STORIA CONTEMPORANEA n.76: Nelle pieghe della storia: gli elefanti di Annibale. Chiara Prezzavento, “Somnium Hannibalis. L’ultimo dei Barca, la cenere e il sangue”

Nelle pieghe della storia: gli elefanti di Annibale. Chiara Prezzavento, Somnium Hannibalis. L’ultimo dei Barca, la cenere e il sangue, Milano, Robin Edizioni, 2009

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di Giuseppe Panella*

 

Annibale (che significa Dono di Dio in lingua punico-fenicia) Barca (da Barak, soprannome dato a suo padre Amilcare, che vuole dire fulmine sempre nella stessa lingua) è in fuga. Dopo la sconfitta subita a Zama da parte di Publio Cornelio Scipione detto l’Africano e dopo un periodo in cui ha continuato a reggere le sorti militari e politiche della sua città Cartagine che lo ha eletto suffeto, ha dovuto lasciare la città natale per evitare di essere consegnato ai Romani che ne avrebbero voluto la testa per evitare di essere ancora insidiati aspramente dalla sua micidiale intelligenza bellica.

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Gionatan Squillace, “L’inverno dello straniero”

Gionatan Squillace, L’inverno dello straniero, Pendragon, 2010, pp.78, € 12,00

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di Francesco Sasso

Il giovane Gionatan Squillace (Polistena, 1987) esordisce con un romanzo breve (o racconto lungo) dal titolo L’inverno dello straniero. Vi si racconta la vita di un killer professionista che durante i lunghi periodi di inattività si rifugia in alta montagna, lontano dalla gente, in assoluta solitudine. Lì è raggiunto improvvisamente dal suo passato, cioè dal padre e dai suoi due fratelli. Quest’ultimi bramano il denaro che il protagonista ha accumulato dopo una lunga carriera da sicario. Immersi in uno scenario di neve e sangue, il protagonista e i tre antagonisti si scontrano selvaggiamente all’arma bianca, pistole e fucili, mentre molti innocenti perderanno la vita dopo sevizie d’ogni genere. La vicenda si trasforma a poco a poco in una storia in cui va sempre più emergendo l’immagine dell’oscuro mostro: un padre dominante e violento.

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Giuseppe Panella, “Jean Jacques Rousseau e la società dello spettacolo”

PALAZZO VIVARELLI COLONNA (Sala degli Specchi)

Via Ghibellina 30 Firenze

26 maggio 2011

Presentazione del libro di Giuseppe Panella

Jean-Jacques Rousseau e la Società dello Spettacolo,

Pagnini editore, Firenze, 2011

Sono intervenuti Tommaso Cavallo, Silverio Zanobetti, l’autore e Stefano Berni, direttore della collana di filosofia e scienze sociali edita da Pagnini

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IL TERZO SGUARDO n.32: Le epifanie del gatto. Marina Alberghini, “All’ombra del gatto nero”

Le epifanie del gatto. Marina Alberghini, All’ombra del gatto nero, Milano, Mursia, 2011

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di Giuseppe Panella*

Apparentemente il gatto nero e le sue vicissitudini non sembrerebbero il soggetto adatto per una ricostruzione così a vasto raggio della cultura occidentale (fa eccezione il bel saggio che ricostruisce Il grande massacro dei gatti, opera di Robert Darnton, un pregevole storico dell’Illuminismo che rievoca questo episodio realmente avvenuto a Parigi a metà del Settecento). Eppure Marina Alberghini è riuscita, attraverso una vertiginosa carrellata che parte dall’antico Egitto e finisce praticamente ai giorni nostri, a trasformare la figura del gatto in una sorta di magico psicopompo che accompagna gli uomini e la loro esistenza dagli albori della loro storia fino ad alcune delle sue manifestazioni più recenti. Continua a leggere

Il Tempo prende, il Tempo dà… Ivano Mugnaini, “Il Tempo salvato”

Il Tempo prende, il Tempo dà… Ivano Mugnaini, Il Tempo salvato, prefazione di Luigi Fontanella, Piacenza, Blu di Prussia, Editrice, 2010

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di Giuseppe Panella*

Posto sotto il segno salvifico di una citazione beckettiana (da En attendant Godot – p. 49), Il Tempo salvato di Ivano Mugnaini, scrittore pisano e già autore di molti testi in verso e in prosa, si confronta con la necessità di utilizzare il tempo che rimane della vita nella prospettiva di un suo riscatto mediante la poesia.

Considerare il Tempo come il nemico da sconfiggere durante la propria esistenza non è certo possibile ma non ci si può neppure affidare ad esso in modo totale, rinunciando a cercare una via di scampo o provare a gestirne l’angoscia e la sua prorompente volontà di azzerare ciò che è già accaduto confinandolo nell’oblio.

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Passaggi tra le righe caravaggesche di Mario Lunetta

di Antonino Contiliano

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Più il corpo è potente più la mente è libera.
Spinoza
Grande è il disordine sotto il cielo,
ma la situazione è ottima.
Mao

Leggere Invasione di campo. Proposte, rifiuti, utopie (Lithos, Roma 2002), e Depistaggi /fra critica e teoria (Onyx Editrice, Roma 2010) di Mario Lunetta – poligrafo lo dice Francesco Muzzioli che cura una nota a “Invasione di campo” – è come trovarsi, compagno “alieno”, davanti la devastante bellezza delle opere di Caravaggio: gli squarci lasciati dall’ascia della dialettica dello scontro tra luce ed ombra, i taglienti cromatici (variamente graduati e incrociati) che fanno terra bruciata, giustamente, di ogni camuffamento sublimante dei corpi offesi, quasi ai crocicchi dell’ingiuria, con tutto il peso e lo spessore della verità nuda della loro umana e terrena materialità.

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QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.72: Il viaggio nel mondo eventuale. Menotti Galeotti, “Versi e racconti”

Il viaggio nel mondo eventuale. Menotti Galeotti, Versi e racconti, con un’ Introduzione di Rodolfo Tommasi, Firenze, Polistampa, 2010

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di Giuseppe Panella*

 

Scrive simpateticamente Franco Manescalchi nella quarta di copertina dell’ultimo libro congedaro da Galeotti che in esso prosa e poesia hanno l’identica trasparenza, la stessa tessitura:

 

«Indubbiamente, Galeotti conosce il segreto che guida, romanticamente, l’homo viator nel divenire spazio-temporale della sua identità. Ma non c’è mai, qui, una identificazione narcissica, perché il poeta è mosso e commosso dalla tensione montaliana del “più in là”. La dialettica dell’altrove e verso l’altrove trova dunque una sua “onesta declamazione” – per dirla con una cifra stilistica secondo-novecentesca – e il lettore viene felicemente coinvolto in tratti di meta-storia condivisa o condivisibile».

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Luigi Romolo Carrino: “Acqua storta”. Per una regola di sopravvivenza

L. R. Carrino, Acqua storta, Editore Meridiano Zero, 2008, pp.123, € 9,50

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di Giovanni Inzerillo

 

Nello scenario di una Napoli stordita dai rumori degli spari e dalle colorite voci chiassose di chi la abita si sviluppa la vicenda e prende corpo una storia d’amore di cui è necessario preservare il silenzio. D’altronde è facile che le più nobili emozioni possano attecchire, con maggiore forza che non altrove, proprio laddove tutto ha silenzio di paura e di morte. Non stupisce dunque che sentimenti di amore incondizionato nascano proprio dietro al tabù del bigottismo e dell’oppressione e che sia possibile “dare ragione al male” persino dove tutto è imbrattato da “bicchieri di plastica, carta di giornale sporche di merda e siringhe usate”.

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DIO FA IL PROFESSORE. In memoria di Giorgio Celli

«(i gorilla sugli arsi vulcani del Vironga continuano a sognare)»

(Giorgio Celli, Morte di un biologo)

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di Giuseppe Panella

 

Ho incontrato Giorgio Celli solo una volta, a Firenze mentre presentavo un libro alle “Giubbe Rosse” (una presentazione alla quale avrebbe dovuto partecipare anche lui, ma arrivò all’ultimo, con amplissimo ritardo, come si addice alle prime donne…). La sua figura fisica non mi fece troppa impressione perché era del tutto simile a come compariva in fotografia o alla televisione e quello che disse poi non fu memorabile (si presentava un numero della rivista di poesia “L’area di Broca” diretta da Mariella Bettarini e Gabriella Maleti dedicata all’acqua e lui, in qualità di biologo, disse che il corpo era composto in gran parte d’acqua – tutto qui). Nutrivo per lui un’ammirazione sconfinata perché era riuscito a coniugare ricerca scientifica (era un entomologo illustre) e passione letteraria: pratica della scrittura ed esercizio della divulgazione scientifica in lui facevano tutt’uno. Quell’episodio me lo alienò un po’ ma continuai comunque a leggere una parte di quella che era già allora (negli anni Novanta inoltrati) una copiosa produzione e che prometteva di essere continua, prorompente e ricca di novità anche sotto il profilo della ricerca formale.

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STORIA CONTEMPORANEA n.75: Cannibale ai Tropici. Gordiano Lupi, “Una terribile eredità”

Cannibale ai Tropici. Gordiano Lupi, Una terribile eredità,  Bologna, PerdisaPop, 2009

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di Giuseppe Panella*


«Namibe era una città moderna costruita nel deserto. Sabbia e caldo, un caldo secco, asfissiante, specialmente d’estate. Alcuni compagni di guarnigione dicevano che l’Angola non era tutta così, c’erano anche foreste tropicali e vegetazioni selvagge, però nell’interno, molto lontano da noi. E’ stato là che la mia vita è cambiata. E adesso dicono che sono pazzo e mi tengono rinchiuso in quest’ospedale, dove gente strana vaga da una stanza all’altra con sguardi allucinati ed espressioni inebetite e spente. Loro sono pazzi. Non certo io. Io sono solo un soldato che ha fatto una sporca guerra. E di quella regione dell’Africa che non avrei mai voluto vedere ricordo soltanto un deserto infinito» (p. 13).

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E.W. Said e il senso dell’inizio

di Eleonora Ruzza

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Pubblicato nel 1975, Beginnings fonda il «senso dell’inizio» con l’intento di dimostrare come il romanzo e il testo siano forme di principio che riflettono il modo in cui l’individuo si rapporta al mondo reale (1). Riconoscendo nella pratica e nella teoria del cominciare la necessità antropologica di fissare un punto di partenza, Said incentra la sua indagine sul concetto di intenzione, concepita come forza che dà avvio al processo di significazione, e più estesamente all’agire, e che si esplica non solo nella forma dell’iniziativa ma anche in un atto di genetico ottimismo sulla possibilità di un seguito. Ciò non significa tuttavia che nell’intenzione vi sia già la predeterminazione di un fine preciso: essa coincide piuttosto con la presupposizione dell’esistenza di un «contenitore» spazio-temporale riempibile in virtù di un principio di continuità (2).

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TEORIA DELLA LETTERATURA n.13: Intreccio e struttura del romanzo. A cura di Giuseppe Panella

Per una visione migliore, cliccare sul video

Le lezioni di teoria della letteratura su  RETROGUARDIA sono a cura di Giuseppe Panella

Realizzazione tecnica di Fausto Finocchi e Silverio Zanobetti

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IL TERZO SGUARDO n.31: La bellezza alla rovescia. Le piazze d’Italia di Stefano Bottini

Milano riflesso su semisfera, di Stefano Bottini

La bellezza alla rovescia. Le piazze d’Italia di Stefano Bottini

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di Giuseppe Panella*

 

«…l’occhio non può vedere se stesso che per riflesso, per mezzo di qualche altra cosa»
(William Shakespeare, Giulio Cesare, atto I, scena II)

1. A partire da un film di Stanley Kubrick

 

In una delle più straordinarie sequenze di 2001: A Space Odyssey di Stanley Kubrick (1968) [1], quella cioè che dovrebbe mostrare la vita quotidiana come viene vissuta nello spazio sia nella sua semplicità di gesti e di modi che nella sua ripetizione di momenti che dovrebbero essere simili ad essi anche nella loro dimensione terrestre, si vede una hostess della Compagnia interplanetaria di viaggi entrare in una cabina popolata di passeggeri per portare ad uno di essi una bevanda che gli è stata richiesta. Si tratta, quindi, di un gesto apparentemente del tutto banale, di una vicenda che non dovrebbe essere degna di indugi e di presentazioni. Ma quello che accade nella sequenza è del tutto sbalorditivo agli occhi di un uomo che vive ancora nella gravità terrestre: la hostess, entrando nella cabina dei passeggeri, fa un giro completo su stessa, bottiglia e bicchiere la seguono nella sua traiettoria e, alla fine di esso, la donna giunge vicino al viaggiatore per porgergli ciò che gli è stato richiesto predentemente come consumazione.

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IL PIEDE E L’ORMA: dalle parti di Camus (n.2, luglio-dicembre 2010). Rivista diretta da Alfonso Cardamone.

Aa.Vv, «Il piede e l’orma: dalle parti di Camus», Anno I, n.2, luglio-dicembre 2010, Pellegrini editore, pp. 232, € 20,00

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di Francesco Sasso

Letto il primo numero (gennaio-giugno 2010) [qui la mia recensione], il mio pensiero sulla rivista non muta dopo la lettura del secondo numero. Le aspettative del sottoscritto sono state appagate. E detta in breve, parliamo di «Il piede e l’orma », rivista di cultura, di critica, di buone intenzioni, libera da speciali credi teorici, aperta alla società, alla letteratura e all’arte.

Il secondo numero de «Il piede e l’orma » ha il sottotitolo «Dalle parti di Camus» (luglio-dicembre 2010) cioè, come si può facilmente dedurre, esso è dedicato alla figura dello scrittore franco-algerino e alla questione coloniale. Infatti leggiamo nell’editoriale:

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