Luigi Di Ruscio, “La neve nera di Oslo”

Luigi Di Ruscio, La neve nera di Oslo, pref. Angelo Ferracuti, Ediesse editore, 2010, pp.164, € 10,00

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di Francesco Sasso

Luigi Di Ruscio (1930-2011) è scrittore di incisiva originalità. Crudo impasto di spirito arguto, di divertita ironia e di acredine caricaturale sono alcune delle caratteristiche del suo fluviale La neve nera di Oslo, in cui si narra l’esperienza dello scrittore emigrato da Fermo ad Oslo nel 1957. Qui lavora per quarant’anni in una industria metallurgica, qui incontra e sposa una bizzarra norvegese vegetariana, qui educa i suoi figli, qui scriverà la maggior parte delle poesie e dei romanzi. Oslo è metafora vivente della solitudine e della libertà dello scrittore, giacché Di Ruscio può scrivere ciò che vuole senza dover dar conto a chicchessia, in famiglia come in fabbrica nessuno comprende l’italiano.

Nulla è certo nella vita del poeta («Chi cerca nel nulla trova il nulla e nel nulla si perde e nella calca perde il portafoglio» [p.49]), tranne la scrittura («Lo scrittore deve porsi immediatamente davanti all’assoluto» [p.30]).

Servendosi di uno stile personalissimo per l’ardita libertà della sintassi e la colorata ricchezza della lingua, Di Ruscio è uno scrittore irregolare per insofferenza d’ogni disciplina e scapigliata tendenza alla dissipazione linguistica.

f.s.

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