Vivalascuola. Non facciamo la “scuola dei nonni”

Vivalascuola. Non facciamo la “scuola dei nonni” « La poesia e lo spirito

Non possiamo fare la “scuola dei nonni”

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di Giovanna Lo Presti

Esistono crimini contro l’umanità non contemplati in nessun codice penale e che determinano uno stato di violenza senza spargimento di sangue, un asservimento di fatto degli esseri umani pur in un apparente stato di libertà. Tre di questi crimini continuano ad essere perpetrati in Italia dalla classe dominante: la rottura del patto tra generazioni (patto che prevedeva una buona trasmissione ereditaria – in tutti i sensi – da una generazione all’altra), la vanificazione della speranza in un futuro migliore, il reiterato ricorso ad argomentazioni evidentemente illogiche, finalizzate a rendere “naturali”, “inevitabili”, “necessari” sia il presunto antagonismo tra generazioni sia il futuro di lacrime e sangue.

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QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.89: Il Tempo è il solo nemico. Aldo Roda, “Rompere la forma del tempo”

Il Tempo è il solo nemico. Aldo Roda, Rompere la forma del tempo, Firenze, Gazebo, 2011

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di Giuseppe Panella*

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Aldo Roda, architetto fiorentino trapiantato in Chianti, da tempo persegue con ostinazione e tenacia un proprio progetto di lettura delle dimensioni profonde e segrete della realtà, un percorso che lo ha portato ad esplorare la dimensione alchemica dello studiolo di Francesco I de’ Medici o a leggere gli elementi mercuriali della natura come sostanza solida del Tempo e della Storia. Convinto allievo dell’opera e del pensiero di Joseph Beuys, gli ha dedicato opere in poesia e in installazioni artistiche.

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Aa.Vv., “I Figli di Beowulf 2010”, a cura di Alberto Henriet

Aa.Vv., I Figli di Beowulf 2010, a cura di Alberto Henriet, Midgard Editrice, 2011. p.178, €16.50

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di Francesco Sasso

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In attesa del volume 2011, vi segnalo l’antologia italiana I Figli di Beowulf 2010. Il nuovo fantasy italiano, a cura di Alberto Henriet per Midgard Editrice. Come si può intuire dal titolo, il volume presenta cinque racconti e un romanzo breve fantasy, oltre ad un intervento saggistico sui dispositivi del fantastico di Giuseppe Panella.

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Crepuscolo del berlusconismo: e poi?

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di Giuseppe Panella

«Sovrano è chi decide sullo stato di eccezione»
(Carl Schmitt, Teologia politica)

Le dimissioni di un premier non sfiduciato dalla maggioranza che lo sostiene in Parlamento sono, nell’ambito di una repubblica parlamentare non presidenziale, un caso anomalo e comunque di estrema rarità: un simile evento presuppone e profila l’esistenza di uno “stato d’eccezione”.  E’ quanto è accaduto in Italia quando il 12 novembre del 2011 il Premier è salito al Quirinale per rassegnare il proprio mandato istituzionale nelle mani del Presidente della Repubblica.
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LA PAROLA PLURALE. “Ero(s)diade” di Antonino Contiliano. Saggio di Marta Barbaro

La parola plurale. Ero(s)diade di Antonino Contiliano.

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di Marta Barbaro (1)

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non dirmi più canto la poesia
dell’uomo o l’elegia del virtuale dolore
o va dove il verso ti porta delle ali
controcorrente per abbattere gli stealth
e il silenzio dei radar e delle veline
e le vergogne delle zattere e dei gommoni
o dei capannoni dell’ospitalità per le stragi
questa è una buona brava guerra!
Buona guerra (2)

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Per presentare l’ultima raccolta poetica di Antonino Contiliano, Sergio Pattavina chiama in causa la satura latina della Roma imperiale e, servendosi delle parole di Hegel, punta l’accento sull’«appassionata indignazione» di un animo virtuoso che si trova impotente e adirato contro un mondo che «contraddice alle sue idee di virtù e verità» (3). L’accostamento alla satura si rivela particolarmente felice se si considera, unitamente all’aspetto ideologico e antagonistico, l’esito compositivo dell’Ero(s)diade di Contiliano (Quaderni di “Collettivo R/Atahualpa”, 2010), tenendo a mente la formula, coniata da Edoardo Sanguineti, di coincidenza fra Ideologia e linguaggio (4); la raccolta si presenta, infatti, come una mescolanza di tematiche e di misure espressive, di linguaggi e di discorsi, che sembrano aggredire il lettore per un eccesso di sapori.

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STORIA CONTEMPORANEA n.92: Risate a denti stretti. Aa.Vv. “Riso nero”, a cura di Graziano Braschi e Mauro Smocovich

Risate a denti stretti…Aa.Vv. Riso nero, a cura di Graziano Braschi e Mauro Smocovich, Milano, DelosBooks, 2010

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di Giuseppe Panella*


Il sottotitolo dell’antologia di Braschi e Smocovich recita: “Gialli comici, brividi brevi e comici microcefali. Diversi modi per ridere in noir” e, tutto sommato, alla fine della lettura del libro, mantiene la parola. Non farà magari “morire dal ridere” – come ha dichiarato Carlo Lucarelli – ma mette in relazione due aspetti fondamentali dell’esistenza: il riso e la morte in un contesto che non è quello filosofico tradizionale e che ha attraversato tutto il passato Novecento partendo da Bergson per arrivare a Bataille e a René Girard.

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IL PIEDE E L’ORMA (semetrale): “MARGINI” (n.3) – “MARGINIDUE” (n.4)

MARGINIDUE (N.4)  Anno II, n.4, luglio-dicembre 2011.

Marginidue perché le “voci dei margini” hanno inesorabilmente e inevitabilmente smarginato, esondando sulle pagine del nuovo fascicolo.

Troppo vasta la costellazione, una galassia in espansione, per lo più gassosa, difficilmente circoscrivibile nell’insieme e nei corpi che la costituiscono.

Così, il nuovo fascicolo dedicato al tema. E, nel solco di una proiezione che dia il senso del continuum, nella sezione finale di “marginidue” l’anticipazione al numero successivo: da sponda a sponda.

via IL PIEDE E L’ORMA. MARGINIDUE – Il Piede e l’orma.

MARGINI (N.3) Anno II, n.3, gennaio-giugno 2011

Pensare i margini è postulare, intanto, una superficie. Di essa i margini sono le parti estreme. Pensare i margini come le parti estreme di una superficie significa, inoltre, postulare che la superficie sia delimitata e che di essa, per logica inferenza, si dia un centro possibile. I margini sono tali in quanto, postulandosi una superficie delimitata, essi sono alla massima distanza dal centro. Lo spazio urbano è quello che pressoché tutti abitiamo, dove consiste la nostra convivenza, dove esprimiamo la nostra socialità; e la città, comunque pensata e architettata, piccola o grande, ha i suoi confini territoriali ed ha un suo centro, anzi ne ha più d’uno quando eseguita o sviluppatasi a costellazione, quando polinucleata.

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Remainders n.6: Salvatore Di Giacomo, “Tutte le novelle”

Salvatore Di Giacomo, Tutte le novelle, Newton & Compton editori, 1997 (2°ed.), pp.345, € 4,00

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di Francesco Sasso

Poeta, narratore, drammaturgo, giornalista e storico della sua città, nacque nel 1860 a Napoli e qui morì nel 1934. Il volume della Newton & Compton raccoglie l’intera produzione novellistica del Di Giacomo: Pipa e boccale, L’ignoto, Novelle napoletane.

Assai meno importanti di quella poetica, i racconti offrono la visione di una Napoli popolare: la Napoli dei vicoli cupi, dei poveri, delle prostitute per miseria, dei regolamenti di conti a lama di coltello; ma anche la Napoli del sole, della vita operosa, della gioventù in amore. Insomma, la vita della povera gente di Napoli, osservata nel ritmo delle passioni elementari. A questa materia il Di Giacomo si accosta con intima commozione. Tuttavia, molte novelle sono calchi monotoni di un certo gusto folklorico, ma è pur vero che alcuni dei racconti sono fra i più belli dei primi del Novecento, per efficacia stilistica e sincerità di adesione umana.

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QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.88: Cantare la totalità del mondo. Tiziana Curti, “Alle radici del canto”

Cantare la totalità del mondo. Tiziana Curti, Alle radici del canto, Poggibonsi (SI), Nencini, 2011

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di Giuseppe Panella*


“Così la poetessa, sospesa tra il Novecento e il Terzo Millennio, scioglie le cantate di una donna che racconta la sua epoca con gli occhi dell’amore” – scrive Dalmazio Masini nella nota introduttiva al libro. Ma l’amore cantato da Tiziana Curti non è soltanto quello magico tra uomo e donna (che pure alimenta spesso la sua ispirazione – si vedano poesie come Non dirò o Come vorrei) o quello per la natura e per la sua bellezza spesso inesplorata e incompresa dagli occhi degli uomini. Il suo desiderio di poesia avvolge la totalità del mondo in empito di accettazione della sua complessità, in una sua forma di immedesimazione con la realtà in continuo e assoluto divenire. Come Tiziana Curti scrive in E non basta il cielo, la lirica che apre il volume: “[…] Spalanco le mie braccia incontro al sole / divento terra verde e rigogliosa / su cui nasce la rosa / fiammeggiante nel vento dell’altura. / Scrivo una nuova rotta avventurosa / sul giornale di bordo // per le navi lanciate all’orizzonte / delle nostre translucide mattine. / Le siepi vespertine / che fecero da limite ai miei canti / non son più l’inviolabile confine / alle vene del cuore”.

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Isabella Paglia e Francesca Cavallaro, “Buoni, bravi, brutti, cattivi… d’Italia”

Isabella Paglia e Francesca Cavallaro, Buoni, bravi, brutti, cattivi… d’Italia, Carmelo Zampa, 2011, € 13,00

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di Francesco Sasso


È una storia di buoni, bravi, brutti e cattivi d’Italia quella che si affaccia dalle pagine del fumetto scritto da Isabella Paglia e illustrato da Francesca Cavallaio. È una storia metaforica che fa risaltare, per contrasto, tutto l’abbacinante fulgore della nostra storia nazionale.

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Antenati. Gli Archivi per la Ricerca Anagrafica

Il Portale Antenati – promosso e curato dalla Direzione Generale per gli Archivi – nasce dall’esigenza di rendere disponibile l’enorme patrimonio documentario esistente negli Archivi di Stato per condurre ricerche anagrafiche e genealogiche, finalizzate alla ricostruzione della storia di famiglie e di persone, ma anche alla storia sociale in senso lato. Attraverso il Portale è infatti possibile sfogliare a video milioni e milioni di immagini di registri di anagrafe e di stato civile, trovare nomi di persona presenti negli atti, ottenere informazioni sulle fonti.

via Home | Antenati.

STORIA CONTEMPORANEA n.91: Quel pasticciaccio brutto avvenuto a Lucca… Michele Cecchini, “Dall’ aprile a shantih”

Quel pasticciaccio brutto avvenuto a Lucca… Michele Cecchini, Dall’ aprile a shantih, Livorno, Erasmo Edizioni, 2010

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di Giuseppe Panella*


Datta. Dayadhvam. Damyata. / Shantih shantih shantih – sono i versi conclusivi di The Waste Land, il capolavoro poetico di Thomas Stearns Eliot del 1922. Shantih indica uno stato di assoluta pace interiore, di appagamento della mente rispetto al turbamento prodotto dai vritti, le onde-pensiero generate dall’avvicendarsi umano delle proiezioni di desiderio, quando esse cessano di agitare gli uomini che riescono a non ascoltare più la loro voce e le loro esigenze. Lo shantih è uno stato totale di negazione del futuro in nome di un qui e ora raggiunto attraverso sforzo concentrazione e riduzione drastica della volontà. Shantih, inoltre, è un termine usato alla conclusione di una upanishad, i testi di carattere filosofico che costituiscono la parte conclusiva dei Veda (in tal senso, infatti, è utilizzato da Eliot nel suo poema aurorale).

Ma perché questo termine sanscrito così connotato compare addirittura nel titolo del romanzo di esordio di Michele Cecchini?

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Lo “Zibaldone” di Marco Palladini

Marco Palladini, Chi disturba i manovratori? Zibaldone incerto di inizio millennio 2000-2010, Editrice Zona, Arezzo 2011.

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di Antonino Contiliano

 

Se i manovratori fanno sapere che sono disturbati, allora vuol dire che c’è qualcuno che si accorge che la guida della macchina che contratta o contrabbanda il consorzio dei rapporti umani e la polis non è a posto. E la macchina è l’ingranaggio degli affari multilaterali del mondo.

Sono i fatti messi in opera dagli uomini di buona volontà e dis-messi dalla concordia-discordia, e naturalizzata da quanti a ciò spinti da interessi di parte: si vuole la pace e scatta la guerra; si predica l’amore e l’odio apre i suoi centri commerciali dappertutto; si vuole ricchi e felici tutti e i pochi spuntano come i soli eletti del destino.

Sono i fili del telaio linguistico-simbolico o culturale che, impiegati per connetterli, giustificarli, giustificarsi, o ergersi a maestri e giudici (giudici che emettono sentenze, sentenze di morte e si sottraggono però al giudizio stesso), non danno con-vincente il valore di scambio delle relazioni asimmetriche tra sé e gli altri nell’ordine politico-sociale.

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QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.87: Elegie per il Sud. Antonio La Penna, … qui vidi ridere nel cielo le Ninfe eterne…. “Poesie irpine e altri versi”

Elegie per il Sud. Antonio La Penna, … qui vidi ridere nel cielo le Ninfe eterne…. Poesie irpine e altri versi, a cura di Paolo Saggese, Grottaminarda (AV), Delta 3 Edizioni, 2010

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di Giuseppe Panella*

«Oscata 1. Anche gli olmi sono secchi, ischeletriti, / mentre primavera d’intorno / finalmente prorompe. E’ un’infanzia che affonda / nell’erba umida di questa primavera tardiva, / forse una vita. // Il progresso è arrivato anche qui / con automobili, case imbiancate, / con blue jeans e provocanti seni, / con cartelloni logori piantati / sui letamai. // Non ero nato per questo. / Predicavo progresso. Ero incapace / di spostare un fuscello; ero incapace / di godere i frutti / della nuova era. // Come se fossimo nati / per segnare destini, per una vita degna / di biografia, non per la cieca marcia / ripetitiva / delle formiche! Meglio di me / lo sanno da sempre i vecchi rannicchiati, / sonnecchianti al sole. // Eppure io qui / vidi ridere nel cielo le Ninfe eterne, / rifiorire le primavere / dei patriarchi, alzarsi cupole / di eguaglianza e giustizia / in palingenesi millenarie. // Ma ora gli olmi sono secchi…» (p. 21).

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AIE – Quaderni. Rapporto sullo stato dell’editoria in Italia 2011 con la Mappa dell’editoria

Torna il segno più nel mercato del libro. Cresce, dopo due anni in flessione, il giro d’affari del settore librario (+0,3%), che si conferma così come il principale per dimensioni tra le industrie dei contenuti. L’analisi raccolta in questo Quaderno fa il punto sullo stato dell’editoria italiana 2011. Dal mercato della lettura a quello dei libri digitali (+122,9% tra il dicembre 2010 e il maggio 2011 in termini di titoli e +40,4% per fatturato), dalla crescita dell’export dei diritti all’evoluzione dei canali di vendita con il boom delle librerie on line (+24,5%), il Rapporto 2011 offre un quadro articolato e completo a chi desidera approfondire e comprendere i meccanismi che regolano il settore. Accanto alla dettagliata analisi del rapporto, a completamento e integrazione, sta per il terzo anno consecutivo la Mappa dell’editoria italiana nella quale trovano puntuale riscontro tutti i cambiamenti e le acquisizioni intercorse negli assetti proprietari dei principali gruppi editoriali italiani e nelle loro diramazioni estere. Il tutto in un nuovo quadro normativo, con l’approvazione nel luglio 2011 della rinnovata legge sul prezzo del libro al consumatore finale che pone fine a una situazione di incertezza per gli operatori.

Scarica la sintesi 2011 e scopri il Rapporto.

a cura di G. Peresson, p. 108, © AIE/Ediser 2010, € 30,00

Quaderno

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via AIE – Quaderni.

Remainders n.5: La crudele verità, la dolce menzogna. Omero, “Iliade” e “Odissea”

La crudele verità, la dolce menzogna. Omero, Iliade e Odissea

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di Francesco Sasso

La più antica testimonianza della letteratura greca a noi pervenuta è rappresentata dai poemi omerici Iliade ed Odissea. Le due opere ci rivelano che il loro autore è connesso con tutta una tradizione letteraria e storica precedente. I poemi omerici riflettono questa civiltà, con usi, costumi, ordinamenti politici, abitudini di principi e di popolo.

È noto ai più la questione sulla effettiva esistenza di un poeta di nome Omero e sulla legittimità dell’attribuzione a lui dell’Iliade e dell’Odissea. Tale questione noi la sfioreremo appena, accennandola nelle sue linee essenziali.

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STORIA CONTEMPORANEA n.90: Rinascita e morte di un mito. Alberto Cola, “Lazarus”

Rinascita e morte di un mito. Alberto Cola, Lazarus, Milano, Mondadori (Urania 1565), 2010

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di Giuseppe Panella*

Con questo romanzo Alberto Cola ha vinto il Premio Urania per il 2009, dimostrando di essere diventato un narratore di razza rispetto ad altre sue prove precedenti pur rilevanti e di qualità (ricordo, tra tutte le sue prove narrative, il Goliath che anni addietro, nel 2003, fu pubblicato da un’esangue casa editrice che pur voleva stampare dei Solid Books).

Lazarus è ambientato nel futuro temporalmente indeterminato di un Giappone devastato e avvilito, proprietà di multinazionali avide e indifferenti ai vecchi valori spirituali del Paese.

Gabriel, un Mistico (una persona che risulta dotata di poteri particolari che la mettono in grado di uccidere o di paralizzare con il solo pensiero) che vive con una studentessa non vedente di nome Miko (e che risulterà anch’essa alla fine avere le sue stesse potenzialità) viene incaricato di ritrovare Yukio Mishima redivivo che è sparito dal luogo dove avrebbe dovuto trovarsi. Grazie a tecniche pioneristiche di rigenerazione dei tessuti muscolari e cerebrali, è, infatti, possibile ormai  far risorgere i morti e riportarli in vita (l’unica condizione è che i neo-vivi si sottopongano a cure particolari che ne permettano la nuova esistenza, altrimenti il corpo che li sostiene si disfa e si avvia a una rapida distruzione). Il padre del Progetto Lazarus, il biochimico Kao Yee, ricostruisce così la genesi e lo sviluppo della sua portentosa scoperta:

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2011 in review (RETROGUARDIA 2.0)

The WordPress.com stats helper monkeys prepared a 2011 annual report for this blog.

Here’s an excerpt:

Madison Square Garden can seat 20,000 people for a concert. This blog was viewed about 64.000 times in 2011. If it were a concert at Madison Square Garden, it would take about 3 sold-out performances for that many people to see it.

In 2011, there were 146 new posts, growing the total archive of this blog to 675 posts. There were 131 pictures uploaded, taking up a total of 9mb. That’s about 3 pictures per week.

The busiest day of the year was marzo 18th with 459 views. The most popular post that day was “Il Milione” di Marco Polo.

Top countries: Italy, The United States e France

Click here to see the complete report.