Nel ventre di Amsterdam. Marino Magliani, “Amsterdam è una farfalla”

Marino Magliani, Amsterdam è una farfalla, Ediciclo editore, 2011, pp. 219, € 13,00

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di Francesco Sasso

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È da pochi mesi in libreria il nuovo libro di Marino Magliani, Amsterdam è una farfalla, accolto nella collana Ciclopolis che, come recita la quarta di copertina, «ospita libri che raccontano le città attraversate a pedali (ecc.)». Eppure il libro di Magliani non è una guida per cicloamatori. In questa opera, lo scrittore ligure scrive pagine pregevoli per colorita evidenza descrittiva, finezza e precisione, ma l’anima dello scrittore fugge dinnanzi all’ufficio di informazione pedantesca per rifugiarsi nell’aneddotica, nella collezione di ritratti di personaggi olandesi, nelle disinvolte volute della fantasia.

In breve, il libro narra dello scrittore Marino Magliani, il quale riceve la commissione di un libro che racconti «Amsterdam dal punto di vista della bicicletta». Il protagonista del libro, dunque, tenta di svolgere con coscienza il compito assegnatogli e inizia a studiare manuali e articoli che trattano della città. Ma la cosa non funziona, la sua fantasia è dispotica, non può piegarsi. Magliani decide quindi di creare un eteronomo, Gregorio Sanderi, che vive nel 2100 ad Amsterdam, il quale deve dotare il monumento del Dam di un orologio solare. E così la voce narrante Marino Magliani pensa di poter trasformare una semplice guida per ciclisti in una guida sulla luce di Amsterdam nel 2100. Informa di ciò il suo traduttore olandese, simpatico e collerico personaggio, il quale detesta l’idea dello scrittore tanto da decidere di affiancarlo durante le passeggiate in bici per le strade di Amsterdam. Entrambi iniziano a visitare piazze, ristoranti, palazzi, sotterranei perché «bisogna raccontare le piazze di Amsterdam, i suoi segreti, non la luce che verrà», dice il traduttore Fagel al bizzarro scrittore. E non solo luoghi, ma i due andranno a far visita ad alcuni personaggi emblematici di Amsterdam, come un ex assessore ai lavori pubblici, archeologi, attivisti della bicicletta ecc. Emerge così una Amsterdam misteriosa, una città senza memoria storica perché ogni vent’anni distrugge i suoi palazzi per ricostruirli, una città guidata da una potente lobby che ha deciso di costruire una linea della metropolitana nascondendo alla pubblica opinione gli effetti devastanti per le case del quartiere, una città con all’interno una discarica abusiva di scorie pericolose. Una città, dunque, di luce e ombra, molto simile all’Italia. E mi chiedo: è tutto vero o pura trasfigurazione letteraria della Liguria tanto amata dal protagonista?

Durante i vagabondaggi, i due novelli Don Chisciotte e Sancho Panza, incontrano una focosa e misteriosa olandese, la quale si unisce ai due alla scoperta di una Amsterdam sotterranea abitata da pericolosi e oscuri animali. La discesa sotto la superficie della terra, dunque, ha il significato di abbandono del mondo in superficie. Si lascia un mondo familiare per un mondo oscuro e ignoto. Ogni discesa nel ventre della terra comporta la rinuncia della realtà precedente, rimpiazzata con un’“altra” realtà. Esso è un viaggio di iniziazione e di maturazione. È la nostalgia del ventre materno, della calda dolcezza della madre. L’immersione nel ventre della terra, per altro verso, permette un accrescimento di conoscenza e di coscienza. Questo topos è presente in molti romanzi di Magliani. E qui mi fermo per non rovinare il piacere della lettura.

I libri di Magliani sono libri fluidi dal lungo respiro, pregni di commozione schietta nel sostenere l’impegno sociale con un’attenzione rigorosa e ferma al degrado della natura ad opera degli uomini.

 f.s.

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