antologie, fanzine, siti, riviste e oggi raccolti in volume con il titolo L’ora Migliore e altri racconti.

Nella premessa, l’Autore scrive:

«Questi racconti abbracciano un arco temporale lungo sei anni, durante i quali l’acqua ha continuato ad accompagnarmi nel mio modo di procedere, di farmi portare dalla scrittura anziché anteporle una trama; forse perché la mia vita, sin dall’inizio, è stata messa in mano d’altri» (p.7)

Infatti, ancora incerte nella fisionomia stilistica e strutturale, a nostro parere alcuni racconti sono notevoli per l’incisività con cui Ghelli disegna personaggi frustrati nell’aspirazione ad evadere dal loro grigio universo, e nella realizzazione di quadri emblematici dove l’accentuazione caricaturale di certi aspetti del costume italiano vale come denuncia di abitudini e di atteggiamenti mentali di tutta la società contemporanea. Qui segnalo, per intenderci, il racconto Qualcosa di stupido, al centro del quale c’è un giovane seduto in un bar in attesa della propria compagna che sta sostenendo un colloquio di lavoro con il padrone del locale, quando all’improvviso entra in scena un «vecchietto con l’ombrello e una faccia tutta soddisfatta, come se tutti i problemi del mondo fossero rimasti al di fuori del locale»(p.54); oppure L’amore a mille lire, storia di una donna chiusa in manicomio che si dona all’amore occasionale perché, in fondo, «era il gusto del proibito a tenerla in vita» (p.40); e ancora il racconto L’argine delle abitudini, viaggio quotidiano sulle strade italiane come somma di inquadrature in movimento di altrettante occasioni mancate per conoscere l’altro da sé.

Ma il racconto migliore, secondo noi, è quello che chiude la raccolta, cioè Passaggi agli sconosciuti, anche qui, escursione nel costume dei giovani italiani, affresco allucinato di ragazzi eccitati da droghe leggere e alcool, in fuga verso una spiaggia dai contorni fantastici per una nottata di sesso sfrenato. Serata che si conclude poi con un rovinoso incidente stradale dai connotati grotteschi e ancor più visionari. Quest’ultimo racconto, il migliore come dicevamo prima, ha un felice equilibrio dei toni, una più compiuta armonia costruttiva, una maggiore concretezza disegnativi, ma anche aloni di fantasia onirica e spaziature nei freddi orizzonti del realismo.

Per concludere, l’impegno con cui Ghelli ridicolizza denunciandone gli aspetti velleitari e infantili dei suoi protagonisti ha il senso di un netto rifiuto morale del tipo d’uomo costruito da una società consumistica. Sottolineato questo aspetto della scrittura dell’autore di Cecina, bisogna però rilevare la discontinuità della qualità della raccolta nel suo insieme.

f.s.

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