Un’ideologia concepita come violenza sull’uomo e degradazione della spiritualità. Claudio Morandini, “Rapsodia su un solo tema. Colloqui con Rafail Dvoinikov”

Claudio Morandini, Rapsodia su un solo tema. Colloqui con Rafail Dvoinikov, Manni Editore, 2010, pp.268, € 18,00

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di Francesco Sasso

 

Durante la dittatura di Stalin, fino alla sua morte nel 1953, la musica sovietica si trovò sotto il severo controllo del partito e i musicisti dovettero aderire al realismo socialista nella scelta dei temi e del loro sviluppo musicale. Il controllo era affidato alla polizia segreta e a mediocri burocrati, spesso musicisti o compositori senza talento e gonfi di invidia nei confronti di chi possedeva estro e talento. Il romanzo Rapsodia su un solo tema. Colloqui con Rafail Dvoinikov di Claudio Morandini è foderato da quest’unico tema: la messa in scena di un periodo storico della storia russa che comportò la distruzione dell’intera generazione dei migliori musicisti e artisti russi del primo Novecento, arrestati, fucilati, mandati nei campi di lavoro da dove non tornarono o, se non svanirono nel nulla, costretti a piegarsi alle linee politiche del dittatore.

Claudio Morandini racconta dunque la vita di un giovane compositore e professore americano, Ethan Prescott, il quale decide di rintracciare un vecchio compositore russo, maestro ora dimenticato dagli studiosi e dai cultori di musica classica. Il suo nome è Rafail Dvoinikov, astro nascente della musica europea nel periodo più buio della storia russa, cioè durante le purghe staliniste. Dopo un lungo carteggio con il vecchio maestro, Ethan Prescott vola più volte in Russia per intervistarlo. Inizia così un lungo percorso nella memoria e nel tempo, dagli anni giovanili del musicista fino alla fine dello stalinismo. Rafail Dvoinikov racconta la sua vita di uomo, di marito, di padre e di come era costretto a dar conto di ogni minima scelta compositiva delle sue nuove opere dinnanzi ad un tribunale grottesco presieduto da un grigio compositore pieno di livore nei confronti dei colleghi talentuosi. Ma parallelamente a quella del vecchio compositore, un’altra storia si dispiega innanzi al lettore: l’impossibile amore tra il giovane compositore Ethan Prescott, omosessuale dichiarato e compagno di un noto musicista jazz, e la segretaria tuttofare del vecchio maestro.

 

Rapsodia su un solo tema. Colloqui con Rafail Dvoinikov è un romanzo a sfondo storico in forma di diario con inserimenti di pagine di saggio, di verbali di interrogazione, trascrizioni di pamphlet settecentesco. La linea narrativa si frastaglia di continuo in digressioni, citazioni, impennate grottesche; e il lettore ha l’impressione di trovarsi di fronte ad un magmatico romanzo di formazione. Il romanzo dunque non manca di toni tragici, e qua e là, ha note calme e distese d’ironia; ma a caratterizzarne il complesso è l’infiammazione del grottesco nato da un’ideologia concepita come violenza sull’uomo e degradazione della spiritualità migliore, ossia l’arte, contrapposta al conformismo e all’inezia morale. Il ritmo della narrazione è generalmente agile, la lingua è semplice, affabile e senza fronzoli.

 

f.s.

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