I LIBRI DEGLI ALTRI n.5: Vitam impendere amori. Renzo Paris, “La banda Apollinaire”

Vitam impendere amori. Renzo Paris, La banda Apollinaire, Matelica (MC), Hacca Edizioni, 2011

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di Giuseppe Panella*


Guillaume Apollinaire (al secolo Guglielmo Vladimiro Alessandro Apollinaire de Kostrowitzky  – come annota con acribia proprio Renzo Paris) è tra i poeti più importanti della tradizione poetica del Novecento. Quello che conta nella sua produzione letteraria, in realtà, non è tanto quello che ha scritto ma il modo in cui l’ha fatto. Con la sua opera l’idea di una separazione possibile tra vita e poesia, tra esistenza e arte, già incrinata in modo radicale dai grandi poeti maudits della fine Ottocento (tra Verlaine e Mallarmè ma soprattutto attraverso Rimbaud) scompare nettamente portando finalmente il concetto di avanguardia letteraria al suo culmine. L’impatto che Apollinaire avrà sulla successiva storia della poesia del Novecento è straordinario e probabilmente non compiutamente analizzato e spesso difficilmente distinguibile da quello di altri autori a lui contemporanei (il caso di Picasso è certamente esemplare al riguardo ma anche autori come Aragon e Breton, poi approdati a posizioni politiche e culturali molto diverse e divaricate, gli debbono molto più di quanto avrebbero ammesso in seguito). Scrivendo delle Lettres à Lou (uno dei testi finali del corpus poetico di Apollinaire redatte tra il 28 settembre 1914 e il 18 gennaio 1916), proprio Paris dichiara  con grande autorevolezza che il ruolo dell’artista e dello scrittore è stato profetico:

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SPECIALE GUIDO MORSELLI n.10: Domenico Mezzina, “Le ragioni del Fotantropo. Studio sull’opera di Guido Morselli”

Domenico Mezzina, Le ragioni del Fotantropo. Studio sull’opera di Guido Morselli, Stilo editrice, 2011, pp. 271, € 18,00

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di Francesco Sasso

 

Morselli, lo scrittore “postumo”, vittima dell’editoria. Tutto bene; ma ecco, contro un’opinione così domestica, reagisce uno scritto assai sottile e documentato di un nostro giovane critico: Domenico Mezzina.

Non sono molte le monografie su Guido Morselli, quindi accogliamo con interesse il saggio Le ragioni del Fotantropo. Studio sull’opera di Guido Morselli di Domenico Mezzina. Per darvi un’idea dello stato delle cose, ecco le monografie pubblicate fino ad oggi: Simona Costa (1981), Valentina Fortichiari (1984), Paola Villani, (1998), Maria Fiorentino, (2002), Marina Lessona Fasano, (2003). Nel 2011 è uscito un saggio di Alessandro Gaudio, ma non sono riuscito a rintracciare il volume in libreria. Ma il vero è che le monografie sono poche e diluite nel tempo. E cosa ancor più vera, questi studi sono legati per tre quarti all’analisi dei libri narrativi di Morselli.

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I LIBRI DEGLI ALTRI n.4: Parlare in un’altra lingua, vivere in un altro corpo. Anna Vincitorio, “Il limo di Eva”

Parlare in un’altra lingua, vivere in un altro corpo. Anna Vincitorio, Il limo di Eva, Cagliari, La Riflessione – Davide Zedda Editore, 2010

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di Giuseppe Panella*


Giuseppe, il protagonista assoluto, del testo narrativo di Anna Vincitorio vive in un corpo che non sente essere il suo. Vorrebbe essere Lucia, avere la possibilità di sentirsi una donna, fare la sua vita, non essere costretta a un nome e a una condizione che non sente propria. Soprattutto vorrebbe parlare con la lingua di una donna. Gilles Deleuze e Felix Guattari hanno mostrato, in un loro celebre libro su Kafka, che il grande scrittore praghese ha composto i suoi capolavori linguistici in una lingua che non era quella parlata dalla maggioranza dei suoi compatrioti boemi ma apparteneva ad una “letteratura minore”, il tedesco utilizzato dalla comunità ebraica della capitale della Cecoslovacchia. Anche Lucia-Giuseppe parla in un’altra lingua – vorrebbe che fosse liscia e delicata come quella di una donna, è costretta ad avere le forme spezzate e sporgenti della loquela maschile. Vorrebbe avere un corpo di donna ma è limitata dall’anatomia di un maschio e dalle sue attribuzioni sessuali secondarie  e deve fare ricorso all’elettrocoagulazione per poter evitare la barba e altre pelosità tipiche di un uomo maturo. Nonostante questo, il suo fisico è delicato e dolcissimo (così viene definito nel libro) e attira l’attenzione degli amanti del “terzo genere”.

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I LIBRI DEGLI ALTRI n.3: Ricordi e passioni d’antan. Franz Krauspenhaar, “La passione del calcio”

Ricordi e passioni d’antan. Franz Krauspenhaar, La passione del calcio, Bologna, PerdisaPop, 2011

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di Giuseppe Panella*

 

La passione del calcio non è un romanzo e neppure un testo esclusivamente autobiografico (nonostante il sottotitolo del libro lo dichiari tassativamente). E come potrebbe? Le confessioni e le descrizioni delle proprie passioni non sono mai reali ma sempre sognate, rivissute, rivisitate. Si tratta, in realtà,  di una lunga ricostruzione, a tratti assai lucida e perfino con intensità fotografica, a tratti quasi coperta dal buio della mancanza di ricordi e di punti di riferimento, di un periodo di storia nazionale convissuta con tanti altri appassionati di calcio e rimasta forse realmente consapevole per pochi. Non c’è solo il pallone, infatti, in questa breve confessione-saggio di Franz Krauspenhaar: in essa trascorrono brevemente, per flash e per esplorazioni oniriche, momenti molto significativi del passato ormai non più tanto prossimo dell’Italia che è stata.

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Remainders n.9: Franco Fortini, “Breve secondo Novecento” & Ferdinando Camon, “Il mestiere di poeta”

Franco Fortini, Breve secondo Novecento, pref. Romano Luperini, note di Luca Lenzini, Piero Manni Editore, 1998, pp.91, Lire 18.000

 

Ferdinando Camon, Il mestiere di poeta, Garzanti Editore, 1982, pp.228, Lire 14.000

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di Francesco Sasso


Franco Fortini è stato un intellettuale impegnato anche sul terreno della critica militante. Oltre che poeta e traduttore, egli è critico acuto e attento alle ragioni del testo. Esempio di ciò sono le postille critiche di Breve secondo Novecento con cui Fortini cura di dare al lettore preziose, se pure occasionali, indicazioni su autori di primo piano del secondo Novecento.

Ecco come è nato il libro. Nel dicembre del 1983 la Radio Svizzera Italiana commissiona a Fortini 50 brevi conversazioni di ca. 3’ per una loro rubrica letteraria. Le conversazioni radiofoniche costituiscono la base di un progetto editoriale per le edizioni di Barbablù di Siena, non portato a termine per volontà del poeta. Il progetto incompiuto fu ripreso dieci anni dopo per volontà di Manni durante la malattia di Fortini. Il librò è stato pubblicato postumo nel settembre del 1996.

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I LIBRI DEGLI ALTRI n.2: Pensando su per le scale. William Marino, “140 passi”

Pensando su per le scale. William Marino, 140 passi, Firenze, Mauro Pagliai Editore, 2011

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di Giuseppe Panella*


«Oggi l’ascensore non funziona.  Sono tanti i gradini da salire prima di raggiungere il mio piano. Inizio a contarli e, mentre salgo, numerarli mi tiene compagnia. E’ come se fosse un gioco, una distrazione.

Sette, otto, nove.

Mentre conto, scorrono nella mia mente tanti pensieri. Sono ricordi, sensazioni, che si accavallano velocemente. Sono tracce sparse nella memoria, che devono essere riordinate. A volte riesco a fermarne uno. A volte no. A volte mi confondo. Credo che la mia vita sia così, un insieme di frammenti» (p. 5).

L’incipit di questo breve romanzo di William Marino riporta subito tutto il peso della narrazione al centro della mente del suo protagonista (anonimo) che sale su per le scale del palazzo dove abita nel momento in cui sta ritornando a casa dopo aver fatto la spesa. Le vicende della sua vita, le esperienze angosciose della sua esistenza, la sofferta acquisizione del suo essere “diverso”, omosessuale, le vicende private dei suoi amori, della sua analisi, della sua relazione con l’amato Ernesto gli attraversano la mente come tanti flashes di un film mai girato (e forse impossibile da realizzare). Tutta la storia di un’esistenza angosciosa e ormai disperata viene ricapitolata mentre il suo protagonista sale per le rampe di scale che portano a casa sua: 140 gradini che valgono una vita.

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Normal Mailer, “La costa dei Barbari”

Normal Mailer, La costa dei Barbari, trad. Delfina Vezzoli, Baldini Castaldi Dalai editore, 2009, pp.277, € 19,00

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di Francesco Sasso

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Nel 1951 Normal Mailer, dopo il clamoroso successo del primo romanzo The Naked and Dead, scrisse La costa dei Barbari, romanzo che esce per la prima volta in Italia nel 1995 e riproposto nel 2009 dallo stesso editore Baldini Castaldi Dalai.

La costa dei Barbari narra l’isterismo maccarthista di un’America alla deriva.

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I LIBRI DEGLI ALTRI n.1: Romanzo di formazione. Angelo Australi, “L’usignolo di provincia”

Romanzo di formazione. Angelo Australi, L’usignolo di provincia, Firenze, Mauro Pagliai Editore, 2010

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di Giuseppe Panella*


L’usignolo di provincia è palesemente un romanzo di formazione cioè un Bildungsroman (come scrivono di solito i critici letterari che desiderano fare una più bella figura). Il titolo, oltretutto, riecheggia L’usignolo della Chiesa Cattolica di Pier Paolo Pasolini che è anch’esso un racconto di formazione in poesia e che culmina con la presa di coscienza delle contraddizioni esistenti nella società da parte dell’autore (La scoperta di Marx). Eppure tra la nutritissima schiera dei romanzi in cui viene raccontata la crescita e la maturazione di un personaggio che passa attraverso numerose e spesso terribili prove (ad esempio, la guerra partigiana come in Il sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino o la ridiscesa del fiume Congo da parte di Marlow alla ricerca di Kurz per “porre fine al suo comando” in Cuore di tenebra di Joseph Conrad – e questi due romanzi non vengono messi in rapporto a caso!) e questo breve testo narrativo di Angelo Australi c’è una differenza specifica che non esito a definire interessante. Spartaco è un ragazzino vivace e intelligente (e non potrebbe essere diversamente dato il suo nome di battesimo legato alla scomparsa repentina e improvvida del suo giovane zio).

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