Gaja Cenciarelli, “Sangue del suo sangue”

Gaja Cenciarelli, Sangue del suo sangue, Nottetempo, 2011, pp.343, €16,50

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di Francesco Sasso


Mi piace esordire nei modi di Giovanni Boine: «Non ho qui che due timbri, che due netti, tondi, bolli a secco, uno per il plauso e l’altro per il marchio. Qui si bolla o si applaude […]». Eh, sì. Qui un plauso al romanzo Sangue del suo sangue (Nottetempo, 2011) di Gaja Cenciarelli (Roma). Traduttrice dall’inglese, Cenciarelli è gia una scrittrice conosciuta per i suoi romanzi testimoniali e di forte impegno civile come Extra Omnes. L’infinita scomparsa di Emanuela Orlandi (2006).

Sangue del suo sangue narra la storia di Margherita, donna fragile, figlia di un padre-padrone, nonché generale dei carabinieri ucciso dalle Brigate rosse. La protagonista, dopo la successiva perdita della madre, è vittima delle manie del fratello maggiore. Un giorno, Pierfrancesco, giovane arrivista di cui Margherita è innamorata fin dall’adolescenza, le propone un lavoro a Roma: diventare presidentessa del Comitato per il Sostegno ai Familiari delle Vittime delle BR. In verità, il comitato è una trovata pubblicitaria dell’imprenditore Chialastri, uomo di destra alle prossime elezioni del 2006, il quale desidera riscrivere le pagine che i libri di storia dedicano ai brigatisti. Lascio al lettore la curiosità di scoprire come. Nel frattempo, un gruppo armato di ispirazione BR si infiltra nell’azienda del Chialastri e si prepara ad ammazzarlo nel giorno delle votazioni. L’esistenza di Margherita incrocia per la seconda volta quella dei brigatisti.

Ma se si guarda in profondità questo romanzo, per esempio con gli elementi di riflessione sulla vita delle vittime del terrorismo e sull’odierna politica italiana, si vedrà come Sangue del suo sangue – se è indubbia la sua ricaduta al romanzo fondato sull’alternativa tra destino e carattere dei personaggi – sia un viaggio nella tragedia personale e collettiva di chi ha perso qualcosa nella vita. E non solo: salvo la protagonista, sorta di Candido al femminile, la scrittrice romana descrive un mondo zeppo d’individui senza scrupoli, incapaci di generosità e di umanità. E fra questi, i peggiori sono i personaggi maschili, descritti come deboli, inetti e violenti. Torme di infidi maschi fanno ressa, fanno marezzo come manichini sulle pagine del romanzo. E m’inquieto, forse perché sono iscritto al genere maschile? E i personaggi sono talmente autentici da farci dire: è successo davvero?

Sul piano dell’arte, lo stile della Cenciarelli è una magnifica cosa qui, ma lascio a voi leggere e disertarvi su. Io vi segnalo per conto mio la sapienza narrativa di Gaja Cenciarelli. Ragion per cui, leggete Sangue del suo sangue.


f.s.

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