Roberto Pellico, “A pochi passi da te”

Roberto Pellico, A pochi passi da te, 0111 edizioni, 2012, pp.117, € 12,50

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di Francesco Sasso

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A pochi passi da te di Roberto Pellico è una raccolta di racconti che approfondiscono i vecchi motivi dell’amore. Sono amori ordinari, intensi e pure spessi, che si generano da un senso di rapimento per la vita umana. Sono sentimenti colti nell’atto di schiudersi e crescere e farsi diversi. Storie d’amore semplici, racconti che penetrano sottopelle, si installano nell’anima del lettore per la forza di una delicata sollecitudine verso l’altro.

«E non pensare che sia poi così difficile sentirsi felici. Crediamo che la felicità abbia bisogno di porzioni complicate e invece bastano pochi ingredienti» (p.58)

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STORIA CONTEMPORANEA n.98: Almeja che visse due volte. Marino Magliani, “La spiaggia dei cani romantici”

Almeja che visse due volte. Marino Magliani, La spiaggia dei cani romantici, Milano, Instar Libri, 2010

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di Giuseppe Panella*


«Life is as tedious as a twice-told tale, / Vexing the dull ear of a drowsy man»
(William Shakespeare, The Life and Death of King John)

 

La spiaggia dei cani romantici è, in prima istanza, un omaggio alla poesia di Roberto Bolaño (Los perros romanticos è una raccolta di poesie del 2000 dello scrittore cileno ancora inedita in Italia). Ma della scrittura di Bolaño, così volutamente complessa e così piena di echi letterariamente esibiti e voluti (giusta la lezione compositiva di Jorge Luis Borges), il romanzo di Marino Magliani non ha molto. Va detto, però, che la scrittura volutamente serrata e discorsiva dello scrittore di Imperia nasconde una strategia di narrazioni e di intrecci di echi letterari molto più fitta e molto più culturalmente mossa di quanto sia confessabile a una prima lettura. La storia stessa di Almeja, ad esempio, rivela un intreccio di riferimenti che va al di là del puro e semplice aneddoto. La storia di Wakefield, protagonista di uno dei più noti e più bei racconti di Nathaniel Hawthorne ed eroe eponimo del testo contenuto nei Twice-Told Tales del 1837-1842, ricorda molto quello che capiterà al giovane Luis Enrique Dronero detto Almeja (cioè vongola) per la sua mancanza di collo e che lui vorrà coscientemente che gli accada, per delusione circa il suo destino (la donna che lo aveva seguito da Lincoln in Argentina fino a Bastieto in provincia di Imperia lo abbandonerà per andare a vivere con il cugino Ferruccio che li aveva ospitati nella sua casa) e per volontà di disincantamento nei confronti delle proprie possibilità di vivere nel mondo. Come racconta con precisione Borges in Altre inquisizioni (una raccolta di racconti che sia Bolaño che Magliani conoscono assai bene):

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MORTE DI UNO SCRITTORE DI NOTTURNI. Scrittura e ricerca letteraria in Antonio Tabucchi

«L’inazione consola di ogni cosa. Non agire ci dà tutto. Immaginare è tutto, purché non tenda all’azione. Nessuno può essere re del mondo se non in sogno. E ognuno di noi, se si conosce veramente, vuole essere re del mondo. Non essere e pensare è il trono. Non volere e desiderare è la corona. Avremo ciò a cui rinunciamo perché, sognando, lo conserviamo intatto»
(Il libro dell’inquietudine di Bernardo Soares)

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di Giuseppe Panella*


Volevo molto bene ad Antonio Tabucchi al di là della stima che provavo per lui come romanziere e come studioso di letteratura portoghese e mi dispiace non averlo potuto dire prima che si imbarcasse per il suo ultimo viaggio verso Lisbona e la terra lusitana. Ma i suoi ultimi libri (a partire da Gli zingari e il Rinascimento del 1999 uscito per Feltrinelli fino agli ultimi racconti mescolati ad immagini di Racconti con figure pubblicati da Sellerio nel 2011) mi erano piaciuti meno dei suoi primi, straordinari romanzi degli anni Settanta e Ottanta.

Non mi era sembrato opportuno dirglielo (e poi a che cosa sarebbe servito?) e avevo da tempo smesso di sentirmi con lui anche epistolarmente, dopo un periodo di intensa frequentazione culturale, di costante lettura e recensione delle sue opere e di contatti personali. D’altronde, il suo pensionamento precoce dall’Università lo aveva fatto trasferire quasi in permanenza nell’amatissima Lisbona e a Firenze (come pure a Vecchiano dove preferiva andare) Tabucchi veniva sempre di meno, forse per disaffezione, forse per il maggior radicamento suo e della moglie nella città capitale del Portogallo. Ma queste sono, ovviamente, questioni del tutto secondarie.

La sua repentina scomparsa può essere però l’occasione per una prima, parziale riflessione sulla sua opera letteraria e sulla sua attività di studioso.

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QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.92: L’altra faccia della luna. Roberta Degl’Innocenti, “I graffi della luna”

L’altra faccia della luna. Roberta Degl’Innocenti, I graffi della luna, prefazione di Paolo Ruffilli, Venezia, Edizioni del Leone, 2012

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di Giuseppe Panella*

I graffi della luna, pubblicato dalle Edizioni del Leone nel 2012 con una prestigiosa Prefazione di Paolo Ruffilli, è un libro “capitale” (secondo una definizione che campeggia nella quarta di copertina). Il libro continua la linea descrittiva presente in D’aria e d’acqua le parole (uscito sempre presso le Edizioni del Leone nel 2009). Di quella prova lirica conserva il nitore e la passione struggente, il languore del ricordo, la manutenzione della memoria. Ma ora il mondo intorno sembra essere più aperto e meno sfumato nel tratto, i colori più intensi, l’occhio più vivo e meno velato dalle lacrime. La luna, nume tutelare dei poeti, non è soltanto la guardiana silente degli amori degli umani ma è anche un personaggio teatrale di cui ci si può garbatamente prendersi gioco nel descriverla:

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Ciclo di seminari “Società, politica e cinema” e “DADA Rivista di Antropologia post-globale”

Riceviamo e segnaliamo con piacere l’inizio del «ciclo di seminari Società, politica e cinema, organizzati dal Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università degli Studi di Trieste, dalla Facoltà di Scienze Politiche e dal Laboratorio di filosofia e politica dell’immagine».

Il Laboratorio di filosofia e politica dell’immagine «si propone di affrontare il tema del rapporto tra cinema e filosofia, immagine e politica, rappresentazione realtà».

È ora disponibile il calendario delle attività.

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Inoltre, riceviamo  con piacere dal Prof. Antonio L. Palmisano (Univ. di Trieste) e segnaliamo la rivista DADA Rivista di Antropologia post-globale disponibile online, con download gratuito, al sito www.dadarivista.com.

Ecco l’invito del Prof. Antonio L. Palmisano:
«Quanti interessati a contribuire al dibattito sui temi affrontati in questa rivista – il prossimo numero speciale, luglio 2012, è su “Utopia e contro-utopie”- possono inviare i loro articoli a questo indirizzo o all’indirizzo  redazione@dadarivista.com »

f.s.

Dianella Bardelli, “Il bardo psichedelico di Neal”

Dianella Bardelli, Il bardo psichedelico di Neal, ill. Matteo Guarnaccia, Vololibero edizioni, 2011, pp.110, € 10,00

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di Francesco Sasso

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Una figura incarna la beat generation ed è quella di Neal Cassady. Nel breve romanzo, Il bardo psichedelico di Neal, Dianella Bardelli immagina gli ultimi istanti di vita di Neal Cassady. Sempre in fuga, alla guida di una vecchia auto, senza mai fermarsi, egli attraversa un “deserto bianco”, emblema di una esistenza agli sgoccioli. Qui Neal è costretto a fermarsi perché ha terminato la benzina. E così, seduto sulla sabbia, inizia ad avere delle visioni introspettive. Un autobus psichedelico guidato da Ken Kesey trasporta fantasmi dal suo passato: la moglie Carolyn, la prima moglie bambina Lu Ann, Jack Kerouac, Allen Ginsberg. Dialogando con questi fantasmi, Neal Cassady fa un resoconto il più possibile personale della sua vita.

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STORIA CONTEMPORANEA n.97: Michelangelo, Leonardo, Machiavelli e Fracastoro contro il Male. Bruno Vitiello, “I delitti dell’anatomista”

Michelangelo, Leonardo, Machiavelli e Fracastoro contro il Male. Bruno Vitiello, I delitti dell’anatomista, Milano, Edizioni Della Vigna, 2010

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di Giuseppe Panella*

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Che la Firenze rinascimentale del 1504 vedesse all’interno delle mura della sua Repubblica da poco restaurata una concentrazione inusitata di grandi artisti e di personaggi destinati a trasformare in profondità la storia materiale e la cultura intellettuale dell’Occidente modernizzato è ben noto a tutti. Meno conosciuta è la natura dei rapporti reciproci tra di essi e la qualità della loro esistenza di esseri umani al di fuori della produzione sterminata e mirabile delle loro opere artistiche (soprattutto di quelle oggi più famose e presenti alla mente di tutti e non solo dei turisti che gremiscono i luoghi deputati della città medicea). In questo romanzo noir di Bruno Vitiello i quattro protagonisti dell’inchiesta che riguarda gli spaventosi delitti perpetrati da un misterioso assassino che, oltre a uccidere le proprie vittime, le fa a pezzi con abilità consumata ed è in possesso di conoscenze anatomiche precise e raffinate del tutto inusuali, sono quattro esponenti fondamentali della cultura rinascimentale fiorentina: Michelangelo Buonarroti[1], Leonardo da Vinci, Niccolò Machiavelli e Girolamo Fracastoro da Verona, medico celebre al tempo suo soprattutto per una poema sulla sifilide, le sue cause e i suoi effetti, il De Morbo gallico, che all’epoca dell’indagine, tuttavia, non è ancora stato pubblicato (fu scritto nel 1521 ma stampato solo nel 1530) e i suoi studi sul contagio da parte di germi portatori di determinate malattie (anche se lui li chiamava “corpiciattoli”).

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«Non ho ucciso Umberto, ho ucciso un re, ho ucciso un principio!». Massimo Ortalli, “Gaetano Bresci, tessitore, anarchico e uccisore di re”

Massimo Ortalli, Gaetano Bresci, tessitore, anarchico e uccisore di re, pref. Ascanio Celestini, Nova Delphi, 2011, pp.336, 10,00€

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di Francesco Sasso

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Il 6 maggio del 1898, il generale Bava Beccaris, comandante di corpo d’armata, proclamò lo stato d’assedio a Milano e fece intervenire contro i dimostranti interi reparti di cavalleria e di artiglieria, i quali operarono per le vie della città come contro un nemico. Fu una strage. Morti e feriti, fra cui donne e bambini scesi in piazza sotto la spinta della fame, si contarono a centinaia; arresti e condanne si abbatterono sui capi dei partiti d’opposizione antigovernativa, dell’estrema sinistra, dei socialisti e degli anarchici. In verità, l’insurrezione aveva avuto carattere di spontanea protesta. Il generale Bava Beccaris ricevette dal sovrano Umberto I elogi ed onorificenze. In tali condizioni maturarono alla Camera progetti di legge fortemente restrittivi dei fondamentali diritti di libertà dei cittadini, quali libertà di riunione, di associazione e stampa. E questa non fu la prima ed unica strage di massa di fine Ottocento.

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Novità: (a cura di) Carla Lomi, “Arazzi fiabeschi. Il mondo delle fiabe nell’età della globalizzazione”

(a cura di) Carla Lomi, Arazzi fiabeschi. Il mondo delle fiabe nell’età della globalizzazione, Nicomp Laboratorio Editoriale, 2011, pp. 228, 16,00 €

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Questo volume vuole condurre il lettore ad una ulteriore comprensione della fiaba, con il contributo corale di vari Autori, che si confrontano su temi e culture diverse, ma sempre rivolti, tra dubbio e scoperta, al presente, alla “modernità” e alle domande del nostro tempo. Il testo offre un apporto di pensiero e riflessione e indaga sul significato profondo, universale, unidimensionale e archetipico delle fiabe, un significato che, in questo nostro tempo del Disincanto, permane e sopravvive alla razionalizzazione del presente, accolto non più come Destino, ma come Problema. Il disfacimento dell’identità tradizionale, il venir meno dell’unità e della compattezza dell’Io, come una vera e propria deflagrazione, ci invita, come vogliono indicare queste pagine, a rivolgersi alle fiabe per riconoscere in esse le domande di oggi, per aiutarci a trovare un’altra fiaba, migliore e contraria alle proposte che la cultura dominante ci presenta, essendo fondata solo sull’illimitatezza dei desideri che le nuove tecnologie sembrano poter soddisfare.
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Morte di un poeta sperimentatore: Elio Pagliarani

 «Piove. Mercoledì. Sono a Cesena, /  ospite della mia sorella sposa, / sposa da sei, da sette mesi appena. / Batte la pioggia il grigio borgo, lava / la faccia delle case senza posa, /  schiuma a piè delle gronde come bava. // Tu mi sorridi e io sono triste. Forse / triste è per te la pioggia cittadina, / il nuovo amore che non ti soccorse, // il sogno che non t’avvizzì, sorella, / che guardi me con occhio che si ostina // a dirmi bella la tua vita: bella, /  bella! Oh bambina, sorellina, o nuora, / o sposa, io vedo tuo marito, sento / a chi dici ora mamma, a una signora; // so che quell’uomo è il suocero dabbene che dopo il lauto pasto è sonnolento, / il babbo che ti vuole un po’ di bene»
(Marino Moretti)

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di Giuseppe Panella


Dopo la morte improvvisa e inopinata di Antonio Porta nel 1989,  la scomparsa di Alfredo Giuliani nel 2007 e la fine improvvida di Edoardo Sanguineti nel 2010, la figura di Elio Pagliarani era rimasta a stagliarsi, quasi ne fosse stato il nume tutelare, sullo sfondo di una stagione poetica ormai tramontata, eppure ancora in grado di insegnare molto agli scrittori e ai lirici della presente generazione. Se Giuliani aveva praticamente inventato, traendola dalle prospettive personali ancora incerte e indecise dei suoi protagonisti, una  scuola di poetica e una nuova prospettiva di scrittura nata insieme alla sua antologia dei Novissimi [1], il ruolo di Pagliarani era stato singolare, in bilico com’era il suo progetto poetico tra la ricerca di una via d’uscita dalla tradizione lirica del Novecento e il simpatetico  appello alle ragioni di un timbro realistico e piano nel dettato narrativo.

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STORIA CONTEMPORANEA n.96: Fiori mortali. Andrea Gamannossi, “Sangue di rose. 3 noir e 13 ricette a base di fiori”

Fiori mortali. Andrea Gamannossi, Sangue di rose. 3 noir e 13 ricette a base di fiori, Firenze, Mauro Pagliai Editore, 2011

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di Giuseppe Panella*

«I fiori, nell’immaginario collettivo, sono quasi sempre associati all’amore. Questi variegati e multicolori prodotti della natura fanno parte di un binomio inscindibile fra il sentimento dell’uomo e il gentil sesso. Ma i fiori sono soltanto un simbolo di tenerezza? Oppure rappresentano anche qualcosa di veramente profondo, che va al di là della cognizione umana? Durante i funerali le chiese sono adornate di corone di crisantemi, rose, gigli e tantissime altre specie. Dunque il connubio fiori e amore non è l’unico e forse nemmeno così indissolubile. Forse ce n’è un altro

dal legame ancora più forte, un’attrazione quasi magnetica: fiori e morte. Amore e morte appartengono al destino di ognuno di noi e i fiori, forse, sono il filo conduttore del cammino terreno. L’amore e la morte. La vita e la morte. Tutti elementi essenziali che racchiudono in essi l’essenza pura del genere umano» (p. 7).

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Luigi Di Ruscio, “La neve nera di Oslo”

Luigi Di Ruscio, La neve nera di Oslo, pref. Angelo Ferracuti, Ediesse editore, 2010, pp.164, € 10,00

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di Francesco Sasso

Luigi Di Ruscio (1930-2011) è scrittore di incisiva originalità. Crudo impasto di spirito arguto, di divertita ironia e di acredine caricaturale sono alcune delle caratteristiche del suo fluviale La neve nera di Oslo, in cui si narra l’esperienza dello scrittore emigrato da Fermo ad Oslo nel 1957. Qui lavora per quarant’anni in una industria metallurgica, qui incontra e sposa una bizzarra norvegese vegetariana, qui educa i suoi figli, qui scriverà la maggior parte delle poesie e dei romanzi. Oslo è metafora vivente della solitudine e della libertà dello scrittore, giacché Di Ruscio può scrivere ciò che vuole senza dover dar conto a chicchessia, in famiglia come in fabbrica nessuno comprende l’italiano.

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QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.91: Parabole dell’inconscio. Antonio Spagnuolo, “Misure del timore. Antologia poetica dai volumi 1985-2010”

Parabole dell’inconscio. Antonio Spagnuolo, Misure del timore. Antologia poetica dai volumi 1985-2010, Napoli, Kairos Edizioni 2011

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di Giuseppe Panella*

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Misure del timore è un’antologia che risulta ricavata e ricomposta dal lavoro di tutta una vita operosa e quasi frenetica, tutta intesa ad inseguire e ricomporre le fratture esistenti tra inconscio e vita della consapevolezza (il volume contiene testi redatti dal 1985 al 2010, la cui sezione, quella che dà il titolo al libro, è in realtà composta di poesie finora in gran parte inedite).

Dichiarazione programmatica:

«La libido produce il sapere senza oggetto in disarmonia con il reale. La poesia è legata all’inconscio e l’inconscio è il luogo della poesia»

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L’illuminismo libertino di Sade républicain

Donatien Alphonse François de Sade, Ancora uno sforzo… Rivoluzioni e profanazioni del gran maledetto, Nuovi Equilibri, 2012, pp.152, 13,00 € 

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di Antonino Contiliano

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L’editrice Stampa Alternativa, nella nuova collana “Fiabesca BenedettiMaledetti, curata dallo scrittore e critico Stefano Lanuzza, pubblica il suo primo volume (Français, encore un effort si vous voulez être républicains, Roma 2012, pp. 149, € 13,00). Di questo primo libro, dedicato al pensiero politico di Donatien Alphonse François de Sade – la penna della più “sfrenata immaginazione erotica” (p. 21); lo scrittore accusato (solo a causa dei suoi libri) di “empietà, oscenità e perversione” (p. 25) e proposto dallo zio abate per l’internamento in manicomio” (p. 20) perché segnalato come pazzo –, l’autore è anche lo stesso Lanuzza.
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