STORIA CONTEMPORANEA n.96: Fiori mortali. Andrea Gamannossi, “Sangue di rose. 3 noir e 13 ricette a base di fiori”

Fiori mortali. Andrea Gamannossi, Sangue di rose. 3 noir e 13 ricette a base di fiori, Firenze, Mauro Pagliai Editore, 2011

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di Giuseppe Panella*

«I fiori, nell’immaginario collettivo, sono quasi sempre associati all’amore. Questi variegati e multicolori prodotti della natura fanno parte di un binomio inscindibile fra il sentimento dell’uomo e il gentil sesso. Ma i fiori sono soltanto un simbolo di tenerezza? Oppure rappresentano anche qualcosa di veramente profondo, che va al di là della cognizione umana? Durante i funerali le chiese sono adornate di corone di crisantemi, rose, gigli e tantissime altre specie. Dunque il connubio fiori e amore non è l’unico e forse nemmeno così indissolubile. Forse ce n’è un altro

dal legame ancora più forte, un’attrazione quasi magnetica: fiori e morte. Amore e morte appartengono al destino di ognuno di noi e i fiori, forse, sono il filo conduttore del cammino terreno. L’amore e la morte. La vita e la morte. Tutti elementi essenziali che racchiudono in essi l’essenza pura del genere umano» (p. 7).

Andrea Gomannossi  racconta tre storie di morte violenta, di follia acuta e insospettabile, di manie sessuali legate ai fiori, di piante che possono diventare unica ragione di vita in un’esistenza malata.

Nel primo racconto (Sette rose rosse), un uomo uccide quella che ritiene sia sempre la stessa donna da lui amata follemente e che chiama Miriam seguendo sempre lo stesso modus operandi: prima compra per lei sette rose rosse, poi l’aspetta davanti alla porta di casa che ritorni dal lavoro, poi l’abbraccia e le grida che l’ama, infine l’uccide con un colpo del rasoio luccicante che ha sguainato  con piglio deciso e fare imperioso. Poi va a casa e dimentica di avere ucciso la sua Miriam. Poi ritornerà a cercare un’altra donna, un’altra Miriam, per ucciderla a sua volta in nome dell’amore…

Nel secondo racconto (I delitti del fiore), tre donne vengono uccise da un folle appassionato di fiori che non vuole rinunciare al suo negozio di novità floreali e che uccide le due donne che volevano portarglielo via. Il capitano Alessandro Amelia dell’Arma dei Carabinieri che dirige le indagine sui delitti insieme al suo subordinato maresciallo Leonardo Brighi, seguirà, in primo luogo, la pista passionale, fuorviato forse dal significato simbolico dei fiori lasciati sui corpi delle vittime, poi capirà che questi ultimi non rimandano ad altro che alla passione predominante del colpevole che li ama forsennatamente da farne la propria ragione d’essere esistenziale. Lo inchioderà, quindi, in uno showdown piuttosto duro e l’uomo, in preda a una crisi isterica, confesserà di aver ucciso per impedire che le sue vittime si impadronissero del suo negozio e delle piante che tanto ama.

Nel terzo racconto (I fiori di Alice), il protagonista e narratore della storia ama maniacalmente una pianta di zucca i cui fiori cucina e consuma con rara maestria. Dopo essere fiorita vigorosamente, però, e aver dato i suoi frutti, essa sembra essere sul punto di appassire e di decadere completamente. Il suo proprietario, in quel periodo, conosce una ragazza di rara bellezza, Irene, di cui si innamora e alla quale dedica un’intera cena a base di zucca, dall’antipasto ai dolci. Nel momento in cui i due stanno per passare all’azione in camera da letto, però, all’uomo balena un pensiero terribile. La pianta rifiorirà e si espanderà tantissimo da lì a poco: cosa l’avrà nutrita tanto bene? Non è certo difficile da capire che fine avrà fatto la ragazza.

L’autore, scrittore ma anche appassionato di buona cucina, correda il suo breve libro con tredici ricette in cui i fiori sono usati per insaporire e arricchire delle ricette non certo banali. In esse, i fiori (rose, orchidee, gerani e soprattutto fiori di zucca) non servono solo a decorare e rendere più fantasioso l’aspetto del piatto cucinato ma sono parte integrante della ricetta e ne determinano riuscita e sapore.

Così i fiori da elemento del crimine e da fattore costitutivo della mentalità di criminali non tanto efferati quanto folli e malati diventano momenti di un’armonia conviviale che ne esalta le qualità odorose e gustative. Nel mondo del crimine, allora, i fiori diventano così un elemento significativo determinante – sia nella morte che nella vita segnano il destino degli uomini.

 

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* Negli anni tra il 1896 e il 1901 (rispettivamente nel 1896, 1897, 1899 e 1901), Anatole France scrisse quattro brevi volumi narrativi (ma dal taglio saggistico e spesso erudito) che intitolò alla fine Storia contemporanea. In essi, attraverso delle scene di vita privata e pubblica del suo tempo, ricostruì in maniera straordinariamente efficace le vicende politiche, culturali, sociali, religiose e di costume del tempo suo. In particolare, i due ultimi romanzi del ciclo presentano riflessioni importanti e provocatorie su quello che si convenne, fin da subito, definire l’affaireDreyfus. Intitolando Storia contemporanea questa mia breve serie a seguire di recensioni di romanzi contemporanei, vorrei avere l’ambizione di fare lo stesso percorso e di realizzare lo stesso obiettivo di Anatole France utilizzando, però, l’arma a me più adatta della critica letteraria e verificando la qualità della scrittura di alcuni testi narrativi che mi sembrano più significativi, alla fine, per ricomporre un quadro complessivo (anche se, per necessità di cose, mai esaustivo) del presente italiano attraverso le pagine dei suoi scrittori contemporanei. (G.P)

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