Novità: NARRAZIONI n.1 (febbraio-maggio 2012), a cura di Vito Santoro

NARRAZIONI.  Rivista quadrimestrale di autori, libri ed eterotopie (febbraio-maggio 2012). Vol. 1, a cura di Vito Santoro

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Default! Narrazionidel malessere italiano (2010-11). La letteratura e l’economia non sono due mondi distinti e distanti tra loro. In tempi di crisi, di metafore suggerite prepotentemente dai titoli di cronaca e dagli studi sociologici, narrare del sistema lavoro, della bolla speculativa, della finanza democratica, o di un più generale spirito del tempo, è certamente un modo per non perdere la bussola della realtà. Così, nel corso degli ultimi anni, alcuni scrittori hanno gettato il loro sguardo sul mondo claustrofobico della finanza o sull’ossessione consumista compulsiva (come Vincenzo Latronico nell’importante La cospirazione delle colombe). Non pochi invece sono gli autori che si sono cimentati nella narrazione delle «tragedie normali» della precarietà, tanto che quello della letteratura flessibile o della letteratura post-industriale è diventato un vero e proprio genere, che ha conquistato una sua piccola nicchia di mercato.

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DISPOSITIVI DEL FANTASTICO. L’horror, il fantasy, la sword & sorcery. Saggio di Giuseppe Panella

«Si aggirava spesso a rapidi passi per la pianura; quando un giorno il cielo azzurro gli apparve segnato da grandi strisce di sangue che dalla valle arrivavano a coprire la città di Samarah. Poiché questo spaventoso fenomeno sembrava raggiungere la sua torre, Vathek pensò sulle prime di accorrere laggiù per vederlo più da vicino; ma sentendo di non potere andare avanti, sopraffatto dall’inquietudine, nascose il volto nelle pieghe della veste. Per quanto terrificanti, fossero questi prodigi, l’impressione che producevano su di lui era appena momentanea e serviva solo a stimolare il suo amore del meraviglioso. Perciò, invece di tornare al palazzo, egli tenne fermo nella decisione di non muoversi…»                 (William Beckford, Vathek)
«Il cuore di ciascuno di noi rimane misterioso in eterno, in quanto dotato di una volontà sua propria. Si mise a scrivere e, facendolo, capì un’altra cosa: che la casualità governa ogni angolo dell’universo tranne i recessi del cuore umano»
(David Guterson, La neve cade sui cedri)
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di Giuseppe Panella*

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1. “L’unica passione della mia vita è stata la paura” (Thomas Hobbes)

Del Fantastico come genere letterario abbiamo ormai una buona tipologia e diversi tentativi (anche accurati, anche se nessuno soddisfacente) di analisi e spiegazione teorica. Li si vedranno all’opera a partire dal meccanismo socio-culturale impiantato da Romolo Runcini per finire con quello psico-formalistico di Tzvetan Todorov. Ce ne sono poi parecchi altri, tutti interessanti e stimolanti ma nessuno certamente definitivo. Manca invece una teoria sia formale che psicologica del Fantasy e delle sue diverse allocazioni letterarie a partire dalla Sword & Sorcery per finire con le diverse ramificazioni (e strutturazioni) dell’ Heroic Fantasy.

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Vivalascuola. No alla scuola dei nonni.

No alla scuola dei nonni. Cioè no a incongruenze legislative, no all’invecchiamento degli insegnanti, no all’ignoranza dei dati della ricerca medica, no al disinteresse per i giovani, no al disinvestimento nell’istruzione. Un’altra scuola è possibile. E’ da dire in tutte le occasioni di discussione e mobilitazione, a partire dall’Urlo della scuola del prossimo 23 marzo.

In questa puntata di vivalascuola Mario Piemontese illustra le conseguenze dell’innalzamento dell’età della pensione per gli insegnanti, Marina Boscaino, Giuseppe Caliceti, Girolamo De Michele e Marco Guastavigna ne indicano le ricadute sociali e didattiche. Dalla Camera l’on. Manuela Ghizzoni denuncia ingiustizie e improvvisazioni. E un appello: “No alla scuola dei nonni“.

LEGGI TUTTO L’ARTICO  DI VIVA LA SCUOLA SU LA POESIA E LO SPIRITO

(Vivalascuola è curata da Nives Camisa, Giorgio Morale, Roberto Plevano)

Archivio Digitale dell’Accademia della Crusca

In linea la possibilità di un’ampia gamma di ricerche sui documenti dell’Archivio dell’Accademia della Crusca.

I dati consultabili sono il risultato delle descrizioni archivistiche di manoscritti, lettere, dattiloscritti, schede sciolte per un totale di oltre 1450 unità archivistiche (fra volumi, faldoni, buste, quaderni, schedari).

Nel rispetto dei diritti d’autore, la consultazione e la riproduzione dei materiali è soggetta a livelli diversi di autorizzazione.

Il Progetto

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Perché i morti non serbano rancore. Intervista a Nando Vitali.

Nando Vitali, I morti non serbano rancore, Gaffi, 2011, Pagg. 296, 15.50 €
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di Marino Magliani

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E’ possibile pensare a un romanzo sulle foibe senza farsi sfiorare dal pregiudizio: un libro sul revisionismo? Devo ammettere che io ci casco sempre, ed è la prima cosa che mi è venuta in mente: la solita corrente… Mi è successo lo scorso dicembre, a Roma, durante la Fiera dei libri. Presi il libro e non lo lessi subito, intendo in quei giorni. Eppure sarebbero bastate due pagine, tre, forse (cominciai a leggere e a pensarci su dopo una decina di giorni, distante qualche migliaio di chilometri) per capire che I morti non serbano rancore, di Nando Vitali (Gaffi, 2011) era un’altra cosa, era una cosa che faceva i conti con dell’altro, entrava nelle cicatrici carsiche ma non se ne serviva per… Forse se ne serviva solo per uscirne, una volta per tutte. Se ne serviva un figlio, Lorenzo Goretti, senza mai esserci stato, nel ventre dei carsi, eppure si può dire anche senza esserne mai uscito. Perché questa è la storia di una di quelle guerre che non finiscono mai, di un padre che l’ha combattuta e di un figlio che l’ha ricevuta come un’eredità, una disfunzione genetica, se mi si consente, un trauma. A volte si riesce solo a guarire, o a tentare almeno di capire, attraverso qualcosa… Ma cosa? Il racconto che proviene dal proprio sangue?

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STORIA CONTEMPORANEA n.95: Nella notte solitaria del male. Ada Zapperi-Zucker, “Il silenzio”

Nella notte solitaria del male. Ada Zapperi-Zucker, Il silenzio, Merano, Edizioni Alpha Beta Verlag, 2009

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di Giuseppe Panella*

Il silenzio racconta una storia terribile e agghiacciante che solo nel finale si apre a una luce di possibile speranza. Si tratta, in realtà, di un romanzo intenso e semplice nella sua struttura narrativa che induce, tuttavia, a riflessioni generali sulla natura umana, sulla sua crudeltà e sulla necessità di confrontarsi con i suoi aspetti più intimi e contemporaneamente più difficili a svelarsi compiutamente. Enza Rizzo in Golin, vedova da non molti mesi e attiva direttrice del Grand Hotel sul lago in una rinomata località turistica, veglia per tutta una lunga notte di lutto il corpo senza vita della sorella Rita, morta dopo una lunga malattia durata tutta la vita (pur non essendo del tutto incapace di farlo, la donna non parlava quasi mai e a stento, la sua vita attiva ridotta a poche funzioni animali e a sonni popolati di incubi terribili).

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BIBLIOGRAFIA TEORICA SUL FANTASTICO. A cura di Francesco Sasso

Ecco una ricostruzione teorica del fantastico che può costituire il punto di partenza di ogni indagine genealogica sulla letteratura fantastica. Lascio i commenti aperti, lieto se il lettore vorrà segnalarci altri studi sul fantastico. (f.s.)

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a cura di Francesco Sasso

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AA.VV., La narrazione fantastica, Pisa, Nistri-Lischi, 1983

AA. VV., I piaceri dell’immaginazione: studi sul fantastico, a cura di Biancamaria Pisapia, Roma, Bulzoni, 1984.

AA. VV., Geografia, storia e poetiche del fantastico, a cura di Monica Farnetti,
Firenze, Olschki, 1995.

AA.VV., Lo specchio dei mondi impossibili. Il fantastico nella letteratura e nel cinema, a cura di Cristina Bragaglia, G. Elisa Bussi, Cesare Giacobazzi e Gabriella Imposti, Firenze: Aletheia, 2001

AA. VV., Desiderio e trasgressione nella letteratura fantastica, a cura di Michela Vanon Alliata, Venezia, Fondazione Giorgio Cini, 2002.

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IL TERZO SGUARDO n.38: Chi ha paura di Guido Piovene? Franco Cordelli, “L’ombra di Piovene”

Chi ha paura di Guido Piovene? Franco Cordelli, L’ombra di Piovene, Firenze, Le Lettere, 2011

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di Giuseppe Panella*

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Perché Guido Piovene è stato dimenticato dagli editori, dai lettori e anche dai critici e sopravvive stentamente in qualche tesi di laurea? Secondo Franco Cordelli, la prima ragione per cui nessuno oggi legge più le sue opere (romanzesche e diaristiche) è dovuta al fatto che lo scrittore è sempre rimasto il grande giornalista che fu, anche nell’opera di finzione. La seconda è più complessa:

«La seconda ragione per cui Piovene non viene più letto è anch’essa duplice, letteraria e filosofica. In questo senso Pampaloni ha ragione. Piovene fu mostruosamente intelligente. Ma l’intelligenza, l’essere stato uno scrittore per così dire francese (alla Constant, alla Sènancour, tutto analitico, privo di quella divina facoltà, diventare plastico, se non corporeo) è sempre, in Italia, percepito come limite, come colpa. In questo caso, una colpa in più. L’altro aspetto dell’intelligenza di Piovene è lo stesso che condanna Flaiano. Se Flaiano si salva è per i suoi meriti comici, cioè extra-letterari. Ma egli fu uno dei grandi scrittori nichilisti del Novecento italiano. Un altro fu Piovene» (p. 10).

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Luigi Milani, “Nessun futuro”

Luigi Milani, Nessun futuro, pref. Danilo Arona, Casini Editori, 2011, €12.90
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di Francesco Sasso

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Questo romanzo ci parla della vita e della morte di un cantante che incarna il movimento grunge e la rivolta di quei giovani senza futuro dei primi anni ’90. La storia narrata da Milani inizia con la rappresentazione della decadenza e della morte di un giovane cantante, Phillippe Summers, che tanto ricorda la parabola di Kurt Cobain, leader dei Nirvana. Summers, dopo aver perso, a causa sua, la fidanzata in un incidente automobilistico, precipita in un abisso depressivo che lo porta a rinunciare alla musica e alla vita, fino al giorno in cui, divenuto un senza tetto, finisce vittima di alcuni teppisti. Pare che sia stato picchiato e bruciato vivo una notte in una stazione metropolitana. Assassinio o messinscena del cantante?

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QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.90: “Intus et in cute”: il tempo secondo di Franco Manescalchi. Franco Manescalchi, “Selva domestica”

 Intus et in cute: il tempo secondo di Franco Manescalchi. Franco Manescalchi, Selva domestica (1956-2006), prefazione di Marco Marchi, Firenze, Polistampa, 2011

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di Giuseppe Panella*

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Selva domestica è il tempo secondo della produzione poetica di Franco Manescalchi: secondo in ordine di tempo (anche se raccoglie testi che vanno dal 1956 fino a tutto il 2006), secondo nel senso etimologico del termine in quanto felice ritorno alla scrittura poetica dopo l’apparente chiusura delle pagine liriche presentata in La neve di maggio, la precedente raccolta che chiude il secolo che è trascorso o forse apre il secolo che viene. Selva domestica è, dunque, ancora un libro di sintesi ma nel senso peculiare in cui il termine può avere per un poeta come Manescalchi.

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Remainders n.7: Carlo Michelstaedter, “Poesie”, a cura di Sergio Campailla

Carlo Michelstaedter, Poesie, a cura di Sergio Campailla, Adelphi, 1999 (6°ed.), pp.112, €6,20
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di Francesco Sasso

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In Carlo Michelstaedter, nato nel 1887 a Gorizia, e quivi morto suicida nel 1910, è difficile distinguere in modo netto l’opera dalla vita. Nelle Poesie, pubblicate postume nel 1912-13, egli esprime con immediato stile il concetto della morte come approdo di verità al vano tormento dell’esistere. Perlopiù, le liriche hanno una forma incompiuta e spontanea, nate non per una dimensione pubblica, ma per un uditorio ristretto (una donna, la sorella ecc). Difficile, quindi, definire il valore delle sue composizioni. Ma nelle ultime poesie, tuttavia, siamo investiti da versi che illuminano spazi di umanità inconsueta.

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[Leggi tutti gli articoli di Francesco Sasso pubblicati su RETROGUARDIA 2.0 ]

STORIA CONTEMPORANEA n.93: “E non c’è nulla da capire…” (Francesco De Gregori). Luigi Bernardi, “Niente da capire. Tredici storie senza mistero”

“E non c’è nulla da capire…” (Francesco De Gregori). Luigi Bernardi, Niente da capire. Tredici storie senza mistero, Bologna, PerdisaPop, 2010

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di Giuseppe Panella*

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Nel 1929, per dimostrare al suo pubblico di essere sul serio un autore di “vere” storie poliziesche, Georges Simenon pubblica I tredici enigmi (con lo pseudonimo di Georges Sim) e poi nel 1932 I tredici misteri che proseguono nell’impresa narrativa precedente. Il numero tredici (di solito considerato ominoso o iettatorio – tredici erano i convitati dell’Ultima Cena di Gesù) sembra aver attirato anche Luigi Bernardi per la redazione di questo suo libro di racconti brevi (ma spesso duri e precisi e feroci come la lama di un coltello alla giugulare del lettore). Così sono tredici anche le storie che hanno come protagonista la giudice Antonia Monanni, donna forse bella e affascinante ma segnata nel profondo dalla difficoltà ad essere contemporaneamente donna e magistrato.

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Riportare la filosofia alle origini. Giusy Randazzo, “La svolta filosofica. Consulenza filosofica e relazioni di aiuto”

Giusy Randazzo, La svolta filosofica. Consulenza filosofica e relazioni di aiuto, Cieffepi- Erga edizioni, 2008, pp.124, € 10,00

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di Francesco Sasso

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È cosa relativamente recente la netta differenziazione che oggi si fa tra filosofia, religione e psicologia, perché nell’antichità noi vediamo che molto sovente queste due discipline sono state affidate agli stessi uomini. Inoltre è indiscutibile che la civiltà greca fu la prima ad avere una vera e propria filosofia, e il genio di Aristotele e Platone fu per secoli l’ideale pietra di paragone per ogni altro sistema filosofico. E non solo: il filosofo greco era colui che metteva in pratica le sue riflessioni, mentre oggi pare che tra riflessione e prassi filosofica ci sia un abisso incolmabile.

Giusy Randazzo, insegnante di filosofia e in psicofilosofia, in La svolta filosofica. Consulenza filosofica e relazioni di aiuto analizza la deriva autoreferenziale della filosofia accademica e ci segnala un approccio altro: la filosofia pratica o, ancor meglio, il consulente filosofico.

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In memoria di Wisława Szymborska

«Se mi fa paura la morte? Per me la morte non esiste. Esiste un certo fatto penoso, nel senso del dolore. Quando penso alla morte, penso alla sofferenza, non alla morte come tale. La morte semplicemente non c’è. Non so… una volta sognai che ero morto. Somigliava molto alla realtà. Avvertii una liberazione, una leggerezza incredibile. Forse proprio questa sensazione di libertà e leggerezza mi diede l’impressione di essere morto, sciolto da tutti i legami con il mondo. Spesso l’uomo confonde la morte con la sofferenza. Forse, quando la incontrerò faccia a faccia, avrò paura, penserò diversamente… è difficile dirlo»
(Andrzej Tarkovskij)

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di Giuseppe Panella

E’ troppo presto ancora per fare un discorso generale sulla sua poesia (anche se la casa editrice Adelphi ha pubblicato tutte le sue poesie già dal 2009 (1) e una valutazione generale sulla sua opera sarebbe forse possibile).
Quando la Szymborska ricevette il Premio Nobel per la letteratura nel 1996, il suo era un nome quasi totalmente sconosciuto in Italia come annotò, con pochissima “carità poetica”, il “Corriere della Sera” dando notizia della sua vittoria (2). Le edizioni italiane delle sue opere poetiche sono, in realtà, praticamente tutte successive al Nobel (3) e il suo nome, popolarissimo in Polonia dove i suoi libri vendevano come i romanzi di successo (4), continua a essere noto soltanto agli iniziati.
Lei stessa lo ammetteva con la consueta fine e smaliziata ironia di sempre:

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Nel ventre di Amsterdam. Marino Magliani, “Amsterdam è una farfalla”

Marino Magliani, Amsterdam è una farfalla, Ediciclo editore, 2011, pp. 219, € 13,00

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di Francesco Sasso

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È da pochi mesi in libreria il nuovo libro di Marino Magliani, Amsterdam è una farfalla, accolto nella collana Ciclopolis che, come recita la quarta di copertina, «ospita libri che raccontano le città attraversate a pedali (ecc.)». Eppure il libro di Magliani non è una guida per cicloamatori. In questa opera, lo scrittore ligure scrive pagine pregevoli per colorita evidenza descrittiva, finezza e precisione, ma l’anima dello scrittore fugge dinnanzi all’ufficio di informazione pedantesca per rifugiarsi nell’aneddotica, nella collezione di ritratti di personaggi olandesi, nelle disinvolte volute della fantasia.

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