Pasquale Vitagliano, “Il cibo senza nome”

Pasquale Vitagliano, Il cibo senza nome, Pref. Paolo Ruffilli, nota di Francesco Forlani, LietoColle, 2011, pp.48, €10,00

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di Francesco Sasso

 

L’universo delle angosce del poeta è disteso sulle pagine di Il cibo senza nome, e la vita pare un appena-respiro di sonno. Ed ancor di più che definita poesia, la raccolta è travaglio spirituale, discorso, tormento “senza nome”, ricerca: «[…] E’ facile per me / perdere qualcosa…/ Un tempo, / una parola» (p.22)

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IL TERZO SGUARDO n.36: VISIONS OF GERARDO. Il tratto, il colore, il segno

VISIONS OF GERARDO. Il tratto, il colore, il segno

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di Giuseppe Panella*

Visioni di Gerard è il titolo di uno dei più bei romanzi autobiografici (ma, in fondo, lo erano tutti) di Jack Kerouac in cui raccontava la sua vita a Lowell, Massachussets, durante la sua adolescenza e il suo rapporto con il fratellino Gerard cui era molto attaccato). Il paesaggio descritto in Visions of Gerard è sempre freddo, grigio, nevoso, rallegrato solo a sprazzi da qualche raggio di sole primaverile e sempre ostile tanto da costringere spesso ad un’esistenza di tipo claustrofobico e nevroticamente isolato.

Ben diversi sono i paesaggi che arricchiscono le tele di Gerardo Rodriguez Quiros, un artista la cui solarità e volontà di magnificenza coloristica non possono certo essere messe in discussione. Ma non si tratta, tuttavia, qui soltanto di un’emergenza direi tattile di un’espressione coloristica che permea e attraversa la tela quanto di un recupero della capacità di disegnare attraverso il colore, di rendere cioè il colore l’elemento fondamentale (e determinante) nell’elaborazione del tratto.

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SPECIALE GUIDO MORSELLI n.9: Domenico Mezzina, “LE RAGIONI DEL FOBANTROPO. Studio sull’opera di Guido Morselli”

Nell’ambito della critica letteraria su Guido Morselli, spicca il nuovo contributo di Domenico Mezzina dal titolo  LE RAGIONI DEL FOBANTROPO. Studio sull’opera di Guido Morselli (Stilo Editore, 2011).  Su Guido Morselli la bibliografia è ancora relativamente scarsa, ed è costituita per lo più da articoli o saggi su riviste letterarie. E’ quindi con interesse che diamo notizia dell’uscita del saggio di Mezzina. Spero di dar conto del saggio quanto prima. Per adesso, qui potete leggere la scheda del libro. (f.s.)

Autore
Domenico Mezzina (1979) vive fra Giovinazzo e Bari, nella cui Università degli studi ha conseguito un dottorato di ricerca in Italianistica. Si è occupato di caratteri e problemi della narrativa contemporanea, dal primo Novecento al New Italian Epic, con particolare attenzione ad autori come Raffaele Nigro e Antonio Scurati, come dimostra il recente saggio Memoria, epica, inesperienza. Il romanzo storico negli anni Zero, compreso nel volume Notizie dalla post-realtà. Caratteri e figure della narrativa italiana negli anni Zero, a cura di V. Santoro, Quodlibet, Macerata 2010. Diversi suoi contributi sono stati ospitati su «Critica letteraria» e su «incroci», ‘semestrale di letteratura e altre scritture’, di cui è segretario di redazione. È autore anche di diverse voci del prestigioso Dizionario gramsciano 1926-1937, a cura di Guido Liguori e Pasquale Voza, Carocci, Roma 2009.

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[SPECIALE GUIDO MORSELLI n.8] [SPECIALE GUIDO MORSELLI n.10]

Lukács e Bachtin: tra epica e romanzo. Saggio di Eleonora Ruzza

Lukács e Bachtin: tra epica e romanzo

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di Eleonora Ruzza

Nella Teoria del romanzo, Lukács rilanciava la linea hegeliana in base alla quale la moderna epopea borghese costituiva una forma secondaria e manchevole rispetto all’originarietà dell’epica. Constatando il dissidio tra un mondo interiore che aspira all’organicità e un mondo esterno che non può raggiungere «una perfezione reale» per il suo carattere discreto, Lukács costruisce un modello epico il cui «continuum omogeneo» viene a rappresentare l’oggetto della nostalgia di un’«individualità problematica». Al romanzo corrisponde dunque il tentativo di riappropriarsi della «totalità celata della vita» per mezzo di un «atto figurativo» appartenente non all’ordine finito dell’essere, ma a quello instabile ed eterogeneo del processo(1). Ed è proprio a causa di questa contingenza che «le parti relativamente indipendenti risultano più indipendenti, più internamente compiute, che quelle dell’epopea, e affinché il tutto non deflagri» deve essere raggiunta una «pseudo-organicità», dove ogni elemento abbia «un preciso significato compositivo e architettonico»(2).

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QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.85: Finale di partita ed eredità dell’umano. Giovanni Stefano Savino, “Lascito. Anni solari VII”

Finale di partita ed eredità dell’umano. Giovanni Stefano Savino, Lascito. Anni solari VII, Firenze, Gazebo, 2011

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di Giuseppe Panella*


«LXXIV. Da una pasqua all’altra (questa notte / la luna al primo quarto oltre la tenda / si è appoggiata sul vetro del tuo quadro) / un soffio sembra la voce che ascolto / di un operato alla gola, sommesso / e vetrato. Il mio verso, come il pane / donato dal fornaio a un canile / o a qualche poveraccio del quartiere / secco, meglio ai rifiuti con le bucce / e gli ossi della cena o con i rami / alle fiamme. Risolve un dubbio il libro / che nuovo mette radici. Non toglie, / io spero, il cencio del tempo la polvere / della memoria. Ma questa a chi serve?» (p. 70).

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Tra i fermenti di “Fermenti” n. 237/2011

di Antonino Contiliano

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Iniziare e portare a termine un lavoro di recensione per questo numero della rivista FERMENTI n. 237/2011, crea, si dice apertamente, dei timori per la ricchezza che porta e per gli stimoli a pensare che suggerisce. Chi scrive altresì vi è coinvolto in prima persona per ciò che di proprio FERMENTI n. 237 gli ospita, e la cosa non è certo trascurabile.

Su cosa e chi puntare e, nel cercare anche una linea geodetica credibile di connessione e “tendenza”, non scompaginare molto l’insieme del lavoro strutturato in sezioni e dei lavori che dentro portano firme, stili di pensiero e appigli differenziati?

L’altalena delle titubanze non ostacola tuttavia la ricerca e l’individuazione di questa linea interpretativa e di lettura di cui diremo avanti.

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STORIA CONTEMPORANEA 88: Un “descamisado”? Alberto Prunetti, “Il fioraio di Perón”

Un descamisado?  Alberto Prunetti, Il fioraio di Perón, Viterbo, Stampa Alternativa, 2009

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di Giuseppe Panella*


Alberto Prunetti racconta, sia pure con tecniche narrative di fiction (il montaggio alternato anche se in terza persona delle vicende accadute al prozio in Argentina e al pronipote alla ricerca delle sue tracce e della propria eredità perduta), una storia vera. Il Cosimo Guarrata del romanzo è, in realtà, Cosimo Quartana, parente diretto dell’autore, vissuto effettivamente, a Buenos Aires, a partire dal 1924 e fioraio di fiducia della Casa Rosada, la residenza ufficiale del Presidente della Repubblica argentino (ne fa fede la foto di gruppo che apre il libro).

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Giorgio Fornoni,” Ai confini del mondo. Il viaggio, le inchieste, la vita di un reporter non comune”

Giorgio Fornoni, Ai confini del mondo. Il viaggio, le inchieste, la vita di un reporter non comune, DVD+libro, Chiarelettere Editore, 2010, 18,60 €, LIBRO: pref. Dominique Lapierre, Postfazione Valerio Massimo Manfredi, pp.160, DVD: a cura di Gianandrea Tintori,

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di Francesco Sasso

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Giorgio Fornoni vive ad Ardesio, provincia di Bergamo, professione commercialista, e tra il 1993 e il 2010 ha realizzato più di cento videoreportage e inchieste, filmando guerre, insurrezioni, traffici illeciti, epidemie, violazioni dei diritti civili, emergenze sociali ecc. Senza tessera da giornalista, ha girato il mondo a sue spese, andando in quei posti dove la guerra annienta interi popoli, dove l’uomo sfrutta l’altro uomo, dove regna l’incubo, la violenza e il dolore. Giorgio Fornoni ha seguito la sua indole, cioè il bisogno di sapere, di vedere con i propri occhi, di testimoniare, di incontrare l’altro nella sofferenza e di stargli vicino. Ecco, dunque, che i suoi viaggi “ai confini del mondo” lo hanno portato dovunque. Ha percorso in lungo e in largo la Russia, l’intero continente africano, l’Asia tutta, gli Stati Uniti, il centro e sud America, il Medio Oriente. Ha intervistato capi guerriglia, personalità di primo piano della cultura, per esempio il Dalai Lama, Anna Politkovskaja e altri. Ha trattato molti temi: dall’Aids alla proliferazione nucleare, dall’inquinamento alla corruzione, dalla guerra al mercato della droga. Insomma, una persona coraggiosa che di sé dice:

 

«Mi interessa la precarietà dell’uomo. Non riesco a immaginarmi lontano dall’umanità che soffre»

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QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.84: Liriche per cantare, versi per ricordare. Aa. Vv. “L’amore del giglio. Poesie alla mamma” – Domenico Cipriano, “Novembre”

Liriche per cantare, versi per ricordare. Aa. Vv. L’amore del giglio. Poesie alla mamma, Fanna (PN), Samuele Editore, 2010; Domenico Cipriano, Novembre, con una prefazione di Antonio La Penna, Massa, Transeuropa, 2010

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di Giuseppe Panella*

L’amore del giglio è un libro collettivo redatto da cinque poeti, due donne (Alejandra Craules Bretòn, poetessa messicana, Natasha Bondarenko, invece, ucraina) e tre uomini (Nabil Mada, marocchino, Patrick Williamson, inglese e l’italiano Domenico Cipriano) che ricordano, rievocano, cantano, riflettono, fanno emergere, si concentrano, sognano e presentano aspetti e momenti del loro rapporto con la loro mamma. Alla fine dell’antologia, Domenico Cipriano non si tira indietro annota con nitido disincanto e tuttavia con continuato amore:

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Vito Catalano, “Il vicerè giustiziere”

Vito Catalano, Il vicerè giustiziere, Roma-Caltanissetta, Salvatore Sciascia editore , 2011, p.64.

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di Mario Minarda

Leggendo le pagine del secondo libro di Vito Catalano, Il vicerè giustiziere, pubblicato per Sciascia editore, l’impressione iniziale è quella di avere tra le mani un breve saggio storico dal piglio eminentemente divulgativo, il cui vero sapore è però venato da sapienti intarsi di natura letteraria. Si è di fronte al racconto denso e scorrevole delle vicende riguardanti la figura di Pedro Giròn, duca di Ossuna, divenuto vicerè della Sicilia nel 1611. Costui, personaggio sui generis del quale viene fornita sin dall’inizio una vivace ritrattistica («coraggioso, ambizioso, e amante delle donne…»; «…affilato e arguto ma spesso agiva e parlava d’impeto» pp. 8 – 9) si preoccupa unicamente di amministrare la giustizia in maniera coerente e autoritaria, per scongiurare il pericolo di eventuali disordini sociali, che come tanti piccoli fuochi sono pronti a divampare nell’isola.

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STORIA CONTEMPORANEA n.87: Romanzo di ordinaria follia. Massimo Tallone, “Doppio inganno al Valentino. Un intrigo tra Venezia e Torino”

Romanzo di ordinaria follia. Massimo Tallone, Doppio inganno al Valentino. Un intrigo tra Venezia e Torino, Genova, Fratelli Frilli Editori, 2009

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di Giuseppe Panella*


E’ possibile che dei quadri famosi, di tradizione secolare e di prestigio straordinario, vere e proprie pietre miliari nella storia dell’arte, siano, in realtà, dei falsi?  E che le tele di Carpaccio appese nella Scuola di San Giorgio degli Schiavoni a Venezia siano soltanto delle riproduzioni ben fatte ma con un segno distintivo di differenza a marcare la qualità dell’opera a futura memoria dei posteri? E’ una delle ipotesi che fanno detonare fin dall’inizio questo romanzo noir di Massimo Tallone ambientato in maniera un po’ sghemba tra la Venezia dell’arte e la Torino degli intrallazzi e degli affari.

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William Gaddis, “Gotico Americano”

William Gaddis – Gotico Americano

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di Amedeo Buonanno

Leggere un romanzo di Gaddis è sempre un’esperienza edificante, il turbinio dei dialoghi fa sì che il lettore da statico diventi un vero protagonista del racconto origliando, guardando dal buco della serratura lo svolgersi degli eventi. Inizialmente si è spaesati, si hanno le vertigini per la quantità di informazioni, per la densità dei discorsi ma poi ci si abitua e le cose iniziano a prendere forma. “Gotico Americano”, il terzo romanzo di Gaddis, non è differente, anzi, lo scenario claustrofobico della casa in stile gotico americano in cui è ambientato, ne esalta la drammaticità. Seppure la dimensione dell’opera è minore di quella dei precedenti lavori di Gaddis, la profonda e severa critica alla società è immodificata.

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