«Non ho ucciso Umberto, ho ucciso un re, ho ucciso un principio!». Massimo Ortalli, “Gaetano Bresci, tessitore, anarchico e uccisore di re”

Massimo Ortalli, Gaetano Bresci, tessitore, anarchico e uccisore di re, pref. Ascanio Celestini, Nova Delphi, 2011, pp.336, 10,00€

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di Francesco Sasso

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Il 6 maggio del 1898, il generale Bava Beccaris, comandante di corpo d’armata, proclamò lo stato d’assedio a Milano e fece intervenire contro i dimostranti interi reparti di cavalleria e di artiglieria, i quali operarono per le vie della città come contro un nemico. Fu una strage. Morti e feriti, fra cui donne e bambini scesi in piazza sotto la spinta della fame, si contarono a centinaia; arresti e condanne si abbatterono sui capi dei partiti d’opposizione antigovernativa, dell’estrema sinistra, dei socialisti e degli anarchici. In verità, l’insurrezione aveva avuto carattere di spontanea protesta. Il generale Bava Beccaris ricevette dal sovrano Umberto I elogi ed onorificenze. In tali condizioni maturarono alla Camera progetti di legge fortemente restrittivi dei fondamentali diritti di libertà dei cittadini, quali libertà di riunione, di associazione e stampa. E questa non fu la prima ed unica strage di massa di fine Ottocento.

Mentre l’apprensione nell’alta borghesia agraria e industriale per possibili esiti rivoluzionari sospinse gli ambienti governativi verso una drastica politica repressiva, negli Stati Uniti, terra di emigrazioni per molti italiani poveri o perseguitati per le proprie idee politiche, la vicenda personale di Gaetano Bresci riflette il destino di molti italiani. Qui Bresci, trentenne, lavora come tessitore, ha una giovane moglie irlandese e dei figli. Nel tempo libero frequenta i circoli anarchici di Paterson. E’ un uomo mite, calmo, riflessivo, di buon carattere.

Il 7 maggio, dunque, Bresci si conceda da tutti, dice di voler rientrare in Italia per visitare i familiari a Prato, approfittando delle tariffe ribassate per l’Esposizione Universale di Parigi. Dopo aver visitato l’esposizione parigina, il tessitore gira un po’ per il Nord Italia. Il 29 luglio 1900 avviene il regicidio a Monza. L’autore dell’atto è Gaetano Bresci, il quale intendeva colpire nel sovrano Umberto I il massimo responsabile dell’eccidio popolare di Milano del 1898 («Non ho ucciso Umberto, ho ucciso un re, ho ucciso un principio!»).

Arrestato, picchiato, processato, condannato all’ergastolo e rinchiuso in una segreta disumana, muore poco dopo. Per la polizia si tratta di suicidio, ma i dubbi sono tanti. Quasi certamente si tratta di omicidio di stato. Nel mentre, esplode il dibattito intorno alla figura di Gaetano Bresci: per alcuni un folle sanguinario, per altri un martire vendicatore. Il regicidio di Umberto I concluse in modo drammatico l’involuzione autoritaria che aveva caratterizzato la vita politica e sociale italiana nell’ultimo ventennio dell’Ottocento.

Tutto ciò è raccontato, e bene, da Massimo Ortalli nel saggio Gaetano Bresci, tessitore, anarchico e uccisore di re. A fine libro, un’ampia appendice con documenti interessanti, quali La difesa di Gaetano Bresci davanti alla Corte d’Assise di Milano scritta dal noto avvocato difensore dell’imputato, Francesco Saverio Merlino; Bresci e Savoia. Il Regicidio di Amilcare Cipriani; La tragedia di Monza di Errico Malatesta.

f.s.

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