Remainders n.10: Un modello di repubblica da non imitare. Tommaso Campanella, “La Città del Sole”

Tommaso Campanella, La Città del Sole, a cura di Massimo Baldini, Newton & Compton editori, 2002, pp.123, € 3,00

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di Francesco Sasso


Tommaso Campanella nasce in una povera famiglia di contadini calabresi nel 1568 a Stilo (in Calabria). Entra nell’ordine dei domenicali subendo processi e condanne per le proprie idee. Più volte torturato, per sopravvivere, finge d’esser pazzo. È condannato al carcere perpetuo dove scrive gran parte delle sue opere. È forse questa la vera pazzia: scrivere di filosofia dentro una cella umida, fredda e sporca. Campanella scrive per riepilogare il suo pensiero e per ripartire verso nuovi orizzonti. Scrive perché si sente investito di una missione politica e sociale. Chiuso in una cella, pensa e immagina.

Quest’uomo, all’inizio della sua detenzione che si annuncia senza fine, nel 1602, scrive La città del Sole, saggio in forma di dialogo poetico. In esso l’autore descrive un modello di repubblica, come scrisse Alberto Savinio, da non imitare.

Il punto di partenza per il filosofo calabrese è questo: tutte le cose del creato partecipano della perfezione di Dio per quanto hanno essere, e partecipano anche del non essere in quanto sono finite. Campanella esorta quindi all’osservazione della natura e all’esperienza per quanto riguarda le scienze fisiche. Ed è qui la novità del trattato: la scienza naturale è a fondamento dell’Utopia. Ma proseguiamo con ordine. Il dialogo si svolge fra Ospitalario (cavaliere dell’Ordine degli Ospitalieri di San Giovanni in Gerusalemme) e un Genovese (nocchiero di Colombo). Quest’ultimo racconta di una civiltà sconosciuta, la Citta del Sole, retto da un principe sacerdote che si chiama Metafisico oppure Sole, il quale governa sia le cose spirituali sia le cose temporali. Tre sono i Principi collaterali: Potenza, Sapienza e Amore. Insomma, per Campanella il Vero principio si distingue in tre primalità contrapposte alle tre primalità del non essere, Impotenza, Insipienza ed Odio.

 

La città del Sole è una sintesi della riflessione filosofica tra la magia e la scienza. Sorvolo sulle noiose righe dedicate all’astrologia, ma resto meravigliato dal desiderio di Campanella di raccogliere il sapere di tutte le scienze in una vasta enciclopedia, in un unico libro alla portata di tutti. Infatti, nella Città del Sole le scienze vengono insegnate a tutti i fanciulli in età scolare. L’educazione è molla del progresso, secondo Campanella, è valore assoluto. Questo processo prosegue per tutta la vita. I cittadini della Città del Sole devono conoscere le arti meccaniche, le scienze e i mestieri più diversi. Campanella critica dunque la cultura libresca ed esalta la cultura fisica. Bisogna lavorare quattro ore e poi dedicare la gran parte della giornata alla lettura, allo sport, all’arte. Ecco un bel promemoria per i nostri politici.

Nella Città del Sole il Campanella descrive uno stato ideale utopico d’indirizzo comunista. La vita dei membri della società è fondata sulla religione naturale. La cura primaria è il bene della collettività: sono abolite le proprietà private, la famiglia; l’istruzione e il lavoro sono comuni.

Capisco la necessità di dover mettere in comune i beni, ma il comunismo delle donne finalizzato essenzialmente al problema della generazione, mi pare difficile da accettare. In questa repubblica si esalta il libero arbitrio e poi si tenta di assoggettare la vita e l’amore al bene comune. Inoltre quest’eccessiva regolamentazione e razionalizzazione di tutti gli atti del vivere umano anche quelli privati, rende la Città del Sole un inferno.

Tornando al Nostro, dopo ventisette anni nelle prigioni di Napoli e tre anni in quelle di Roma, viene liberato per volontà di Urbano VIII, ma costretto a fuggire in Francia (1629) dove vive serenamente fino alla sua morte avvenuta a Parigi nel 1639.

f.s.

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