“Il Serpente” di Luigi Malerba: una ipotesi surrealista

Il Serpente di Luigi Malerba: una ipotesi surrealista

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di Giovanni Inzerillo

In un articolo apparso su «Repubblica» l’8 ottobre 2009 intitolato La geniale arte della menzogna, Umberto Eco, pur creando una curiosa corrispondenza con la musica dei Beatles, in merito al Serpente utilizza la assai efficace metafora del «pesce che a poco a poco divora se stesso sino a svanire del tutto».

Siamo nel 1966, agli esordi della carriera letteraria di Malerba – di poco precedenti erano i bizzarri e secchi racconti della Scoperta dell’alfabeto pubblicati nel 1963 – e immediatamente dopo la Neoavanguardia che, come sostenuto dal compianto Alfredo Giuliani, già nell’anno della sua istituzionalizzazione palermitana in un cento senso si esaurì, sgretolando il suo consolidamento e decretando la sua fine.

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STORIA CONTEMPORANEA n.83: Storiella omosessuale. Franco Buffoni, “Zamel”

Storiella omosessuale. Franco Buffoni, Zamel, Milano, Marcos y Marcos, 2009

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di Giuseppe Panella*


Zamel è un insulto. Vuol dire omosessuale solo passivo (per usare una terminologia neutra e gentile al riguardo ma i termini in italiano sarebbero altri). Aldo, un gay maturo e trasferito da tempo in Tunisia, usa questo termine per interpellare Nabil, un giovane che frequenta ormai da tempo e con il quale ha avuto nutriti rapporti sessuali. Per tutta risposta, il giovane lo uccide e infierisce sul suo corpo, lasciandolo senza vita nella vasca da bagno della casa, poi simula una rapina e fugge. Catturato dopo poco tempo, sarà condannato a vent’anni di carcere per omicidio conseguente a un furto e non per aver ucciso perché è stato provocato. Il tunisino preferisce così perché aver commesso un furto non è disonorevole come aver compiuto atti contro natura con un uomo. Edo, più giovane e disinibito omosessuale militante “liberato”, abita nella casa di Aldo durante il processo a Nabil, ne scrutina i libri, ne commenta i gusti letterari. Il morto, infatti, appartiene a un’altra generazione di omosessuali – quelli che amano definirsi al femminile e rifiutano l’idea di rapporti con loro altri simili piuttosto che con “uomini veri”.

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QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.79: KINDERTODENLIEDER. Maria Rita Bozzetti, “Sulla soglia”

KINDERTODENLIEDER. Maria Rita Bozzetti, Sulla soglia, Roma, Lepisma, 2010

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di Giuseppe Panella*

 

Fin dalla soglia di questo libro il tono tragico si presenta elevato anche se, forse un po’ improvvidamente, ad aprirlo (e ad invitarne alla lettura) ci sono ben sei testi di presentazione che forse allontanano il lettore dall’impatto con la liricità dell’evento poetico. Da essi citerò soltanto una frase di Raffaele De Giorgi, non a caso un filosofo e sociologo del diritto:

 

«La nostra società è violenta in modo diverso dalle altre e la sua barbarie è anch’essa soltanto diversa. Entrambe, violenza e barbarie, sono tipicamente moderne e, più che con le coscienze, hanno a che fare con la dimensione temporale della produzione di senso in questa società e quindi con la rappresentazione di sé che essa appresta a se stessa. Questa società, infatti, si rappresenta come società del mondo perché in ogni comunicazione il mondo è presente come orizzonte della produzione di senso. Questo orizzonte rende accessibile un eccesso di informazioni che ci inondano di ridondanza: è come se sapessimo già che cosa significa ciò su cui di volta in volta comunichiamo» (p. 13).

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Vincenzo Pardini, “Il viaggio dell’orsa”

Vincenzo Pardini, Il viaggio dell’orsa, Fandango 2011, euro 18.

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di Marino Magliani

C’è un ritorno alla bestia nella letteratura italiana? Forse un vero e proprio abbandono non c’è mai stato, “Fabio” è di un paio d’anni fa, scoperta di un ragno, di Voltolini, e dallo sviluppo di “Fabio” è nata Zoo, la bella collana “bestiale” di Duepunti edizioni, curata appunto da Giorgio Vasta e Dario Voltolini. Librini eleganti, le cui copertine sono realizzate con escrementi di elefanti. Una collana che ospita le voci della narrativa italiana contemporanea, dove vedrei molto bene Pardini.
Poiché Vincenzo Pardini è un altro che a raccontare le bestie ci riesce dar par suo, attentissimo, laddove il precipizio della banalizzazione è sempre in agguato, Pardini percorre a passo sicuro lo spartiacque, cosciente del pericolo, scarta le vie difficili, quelle impossibili, come fanno le bestie selvatiche nel bosco, che seguono sempre le stesse piste, e lasciano solchi nell’erba.

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«Versi inediti», ovvero Fischi per fiaschi. Articolo di Angelo “quixote” Fregnani

Nella recensione al libro “L’Italia agli Italiani”. Versi inediti veri o presunti di Giacomo Leopardi [QUI], il prof. Panella scrive:

«Saranno davvero di Giacomo Leopardi (e scritti nel 1836 poco prima  della morte) i versi riportati nel cuore del saggio ad essi dedicati  da Lorenza Rocco Carbone? Probabilmente non si saprà mai con certezza  in assenza di una documentazione filologicamente corretta e  adeguatamente commisurata all’oggetto che li concerne»

Un nostro lettore, Angelo alias Quixote, ci offre la sua risposta alla domanda, «con certezza filologica», all’indirizzo:

www.fregnani.it/splash/falsi_1.htm

ringraziamo Angelo “quixote” Fregnani.

f.s.

IL TERZO SGUARDO n.35: Sondaggi leopardiani e ritrovamenti (veri o presunti). Lorenza Rocco Carbone, ““L’Italia agli Italiani”. Versi inediti veri o presunti di Giacomo Leopardi” & Novella Bellucci, “Il “gener frale”. Saggi leopardiani”

Sondaggi leopardiani e ritrovamenti (veri o presunti). Lorenza Rocco Carbone, “L’Italia agli Italiani”. Versi inediti veri o presunti di Giacomo Leopardi, con una prefazione di Pasquale Maffeo, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 2011; Novella Bellucci, Il “gener frale”. Saggi leopardiani, Venezia, Marsilio, 2010

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di Giuseppe Panella*

Saranno davvero di Giacomo Leopardi (e scritti nel 1836 poco prima della morte) i versi riportati nel cuore del saggio ad essi dedicati da Lorenza Rocco Carbone? Probabilmente non si saprà mai con certezza in assenza di una documentazione filologicamente corretta e adeguatamente commisurata all’oggetto che li concerne. Sarebbe tuttavia magnifico se questi versi scritti sull’onda della notizia di una sottoscrizione (Leopardi o chi per esso dice “soscrizioni”) in favore della costruzione di un monumento in onore della grande soprano francese Maria Malibran da poco deceduta a Manchester il 23 settembre 1836 fossero effettivamente del poeta di Recanati. L’autore dei versi si dice costernato da questa prospettiva quando, invece, uomini ben superiori per cultura e per importanza nazionale sono stati affidati all’incuria sepolcrale delle fosse comuni:

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Giovanni Nebuloni, “Dio a perdere”

Giovanni Nebuloni, Dio a perdere, Prospettive editrice, 2010, pp.242, € 12,00

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di Francesco Sasso

Leggo dalla quarta di copertina di Dio a perdere che Giovanni Nebuloni vive e lavora a Milano, traduttore da varie lingue ed è al suo quarto romanzo. In vero, la quarta di copertina dice altro che, ad una prima lettura, mi pare eccessivo. Le forme paratestuali, come ci insegna Genette, hanno una loro funzione, giacché prolungano il testo, per presentarlo al mondo e facilitare la sua ricezione. Certo, leggere che il romanzo di Nebuloni:

«insegna lo stile agli americani delle storie d’azione e col quale ogni autore degno di questo nome deve fare i conti. Si vorrebbe che [il romanzo, N.d.R] non finisse mai e si pone indiscutibilmente come pietra miliare nella letteratura italiana. È un faro per le generazioni future e mette necessariamente in discussione anche tutte le opere – quelle vere – precedenti».

Ora, non so chi abbia scritto questa nota in quarta di copertina, ma chiunque sia dovrebbe sapere che il paratesto è una soglia, parafrasando il saggio di Genette, una zona di transazione tra il testo e i suoi lettori. Mai soglia fu così poco invitante per me.

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STORIA CONTEMPORANEA n.82: “The Stalking Place”. Leonardo Bonetti, “Racconto d’inverno”

The Stalking Place. Leonardo Bonetti, Racconto d’inverno, Genova-Milano, Marietti 1820, 20092

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di Giuseppe Panella*

Primo di una tetralogia già in corso (nel 2010 è, infatti, uscito il Racconto di primavera sempre presso Marietti 1820), Racconto d’inverno è un romanzo disperato pieno di speranze. Redatto da un morto che sa di “essere ancora vivo” dato che è rimasto in vita per raccontare la propria morte, l’opera prima di Bonetti è il resoconto, lucido e allucinato, del sogno ad occhi aperti di un protagonista che non vorrebbe accettare l’idea di non poter più vivere eppure continua a farlo. La sua non vita è la chiave di volta dell’intero libro. In esso, la vita e la morte si intrecciano e si susseguono senza soluzione di continuità. Uno “sbandato” di cui non viene detto il nome o la provenienza e di cui non viene rivelato il passato arriva a una grande casa che si erge in un bosco in prossimità delle montagne che difendono il confine del paese in guerra:

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QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.78: Tutti i colori del mondo. Roberto Parente, “Eravamo di passaggio”

Tutti i colori del mondo. Roberto Parente, Eravamo di passaggio, Firenze, Lucio Pugliese Editore, 2010

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di Giuseppe Panella*

 

Roberto Parente è essenzialmente (e irreversibilmente) un pittore anche quando si affida alla sua ispirazione letteraria ma la sua frequentazione della poesia non rifugge certo dal ripiegamento esistenziale e dalla lirica d’amore (e spesso erotica). La sua, di conseguenza, è una proposta globale, di intendimento generale della riflessione artistica (orazianamente ut pictura poësis, tanto per intenderci). La sua scrittura poetica gioca di sponda con l’arte pittorica e le fa da cassa armonica di risonanza. La presenza di dipinti (anche non suoi) e di collage costituisce un tentativo (talvolta ben riuscito) di collegare la dimensione del colore con quella dell’illuminazione lirica o del flash (parzialmente) narrativo. Come scrive Pier Francesco Listri nella sua nota introduttiva al volume:

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Il teatro “epico” di M. Pastore dalle “2rocche” di Capo Boeo a Gibellina? Una scelta e un’azione “TQ”

Il regista e attore Massimo Pastore con il pubblico a Marsala (sullo scoglio storico "2rocche" di Capo Boeo)

Il teatro “epico” di M. Pastore dalle “2rocche” di Capo Boeo a Gibellina? Una scelta e un’azione “TQ”

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di Antonino Contiliano

 

Ore 21, 30, 3 settembre 2011. È la serata della seconda (la prima è quella del 18 agosto 2011) edizione della rappresentazione teatrale (“Sindbad”) diretta da Massimo Pastore – attore e regista marsalese – e dal suo gruppo di giovani attori e studenti liceali. Siamo alle “2rocche” di Capo Boeo di Marsala. E Capo Boeo, in questa serata dell’apertura all’arte del teatro, ci offre un insolito scenario di bellezza marina e paesaggistica che, più che come presenza naturale e memoria, interagisce con/nelle scene come un altro personaggio teatrale.

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Repetita iuvant: Aa.Vv, “C’era (quasi) una volta”

C’era (quasi) una volta, raccolta di 26 fiabe (o quasi-fiabe) con ambientazioni in varie regioni italiane appena uscita per la Senzapatria editore. Il volume nasce da un’idea di Marino Magliani, illustrazioni di Marco D’Aponte.

Tutti i profitti derivanti dalla vendita saranno devoluti a NutriAid.

Il libro si può acquistare nelle principali librerie on line oppure direttamente dall’editore. Difficile trovarlo in libreria.

[QUI]  l’indice dei racconti.

STORIA CONTEMPORANEA n.81: “Steampunk”. Tommaso Pincio, “Lo spazio sfinito”

Steampunk. Tommaso Pincio, Lo spazio sfinito, Roma, Minimum Fax, 20102

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di Giuseppe Panella*

Anche se Il tempo sfinito (già uscito per i tipi della Fanucci di Roma nel 2000 e qui riproposto in una versione rimasta inalterata) non è certo ambientato nell’Inghilterra vittoriana e neppure nell’Ottocento, è difficile, se non impossibile, definire altrimenti questo romanzo così anomalo di Tommaso Pincio. Anomalo fin dal nome del suo autore (italianizzazione un po’ reboante quanto grottesca di un nome e cognome sconosciuti ai più) e anomalo nell’ambientazione – un 1956 di cui, a un certo punto, a p. 61, quasi a metà del libro, vengono elencati gli eventi straordinari e le scoperte realizzate come pure talune bizzarre invenzioni tra cui “i primi orologi senza numeri”).

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QUEL CHE RESTA DEL VERSO 77: On the Road Again. Paolo Marini, “All’oro. Versi nel cammino e della marcia”

On the Road Again. Paolo Marini, All’oro. Versi nel cammino e della marcia, Firenze, Polistampa, 2011

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di Giuseppe Panella*

Versi nel cammino e della marcia, sottotitola il suo secondo libro di versi Paolo Marini a indicarne il carattere in progress e di discussione delle fasi esistenziali che lo sottendono. Come scrive bravamente Franco Manescalchi nel suo denso saggio introduttivo:

 

«Sembrerebbe, quello di Paolo Marini, un canzoniere scritto nel tempo che, su questa costante, sviluppa gradualmente un percorso che va dalla ricerca dell’altro alla presa di coscienza del mondo, ad una rimodellazione poetica e coscienziale del mondo stesso. Come ebbi a scrivere nel 1997 presentando il suo primo libro, Pomi acerbi, il poeta “ha saputo parafrasare se stesso per il viaggio esistenziale in cui si è mosso e commosso” dando voce e prefigurazione a un ecosistema dove l’uomo e la poesia abbiano ancora spazio per r/esistere» (p. 9).

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Intellettuali abbandonano lo “stato di minorità”. Il Manifesto dei “T/Q”. Saggio di Antonino Contiliano

Intellettuali abbandonano lo “stato di minorità”. Il Manifesto dei “T/Q”

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di Antonino Contiliano

Vero è che l’“effetto farfalla” non interessa solo i fenomeni delle turbolenze climatiche e quantistiche, se voci isolate, o brezze appena parse, e poi sparse nel deserto del dissenso politico-culturale italiano, a poco a poco cominciano, viaggiando, a coagularsi in correnti più o meno alternate e zigzagate, e poi ancora fino a depositarsi fra le righe di un manifesto. Così è il caso del manifesto (2008) della “Polietica” di Valerio Cuccaroni e di quello (2011) del movimento “TQ” dei primi firmatari (in un incontro “di oltre cento invitati presso la sede della casa editrice Laterza di Roma, a fine aprile 2011, in risposta ad un appello di Giuseppe Antonelli, Mario Desiati, Alessandro Grazioli, Nicola Lagioia e Giorgio Vasta”); il lancio dei due Manifesti cioè che ha allertato poeti e letterati, in genere, e che via via ha accumulato adesioni sempre numerose e qualificate.

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IL TERZO SGUARDO n.34: Il destino della scrittura e la nascita di un mito letterario. Humphrey Carpenter, “Gli Inklings. C. S. Lewis, J. R. R. Tolkien, Charles Williams e i loro amici”

Il destino della scrittura e la nascita di un mito letterario. Humphrey Carpenter, Gli Inklings. C. S. Lewis, J. R. R. Tolkien, Charles Williams e i loro amici, trad. it. di M. E. Ruggerini, Genova-Milano, Marietti 1820, 2011

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di Giuseppe Panella*


C’erano una volta (tra gli anni Trenta e i Quaranta) gli Inklings, scrittori-professori-teologi e cultori della letteratura di genere: quasi tutti insegnavano al Magdalen College di Oxford o a Oxford vivevano come Charles Williams. Avrebbero scritto romanzi memorabili per i loro caratteri innovativi all’interno del genere da loro scelto non tanto per la qualità delle vicende raccontate quanto per l’innovazione profonda da essi apportate alla lingua inglese e al modello narrativo adottato. Tolkien diventerà famoso soprattutto per Lo Hobbit del 1937, inizialmente concepito come un racconto per bambini e soprattutto per il suo colossale seguito, Il Signore degli Anelli (1954-1955). Lewis scriverà tre significativi romanzi di fantascienza (Lontano dal pianeta silenzioso, Perelandra, Questa orribile forza), una fortunata serie di sette libri fantasy (Le Cronache di Narnia) e un romanzo epistolare tra l’apologetico e il grottesco noto in italiano come Le lettere di Berlicche (The Screwtape Letters). Charles Williams lascerà una serie di thriller metafisici in cui eventi misteriosi dal punto di vista criminale si alternano a profondi interrogativi metafisici (La vigilia di Ognissanti, Il posto del leone, Guerra in Paradiso, La pietra di Salomone). Il libro di Humphrey Carpenter (giustamente ormai un classico della biografia letteraria) racconta le loro vite, i loro incontri, le loro strategie letterarie, i loro sogni, le loro sconfitte. Si pone inoltre domande fondamentali riguardo la forma assunta dalle riunioni tenute dagli scrittori che formarono il circolo degli Inklings e il loro destino e la loro fortuna sia durante il periodo in cui esse si svolsero che successivamente:

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