Dianella Bardelli, “Il bardo psichedelico di Neal”

Dianella Bardelli, Il bardo psichedelico di Neal, ill. Matteo Guarnaccia, Vololibero edizioni, 2011, pp.110, € 10,00

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di Francesco Sasso

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Una figura incarna la beat generation ed è quella di Neal Cassady. Nel breve romanzo, Il bardo psichedelico di Neal, Dianella Bardelli immagina gli ultimi istanti di vita di Neal Cassady. Sempre in fuga, alla guida di una vecchia auto, senza mai fermarsi, egli attraversa un “deserto bianco”, emblema di una esistenza agli sgoccioli. Qui Neal è costretto a fermarsi perché ha terminato la benzina. E così, seduto sulla sabbia, inizia ad avere delle visioni introspettive. Un autobus psichedelico guidato da Ken Kesey trasporta fantasmi dal suo passato: la moglie Carolyn, la prima moglie bambina Lu Ann, Jack Kerouac, Allen Ginsberg. Dialogando con questi fantasmi, Neal Cassady fa un resoconto il più possibile personale della sua vita.

Questa storia è memoria suprema del vivere umano, simili alle stagioni. Il protagonista rimpiange il rigoglio dei tempi passati e non ammettere che il tempo proceda verso la morte, che sempre si arriva ad un termine. Altri temi trattati ne Il bardo psichedelico di Neal sono: la vita, la libertà, l’amore. Sono, come si vede, temi comuni nella maggior parte dei romanzi, ma qui calati in una più viva volontà di vincolare la verità universale all’emozione poetica attraverso l’impiego di figure e situazioni allucinatorie, secondo un procedimento in cui il sentimento s’accorda perfettamente al ritmo della fantasia trasfiguratrice.

 

f.s.

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