Luigi Milani, “Nessun futuro”

Luigi Milani, Nessun futuro, pref. Danilo Arona, Casini Editori, 2011, €12.90
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di Francesco Sasso

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Questo romanzo ci parla della vita e della morte di un cantante che incarna il movimento grunge e la rivolta di quei giovani senza futuro dei primi anni ’90. La storia narrata da Milani inizia con la rappresentazione della decadenza e della morte di un giovane cantante, Phillippe Summers, che tanto ricorda la parabola di Kurt Cobain, leader dei Nirvana. Summers, dopo aver perso, a causa sua, la fidanzata in un incidente automobilistico, precipita in un abisso depressivo che lo porta a rinunciare alla musica e alla vita, fino al giorno in cui, divenuto un senza tetto, finisce vittima di alcuni teppisti. Pare che sia stato picchiato e bruciato vivo una notte in una stazione metropolitana. Assassinio o messinscena del cantante?

Molto anni dopo, siamo nel 2000, in una puntata come tante di una mittente televisiva americana, una vee-jay di nome Kathy ripesca la storia del gruppo Chaos Manor e del suo leader Phillippe Summers. La puntata ha un discreto successo, così i dirigenti dell’emittente commissionano a Kathy una puntata speciale da dedicare alla vita e alla scomparsa di Phillippe Summers. La protagonista, voce narrante di Nessun futuro, parte per l’Inghilterra dove intervista il bassista e cofondatore dei Chaos Manor, la manager e il discografico del gruppo, visita la fattoria in cui Summers si rifugiava e indaga senza successo sulla morte del cantante. Nel mentre, la protagonista conosce e si innamora del famoso “fotografo del rock” Frank Colan.

Dobbiamo dunque rimetterci da capo e ripartire da questo breve riassunto della trama, per dire che il romanzo è costruito come una scatola cinese: la prima storia è quella di Phillippe Summers, sorta di cornice del romanzo, la seconda storia è quella della vee-jay Kathy e del cinismo del mondo televisivo, la terza storia è quella dell’amore tra una donna fragile e un fotografo egocentrico. Ma il filo conduttore delle tre storie è la vittoria della materia e del tempo sul corpo e la vita di ogni essere umano. Oggi, pare dire l’autore del romanzo, il No future è una constatazione esistenziale più che una rivendicazione punk.

f.s.

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