Un’identità postuma. Sergio Garufi, “Il nome giusto”

Sergio Garufi, Il nome giusto, Ponte delle grazie, 2011, pp.334, €16,00

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di Francesco Sasso

 

Ecco il primo libro di Sergio Garufi (Milano, 1963): Il nome giusto; e porta in primo piano la figura di uno scrittore maturo. Ci sono autori che pubblicano libri ogni anno e ci sono autori che indugiano anni prima di dare alle stampe una loro opera. Quest’ultimo è Sergio Garufi.
Il nome giusto, parafrasando il contenuto di un celebre saggio di Giulio Ferroni, è un romanzo che sottolinea la condizione postuma della letteratura e della vita, ma qui nel senso letterale della parola.

Il protagonista, voce narrante, è investito da un’auto sulle strisce pedonali alla vigilia del suo quarantottesimo compleanno. Inizia così il racconto autobiografico di un fantasma costretto a prendere dimora in un negozio romano di libri usati, evidente contrappasso per un innamorato della letteratura. Infatti egli, ex commerciante d’arredamento a Monza, si è trasferito a Roma per amore di Anna e del suo bambino adottivo Yulhan, ma anche per provare a scrivere il suo primo romanzo. Tuttavia l’esistenza è un gioco che non si esaurisce mai. Dopo la sua morte, la sorella del protagonista svende i libri al negozio dove ora egli dimora. Qui il fantasma scruta e poi segue gli acquirenti dei suoi libri, penetra nelle loro vite, semina considerazioni sulla letteratura, ripercorre spezzoni della sua esistenza terrena. Il fantasma, attraverso i libri letti e ora abbandonati in altre mani, tenta di determinarsi, di obiettivarsi, di darsi netto nelle sfumature e negli attimi, ma non riesce che a smarrirsi. E’ la consapevolezza che la scrittura non può trattenere in sé nessuna traccia della vita reale. Nel contempo, tutti gli aspetti della vita del protagonista sono evocati, così come il loro ricordo perseguita il fantasma. E così egli intraprende una fantastica Odissea nella memoria, segue passo passo l’evoluzione della sua passata esistenza, dei suoi amori, del rapporto con i genitori  e la famiglia, della fatica di conciliare aspirazione e lavoro, della difficoltà di un accordo perfetto con gli elementi della letteratura, siano questi i libri o scrittori. Il fantasma qui narrato è un naufrago dei nostri tempi, figura concreta di un uomo “senza qualità” di fine e inizio millennio.

Attraverso 15 capitoli sottotitolati con altrettanti libri di letteratura e d’arte, il protagonista presenta al lettore quasi una sconcertante documentazione di una vita intima e riposta, a cui contribuisce enormemente la tecnica dei feedback, non per seguire una ricostruzione oggettiva del significato dell’esistenza, ma come sofferta conquista di un’identità appunto postuma, come quella dei suoi libri e dei suoi autori.

f.s.

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